TONINO PORZIO "L'OCEANO IN UN BICCHIERE", OVVERO DEI NUOVI SCRITTORI NAPOLETANI (www.ilpickwick.it)
C’ho un amico che adora Filippo La Porta, il critico. Questo mio amico mi ha costretto a leggere alcuni libri e articoli, e io, con un misto di piacere e rammarico (e non chiedetemi il perché), l’ho fatto. Poi ha costretto un altro mio amico a seguire la presentazione della rivista «Achab» (edizione
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C’ho un amico che adora Filippo La Porta, il critico. Questo mio amico mi ha costretto a leggere alcuni libri e articoli, e io, con un misto di piacere e rammarico (e non chiedetemi il perché), l’ho fatto. Poi ha costretto un altro mio amico a seguire la presentazione della rivista «Achab» (edizione Compagnia dei Trovatori), il 30 gennaio, alla Feltrinelli Express di Napoli. Quest’altro amico ha seguito la cosa con piacere, ma proprio con piacere, perché è il tipo che di cultura si ubriaca, e allora ben venga per lui la presentazione di una rivista culturale tenuta da Nando Vitali, Pier Antonio Toma, Maurizio De Giovanni, Andrea Caterini, Silvio Perrella e, appunto, La Porta. «Achab» ci interessa perché crea un ponte tra Napoli e Roma, a Napoli negli ultimi anni sono usciti tanti scrittori che vendono assai, e anche a Roma. Tanti scrittori validi, altri no. Gli scrittori romani li conosco poco, quelli napoletani meno poco. Io ho l’impressione che gli scrittori napoletani si siano smaliziati, diventando col tempo molto abili nell’intercettare quei pezzi della città che fuori attirano tanto (ma anche dentro), e non fa niente se poi si tratta spesso dei soliti luoghi comuni, antichi o contemporanei, roba da cartolina o da cronaca nera. Mi sovviene, talvolta, l’accanimento pornografico nei confronti della città di cui ha detto bene Massimiliano Virgilio in Porno ogni giorno. Viaggio nei corpi di Napoli (Laterza, 2009): “negli ultimi anni Napoli è entrata prepotentemente nell’immaginario nazionale, televisivo e no, e se la tivù parla di Napoli, noi napoletani guardiamo la tivù per partecipare al Grande Racconto di Noi Stessi” (p. 33).
LA DOMIZIANA O IL VANGELO A BENZINA (INTERVISTA A MARCO CIRIELLO)
“La Domiziana è una strada vollente, di fianco tiene ancora i campi e pure la gente che li zappa, e in mezzo alle macchine che fujono trovi le negre. Madonne pittate che aspettano ai loro Giuseppe sotto oleandri che puzzano come arbremagic scaduti. La compagnia ce la fa la munnezza, a quelle che van
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“La Domiziana è una strada vollente, di fianco tiene ancora i campi e pure la gente che li zappa, e in mezzo alle macchine che fujono trovi le negre. Madonne pittate che aspettano ai loro Giuseppe sotto oleandri che puzzano come arbremagic scaduti. La compagnia ce la fa la munnezza, a quelle che vanno bene, alle altre ci sta la terra che le macchine aizano, e loro spaparanzate cosce all'aria, assettate sopra i materassi sguarrati o 'ncoppa ‘e bidoni cappottati, sotto i piedi si annascuano buste di plastica coi nomi dei supermercati di qua attorno, dentro ci stanno i plasmon o i pavesini e l’acqua Tenerella, dentro i tubolari dei cartelli pubblicitari (che mmò ci sta quella faccia di cazzo di Tommaso Cozzolino, candidato all'Europa, isso che manco è mai andato a Milano) loro ci appizzano, come le formiche, i preservativi, e se dove stanno assettate il sole le appiccia, allora araprono un ombrello colorato che certe volte mi parono davvero delle madame, che poi quando passo piano e le guardo in faccia mi fanno le moine, ma io ‘o saccio che si cacano sotto, si mettono appaura che i clienti non le vedono e non se le chiavano e allora quelle stronze si sbracciano”.
QUI DI SEGUITO, L'INTERVISTA A MARCO CIRIELLO SU www.ilpickwick.it:
Ma la disfatta non è solo quella delle generazioni della crisi. Essa si consuma prima, quando sono state combattute le ultime battaglie per le idee, ai tempi delle generazioni dei padri (non è un caso che il cordone ombelicale nonno-figlio salti il padre), gli ultimi veri sconfitti, quelli che non h
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Ma la disfatta non è solo quella delle generazioni della crisi. Essa si consuma prima, quando sono state combattute le ultime battaglie per le idee, ai tempi delle generazioni dei padri (non è un caso che il cordone ombelicale nonno-figlio salti il padre), gli ultimi veri sconfitti, quelli che non hanno visto la storia srotolarsi loro malgrado dal tubo catodico.
CONTINUA QUI (rivista culturale www.ilpickwick.it):
Delle Sinapsi di Matteo Galiazzo e dei calamari di Huxley (www.ilpickwick.it)
Volevo iniziare così. I cefalopodi sono molluschi marini di dimensione assai variabile e di cervello piuttosto grosso. Tra questi il calamaro Loligo pealei si distinse, negli anni quaranta, per essersi immolato agli studi di Alan Hodgkin e Andrew Huxley. Senza il calamaro Loligo pealei, dal sistem
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Volevo iniziare così. I cefalopodi sono molluschi marini di dimensione assai variabile e di cervello piuttosto grosso. Tra questi il calamaro Loligo pealei si distinse, negli anni quaranta, per essersi immolato agli studi di Alan Hodgkin e Andrew Huxley. Senza il calamaro Loligo pealei, dal sistema nervoso semplice e dai grandi assoni, non si sarebbe ben compresa la struttura delle sinapsi, ossia dei punti di contatto tra due cellule nervose necessarie a propagare gli impulsi come scariche elettriche. Andrew Huxley era il fratellastro di Aldous, quello de Le porte della percezione, per dire.
Poi mi è venuta in mente la storia di quella donna che avrebbe partorito dei calamari dalla bocca (http://www.giornalettismo.com/archives/384233/la-donna-che-partorisce-calamari/). Una storia curiosa, di quelle che girano sul web ad impatto virale, non si sa quanto vere, piuttosto inutili, ma di ottimo intrattenimento. E allora ho pensato che leggere Matteo Galiazzo è come per la storia della donna che avrebbe partorito dei calamari dalla bocca. Mi riferisco alla raccolta di racconti Sinapsi. Opere postume di autore ancora in vita (Indiana editore, 2012). Insomma tu leggi un titolo di un racconto che è assurdo, ad esempio...
L'oceano in un bicchiere
C’ho un amico che adora Filippo La Porta, il critico. Questo mio amico mi ha costretto a leggere alcuni libri e articoli, e io, con un misto di piacere e rammarico (e non chiedetemi il perché), l’ho fatto. Poi ha costretto un altro mio amico a seguire la presentazione della rivista «Achab» (edizione ... (continue)
C’ho un amico che adora Filippo La Porta, il critico. Questo mio amico mi ha costretto a leggere alcuni libri e articoli, e io, con un misto di piacere e rammarico (e non chiedetemi il perché), l’ho fatto. Poi ha costretto un altro mio amico a seguire la presentazione della rivista «Achab» (edizione Compagnia dei Trovatori), il 30 gennaio, alla Feltrinelli Express di Napoli. Quest’altro amico ha seguito la cosa con piacere, ma proprio con piacere, perché è il tipo che di cultura si ubriaca, e allora ben venga per lui la presentazione di una rivista culturale tenuta da Nando Vitali, Pier Antonio Toma, Maurizio De Giovanni, Andrea Caterini, Silvio Perrella e, appunto, La Porta. «Achab» ci interessa perché crea un ponte tra Napoli e Roma, a Napoli negli ultimi anni sono usciti tanti scrittori che vendono assai, e anche a Roma. Tanti scrittori validi, altri no. Gli scrittori romani li conosco poco, quelli napoletani meno poco. Io ho l’impressione che gli scrittori napoletani si siano smaliziati, diventando col tempo molto abili nell’intercettare quei pezzi della città che fuori attirano tanto (ma anche dentro), e non fa niente se poi si tratta spesso dei soliti luoghi comuni, antichi o contemporanei, roba da cartolina o da cronaca nera. Mi sovviene, talvolta, l’accanimento pornografico nei confronti della città di cui ha detto bene Massimiliano Virgilio in Porno ogni giorno. Viaggio nei corpi di Napoli (Laterza, 2009): “negli ultimi anni Napoli è entrata prepotentemente nell’immaginario nazionale, televisivo e no, e se la tivù parla di Napoli, noi napoletani guardiamo la tivù per partecipare al Grande Racconto di Noi Stessi” (p. 33).
CONTINUA QUI:
http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/259…
Il Vangelo a benzina
“La Domiziana è una strada vollente, di fianco tiene ancora i campi e pure la gente che li zappa, e in mezzo alle macchine che fujono trovi le negre. Madonne pittate che aspettano ai loro Giuseppe sotto oleandri che puzzano come arbremagic scaduti. La compagnia ce la fa la munnezza, a quelle che van ... (continue)
“La Domiziana è una strada vollente, di fianco tiene ancora i campi e pure la gente che li zappa, e in mezzo alle macchine che fujono trovi le negre. Madonne pittate che aspettano ai loro Giuseppe sotto oleandri che puzzano come arbremagic scaduti. La compagnia ce la fa la munnezza, a quelle che vanno bene, alle altre ci sta la terra che le macchine aizano, e loro spaparanzate cosce all'aria, assettate sopra i materassi sguarrati o 'ncoppa ‘e bidoni cappottati, sotto i piedi si annascuano buste di plastica coi nomi dei supermercati di qua attorno, dentro ci stanno i plasmon o i pavesini e l’acqua Tenerella, dentro i tubolari dei cartelli pubblicitari (che mmò ci sta quella faccia di cazzo di Tommaso Cozzolino, candidato all'Europa, isso che manco è mai andato a Milano) loro ci appizzano, come le formiche, i preservativi, e se dove stanno assettate il sole le appiccia, allora araprono un ombrello colorato che certe volte mi parono davvero delle madame, che poi quando passo piano e le guardo in faccia mi fanno le moine, ma io ‘o saccio che si cacano sotto, si mettono appaura che i clienti non le vedono e non se le chiavano e allora quelle stronze si sbracciano”.
QUI DI SEGUITO, L'INTERVISTA A MARCO CIRIELLO SU www.ilpickwick.it:
http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/109…
Voi, onesti farabutti
Ma la disfatta non è solo quella delle generazioni della crisi. Essa si consuma prima, quando sono state combattute le ultime battaglie per le idee, ai tempi delle generazioni dei padri (non è un caso che il cordone ombelicale nonno-figlio salti il padre), gli ultimi veri sconfitti, quelli che non h ... (continue)
Ma la disfatta non è solo quella delle generazioni della crisi. Essa si consuma prima, quando sono state combattute le ultime battaglie per le idee, ai tempi delle generazioni dei padri (non è un caso che il cordone ombelicale nonno-figlio salti il padre), gli ultimi veri sconfitti, quelli che non hanno visto la storia srotolarsi loro malgrado dal tubo catodico.
CONTINUA QUI (rivista culturale www.ilpickwick.it):
http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/72
Sinapsi
Volevo iniziare così.continue)
I cefalopodi sono molluschi marini di dimensione assai variabile e di cervello piuttosto grosso. Tra questi il calamaro Loligo pealei si distinse, negli anni quaranta, per essersi immolato agli studi di Alan Hodgkin e Andrew Huxley. Senza il calamaro Loligo pealei, dal sistem ... (
Volevo iniziare così.
I cefalopodi sono molluschi marini di dimensione assai variabile e di cervello piuttosto grosso. Tra questi il calamaro Loligo pealei si distinse, negli anni quaranta, per essersi immolato agli studi di Alan Hodgkin e Andrew Huxley. Senza il calamaro Loligo pealei, dal sistema nervoso semplice e dai grandi assoni, non si sarebbe ben compresa la struttura delle sinapsi, ossia dei punti di contatto tra due cellule nervose necessarie a propagare gli impulsi come scariche elettriche. Andrew Huxley era il fratellastro di Aldous, quello de Le porte della percezione, per dire.
Poi mi è venuta in mente la storia di quella donna che avrebbe partorito dei calamari dalla bocca (http://www.giornalettismo.com/archives/384233/la-donna-che-partorisce-calamari/). Una storia curiosa, di quelle che girano sul web ad impatto virale, non si sa quanto vere, piuttosto inutili, ma di ottimo intrattenimento.
E allora ho pensato che leggere Matteo Galiazzo è come per la storia della donna che avrebbe partorito dei calamari dalla bocca. Mi riferisco alla raccolta di racconti Sinapsi. Opere postume di autore ancora in vita (Indiana editore, 2012). Insomma tu leggi un titolo di un racconto che è assurdo, ad esempio...
CONTINUA QUI:
http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/195…
Il professionale
mi aspettavo qualcosa e non ci ho trovato molto.
colpa mia.