Dopo Nele Nehuaus, la mia passione per le scrittrici tedesche di thriller ha una nuovo donna in elenco. Claudia Vilshöfer è nata in Brasile, oggi vive a Colonia, ma sicuramente è stata in Italia, almeno una volta e per un lungo periodo durante il quale ha imparato a conoscerla e amarla in tutte le s
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Dopo Nele Nehuaus, la mia passione per le scrittrici tedesche di thriller ha una nuovo donna in elenco. Claudia Vilshöfer è nata in Brasile, oggi vive a Colonia, ma sicuramente è stata in Italia, almeno una volta e per un lungo periodo durante il quale ha imparato a conoscerla e amarla in tutte le sue sfumature culturali, storiche e folkloristiche. È così che è nato il suo capolavoro. Oltre allo stile conciso, alle tecniche narrative che rendono Nulla resta nell’ombra un romanzo avvincente, un thriller pieno di risvolti inaspettati, il modo in cui Claudia Vilshöfer parla del nostro Paese cattura l’attenzione del lettore italiano, che sente parlare di aspetti, paesaggi e usanze che già conosce. La storia narrata è ovviamente una vicenda noir che nasconde molti misteri, segreti e situazioni terrificanti per la protagonista Sarah, il cui marito, Mark Holling, scompare inspiegabilmente durante il viaggio di nozze. La vicenda si accresce di indecifrabili indizi, mentre, parallelamente, la storia di Sarah si alterna a ciò che è accaduto al marito sia nel passato sia durante quel maledetto viaggio di nozze. Sarah Holling è una donna che diventa forte e caparbia nel dolore e nelle avversità e si ostina a non credere alle motivazioni che i Carabinieri italiani le danno sull’allontanamento volontario di Mark. Lei sente che a Mark è accaduto qualcosa di terribile e non si rassegna. Anzi, si improvvisa investigatrice e, quasi un anno dopo, torna in Italia, tra le solitarie colline nel Piemonte, avvolte da vitigni, per indagare. È un thriller psicologico molto interessante. Ci si immedesima nelle preoccupazioni e nelle riflessioni della protagonista femminile che non ci mette niente a infilarsi in guai più grandi di lei. Mentre l’atmosfera lenta, sospesa e opprimente dell’afoso Piemonte del periodo estivo fa da sfondo alle ricerche di Sarah ogni cosa si tinge del colore del sangue e l’apparente tranquillità inizia a svelare i suoi misteri. Confesso di averlo letto in poche ore, perché la storia da subito mi ha coinvolta e ho trovato Nulla resta nell’ombra un giallo sopra le righe, perfetto per me che sono un’amante del genere e non mi accontento facilmente.
Quel che resta di me. È un sottotitolo che parla chiaro. Trasmette il senso di importanza che diamo alle cose che ci riguardano da vicino. Hybrid è un romanzo distopico, denso di originalità e spunti psicologici. Si parte un po’ dal concetto dell’amico immaginario che tutti hanno incontrato nella lo
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Quel che resta di me. È un sottotitolo che parla chiaro. Trasmette il senso di importanza che diamo alle cose che ci riguardano da vicino. Hybrid è un romanzo distopico, denso di originalità e spunti psicologici. Si parte un po’ dal concetto dell’amico immaginario che tutti hanno incontrato nella loro vita, ma in pochi si sono chiesti quanto potrebbe essere reale. Hybrid di Kat Zhang parte da questa idea di base. In un mondo alternativo, ogni individuo nasce con due anime, due personalità, che convivono nello stesso corpo, finché quella predominante ne prende il totale possesso. Ma chi sceglie quale delle due dovrà sopravvivere all’altra? Che fine fa l’anima che viene meno quando scompare? Dove va a rintanarsi quella che non si “stabilizza”? E se fossero entrambe in grado di vivere affrontando la vita, il mondo e l’opportunità di avere un futuro? È uno young adult che parla ed è in grado di trasmettere una riflessione profonda, non soltanto ad un pubblico giovane, ma anche alle generazioni già cresciute. Kat Zhang crea una realtà alternativa in cui la quotidianità dei teenager non è normale come sembra e tutto può cambiare ed essere stravolto da un momento all’altro. Se un adolescente non si stabilizza, per l’intera società la cura è una soltanto. Eva, la voce narrante, la metà di un corpo in cui vive anche Addie, affronterà un’esperienza che si preannuncia terribile, non soltanto per lei, e che la metterà dinanzi a difficili prove da affrontare, in un percorso di formazione e crescita personale. È il primo di una trilogia che inizia inquietando il lettore, grazie a questa società distopica che lo tiene sempre in tensione e lo porta a scoprire ciò che è veramente importante nella vita.
Un thriller psicologico che coinvolge più degli altri, forse proprio perché non ci si immedesima nella protagonista principale che, da subito, risulta follemente nevrotica. Chi vorrebbe sentirsi così? Nessuno. Ma tutti vogliono sapere dove le sue nevrosi porteranno la nostra protagonista, Connie Bow
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Un thriller psicologico che coinvolge più degli altri, forse proprio perché non ci si immedesima nella protagonista principale che, da subito, risulta follemente nevrotica. Chi vorrebbe sentirsi così? Nessuno. Ma tutti vogliono sapere dove le sue nevrosi porteranno la nostra protagonista, Connie Bowskill. Tutti trascorriamo ore e ore di navigazione notturna e se avessimo un’allucinazione, durante le nostre ore spensierate? E se quella che tutti ci ripetono essere stata un’allucinazione avesse delle fondamenta reali? Sophie Hannah ha pubblicato un altro interessantissimo thriller psicologico che inizia con un “Non” come in quasi tutti i suoi titoli. Negare l’evidenza non basta, mentre suspense e tensione si accavallano e si susseguono di capitolo in capitolo. In continuazione, il titolo del romanzo di Sophie Hannah ci ronza nelle orecchie e quel “Non è come pensi” ci torna alla mente e ci fa dubitare delle idee e delle aspettative che da attente lettrici formuliamo. Impareggiabile, coinvolgente, avvincente e psicologicamente complesso questo thriller è il massimo del genere. Non è come pensi è una storia di ossessioni, ma anche di mistero e inganno. Sophie Hannah sa come delineare in profondità i meandri della mente umana, costituita da tanti antri reconditi e affascinanti, umane e insondabili complessità.
Da troppi anni non sono più una persona che si lascia incantare dalle fiabe, nemmeno quando vengono adattate dalla forma letteraria a quella cinematografica o vengono fuse insieme diventando una serie tv da “C’era una volta”, ma sarà perché dietro la storia già risaputa, trita e ritrita, c’è Anne Ri
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Da troppi anni non sono più una persona che si lascia incantare dalle fiabe, nemmeno quando vengono adattate dalla forma letteraria a quella cinematografica o vengono fuse insieme diventando una serie tv da “C’era una volta”, ma sarà perché dietro la storia già risaputa, trita e ritrita, c’è Anne Rice e tutto cambia … Adoro da anni Anne Rice e il suo modo di narrare, di creare storie. La sua serie di romanzi con il vampiro Lestat de Lioncourt è tra le mie preferite del genere horror-fantasy. Non sapevo che prima di creare Lestat, Louis, Armand e compagnia bella, la Rice si fosse cimentata con il genere fiabesco, precorrendo i tempi e l’attuale ritorno e la ricorrente moda della letteratura erotica. Con Risveglio, primo romanzo di una trilogia, Anne Rice riesce a ricreare il linguaggio della fiaba per la durata di più di duecento pagine e al tempo stesso svela i misteri di un erotismo, non soltanto fisico, ma mentale, una vera e propria filosofia dell’esistenza votata ai principi di sottomissione, masochismo e dominazione. La sottomissione diventa qualcosa di vitale per la protagonista che, per paura, cerca di compiacere il suo padrone, attraverso un lungo percorso fatto di umiliazione, punizione ed apprendimento graduale di quella che sarà la perfezione quando l’avrà raggiunta. La mescolanza del linguaggio, sempre fiabesco e allo stesso tempo elevatamente erotico, rende questo primo volume, nel quale il “risveglio” è quello letterale della famosissima Bella addormentata, un’esperienza originale e inedita. Quante volte anche voi vi siete chiesti cosa sarebbe accaduto alla Bella addormentata se si fosse svegliata? Sappiamo che viveva addormentata da tempo immemore e alla fine della fiaba il valoroso, nobile e gentile Principe riusciva a destarla, ma non sappiamo altro di lei, se non che sarebbe vissuta felice e contenta per sempre. Anne Rice gioca con questo famoso personaggio fiabesco e fa in modo che a svegliarla non sia un perfetto Principe (troppo da fiaba e poco reale), ma un perfetto Padrone con tanto di mamma, una terribile Regina sadica quanto lui, e tutto un entourage di corte pronto a compiacere i suoi capricci, desideri e perversioni. La povera Bella si trova a fare i conti con un mondo che le è ignoto ed è tutt’altro che fiabesco, ma che avvince il lettore e lo coinvolge in una spirale erotica, costituita da una sottomissione che diventa sempre più una questione intellettiva, filosofica, psichica. Per la letteratura erotica sadomasochista, questo volume entra a pieno titolo nel genere, essendo un romanzo ben riuscito che fonde originalità, creatività e la bravura di una grande scrittrice come Anne Rice in un genere che non deve essere solo di nicchia. VOTO 10+
Easy lancia un messaggio forte che deve giungere alle nuove generazioni. Parla di amore, ma anche di violenza sulle donne. Proprio per quest’ultimo argomento, è un romanzo tutt’altro che “facile”, come a volte è anche l’amore. Bisogna che le donne imparino ad amarsi, prima di amare qualcun altro ed
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Easy lancia un messaggio forte che deve giungere alle nuove generazioni. Parla di amore, ma anche di violenza sulle donne. Proprio per quest’ultimo argomento, è un romanzo tutt’altro che “facile”, come a volte è anche l’amore. Bisogna che le donne imparino ad amarsi, prima di amare qualcun altro ed affidarsi a lui. Tammara Webber, giovane scrittrice al suo esordio letterario con Easy (che ha inizialmente pubblicato a sue spese, prima del grande successo statunitense, grazie al passaparola), ha fatto un ottimo lavoro, insegnando alle donne ad essere forti e a non perdere le speranze, nel modo più semplice e romantico possibile con questo romanzo che è un piccolo gioiello, non soltanto per la storia romance, ma anche e soprattutto per l’intreccio e lo stile. È un romanzo per niente scontato, che resta sempre avvincente, pur alternando scene molto forti a momenti di intenso romanticismo. È la storia d’amore che ci piacerebbe vivere, ma parla anche delle situazioni negative in cui non vorremmo mai trovarci. Il contrapporre gli aspetti positivi e negativi della vita ne rende più intensi i vari eventi descritti e le emozioni narrate. Ci si immedesima in queste vicende, ci si sente parte di queste emozioni. Ci si sente studentesse al pari di Jacqueline Wallace, che, mentre cerca di superare l’abbandono del fidanzato, si ritrova ad essere aggredita in un parcheggio. È un romanzo autoconclusivo che parla ad ogni tipo di lettrice.
“Se non l’avete detto, fatelo. Anche se ci vorranno mesi, anni, decenni. Ditelo. Rimaniamo in silenzio perché ci facciamo carico di responsabilità o peccati non nostri. Perdonatevi per quelle colpe che non vi appartengono. Le decisioni sbagliate, la fiducia mal riposta, la debolezza fisica o la paura di reagire non fanno di un’aggressione subita una colpa. Mai.”
Nulla resta nell'ombra !! ANTEPRIMA !!
Dopo Nele Nehuaus, la mia passione per le scrittrici tedesche di thriller ha una nuovo donna in elenco. Claudia Vilshöfer è nata in Brasile, oggi vive a Colonia, ma sicuramente è stata in Italia, almeno una volta e per un lungo periodo durante il quale ha imparato a conoscerla e amarla in tutte le s ... (continue)
Dopo Nele Nehuaus, la mia passione per le scrittrici tedesche di thriller ha una nuovo donna in elenco. Claudia Vilshöfer è nata in Brasile, oggi vive a Colonia, ma sicuramente è stata in Italia, almeno una volta e per un lungo periodo durante il quale ha imparato a conoscerla e amarla in tutte le sue sfumature culturali, storiche e folkloristiche. È così che è nato il suo capolavoro. Oltre allo stile conciso, alle tecniche narrative che rendono Nulla resta nell’ombra un romanzo avvincente, un thriller pieno di risvolti inaspettati, il modo in cui Claudia Vilshöfer parla del nostro Paese cattura l’attenzione del lettore italiano, che sente parlare di aspetti, paesaggi e usanze che già conosce.
La storia narrata è ovviamente una vicenda noir che nasconde molti misteri, segreti e situazioni terrificanti per la protagonista Sarah, il cui marito, Mark Holling, scompare inspiegabilmente durante il viaggio di nozze. La vicenda si accresce di indecifrabili indizi, mentre, parallelamente, la storia di Sarah si alterna a ciò che è accaduto al marito sia nel passato sia durante quel maledetto viaggio di nozze.
Sarah Holling è una donna che diventa forte e caparbia nel dolore e nelle avversità e si ostina a non credere alle motivazioni che i Carabinieri italiani le danno sull’allontanamento volontario di Mark. Lei sente che a Mark è accaduto qualcosa di terribile e non si rassegna. Anzi, si improvvisa investigatrice e, quasi un anno dopo, torna in Italia, tra le solitarie colline nel Piemonte, avvolte da vitigni, per indagare.
È un thriller psicologico molto interessante. Ci si immedesima nelle preoccupazioni e nelle riflessioni della protagonista femminile che non ci mette niente a infilarsi in guai più grandi di lei. Mentre l’atmosfera lenta, sospesa e opprimente dell’afoso Piemonte del periodo estivo fa da sfondo alle ricerche di Sarah ogni cosa si tinge del colore del sangue e l’apparente tranquillità inizia a svelare i suoi misteri.
Confesso di averlo letto in poche ore, perché la storia da subito mi ha coinvolta e ho trovato Nulla resta nell’ombra un giallo sopra le righe, perfetto per me che sono un’amante del genere e non mi accontento facilmente.
Hybrid
Quel che resta di me. È un sottotitolo che parla chiaro. Trasmette il senso di importanza che diamo alle cose che ci riguardano da vicino.continue)
Hybrid è un romanzo distopico, denso di originalità e spunti psicologici.
Si parte un po’ dal concetto dell’amico immaginario che tutti hanno incontrato nella lo ... (
Quel che resta di me. È un sottotitolo che parla chiaro. Trasmette il senso di importanza che diamo alle cose che ci riguardano da vicino.
Hybrid è un romanzo distopico, denso di originalità e spunti psicologici.
Si parte un po’ dal concetto dell’amico immaginario che tutti hanno incontrato nella loro vita, ma in pochi si sono chiesti quanto potrebbe essere reale.
Hybrid di Kat Zhang parte da questa idea di base. In un mondo alternativo, ogni individuo nasce con due anime, due personalità, che convivono nello stesso corpo, finché quella predominante ne prende il totale possesso. Ma chi sceglie quale delle due dovrà sopravvivere all’altra? Che fine fa l’anima che viene meno quando scompare? Dove va a rintanarsi quella che non si “stabilizza”? E se fossero entrambe in grado di vivere affrontando la vita, il mondo e l’opportunità di avere un futuro?
È uno young adult che parla ed è in grado di trasmettere una riflessione profonda, non soltanto ad un pubblico giovane, ma anche alle generazioni già cresciute. Kat Zhang crea una realtà alternativa in cui la quotidianità dei teenager non è normale come sembra e tutto può cambiare ed essere stravolto da un momento all’altro. Se un adolescente non si stabilizza, per l’intera società la cura è una soltanto. Eva, la voce narrante, la metà di un corpo in cui vive anche Addie, affronterà un’esperienza che si preannuncia terribile, non soltanto per lei, e che la metterà dinanzi a difficili prove da affrontare, in un percorso di formazione e crescita personale.
È il primo di una trilogia che inizia inquietando il lettore, grazie a questa società distopica che lo tiene sempre in tensione e lo porta a scoprire ciò che è veramente importante nella vita.
Non è come pensi
Un thriller psicologico che coinvolge più degli altri, forse proprio perché non ci si immedesima nella protagonista principale che, da subito, risulta follemente nevrotica. Chi vorrebbe sentirsi così? Nessuno. Ma tutti vogliono sapere dove le sue nevrosi porteranno la nostra protagonista, Connie Bow ... (continue)
Un thriller psicologico che coinvolge più degli altri, forse proprio perché non ci si immedesima nella protagonista principale che, da subito, risulta follemente nevrotica. Chi vorrebbe sentirsi così? Nessuno. Ma tutti vogliono sapere dove le sue nevrosi porteranno la nostra protagonista, Connie Bowskill.
Tutti trascorriamo ore e ore di navigazione notturna e se avessimo un’allucinazione, durante le nostre ore spensierate? E se quella che tutti ci ripetono essere stata un’allucinazione avesse delle fondamenta reali?
Sophie Hannah ha pubblicato un altro interessantissimo thriller psicologico che inizia con un “Non” come in quasi tutti i suoi titoli. Negare l’evidenza non basta, mentre suspense e tensione si accavallano e si susseguono di capitolo in capitolo.
In continuazione, il titolo del romanzo di Sophie Hannah ci ronza nelle orecchie e quel “Non è come pensi” ci torna alla mente e ci fa dubitare delle idee e delle aspettative che da attente lettrici formuliamo.
Impareggiabile, coinvolgente, avvincente e psicologicamente complesso questo thriller è il massimo del genere.
Non è come pensi è una storia di ossessioni, ma anche di mistero e inganno. Sophie Hannah sa come delineare in profondità i meandri della mente umana, costituita da tanti antri reconditi e affascinanti, umane e insondabili complessità.
Risveglio
***This comment contains spoilers! ***
Da troppi anni non sono più una persona che si lascia incantare dalle fiabe, nemmeno quando vengono adattate dalla forma letteraria a quella cinematografica o vengono fuse insieme diventando una serie tv da “C’era una volta”, ma sarà perché dietro la storia già risaputa, trita e ritrita, c’è Anne Ri ... (continue)
Da troppi anni non sono più una persona che si lascia incantare dalle fiabe, nemmeno quando vengono adattate dalla forma letteraria a quella cinematografica o vengono fuse insieme diventando una serie tv da “C’era una volta”, ma sarà perché dietro la storia già risaputa, trita e ritrita, c’è Anne Rice e tutto cambia …
Adoro da anni Anne Rice e il suo modo di narrare, di creare storie. La sua serie di romanzi con il vampiro Lestat de Lioncourt è tra le mie preferite del genere horror-fantasy.
Non sapevo che prima di creare Lestat, Louis, Armand e compagnia bella, la Rice si fosse cimentata con il genere fiabesco, precorrendo i tempi e l’attuale ritorno e la ricorrente moda della letteratura erotica.
Con Risveglio, primo romanzo di una trilogia, Anne Rice riesce a ricreare il linguaggio della fiaba per la durata di più di duecento pagine e al tempo stesso svela i misteri di un erotismo, non soltanto fisico, ma mentale, una vera e propria filosofia dell’esistenza votata ai principi di sottomissione, masochismo e dominazione. La sottomissione diventa qualcosa di vitale per la protagonista che, per paura, cerca di compiacere il suo padrone, attraverso un lungo percorso fatto di umiliazione, punizione ed apprendimento graduale di quella che sarà la perfezione quando l’avrà raggiunta.
La mescolanza del linguaggio, sempre fiabesco e allo stesso tempo elevatamente erotico, rende questo primo volume, nel quale il “risveglio” è quello letterale della famosissima Bella addormentata, un’esperienza originale e inedita. Quante volte anche voi vi siete chiesti cosa sarebbe accaduto alla Bella addormentata se si fosse svegliata? Sappiamo che viveva addormentata da tempo immemore e alla fine della fiaba il valoroso, nobile e gentile Principe riusciva a destarla, ma non sappiamo altro di lei, se non che sarebbe vissuta felice e contenta per sempre.
Anne Rice gioca con questo famoso personaggio fiabesco e fa in modo che a svegliarla non sia un perfetto Principe (troppo da fiaba e poco reale), ma un perfetto Padrone con tanto di mamma, una terribile Regina sadica quanto lui, e tutto un entourage di corte pronto a compiacere i suoi capricci, desideri e perversioni.
La povera Bella si trova a fare i conti con un mondo che le è ignoto ed è tutt’altro che fiabesco, ma che avvince il lettore e lo coinvolge in una spirale erotica, costituita da una sottomissione che diventa sempre più una questione intellettiva, filosofica, psichica.
Per la letteratura erotica sadomasochista, questo volume entra a pieno titolo nel genere, essendo un romanzo ben riuscito che fonde originalità, creatività e la bravura di una grande scrittrice come Anne Rice in un genere che non deve essere solo di nicchia.
VOTO 10+
Easy
Easy lancia un messaggio forte che deve giungere alle nuove generazioni. Parla di amore, ma anche di violenza sulle donne. Proprio per quest’ultimo argomento, è un romanzo tutt’altro che “facile”, come a volte è anche l’amore. Bisogna che le donne imparino ad amarsi, prima di amare qualcun altro ed ... (continue)
Easy lancia un messaggio forte che deve giungere alle nuove generazioni. Parla di amore, ma anche di violenza sulle donne. Proprio per quest’ultimo argomento, è un romanzo tutt’altro che “facile”, come a volte è anche l’amore. Bisogna che le donne imparino ad amarsi, prima di amare qualcun altro ed affidarsi a lui.
Tammara Webber, giovane scrittrice al suo esordio letterario con Easy (che ha inizialmente pubblicato a sue spese, prima del grande successo statunitense, grazie al passaparola), ha fatto un ottimo lavoro, insegnando alle donne ad essere forti e a non perdere le speranze, nel modo più semplice e romantico possibile con questo romanzo che è un piccolo gioiello, non soltanto per la storia romance, ma anche e soprattutto per l’intreccio e lo stile.
È un romanzo per niente scontato, che resta sempre avvincente, pur alternando scene molto forti a momenti di intenso romanticismo. È la storia d’amore che ci piacerebbe vivere, ma parla anche delle situazioni negative in cui non vorremmo mai trovarci. Il contrapporre gli aspetti positivi e negativi della vita ne rende più intensi i vari eventi descritti e le emozioni narrate. Ci si immedesima in queste vicende, ci si sente parte di queste emozioni. Ci si sente studentesse al pari di Jacqueline Wallace, che, mentre cerca di superare l’abbandono del fidanzato, si ritrova ad essere aggredita in un parcheggio. È un romanzo autoconclusivo che parla ad ogni tipo di lettrice.
“Se non l’avete detto, fatelo. Anche se ci vorranno mesi, anni, decenni. Ditelo. Rimaniamo in silenzio perché ci facciamo carico di responsabilità o peccati non nostri. Perdonatevi per quelle colpe che non vi appartengono. Le decisioni sbagliate, la fiducia mal riposta, la debolezza fisica o la paura di reagire non fanno di un’aggressione subita una colpa. Mai.”