Bisogna prendere respiro e distanza da Bernhard perchè, come dice Piperno, "non si vive di solo odio". In ogni caso: nel luogo della malattia e della morte, dove altro non si può fare se non "lasciare che la natura umana faccia il suo corso", il giovane Thomas, affetto da una grave malattia polmona
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Bisogna prendere respiro e distanza da Bernhard perchè, come dice Piperno, "non si vive di solo odio". In ogni caso: nel luogo della malattia e della morte, dove altro non si può fare se non "lasciare che la natura umana faccia il suo corso", il giovane Thomas, affetto da una grave malattia polmonare, scoprirà, una volta superato l'abissale confine che separa morte da vita, l'indomita forza dei libri :" la scoperta che la letteratura può fornire la soluzione matematica della vita, ma anche in ogni istante della singola concreta esistenza, purché la si adotti e la si pratichi come la matematica" ...anzi... "come l'arte matematica suprema". E poi, affacciato alla soglia reale e metaforica della vita, ancora diciottenne dichiara: "Io non volevo diventare assolutamente niente, e ovviamente non ho mai desiderato diventare una professione, ho semplicemente desiderato diventare me stesso e nient`altro." Chissà se Thomas Bernhard c'è poi riuscito. Al momento preferisco non saperlo.
Cupo, implacabile Simenon, a raccontare ancora una volta e in un modo ancora differente, come non vi sia salvezza possibile per chi, forestiere della vita, procede straniato avverso a se stesso e agli altri. Prima o poi arriva il rendiconto finale, è la legge. Quella della narrativa, almeno.
Capolavoro dello Sturm und Drang e di altri tempi. Un giovane uomo appassionato si uccide per amore di una donna che non può avere perchè legata a un altro. Ma son cose dell'Ottocento. Oggi si fa prima a uccidere la donna.
" Solo perchè mi metto contro di me e perchè in effetti sono sempre contro di me, mi riesce di esistere". "Noi siamo condannati a vivere una vita e dunque la nostra è una condanna a vita". "Ogni uomo è un incubo abbandonato soltanto a se stesso".
Ecco alcune delle lapidarie sentenze che rappresenta
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" Solo perchè mi metto contro di me e perchè in effetti sono sempre contro di me, mi riesce di esistere". "Noi siamo condannati a vivere una vita e dunque la nostra è una condanna a vita". "Ogni uomo è un incubo abbandonato soltanto a se stesso".
Ecco alcune delle lapidarie sentenze che rappresentano la teoria e la pratica esistenziale di Thomas Bernhard. Come da questo pessimismo radicale, da questa visione asciutta e priva di ogni consolazione, nasca una scrittura (qui autobiografica) che si sviluppa per accumulo e scandisce la ripetizione come un sottofondo musicale ossessivo e ipnotico è certamente un miracolo e un mistero. Ma del resto, come afferma Bernhard, "Il nostro stato mentale è imprevedibile. Siamo tutto e niente. Esattamente nel mezzo si trova il punto dove prima o poi andremo sicuramente a picco."
La perspicace intelligenza, l'ironia e la scioltezza espressiva di Piperno hanno ben pochi rivali. Queste 140 pagine si bevono d'un fiato e sorseggiando. Bisogna poi ritornarci perchè gli stimoli sono tanti: su Proust, Kafka, Roth, Vargas Llosa...sulla letteratura e la vita, sulla libertà e il fato,
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La perspicace intelligenza, l'ironia e la scioltezza espressiva di Piperno hanno ben pochi rivali. Queste 140 pagine si bevono d'un fiato e sorseggiando. Bisogna poi ritornarci perchè gli stimoli sono tanti: su Proust, Kafka, Roth, Vargas Llosa...sulla letteratura e la vita, sulla libertà e il fato, sull'amore e l'invidia, la vita e l'arte, sulla vergogna, sulla scrittura pubblica e privata. E sopra tutto: la pratica di scrivere, cioè un fatto privatissimo che diventa pubblico, un'aporia da gestire, conclude Piperno, con eleganza e rassegnazione.
Il respiro
Bisogna prendere respiro e distanza da Bernhard perchè, come dice Piperno, "non si vive di solo odio".continue)
In ogni caso: nel luogo della malattia e della morte, dove altro non si può fare se non "lasciare che la natura umana faccia il suo corso", il giovane Thomas, affetto da una grave malattia polmona ... (
Bisogna prendere respiro e distanza da Bernhard perchè, come dice Piperno, "non si vive di solo odio".
In ogni caso: nel luogo della malattia e della morte, dove altro non si può fare se non "lasciare che la natura umana faccia il suo corso", il giovane Thomas, affetto da una grave malattia polmonare, scoprirà, una volta superato l'abissale confine che separa morte da vita, l'indomita forza dei libri :" la scoperta che la letteratura può fornire la soluzione matematica della vita, ma anche in ogni istante della singola concreta esistenza, purché la si adotti e la si pratichi come la matematica" ...anzi... "come l'arte matematica suprema". E poi, affacciato alla soglia reale e metaforica della vita, ancora diciottenne dichiara: "Io non volevo diventare assolutamente niente, e ovviamente non ho mai desiderato diventare una professione, ho semplicemente desiderato diventare me stesso e nient`altro."
Chissà se Thomas Bernhard c'è poi riuscito.
Al momento preferisco non saperlo.
I complici
Cupo, implacabile Simenon, a raccontare ancora una volta e in un modo ancora differente, come non vi sia salvezza possibile per chi, forestiere della vita, procede straniato avverso a se stesso e agli altri. Prima o poi arriva il rendiconto finale, è la legge.
Quella della narrativa, almeno.
I dolori del giovane Werther
Capolavoro dello Sturm und Drang e di altri tempi.
Un giovane uomo appassionato si uccide per amore di una donna che non può avere perchè legata a un altro.
Ma son cose dell'Ottocento.
Oggi si fa prima a uccidere la donna.
La cantina
" Solo perchè mi metto contro di me e perchè in effetti sono sempre contro di me, mi riesce di esistere".
"Noi siamo condannati a vivere una vita e dunque la nostra è una condanna a vita".
"Ogni uomo è un incubo abbandonato soltanto a se stesso".
Ecco alcune delle lapidarie sentenze che rappresenta ... (continue)
" Solo perchè mi metto contro di me e perchè in effetti sono sempre contro di me, mi riesce di esistere".
"Noi siamo condannati a vivere una vita e dunque la nostra è una condanna a vita".
"Ogni uomo è un incubo abbandonato soltanto a se stesso".
Ecco alcune delle lapidarie sentenze che rappresentano la teoria e la pratica esistenziale di Thomas Bernhard.
Come da questo pessimismo radicale, da questa visione asciutta e priva di ogni consolazione, nasca una scrittura (qui autobiografica) che si sviluppa per accumulo e scandisce la ripetizione come un sottofondo musicale ossessivo e ipnotico è certamente un miracolo e un mistero.
Ma del resto, come afferma Bernhard, "Il nostro stato mentale è imprevedibile. Siamo tutto e niente. Esattamente nel mezzo si trova il punto dove prima o poi andremo sicuramente a picco."
Pubblici infortuni
La perspicace intelligenza, l'ironia e la scioltezza espressiva di Piperno hanno ben pochi rivali. Queste 140 pagine si bevono d'un fiato e sorseggiando. Bisogna poi ritornarci perchè gli stimoli sono tanti: su Proust, Kafka, Roth, Vargas Llosa...sulla letteratura e la vita, sulla libertà e il fato, ... (continue)
La perspicace intelligenza, l'ironia e la scioltezza espressiva di Piperno hanno ben pochi rivali. Queste 140 pagine si bevono d'un fiato e sorseggiando. Bisogna poi ritornarci perchè gli stimoli sono tanti: su Proust, Kafka, Roth, Vargas Llosa...sulla letteratura e la vita, sulla libertà e il fato, sull'amore e l'invidia, la vita e l'arte, sulla vergogna, sulla scrittura pubblica e privata.
E sopra tutto: la pratica di scrivere, cioè un fatto privatissimo che diventa pubblico, un'aporia da gestire, conclude Piperno, con eleganza e rassegnazione.