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Cover of La sottile linea scura
Cover of Ho danzato sulle rovine
Cover of Le ragazze di Riad
Cover of My Name Is Salma
  • Slipping back and forth between the olive groves of the Levant and the rain-slicked pavements of Exeter, My Name is Salma is a searing portrayal of a woman’s courage in the face of insurmountable odds.
    This is a beautiful book, written in vivid, tender prose, about creating a new world when you ... (continue)

    Slipping back and forth between the olive groves of the Levant and the rain-slicked pavements of Exeter, My Name is Salma is a searing portrayal of a woman’s courage in the face of insurmountable odds.
    This is a beautiful book, written in vivid, tender prose, about creating a new world when you have lost everything that matters. Salma is an unforgettable character, fierce and loving, veering between self-hatred and a sense of her own strength, touching and funny by terms.

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    Posted on Mar 15, 2008 | Add your feedback

Cover of il mondo capovolto
  • 1 person find this helpful

    Giulio Albanese è missionario comboniano e giornalista. È da questo punto d'osservazione che sviluppa un saggio interamente dedicato al senso dall'informazione rapportato al lavoro svolto da chi si rapporta ai problemi dall'interno e al difficile percorso che deve seguire nelle varie realtà locali ... (continue)

    Giulio Albanese è missionario comboniano e giornalista. È da questo punto d'osservazione che sviluppa un saggio interamente dedicato al senso dall'informazione rapportato al lavoro svolto da chi si rapporta ai problemi dall'interno e al difficile percorso che deve seguire nelle varie realtà locali dei paesi in cui opera. Si tratta di un libro scritto in prima persona, con tutta la passione e la sofferenza che comporta. La prima parte del volume è dedicata alla nascita di una realtà importante, la Misna (Missionary Service News Agency), un'agenzia giornalistica specializzata nel diffondere notizie e servizi di approfondimento e reportage sul Sud del mondo che ha trovato in internet una giusta collocazione e uno spazio interessante (http://www.misna.org/). Seguono drammatiche Storie di guerra e di Pace raccontate in prima persona, dalla Sierra Leone al Mozambico all'Uganda, per incontrare i protagonisti di guerre mercenarie, più o meno ambiguamente sostenute dall'Occidente, e i reduci di massacri spaventosi, prevalentemente ignorati dai media dei paesi ricchi. Un capitolo è dedicato ai Poveri: dai bambini di strada ai malati di Aids che trovano aiuto soltanto nelle organizzazioni missionarie, cui è dedicato l'ultimo capitolo del saggio (con il ritratto di alcuni protagonisti importanti), in forte contrasto con quello precedente incentrato sulle figure dei leader locali. La conclusione è che il mondo di oggi, che si autodefinisce multimediale, in cui l'informazione avviene in tempo reale e gli approfondimenti sono a portata di mano per tutti, in realtà conosciamo la più minuta cronaca rosa di casa nostra ma ignoriamo le tragedie di interi popoli. Ecco le prime righe del libro che sintetizzabno il senso di questo saggio:
    "A parole si afferma che viviamo in un "villaggio globale" in cui le notizie, sulle ali delle moderne tecnologie, dovrebbero viaggiare alla velocità della luce. E come si spiega allora che sono davvero pochi i volonterosi che riescono a mantenersi informati su fatti, anche rilevanti, accaduti a Timbuctu o a Dar es Salaam? La darsena del nostro angusto mondo televisivo è intasata da programmi di piccolo cabotaggio, assai deludenti sia dal punto di vista informativo sia, a maggior ragione, da quello formativo. La sensazione è che la sete di conoscenza degli utenti venga mortificata dallo stordimento collettivo, indotto ad arte perché il pubblico cerchi e trovi appagamento in un mercato massmediale che risponde solo a logiche di interessi economici quasi sempre impresentabili dal punto di vista etico. La stampa italiana, inoltre, contrariamente a quanto avviene in altri Paesi come la Francia o il Regno Unito, è da sempre affetta da una sorta di provincialismo in base al quale da tempo in molte redazioni, anche serie e impegnate, si tende a sostenere e dimostrare che ai lettori interessano solo gli accadimenti del portone accanto e non quelli che li fanno sentire cittadini del mondo, il gossip più dell'analisi politica internazionale".

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    Posted on Dec 3, 2007 | Add your feedback

Cover of Fratelli di sangue
Cover of Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio
  • A partire dall’omicidio di un losco personaggio, si snoda un’indagine, quasi un giallo «alla Gadda», che in una carrellata scoppiettante di personaggi italiani e non, ci consente di penetrare nell’universo del più multietnico dei quartieri di Roma: piazza Vittorio.

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    Posted on Nov 12, 2007 | Add your feedback

Cover of Tutta un'altra musica in casa Buz
  • 1 person find this helpful

    Il coraggio di dire no

    Figure principali del libro sono essenzialmente due donne sullo sfondo di una domanda a cui i mass media non sono stati in grado di rispondere: dopo la guerra la situazione delle donne afghane è evoluta in positivo? Dalle pagine del romanzo si delinea una risposta precisa e circostanziata: a differ ... (continue)

    Figure principali del libro sono essenzialmente due donne sullo sfondo di una domanda a cui i mass media non sono stati in grado di rispondere: dopo la guerra la situazione delle donne afghane è evoluta in positivo? Dalle pagine del romanzo si delinea una risposta precisa e circostanziata: a differenza di quanto accadeva sotto il regime talebano le leggi del governo neo costituito garantiscono una sorta di parità sessuale. Purtroppo però la formalità dei codici si scontra con la concretezza del quotidiano, la concretezza che fa sì che per le strade di Kabul ci si possa imbattere in donne che hanno preso la patente e guidano (impensabile al tempo dei talebani) e donne tuttora costrette ancora ad indossare il burqa da famiglie conservatrici nella morale.

    La stessa famiglia Buz oscilla tra il permissivismo riformista e il rigore talebano. Il conflitto domestico ben si presta a simboleggiare il conflitto che a più ampio raggio si sta verificando nel macrocosmo della società tra le spinte progressiste e quelle conservatrici. Papà e mamma Buz sono patiti di telenovelas indiane e programmi televisivi europei ma al contempo, in quanto esponenti della vecchia generazione, la loro attenzione alla corretta e integrale osservanza dei precetti del Corano diviene a tratti maniacale, soprattutto quando in gioco c’è la reputazione nel vicinato o la necessità irrazionale di opporre una propria identità all’invasione dei modelli occidentali. I figli invece sono di indole ribelle verso le tradizioni e sognano uno stile di vita diverso. Rubina, la più grande con i suoi sedici anni nonché la vera protagonista del romanzo, vorrebbe fare la regista, ha un sito internet dedicato ad un attore e spende molti dei suoi risparmi nell'acquisto di videocassette al mercato della città. Alia, la figlia più piccola, vorrebbe fare il medico, mentre Samir, il fratellino, sogna di trasferirsi in Inghilterra e diventare un calciatore famoso.
    La storia si snoda tra le vicissitudine delle due sorelle che influenzeranno il destino della famiglia, fin al no pronunciato alla famiglia una delle due, un no destinato cambiarle una volta per tutte l'esistenza. Un no che ha una portata rivoluzionaria e che, a differenza dell’Ulysses di Joyce in cui la protagonista femminile chiudeva il romanzo pronunciando un “sì” che ha segnato la storia della letteratura, indica inequivocabilmente il suggerimento che l’autrice vorrebbe dare a coloro che desiderano cambiare pacificamente la propria vita: "abbiate il coraggio di dire di no". Come scrisse una volta Oscar Wilde: "agli occhi di chiunque conosca la storia, la disobbedienza è la virtù originale dell'uomo: grazie alla disobbedienza e alla ribellione è stato possibile il progresso".

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    Posted on Oct 23, 2007 | 1 feedback

Cover of Mezzanotte e cinque a Bhopal
  • 3 people find this helpful

    "Non c'è niente da temere. Lo stabilimento di Bhopal sarà innocuo come una fabbrica di cioccolato"

    Il romanzo narra e documenta la più grande catastrofe industriale della storia, avvenuta in uno stabilimento indiano di pesticidi che issava come vessillo di modernità il marchio della terza multinazionale chimica del mondo, la statunitense Union Carbide (dissoltasi nel nulla dopo l’incidente).
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    Il romanzo narra e documenta la più grande catastrofe industriale della storia, avvenuta in uno stabilimento indiano di pesticidi che issava come vessillo di modernità il marchio della terza multinazionale chimica del mondo, la statunitense Union Carbide (dissoltasi nel nulla dopo l’incidente).
    Tra il 2 ed il 3 dicembre 1984, a mezzanotte e cinque, una massiccia nube di gas letale - isocianato di metile (Mic) - fuoriuscì dalla fabbrica costruita nel cuore della bidonville di Bhopal, antica città indiana, perla ed orgoglio di un’intera nazione. Morirono dalle sedici alle trentamila persone e mezzo milione furono i feriti (le stime non sono chiuse, ancora oggi si riscontrano patologie postume dovute al dramma chimico). Indescrivibili le sofferenze della morte per avvelenamento da Mic. Dolori atroci che patirono soprattutto i poveri. Lo straniero arrivò, si arricchì e portò via anche la vita.
    Nel libro è lampante come la cronologia dell’ingiustizia sia pressoché la stessa da secoli. Ovunque come a Bhopal. I magri contadini e le loro famiglie infatti, stremati dalla povertà, si avvicinarono alla città, andando ad incrementare il popolo della bidonville, condividendo il destino di tutte le altre persone ridotte a sopravvivere mediante umilianti espedienti quotidiani. Ma il passaggio dalla campagna a Bhopal fu tragico: la miseria diventò ancora più greve di prima ed in più si dovettero affrontare le malattie, le violenze e le ingiustizie legali commesse dai più ricchi; in questo scenario si inserì l’Union Carbide, che fornì lavoro a centinaia di persone e fu accolta come una benedizione. Poi, all’interno della fabbrica, accaddero i primi incidenti mortali, per risparmiare vennero attuati tagli strutturali ed allo stipendio dei lavoratori, molti di essi furono licenziati, vennero disinstallati i sistemi di allarme e sicurezza ed il percorso di produzione del Sevin non venne più monitorato. Per colpa di queste crudeli superficialità, per causa di tutti quei “ma tanto sono solo straccioni” si videro i primi effetti del capitalismo sanguinolento che il Terzo Mondo ha sempre provato: le vacche cominciarono a morire per l’inquinamento delle falde, si riscontrò un aumento delle più varie malattie. Dopo l’avvento dell’industria che avrebbe dovuto salvare tutti dai morsi della fame, la situazione peggiorò fino al disastro. L’impianto di lavorazione del Mic, fatiscente ma funzionate, si ruppe ed il veleno uccise tutti gli “straccioni”. Non servono commenti. L’uomo e la sua sicurezza devono costituire la prima preoccupazione di ogni avventura tecnologica. Ma non è così.

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    Posted on Oct 16, 2007 | Add your feedback

Cover of Il Corano senza segreti
Cover of Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares
Cover of Gli ultimi due ebrei di Kabul
  • 1 person find this helpful

    Lo scontro tra civiltà è uno dei grandi temi del nostro tempo. Ma anche all' interno delle singole culture, le contraddizioni sono tali da portare al collasso. Il secondo romanzo di Amanda Sthers, giovane autrice francese, evidenzia proprio queste fratture, mettendo a confronto la realtà del radical ... (continue)

    Lo scontro tra civiltà è uno dei grandi temi del nostro tempo. Ma anche all' interno delle singole culture, le contraddizioni sono tali da portare al collasso. Il secondo romanzo di Amanda Sthers, giovane autrice francese, evidenzia proprio queste fratture, mettendo a confronto la realtà del radicalismo islamico con la debolezza del pensiero e dell'etica occidentale.
    La storia è lineare e terribile: un fotografo americano, in Afghanistan per un servizio su quel Paese intriso dell’islam dei Talebani, ha sconsideratamente un’avventura con una giovanissima ragazza del luogo, che rimane incinta. Lui torna in America senza sapere di ciò, e un vecchio ebreo (uno dei due ultimi rimasti a Kabul) prende a cuore la fanciulla, tanto da rischiare la vita per salvarla. Vanamente: essendo lei sorella di un aspirante imam, la sua sorte è segnata. La ragazza è analfabeta, l’ebreo scrive per lei una lettera al fotografo, lettera che finisce nelle mani della di lui moglie, e questa a sua volta cade in una disperata sofferenza che la deprime e la stritola. Dunque, da un lato una leggerezza di un occidentale superficiale e distratto che porta due donne diversissime, viventi in condizioni diametralmente opposte, alla distruzione, dall’altro un rapporto dialettico tra due ebrei portati dai marosi della storia su quell’ultima spiaggia di un Paese destinato ad essere dominato, anche dopo la fine del regime talebano, da un islam rigoroso e spietato. La voce narrante del libro è quella di Simon, l’ebreo ciabattino, la cui storia si intreccia con quella di Alfred l’ebreo scrivano. Simon, l’ultimo definitivo, non ha spazio che per delle domande che sanno di non avere una risposta.

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    Posted on Oct 15, 2007 | Add your feedback

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