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David Grossm…
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- A un cerbiatto somiglia il mio amore (3394)
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By David Grossman -
Finished 




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Grazie assai per la vicinanza..
:)
M
Faccio una gran fatica a connettermi da qui ma il luogo ne vale la pena.
Anche Skippy ne vale la pena e fai bene a metterlo in w.l.
Grazie a te per l' attenzione che dai ai miei commenti :)
E' sempre un piacere ritrovarti.
Fine è un romanzo di intrattenimento, con la struttura di un giallo, ma non è propriamente un giallo. Inoltre è scritto molto bene, è un po' inquietante e decisamente apocalittico.
Elisabetta avvisata.. :)
Hai ragione Eli, mi sono lasciato andare un po' nel raccontare la storia.. Siccome è una vicenda vera pensavo di non svelare un finale sconosciuto, ma ho sbagliato.
Leggilo questo libro. E' davvero bello e i due protagonisti ti resteranno impressi a lungo.
Buon week end!
A un cerbiatto somiglia il mio amore
Premetto che questo volume è olfattivamente parlando il libro più fragrante che abbia mai preso tra le mani. Un profumo buonissimo, che è perdurato durante tutta la lettura e che ancora adesso, a lettura ultimata, riesco a sentire. Saranno mie inutili fisime. Ricordo che l'ho acquistato dopo aver vi ... (continue)
Premetto che questo volume è olfattivamente parlando il libro più fragrante che abbia mai preso tra le mani. Un profumo buonissimo, che è perdurato durante tutta la lettura e che ancora adesso, a lettura ultimata, riesco a sentire. Saranno mie inutili fisime. Ricordo che l'ho acquistato dopo aver visto una puntata de "Le storie" del carismatico Corrado Augias. Ho visto che quest'uomo, da me profondamente stimato, ghermiva il volume infarcendolo come sempre di post-it giallo canarino. Sicché l'ho acquistato, riposto in un anfratto tra le mie tante cianfrusaglie e diseppellito solo dopo molto tempo, scoraggiata un poco dallo spessore del volume.
Mi ritrovo qui adesso intontita a scriverne. La lettura è stata multi-esperienziale.
L'incipit: ossimoro tra una nera notte infestata dalle cannonate durante la guerra dei 6 giorni e il sogno candido di una ragazzina malata (Orah) che si appresta a conoscere un suo coetaneo (Avram) senza vederne il volto all'inizio, ma solo con delicate parole.
Vorrei parlarle della sua voce, disse Avram dopo essersi riaccoccolato sulla sedia ai piedi di Orah, proteso verso il letto, la voce è la cosa più importante per me, ancor prima dell'aspetto di una ragazza, e lei ha una voce diversa da tutte quelle che conosco, una voce arancione, lo giuro, non ridere, con un pò di giallo limone ai bordi, e qua e là guizzi e saltelli.
Una volta entrati nel romanzo, si è pervasi da un alone di tenerezza difficilmente infrangibile. Mi è piaciuto sguazzarvi, a dispetto della melensità che a volte il libro elargisce.. una melensità che non nausea, comunque. Il contesto è una guerra megera, quella interminabile tra Israeliani e Palestinesi che attacca virulentemente e a più riprese. Attorno a questo scenario lugubre, le vicende di ragazzi, poi adulti: Orah, divenuta la mia beniamina; Avram, un personaggio dalla prolifica ironia anche nelle situazioni più tragiche, e Ilan.
Lo snodo principale del romanzo ruota attorno ad un beffardo sorteggio, che Avram e Ilan chiedono ad Orah di eseguire. Orah, a cui i ragazzi hanno riversato la responsabilità di un destino carico di risvolti inquietanti.
Prendi un berretto, avevano strillato Avram e Ilan al telefono dalla base militare nel Sinai, mettici dentro due foglietti uguali. No, no, avevano riso, non devi sapere per cosa è questa estrazione a sorte.
L'estrazione per un viaggio nel terrore, e Avram come ostaggio. Dopo un fortunoso ritrovamento di Avram, torturato e snaturato dai Palestinesi, i due - Avram e Orah - si ritroveranno a fare un viaggio malinconico per Israele o per la Palestina (una terra dalle note incertezze sulla sua etichettatura) e a dover rifuggire dal pensiero torvo che uno dei figli di Orah possa essere stato vittima della guerra, nel suo rinnovato attacco virulento.
Ho amato molto il personaggio di Orah, donna fragile che un pò per autocompatimento riteneva avere "cromosomi di margarina", in seguito anche alla fallimentare vita coniugale con Ilan, e di Avram, che nel rievocamento o nel forzato non rievocamento delle agonie subite, accompagna Orah in questo viaggio tributandole un amore di quelli belli e struggenti come non mai, dialogando come due anime a cui non importa se hanno scorticato la pelle.
I sentieri di Israele hanno una voce che non ho mai sentito da nessun'altra parte. Entrambi rimasero in ascolto: rrrsh, rrrrsh, le scarpe che calpestavano la terra, rrrch, rrrch, la punta del piede che urtava contro il suolo. chchshsh, chchshsh, il rumore dei loro passi, chawash, rrrischrsh, rrrischrsh, sassolini che schizzavano via scontrandosi l'un l'altro, chrrrapp, chrrrapp, il fruscio delle loro gambe contro i cespugli di spinaporci. Che fortuna che a tutti questi rumori corrispondano dei suoni in ebraico, rise Orah, pensa a volerli descrivere in inglese, o in italiano. Probabilmente si possono rendere con precisione solo nella nostra lingua.
Il resto - i macigni o le piume emotive che si incontrano nel libro - mi pare cosa buona e giusta che si scopra da soli, col cuore nudo accanto a questo commovente Grossman.