Sfogliando i cataloghi dei piccoli editori si fanno spesso buoni incontri. E’ successo a me con questo libro scritto da Maria Pia Musso, che ha rielaborato ed adattato la sua tesi di laurea, ed edito da Aracne. Il titolo è interessante ma non esaurisce l’intero tema, che è l’influenza del fascismo n
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Sfogliando i cataloghi dei piccoli editori si fanno spesso buoni incontri. E’ successo a me con questo libro scritto da Maria Pia Musso, che ha rielaborato ed adattato la sua tesi di laurea, ed edito da Aracne. Il titolo è interessante ma non esaurisce l’intero tema, che è l’influenza del fascismo nella vita ordinaria delle persone. Certamente il regime comprese di aver bisogno del consenso popolare, e fu consapevole che questo si acquisisce con una grancassa pubblicitaria che entra nelle occupazioni quotidiane dei cittadini. Così la propaganda prese la via del “gioco”, ma anche del cinema, delle pubblicazioni, dell’insegnamento. Il cinema soprattutto fu considerato dal regime un formidabile strumento propagandistico attraverso i cinegiornali LUCE, i film di propaganda o di esaltazione della “romanità “ , o anche quelli stile “ telefoni bianchi”, che dietro un apparente qualunquismo nascondevano messaggi comportamentali ( sul punto cfr. Guido Aristarco “ Il cinema fascista. Il prima e il dopo”, Claudio Carabba “ Il cinema del ventennio nero “) . Anche l’insegnamento scolastico era decisamente orientato all’indottrinamento, mediante l’uso di un solo libro di testo per la scuola elementare e l’esaltazione nei dettati e nei temi della figura del duce e degli ideali fascisti , fino ad arrivare alle scritte nelle aule (“ Credere obbedire combattere “) e all’introduzione del saluto romano tra studenti. Senza parlare, poi, dell’obbligo di partecipare alle riunioni del sabato organizzate dalla Gioventù Italiana del Littorio ( G.I.L ). Il gioco è invece il tema centrale del libro della Musso. Anche il gioco poteva servire a far filtrare la propaganda e a far assimilare l’ideologia. Dalla creazione delle colonie marine per i figli dei meno abbienti, ai giochi per bambini, ai giochi di società, alle pubblicazioni enigmistiche. Insomma anche il tempo libero andava vissuto in questa ottica dell’educazione agli ideali del regime. Libro interessante, anche se la tematica forse non è realmente nuova.
“ Scalare montagne, per me, è sperimentare me stesso, è scandagliare il mio Io, è penetrare nel labirinto della mia anima. Sulle più alte vette del mondo acquisisco la sensazione di essere tutt’uno con l’universo infinito, lassù sono in grado di penetrare completamente e perfettamente in me, perché
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“ Scalare montagne, per me, è sperimentare me stesso, è scandagliare il mio Io, è penetrare nel labirinto della mia anima. Sulle più alte vette del mondo acquisisco la sensazione di essere tutt’uno con l’universo infinito, lassù sono in grado di penetrare completamente e perfettamente in me, perché sono libero dalle paure , perché il senso del tempo appare sospeso, e perché la sensazione di out of body mi spalanca la possibilità di conoscere me stesso “ ( Reinhold Messner, pag. 195 )
Latouche, riprendendo il discorso già intrapreso in parte da Castoriadis, Ellul, Dupuy, Illich, Gorz e altri, è attualmente uno dei massimi teorici della decrescita economica. Posizione forse un po’ provocatoria oggi, in un mondo assillato dalla depressione e dalla recessione, dal PIL, dalla mancat
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Latouche, riprendendo il discorso già intrapreso in parte da Castoriadis, Ellul, Dupuy, Illich, Gorz e altri, è attualmente uno dei massimi teorici della decrescita economica. Posizione forse un po’ provocatoria oggi, in un mondo assillato dalla depressione e dalla recessione, dal PIL, dalla mancata crescita, dalla disoccupazione, dal debito pubblico e da manovre speculative sulle monete. Un quadro che , secondo molte Cassandre dell’economia, supererà per gravità la crisi del 1929, ma del quale non ci rendiamo pienamente conto perché siamo appena agli inizi. La decrescita è pertanto già in atto, ma in questo caso si tratta di una decrescita subita e non voluta, con conseguenti effetti frustranti su tutti noi. Ma Latouche rovescia il problema, e teorizza una decrescita scelta con piena consapevolezza e accettazione, che si materializza nel quesito di avvio : siamo sicuri che la crescita sia soltanto un bene ? La prima riflessione che vien da fare è che indubbiamente il mito iniziale della crescita e del progresso abbia procurato un vantaggio all’umanità e migliori condizioni di vita e di benessere. Tuttavia – avverte Latouche – la crescita non può essere illimitata perché c’è il rovescio della medaglia , che è quello della devastazione dell’ambiente, delle energie non rinnovabili, dell’inquinamento, delle mutazioni climatiche, e del nuovo peggioramento , per paradossale che possa sembrare, delle condizioni di vita. Perché l’uomo non troverà la felicità dopo aver danneggiato l’ecosistema, le relazioni umane e i fondamenti stessi del proprio essere. Latouche propone una società fondata sul concetto di abbondanza frugale, il che significa un ridimensionamento dei consumi e dello stile di vita, sostituendo al consumismo e allo spreco una vita orientata alla convivialità, alla condivisione e alla riscoperta di valori esistenziali più profondi. Faccio un esempio. Posso passare una giornata di riposo andando a fare una passeggiata nel bosco a raccogliere fragole o asparagi, fare una spaghettata con gli amici, tornare a casa in bicicletta, leggere un libro preso in prestito alla biblioteca. Tutte cose semplici, dal costo zero o quasi, ma belle e gratificanti. Un’ altra persona potrebbe invece utilizzare lo stesso giorno per un viaggio costoso, ristoranti di un certo livello e altre cose del genere. Tutte e due le scelte sono rispettabili, ma per me è più soddisfacente la prima e non vedo alcuna rinuncia rispetto alla seconda. Credo che per immagini questa sia l’abbondanza frugale teorizzata da Latouche. Non dobbiamo farci mancare nulla, ma non è detto che il meglio consista in una vita passata nel lusso e nei consumi. Credo che difficilmente si arriverà a una civiltà orientata a questi nuovi valori perché troppe sono le resistenze, ma ciò non toglie che ognuno di noi, se lo vuole, possa applicare, un po’ alla volta e secondo le personali esigenze, questi principi nella propria vita.
La storia di Chris McCandless, un ragazzo che dopo l’università abbandona tutto e tutti per andare a vivere nella natura, ha avuto una vasta eco, complice anche il finale drammatico e la sua morte in Alaska. Certamente Chris intendeva allontanarsi dall’odierna civiltà per sperimentare un nuovo modo
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La storia di Chris McCandless, un ragazzo che dopo l’università abbandona tutto e tutti per andare a vivere nella natura, ha avuto una vasta eco, complice anche il finale drammatico e la sua morte in Alaska. Certamente Chris intendeva allontanarsi dall’odierna civiltà per sperimentare un nuovo modo di vita e per ritrovare se stesso. Un viaggio, che come spesso accade non è solo esteriore ma soprattutto interiore. Anche se la sua esuberanza giovanile rende difficile identificare il confine di questi due estremi. La vicenda colpì molto l’opinione pubblica americana e su McCandless fiorirono articoli di giornale, fino al libro di Jon Krakauer e al film di Arthur Penn “ Into the wild “. Si è accostato il protagonista anche a Tolstoj e soprattutto a Thoreau, che fece una scelta per certi versi analoga ritirandosi in solitudine per due anni in una capanna sul lago di Walden. Il confronto è venuto spontaneo perché tra gli effetti personali di Chris furono trovati alcuni di libri di questi scrittori sottolineati e annotati. E’ bene però dire con franchezza - per quanto la considerazione sia evidente - che McCandless non poteva certamente avere lo stesso spessore culturale di questi due grandi scrittori. Thoreau – che ritengo il più grande cantore della natura – aveva letto ad esempio i classici greci e numerosi testi di filosofia orientale, oltre ad avere una maturità politica di matrice antiautoritaria e a manifestare impegno sociale (Disobbedienza civile, Apologia di John Brown). Certamente McCandless fu un emulo di Thoreau, pur senza eguagliarne per evidenti ragioni il pensiero. La mia impressione è pertanto che i media si siano impossessati della storia di Chris, enfatizzandola fino a volerne creare il mito, secondo un modo di procedere purtroppo oggi molto diffuso. E il libro di Krakauer sembra scritto proprio in questa ottica e con toni da ricostruzione giornalistica che certamente non giovano all’approfondimento, restano in superficie, e non ci fanno comprendere bene l’animo del vero McCandless. Con una scrittura poco coinvolgente, più del giornalista che del grande scrittore. Peccato , perché ci sarebbe stata materia per un buon libro.
Cinque stelle per la preziosità del documento, prima donato all’Università di Princeton e dato alla stampa solo nel 1994. Ne viene fuori un ritratto inedito di Pirandello. Un uomo tormentato da un amore per una donna che aveva 33 anni meno di lui e che lo corrispondeva fino a un certo punto, i pro
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Cinque stelle per la preziosità del documento, prima donato all’Università di Princeton e dato alla stampa solo nel 1994. Ne viene fuori un ritratto inedito di Pirandello. Un uomo tormentato da un amore per una donna che aveva 33 anni meno di lui e che lo corrispondeva fino a un certo punto, i problemi familiari con la moglie in manicomio e le discussioni e le riappacificazioni con i figli, i problemi economici nonostante i forti guadagni, il teatro, il cinema che era appena approdato al sonoro ( e che lui chiama curiosamente “ film parlato” ). Una carrellata anche di tanti personaggi della scena culturale italiana che spesso Pirandello giudica impietosamente : da Silvio D’ Amico ( “un prete gesuita “ ) alle sorelle Gramatica ( “ due cariatidi”), a Tatiana Pavlova , a D’Annunzio ; mentre giudizi positivi vengono riservati agli attori Sergio Tofano e Wanda Capodaglio, e all’amico Massimo Bontempelli. Curiosi anche i rapporti con il fascismo, con Mussolini definito “ ruvida e grossolana stoffa umana fatta per comandare con disprezzo gente mediocre e volgare, capace di tutto e incapace di scrupoli…e pur nondimeno io riconosco che in un tempo come questo ‘ brutale’ della storia politica contemporanea un uomo come lui è necessario “ ( lettera del 14.2. 1932 ) . Ma a Mussolini lo scrittore siciliano aveva finito per avvicinarsi, sia pure con le dovute riserve, nella speranza di poter realizzare il suo sogno di un Teatro nazionale . Sogno peraltro tramontato quando il regime preferì investire in Cinecittà e nel cinema che rappresentava uno strumento di propaganda più efficace del teatro. Ma su tutto campeggia l’amore per Marta Abba , che non si riesce bene a classificare. Amante? Figlia? Musa ispiratrice ? Compagna degli ultimi anni ? Attrice da lanciare , come Pigmalione, nel panorama internazionale ? Sta di fatto che senza di lei non sarebbero mai nati capolavori come “ Trovarsi “ o “ Come tu mi vuoi “. Ma il “ sogno americano” riuscì solo in parte, con Pirandello che non riuscì mai a imporre i suoi soggetti al cinema oltreoceano ( salvo “ Come tu mi vuoi “ ), complice anche la situazione politica ; e Marta Abba che trionfò per un breve periodo sui palcoscenici degli Stati Uniti ( come auspicava Pirandello che era rimasto in Italia e che morì proprio in quel periodo ), salvo poi abbandonare rapidamente le scene per sposare un magnate americano.
Il «gioco» e il fascismo
Sfogliando i cataloghi dei piccoli editori si fanno spesso buoni incontri. E’ successo a me con questo libro scritto da Maria Pia Musso, che ha rielaborato ed adattato la sua tesi di laurea, ed edito da Aracne. Il titolo è interessante ma non esaurisce l’intero tema, che è l’influenza del fascismo n ... (continue)
Sfogliando i cataloghi dei piccoli editori si fanno spesso buoni incontri. E’ successo a me con questo libro scritto da Maria Pia Musso, che ha rielaborato ed adattato la sua tesi di laurea, ed edito da Aracne. Il titolo è interessante ma non esaurisce l’intero tema, che è l’influenza del fascismo nella vita ordinaria delle persone. Certamente il regime comprese di aver bisogno del consenso popolare, e fu consapevole che questo si acquisisce con una grancassa pubblicitaria che entra nelle occupazioni quotidiane dei cittadini.
Così la propaganda prese la via del “gioco”, ma anche del cinema, delle pubblicazioni, dell’insegnamento. Il cinema soprattutto fu considerato dal regime un formidabile strumento propagandistico attraverso i cinegiornali LUCE, i film di propaganda o di esaltazione della “romanità “ , o anche quelli stile “ telefoni bianchi”, che dietro un apparente qualunquismo nascondevano messaggi comportamentali ( sul punto cfr. Guido Aristarco “ Il cinema fascista. Il prima e il dopo”, Claudio Carabba “ Il cinema del ventennio nero “) . Anche l’insegnamento scolastico era decisamente orientato all’indottrinamento, mediante l’uso di un solo libro di testo per la scuola elementare e l’esaltazione nei dettati e nei temi della figura del duce e degli ideali fascisti , fino ad arrivare alle scritte nelle aule (“ Credere obbedire combattere “) e all’introduzione del saluto romano tra studenti. Senza parlare, poi, dell’obbligo di partecipare alle riunioni del sabato organizzate dalla Gioventù Italiana del Littorio ( G.I.L ).
Il gioco è invece il tema centrale del libro della Musso. Anche il gioco poteva servire a far filtrare la propaganda e a far assimilare l’ideologia. Dalla creazione delle colonie marine per i figli dei meno abbienti, ai giochi per bambini, ai giochi di società, alle pubblicazioni enigmistiche. Insomma anche il tempo libero andava vissuto in questa ottica dell’educazione agli ideali del regime.
Libro interessante, anche se la tematica forse non è realmente nuova.
La mia strada
“ Scalare montagne, per me, è sperimentare me stesso, è scandagliare il mio Io, è penetrare nel labirinto della mia anima. Sulle più alte vette del mondo acquisisco la sensazione di essere tutt’uno con l’universo infinito, lassù sono in grado di penetrare completamente e perfettamente in me, perché ... (continue)
“ Scalare montagne, per me, è sperimentare me stesso, è scandagliare il mio Io, è penetrare nel labirinto della mia anima. Sulle più alte vette del mondo acquisisco la sensazione di essere tutt’uno con l’universo infinito, lassù sono in grado di penetrare completamente e perfettamente in me, perché sono libero dalle paure , perché il senso del tempo appare sospeso, e perché la sensazione di out of body mi spalanca la possibilità di conoscere me stesso “
( Reinhold Messner, pag. 195 )
Come si esce dalla società dei consumi
Latouche, riprendendo il discorso già intrapreso in parte da Castoriadis, Ellul, Dupuy, Illich, Gorz e altri, è attualmente uno dei massimi teorici della decrescita economica. Posizione forse un po’ provocatoria oggi, in un mondo assillato dalla depressione e dalla recessione, dal PIL, dalla mancat ... (continue)
Latouche, riprendendo il discorso già intrapreso in parte da Castoriadis, Ellul, Dupuy, Illich, Gorz e altri, è attualmente uno dei massimi teorici della decrescita economica. Posizione forse un po’ provocatoria oggi, in un mondo assillato dalla depressione e dalla recessione, dal PIL, dalla mancata crescita, dalla disoccupazione, dal debito pubblico e da manovre speculative sulle monete. Un quadro che , secondo molte Cassandre dell’economia, supererà per gravità la crisi del 1929, ma del quale non ci rendiamo pienamente conto perché siamo appena agli inizi. La decrescita è pertanto già in atto, ma in questo caso si tratta di una decrescita subita e non voluta, con conseguenti effetti frustranti su tutti noi.
Ma Latouche rovescia il problema, e teorizza una decrescita scelta con piena consapevolezza e accettazione, che si materializza nel quesito di avvio : siamo sicuri che la crescita sia soltanto un bene ?
La prima riflessione che vien da fare è che indubbiamente il mito iniziale della crescita e del progresso abbia procurato un vantaggio all’umanità e migliori condizioni di vita e di benessere. Tuttavia – avverte Latouche – la crescita non può essere illimitata perché c’è il rovescio della medaglia , che è quello della devastazione dell’ambiente, delle energie non rinnovabili, dell’inquinamento, delle mutazioni climatiche, e del nuovo peggioramento , per paradossale che possa sembrare, delle condizioni di vita. Perché l’uomo non troverà la felicità dopo aver danneggiato l’ecosistema, le relazioni umane e i fondamenti stessi del proprio essere.
Latouche propone una società fondata sul concetto di abbondanza frugale, il che significa un ridimensionamento dei consumi e dello stile di vita, sostituendo al consumismo e allo spreco una vita orientata alla convivialità, alla condivisione e alla riscoperta di valori esistenziali più profondi.
Faccio un esempio.
Posso passare una giornata di riposo andando a fare una passeggiata nel bosco a raccogliere fragole o asparagi, fare una spaghettata con gli amici, tornare a casa in bicicletta, leggere un libro preso in prestito alla biblioteca. Tutte cose semplici, dal costo zero o quasi, ma belle e gratificanti. Un’ altra persona potrebbe invece utilizzare lo stesso giorno per un viaggio costoso, ristoranti di un certo livello e altre cose del genere. Tutte e due le scelte sono rispettabili, ma per me è più soddisfacente la prima e non vedo alcuna rinuncia rispetto alla seconda. Credo che per immagini questa sia l’abbondanza frugale teorizzata da Latouche. Non dobbiamo farci mancare nulla, ma non è detto che il meglio consista in una vita passata nel lusso e nei consumi.
Credo che difficilmente si arriverà a una civiltà orientata a questi nuovi valori perché troppe sono le resistenze, ma ciò non toglie che ognuno di noi, se lo vuole, possa applicare, un po’ alla volta e secondo le personali esigenze, questi principi nella propria vita.
Nelle terre estreme
La storia di Chris McCandless, un ragazzo che dopo l’università abbandona tutto e tutti per andare a vivere nella natura, ha avuto una vasta eco, complice anche il finale drammatico e la sua morte in Alaska. Certamente Chris intendeva allontanarsi dall’odierna civiltà per sperimentare un nuovo modo ... (continue)
La storia di Chris McCandless, un ragazzo che dopo l’università abbandona tutto e tutti per andare a vivere nella natura, ha avuto una vasta eco, complice anche il finale drammatico e la sua morte in Alaska. Certamente Chris intendeva allontanarsi dall’odierna civiltà per sperimentare un nuovo modo di vita e per ritrovare se stesso. Un viaggio, che come spesso accade non è solo esteriore ma soprattutto interiore. Anche se la sua esuberanza giovanile rende difficile identificare il confine di questi due estremi.
La vicenda colpì molto l’opinione pubblica americana e su McCandless fiorirono articoli di giornale, fino al libro di Jon Krakauer e al film di Arthur Penn “ Into the wild “.
Si è accostato il protagonista anche a Tolstoj e soprattutto a Thoreau, che fece una scelta per certi versi analoga ritirandosi in solitudine per due anni in una capanna sul lago di Walden. Il confronto è venuto spontaneo perché tra gli effetti personali di Chris furono trovati alcuni di libri di questi scrittori sottolineati e annotati. E’ bene però dire con franchezza - per quanto la considerazione sia evidente - che McCandless non poteva certamente avere lo stesso spessore culturale di questi due grandi scrittori. Thoreau – che ritengo il più grande cantore della natura – aveva letto ad esempio i classici greci e numerosi testi di filosofia orientale, oltre ad avere una maturità politica di matrice antiautoritaria e a manifestare impegno sociale (Disobbedienza civile, Apologia di John Brown). Certamente McCandless fu un emulo di Thoreau, pur senza eguagliarne per evidenti ragioni il pensiero.
La mia impressione è pertanto che i media si siano impossessati della storia di Chris, enfatizzandola fino a volerne creare il mito, secondo un modo di procedere purtroppo oggi molto diffuso. E il libro di Krakauer sembra scritto proprio in questa ottica e con toni da ricostruzione giornalistica che certamente non giovano all’approfondimento, restano in superficie, e non ci fanno comprendere bene l’animo del vero McCandless. Con una scrittura poco coinvolgente, più del giornalista che del grande scrittore. Peccato , perché ci sarebbe stata materia per un buon libro.
Lettere a Marta Abba
Cinque stelle per la preziosità del documento, prima donato all’Università di Princeton e dato alla stampa solo nel 1994.continue)
Ne viene fuori un ritratto inedito di Pirandello. Un uomo tormentato da un amore per una donna che aveva 33 anni meno di lui e che lo corrispondeva fino a un certo punto, i pro ... (
Cinque stelle per la preziosità del documento, prima donato all’Università di Princeton e dato alla stampa solo nel 1994.
Ne viene fuori un ritratto inedito di Pirandello. Un uomo tormentato da un amore per una donna che aveva 33 anni meno di lui e che lo corrispondeva fino a un certo punto, i problemi familiari con la moglie in manicomio e le discussioni e le riappacificazioni con i figli, i problemi economici nonostante i forti guadagni, il teatro, il cinema che era appena approdato al sonoro ( e che lui chiama curiosamente “ film parlato” ). Una carrellata anche di tanti personaggi della scena culturale italiana che spesso Pirandello giudica impietosamente : da Silvio D’ Amico ( “un prete gesuita “ ) alle sorelle Gramatica ( “ due cariatidi”), a Tatiana Pavlova , a D’Annunzio ; mentre giudizi positivi vengono riservati agli attori Sergio Tofano e Wanda Capodaglio, e all’amico Massimo Bontempelli.
Curiosi anche i rapporti con il fascismo, con Mussolini definito “ ruvida e grossolana stoffa umana fatta per comandare con disprezzo gente mediocre e volgare, capace di tutto e incapace di scrupoli…e pur nondimeno io riconosco che in un tempo come questo ‘ brutale’ della storia politica contemporanea un uomo come lui è necessario “ ( lettera del 14.2. 1932 ) . Ma a Mussolini lo scrittore siciliano aveva finito per avvicinarsi, sia pure con le dovute riserve, nella speranza di poter realizzare il suo sogno di un Teatro nazionale . Sogno peraltro tramontato quando il regime preferì investire in Cinecittà e nel cinema che rappresentava uno strumento di propaganda più efficace del teatro.
Ma su tutto campeggia l’amore per Marta Abba , che non si riesce bene a classificare. Amante? Figlia? Musa ispiratrice ? Compagna degli ultimi anni ? Attrice da lanciare , come Pigmalione, nel panorama internazionale ? Sta di fatto che senza di lei non sarebbero mai nati capolavori come “ Trovarsi “ o “ Come tu mi vuoi “. Ma il “ sogno americano” riuscì solo in parte, con Pirandello che non riuscì mai a imporre i suoi soggetti al cinema oltreoceano ( salvo “ Come tu mi vuoi “ ), complice anche la situazione politica ; e Marta Abba che trionfò per un breve periodo sui palcoscenici degli Stati Uniti ( come auspicava Pirandello che era rimasto in Italia e che morì proprio in quel periodo ), salvo poi abbandonare rapidamente le scene per sposare un magnate americano.