l'odore di pesce mischiato a quello dell'Umiliazione disorienta /
anche un grande amante dei liquidi.
kodak moment: un padre costantemente in lotta con l'alcol e se stesso seduto al tavolo di cucina della figlia pestata dall'amore e dall'alcol. con loro, un soporifero senso di impotenza.
Già leggendo poche recensioni si intuisce una facile verità: il protagonista, l'ingombrante Eli Schwartz,è un loser della peggior specie, un pappamolle maleodorante e verbalmente ripugnante, roba da far impallidire il Creep urlato dai Radiohead. Ebreo blasfemo, uno schifoso inetto e viziato incapace di svegliarsi la mattina dando un senso a una qualsiasi delle sue giornate. Poco più che ventenne ha una sola passione sana, quella per la cucina, e una collezione di vizi che bastano a riempire una vita intera; Eli perennemente in vestaglia cola grasso, droghe sintetiche, alcool, sesso sporco e incerto come incerta è tutta la sua esistenza sfilacciata, in bilico, buffa. Ha una situazione familiare comunemente disastrosa, perde la casa piena di comfort in cui era cresciuto e si ritrova completamente incapace di riadattarsi a qualsiasi situazione sentimentale-spaziotemporale. Eli è un disadattato cronico, malato terminale d'amore che non può ricevere e non riesce a dare. Quell'amore universale e pulito, unica cura in grado di salvarlo. Insieme a Seymour Kahn, ex attore di basso rango finito in carrozzella, amico fedele di distruzione eppure sua unica promessa di rinascita. Ma Eli non è un giovane Holden, sia chiaro; non è nemmeno paragonabile al Mattias di "Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?", che tanto avevo amato. Il suo non è un diario, non è un resoconto, non è un percorso di formazione che porterà alla salvezza, non è un tentativo di fuga né una richiesta d'aiuto. Piuttosto, la meticolosa costruzione di una schiacciante e rassicurante al tempo stesso Solitudine. In questo libro si raccolgono una serie di ipotetici finali della vita di un ragazzo che non trova la forza di iniziare a vivere, il tutto accompagnato da una scrittura burbera ma tanto autentica da sembrare quella di un fratello. il suo, il mio, il nostro. "A mio fratello" scrive l'autore del romanzo Adam Wilson. ...ed è con quell'odio/amore tipicamente fraterno che Schwartz si racconta e si fa amare. perché alla fine proviamo repulsione per lui, ma anche un profondo affetto. e tutti i calci in culo che vorremmo dargli diventano carezze urgenti, fazzoletti tesi ad asciugare lacrime che escono dal suo corpo devastato troppo di rado. Eli è la tenerezza che ci urta, perché associata erroneamente a debolezza. la sua, la mia, la nostra.
Finale possibile n°20: Eli fuma, fissa la neve, brama amore e lo trova in noi, che lo troviamo dolce, sensibile, buffo (non nel senso dispregiativo che pensa lui), fin troppo intelligente e persino bello. un ragazzo da amare, come tanti e nessuno. Chiediamo a Eli di cucinare per noi. Eli Schwartz si salva salvandoci.
profondamente indecisa se togliermi la soddisfazione di mettere una sola stellina con carogna o cinque col sorriso, scelgo quattro senza ma e senza se. per il titolo. per la lumaca. per l'improbabile verde speranza. perché mi piace non tanto il contenuto di questi "racconti?!", quanto il modo in cui
... (continue)
profondamente indecisa se togliermi la soddisfazione di mettere una sola stellina con carogna o cinque col sorriso, scelgo quattro senza ma e senza se. per il titolo. per la lumaca. per l'improbabile verde speranza. perché mi piace non tanto il contenuto di questi "racconti?!", quanto il modo in cui sono scritti. perché conosco qualcuno che scrive così ed è un fottuto genio e lo amo e odio per questo ma lui non lo capisce proprio, il genio che è. perché non tutti passano dalle mutande ai bufali, dalle stronze alla trota, dalla mancanza alle proiezioni, dalla voglia ai venti, dai rumori alle scopate, dalle parole dolci alle buffe solitudini, dai non mi piace ai non so perché.. - ok, basta - .. come david thomas. quattro, sì. ma sarebbe più onesto tre. anzi, due.
.. ma cosa fa, piange? / Per la prima volta ho l'impressione di piacerle. Sono un emotivo.
..nonché un grandissimo bastardo psicopatico. diciamocelo, tutte vorremmo avere come coinquilino un don Elemirio, il cui dramma maggiore - a detta sua - è di essere "l'uomo più nobile del mondo". il problema ahinoi è la pazzia, quindi limitiamoci a una visita veloce di poche ore: lasciamo che ci ass
... (continue)
..nonché un grandissimo bastardo psicopatico. diciamocelo, tutte vorremmo avere come coinquilino un don Elemirio, il cui dramma maggiore - a detta sua - è di essere "l'uomo più nobile del mondo". il problema ahinoi è la pazzia, quindi limitiamoci a una visita veloce di poche ore: lasciamo che ci associ a un colore mai sentito prima, che prepari per noi abiti fiabeschi e dolci che solo a nominarli prendiamo cinque chili, che ci versi costosissimo champagne e ci delizi con aneddoti e stravaganze di cui - ammettiamolo tranquillamente - non capiamo una mazza. una mazza, ecco. lasciamoci amare in modo osceno. una mazza, appunto. "nel suo racconto c'è un rapporto causa-effetto che mi sfugge". ehnnò, Saturnine: se sfugge a te, che sei suonata quanto il don, figurati a noi? antipatica ragazza, lei proprio non mi è piaciuta. ma torniamo a Elemirio.. tralasciando qualche difettuccio non proprio trascurabile, si prova tenerezza per lui. di quella tenerezza mista alla più assoluta ripugnanza che ci porta a desiderare di non incontrarlo mai, nemmeno nelle pagine dei libri.
incoerenza nelle mie parole? assolutamente sì. perché ho messo quattro stellette allora? perché durante la lettura, scorrevolissima, mi aspettavo sempre qualcosa che non ho trovato. quella 'geografia amorosa' mi ha ricondotta dritta dritta nella mia cameretta, senza lasciarmi altro che freddo nelle ossa, un sapore dolciastro in bocca e, soprattutto, una luce oro e gialla negli occhi. non è poco, di questi tempi.
Orientarsi con le stelle
anche un grande amante dei liquidi.
kodak moment: un padre costantemente in lotta con l'alcol e se stesso seduto al tavolo di cucina della figlia pestata dall'amore e dall'alcol. con loro, un soporifero senso di impotenza.
Carver country
guardare negli occhi le parole che ami.
Alta definizione
- accompagnamento musicale obbligatorio:
http://www.youtube.com/watch?v=LYqyLmvh7Xg
http://www.youtube.com/watch?v=4ydhMXmS2nM
- accompagnamento musicale opzionale:
http://www.youtube.com/watch?v=bFnA-8H-5lo
http://www.youtube.com/watch?v=jQQ2gTkV-GM
http://www.youtube.com/watch?v=8k-sTG7dRsk
Già ... (continue)
- accompagnamento musicale obbligatorio:
http://www.youtube.com/watch?v=LYqyLmvh7Xg
http://www.youtube.com/watch?v=4ydhMXmS2nM
- accompagnamento musicale opzionale:
http://www.youtube.com/watch?v=bFnA-8H-5lo
http://www.youtube.com/watch?v=jQQ2gTkV-GM
http://www.youtube.com/watch?v=8k-sTG7dRsk
Già leggendo poche recensioni si intuisce una facile verità:
il protagonista, l'ingombrante Eli Schwartz,è un loser della peggior specie, un pappamolle maleodorante e verbalmente ripugnante, roba da far impallidire il Creep urlato dai Radiohead. Ebreo blasfemo, uno schifoso inetto e viziato incapace di svegliarsi la mattina dando un senso a una qualsiasi delle sue giornate. Poco più che ventenne ha una sola passione sana, quella per la cucina, e una collezione di vizi che bastano a riempire una vita intera; Eli perennemente in vestaglia cola grasso, droghe sintetiche, alcool, sesso sporco e incerto come incerta è tutta la sua esistenza sfilacciata, in bilico, buffa. Ha una situazione familiare comunemente disastrosa, perde la casa piena di comfort in cui era cresciuto e si ritrova completamente incapace di riadattarsi a qualsiasi situazione sentimentale-spaziotemporale. Eli è un disadattato cronico, malato terminale d'amore che non può ricevere e non riesce a dare.
Quell'amore universale e pulito, unica cura in grado di salvarlo.
Insieme a Seymour Kahn, ex attore di basso rango finito in carrozzella, amico fedele di distruzione eppure sua unica promessa di rinascita.
Ma Eli non è un giovane Holden, sia chiaro; non è nemmeno paragonabile al Mattias di "Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?", che tanto avevo amato. Il suo non è un diario, non è un resoconto, non è un percorso di formazione che porterà alla salvezza, non è un tentativo di fuga né una richiesta d'aiuto.
Piuttosto, la meticolosa costruzione di una schiacciante e rassicurante al tempo stesso Solitudine.
In questo libro si raccolgono una serie di ipotetici finali della vita di un ragazzo che non trova la forza di iniziare a vivere, il tutto accompagnato da una scrittura burbera ma tanto autentica da sembrare quella di un fratello. il suo, il mio, il nostro.
"A mio fratello" scrive l'autore del romanzo Adam Wilson.
...ed è con quell'odio/amore tipicamente fraterno che Schwartz si racconta e si fa amare. perché alla fine proviamo repulsione per lui, ma anche un profondo affetto. e tutti i calci in culo che vorremmo dargli diventano carezze urgenti, fazzoletti tesi ad asciugare lacrime che escono dal suo corpo devastato troppo di rado. Eli è la tenerezza che ci urta, perché associata erroneamente a debolezza. la sua, la mia, la nostra.
Finale possibile n°20:
Eli fuma, fissa la neve, brama amore e lo trova in noi, che lo troviamo dolce, sensibile, buffo (non nel senso dispregiativo che pensa lui), fin troppo intelligente e persino bello.
un ragazzo da amare, come tanti e nessuno.
Chiediamo a Eli di cucinare per noi.
Eli Schwartz si salva salvandoci.
FINE.
La pazienza dei bufali sotto la pioggia
profondamente indecisa se togliermi la soddisfazione di mettere una sola stellina con carogna o cinque col sorriso, scelgo quattro senza ma e senza se. per il titolo. per la lumaca. per l'improbabile verde speranza. perché mi piace non tanto il contenuto di questi "racconti?!", quanto il modo in cui ... (continue)
profondamente indecisa se togliermi la soddisfazione di mettere una sola stellina con carogna o cinque col sorriso, scelgo quattro senza ma e senza se. per il titolo. per la lumaca. per l'improbabile verde speranza. perché mi piace non tanto il contenuto di questi "racconti?!", quanto il modo in cui sono scritti. perché conosco qualcuno che scrive così ed è un fottuto genio e lo amo e odio per questo ma lui non lo capisce proprio, il genio che è. perché non tutti passano dalle mutande ai bufali, dalle stronze alla trota, dalla mancanza alle proiezioni, dalla voglia ai venti, dai rumori alle scopate, dalle parole dolci alle buffe solitudini, dai non mi piace ai non so perché.. - ok, basta - .. come david thomas.
quattro, sì.
ma sarebbe più onesto tre. anzi, due.
Barbablù
..nonché un grandissimo bastardo psicopatico.continue)
diciamocelo, tutte vorremmo avere come coinquilino un don Elemirio, il cui dramma maggiore - a detta sua - è di essere "l'uomo più nobile del mondo".
il problema ahinoi è la pazzia, quindi limitiamoci a una visita veloce di poche ore: lasciamo che ci ass ... (
..nonché un grandissimo bastardo psicopatico.
diciamocelo, tutte vorremmo avere come coinquilino un don Elemirio, il cui dramma maggiore - a detta sua - è di essere "l'uomo più nobile del mondo".
il problema ahinoi è la pazzia, quindi limitiamoci a una visita veloce di poche ore: lasciamo che ci associ a un colore mai sentito prima, che prepari per noi abiti fiabeschi e dolci che solo a nominarli prendiamo cinque chili, che ci versi costosissimo champagne e ci delizi con aneddoti e stravaganze di cui - ammettiamolo tranquillamente - non capiamo una mazza.
una mazza, ecco.
lasciamoci amare in modo osceno.
una mazza, appunto.
"nel suo racconto c'è un rapporto causa-effetto che mi sfugge".
ehnnò, Saturnine: se sfugge a te, che sei suonata quanto il don, figurati a noi? antipatica ragazza, lei proprio non mi è piaciuta.
ma torniamo a Elemirio.. tralasciando qualche difettuccio non proprio trascurabile, si prova tenerezza per lui. di quella tenerezza mista alla più assoluta ripugnanza che ci porta a desiderare di non incontrarlo mai, nemmeno nelle pagine dei libri.
incoerenza nelle mie parole? assolutamente sì. perché ho messo quattro stellette allora? perché durante la lettura, scorrevolissima, mi aspettavo sempre qualcosa che non ho trovato. quella 'geografia amorosa' mi ha ricondotta dritta dritta nella mia cameretta, senza lasciarmi altro che freddo nelle ossa, un sapore dolciastro in bocca e, soprattutto, una luce oro e gialla negli occhi. non è poco, di questi tempi.