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Libri Italia…
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Rimuginando su questo libro mi è tornata in mente, per associazioni di idee più o meno ardite, la vicenda di Silvia Baraldini. E in particolare lo scandalo che suscitò il fatto che, al ritorno dagli USA, dove aveva già scontato 17 anni di carcere, la Baraldini – che non aveva mai ucciso nessuno né t ... (
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Feb 7, 2013 |
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Una notte ho sognato che parlavi
Nicoletti è un grande giornalista che ricordo dai tempi del Golem, una striscia radiofonica che andava in onda sulla rai un po' di anni fa, prima che l'azienda di stato lo trombasse perché troppo sofisticato per il suo pubblico medio evidentemente più consono a Forbice e alla Cuccarini. Ritrovarlo n ... (continue)
Nicoletti è un grande giornalista che ricordo dai tempi del Golem, una striscia radiofonica che andava in onda sulla rai un po' di anni fa, prima che l'azienda di stato lo trombasse perché troppo sofisticato per il suo pubblico medio evidentemente più consono a Forbice e alla Cuccarini. Ritrovarlo nella veste di scrittore/genitore di ragazzo autistico me ne ha confermato lo spessore intellettuale e la grande capacità di artigiano della parola (per me Nicoletti potrebbe stare al giornalismo come Mari sta alla letteratura), che non guasta mai anche quando si parla di autismo.
C'è una frase alla fine della prefazione che, per chi ha letto il libro di Fulvio Ervas, mette in guardia il lettore: il riferimento a quell'altro libro sul tema mi è parso esplicito, quando Nicoletti dice più o meno testualmente che ha letto di viaggi mirabolanti e beati loro , lui sta per raccontare una storia molto diversa.
Se si è alla ricerca un po' di sana retorica sull'amore filiale (magari stoico e irriducibile e più forte per il figliolo sventurato), o la romantica consolazione al male o addirittura il senso di un'illusione, che in fondo in fondo così male l'autismo non sia ma solo "diversa abilità", come si dice da un po' dopo l'ennesimo tronfio e inutile restyling lessicale sul tema, ebbene questo non è il libro adatto. Questa è semplicemente la storia di un padre costretto a sacrificare la propria vita al figlio, perché così ha voluto il destino - e vallo a capire - e poi perché ovviamente, come sempre, ci si mettono anche gli umani, quelli che di solito preferiscono girare la testa dall'altra parte per poter continuare a dirsi sventurati per molto meno di un figlio autistico o paraplegico, oppure quelli che dovrebbero, perché in Italia sulla carta esiste ancora un welfare, contribuire ad estirpare dal cuore di certi genitori la più terribile delle angosce: il chiedersi incessante cosa ne sarà, dei loro figli, quando loro, i genitori, non ci saranno più. Dovrebbero e naturalmente non fanno.