Nicoletti è un grande giornalista che ricordo dai tempi del Golem, una striscia radiofonica che andava in onda sulla rai un po' di anni fa, prima che l'azienda di stato lo trombasse perché troppo sofisticato per il suo pubblico medio evidentemente più consono a Forbice e alla Cuccarini. Ritrovarlo n
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Nicoletti è un grande giornalista che ricordo dai tempi del Golem, una striscia radiofonica che andava in onda sulla rai un po' di anni fa, prima che l'azienda di stato lo trombasse perché troppo sofisticato per il suo pubblico medio evidentemente più consono a Forbice e alla Cuccarini. Ritrovarlo nella veste di scrittore/genitore di ragazzo autistico me ne ha confermato lo spessore intellettuale e la grande capacità di artigiano della parola (per me Nicoletti potrebbe stare al giornalismo come Mari sta alla letteratura), che non guasta mai anche quando si parla di autismo. C'è una frase alla fine della prefazione che, per chi ha letto il libro di Fulvio Ervas, mette in guardia il lettore: il riferimento a quell'altro libro sul tema mi è parso esplicito, quando Nicoletti dice più o meno testualmente che ha letto di viaggi mirabolanti e beati loro , lui sta per raccontare una storia molto diversa. Se si è alla ricerca un po' di sana retorica sull'amore filiale (magari stoico e irriducibile e più forte per il figliolo sventurato), o la romantica consolazione al male o addirittura il senso di un'illusione, che in fondo in fondo così male l'autismo non sia ma solo "diversa abilità", come si dice da un po' dopo l'ennesimo tronfio e inutile restyling lessicale sul tema, ebbene questo non è il libro adatto. Questa è semplicemente la storia di un padre costretto a sacrificare la propria vita al figlio, perché così ha voluto il destino - e vallo a capire - e poi perché ovviamente, come sempre, ci si mettono anche gli umani, quelli che di solito preferiscono girare la testa dall'altra parte per poter continuare a dirsi sventurati per molto meno di un figlio autistico o paraplegico, oppure quelli che dovrebbero, perché in Italia sulla carta esiste ancora un welfare, contribuire ad estirpare dal cuore di certi genitori la più terribile delle angosce: il chiedersi incessante cosa ne sarà, dei loro figli, quando loro, i genitori, non ci saranno più. Dovrebbero e naturalmente non fanno.
Rimuginando su questo libro mi è tornata in mente, per associazioni di idee più o meno ardite, la vicenda di Silvia Baraldini. E in particolare lo scandalo che suscitò il fatto che, al ritorno dagli USA, dove aveva già scontato 17 anni di carcere, la Baraldini – che non aveva mai ucciso nessuno né t
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Rimuginando su questo libro mi è tornata in mente, per associazioni di idee più o meno ardite, la vicenda di Silvia Baraldini. E in particolare lo scandalo che suscitò il fatto che, al ritorno dagli USA, dove aveva già scontato 17 anni di carcere, la Baraldini – che non aveva mai ucciso nessuno né tentato di farlo, nemmeno per sbaglio - fu accolta dall'allora ministro della Giustizia, Diliberto. Che vergogna, dissero in coro i pii benpensanti, un ministro della Repubblica che accoglie una terrorista, gli americani in slancio di umanità le concedono di scontare il resto della pena a casa e noi li ricambiamo così. E poi, sempre arditamente associando, ho ripensato all’insopportabile trituramento mediatico che ha accompagnato la vicenda dei due marò: trattati più o meno come eroi, come se invece di due pescatori indiani fossero indiziati di aver ucciso Bin Laden o Jack lo Squartatore o il mostro di Lochness (ricevuti addirittura al Quirinale: ma perché?). E che c'entra tutto questo con la storia di Valerio Fioravanti? Niente, la storia in sé non c'entra niente. Ma è sempre questione di pesi e di misure. Non mi pare che quando, nel 1999, Fioravanti ottenne la semilibertà, o quando nel 2006 uscì definitivamente di galera, ci sia stato un po' di quel frastuono urticante che, per esempio, si leva dai soliti noti di cui sopra ogni volta che un ex terrorista rosso esce di galera oppure riceve in dono la grazia di un permesso o di regimi alternativi al carcere. Anzi, i terroristi rossi non possono nemmeno (cristianamente?) morire e che non si posino sulle loro bare fiori compassionevoli, per quanto nostalgici di un passato orribile e in certi casi mai rinnegato. E' sempre questione di pesi e di misure. Io non credo che Fioravanti sia stato l'esecutore materiale della strage alla stazione di Bologna. Non ci credo nemmeno un po', che una cosa così enorme sia stata messa in atto da questo ragazzino viziato che un giorno scoprì il fascino irresistibile delle armi e della "rivoluzione" (ma de che?), costruendoci attorno una pseudo-ideologia posticcia e inconsistente, ammazzando più per caso e per noia che per una presunta volontà di cambiare il mondo. Non ci credo nemmeno un po', che Bologna sia opera di Fioravanti. Ma questo ha fatto comodo a tanti. E chissà che un giorno non si "scopra" che fu lui a lanciare un missile dal cortile di casa, la notte del 27 giugno 1980, che voleva colpire un covo di rossi e per sbaglio abbattè un DC dell'Itavia sui cieli di Ustica. Peccato che ai tempi di Piazza Fontana fosse oggettivamente troppo criaturo. Ma qualcuno se l'immagina cosa sarebbe successo se il "colpevole" della strage di Bologna fosse stato un rosso, come ahimé in tanti, tantissimi, ritengono (provate a chiedere ai vostri vicini di casa o di scrivania e vedrete: ma qualcuno si è mai chiesto perché?), e questo rosso fosse stato rimesso in libertà dopo venti o trent'anni? Ve l'immaginate l'eco di quel frastuono? Per non parlare delle vittime di Fioravanti e dei suoi sodali camerati. Qualcuno vada a leggersi la storia del giudice Amato, qui sapientemente ricordata, e si chieda come mai, mentre un esercito di stellatissimi servitori dello stato combatteva contro il nemico rosso, un solo giudice in tutta la procura di Roma indagava in solitudine e senza scorta sul nemico nero: ucciderlo, per gli amichetti di Fioravanti, fu un gioco da ragazzi.
Per il resto, come sempre, bravo Bianconi, anche se stavolta di quel sentimento di umana (?) comprensione, che lui da sempre cerca di suscitare per i protagonisti delle sue storie, per quanto spietati carnefici, in me non v'è proprio traccia. Niente, proprio nessuna.
Anche se lo sai o credi di saperlo, nonostante l'incessante bombardamento teutonico-quirinal-mediatico sul rigore e tutte le cazzate connesse, cioé anche se sai che da anni ci stanno raccontando un sacco di palle sulla necessità di affamare greci spagnoli italiani e portoghesi perché l'alternativa è
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Anche se lo sai o credi di saperlo, nonostante l'incessante bombardamento teutonico-quirinal-mediatico sul rigore e tutte le cazzate connesse, cioé anche se sai che da anni ci stanno raccontando un sacco di palle sulla necessità di affamare greci spagnoli italiani e portoghesi perché l'alternativa è la catastrofe (e se non è catastrofe affamare la gente, che cos'è la catastrofe?), insomma anche se tutte queste cose un po' le sai perché hai imparato a diffidare del pensiero dominante e ormai persino di Eugenio Scalfari, ebbene leggere un libro come questo, che quelle cose (che sai o credi di sapere) te le spiega a dovere, fa male lo stesso. Quindi non leggetelo, voi che queste cose le sapete, fatelo leggere a chi non le sa, perché questo libro fa male. (Non so se fa male di più questo libro o sentire Obama che dichiara che "il riconoscimento della Palestina come stato osservatore non membro non aiuterà la pace in Medio-Oriente" e quindi vota contro, ma insomma siamo lì, è passato qualche decennio dal primo concerto di Guccini ma i palestinesi continuano a morire, gli israeliani a fare le vittime, gli operai a estinguersi, i banchieri ad arricchirsi e i media a raccontare cazzate, però i presidenti americani hanno cambiato colore della pelle e ora vincono anche i Nobel per la pace. Quest'anno l'hanno dato all'Unione Europea, quella che ha deciso di dare tanti soldi ai poveri banchieri miliardari in bolletta e affamare greci italiani spagnoli e portoghesi, si accettano scommesse per l'anno prossimo, io punto sulla Merkel o sul Fondo Monetario Internazionale).
Il mondo è pieno di libri (e dischi) postumi, di furbastri che li pubblicano e di coglioni che li acquistano. Detto questo, in casi molto particolari val forse la pena di fare un eccezione alla regola. Per Saramago non potevo non farla, l'eccezione, sotto sotto siamo tutti un po' coglioni, specie qu
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Il mondo è pieno di libri (e dischi) postumi, di furbastri che li pubblicano e di coglioni che li acquistano. Detto questo, in casi molto particolari val forse la pena di fare un eccezione alla regola. Per Saramago non potevo non farla, l'eccezione, sotto sotto siamo tutti un po' coglioni, specie quando siamo innamorati (anche se di uno scrittore), diciamo la verità. Ma se non fosse per l'introduzione della moglie Pilar, alla quale concedo - non potrei fare diversamente - il beneficio del dubbio (che lei, cioè, sia in assoluta buona fede quando scrive le cose che scrive), non avrei dubbio alcuno nel pensare che Lucernario e José Saramago siano due entità inconciliabili. Se finché è stato in vita si è sempre rifiutato di pubblicarlo, lui che pure avrebbe potuto pubblicare i verbali delle assemblee di condominio, se l'avesse chiesto, evidentemente un motivo c'era. Non è un brutto romanzo, Lucernario, tutt'altro. Ma non c'entra niente con Saramago. Senza stare ad elencare differenze, sfido chiunque a trovare le affinità (per me ce n'è una sola, nell'avversione ideologica di Saramago contro il regime salazarista, per quanto qui appena sussurrata). Se fosse possibile scommetterei che non esiste persona al mondo che, leggendolo senza conoscerne l'autore, riuscirebbe a capire di chi si tratta, per quanto giovane. Tanto che a me qualche dubbio, di tanto in tanto, è venuto. Insomma, è stato come ascoltare un disco inedito in cui Tim Buckley canta le canzoni di Burt Bacharach (ma con voce camuffata). Te lo devono spergiurare, che è lui, altrimenti proprio non ci credi.
Ci vorrebbe oggi e forse non basterebbe una bella schiera di nuovi ribelli, come quelli di cui Cacucci racconta in queste pagine. Figure romantiche, eroi "sbagliati" o vittime inconsapevoli di mortali raggiri, gentili rivoltosi indomabili e rivoluzionari(e) ante-litteram: quanto struggimento si prov
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Ci vorrebbe oggi e forse non basterebbe una bella schiera di nuovi ribelli, come quelli di cui Cacucci racconta in queste pagine. Figure romantiche, eroi "sbagliati" o vittime inconsapevoli di mortali raggiri, gentili rivoltosi indomabili e rivoluzionari(e) ante-litteram: quanto struggimento si prova leggendo queste pagine, un senso di rabbia (prima) per i destini di quei sognatori e di desolazione (poi) a guardarsi intorno, incapaci di scovare una traccia, un lascito, un'eredità se non nelle cose almeno nei cuori della gente. Non è che hanno fallito, semplicemente hanno lottato contro un mostro più grande di loro, che allora ancora spiegava piano le ali, attento almeno a salvare la forma, forse perché da qualche parte nel mondo c'era qualcosa che (spesso, ahimé) con identica e opposta ferocia sembrava - almeno sembrava, almeno così qualcuno credeva - farci credere che c'era un'altra via alla dittatura del profitto e dei forti sui deboli. Era un'illusione, ma in tanti ci avevano creduto davvero. Mi piacerebbe un giorno aprire un giornale e leggere sulla prima una notizia diversa. Invece no, da anni ormai sempre e solo i "mercati", la fiducia dei cazzo di "mercati", le agenzie di rating, lo spread, il fiscal compact, il rigore nei bilanci e tagliamo i salari le cooperative e gli ospedali e la madonna dei mercati e san giuseppe. E' solo il tempo che passa a farci pensare che si stava meglio prima o davvero si stava meglio prima? Quando almeno qualcuno ci provava.
Una notte ho sognato che parlavi
Nicoletti è un grande giornalista che ricordo dai tempi del Golem, una striscia radiofonica che andava in onda sulla rai un po' di anni fa, prima che l'azienda di stato lo trombasse perché troppo sofisticato per il suo pubblico medio evidentemente più consono a Forbice e alla Cuccarini. Ritrovarlo n ... (continue)
Nicoletti è un grande giornalista che ricordo dai tempi del Golem, una striscia radiofonica che andava in onda sulla rai un po' di anni fa, prima che l'azienda di stato lo trombasse perché troppo sofisticato per il suo pubblico medio evidentemente più consono a Forbice e alla Cuccarini. Ritrovarlo nella veste di scrittore/genitore di ragazzo autistico me ne ha confermato lo spessore intellettuale e la grande capacità di artigiano della parola (per me Nicoletti potrebbe stare al giornalismo come Mari sta alla letteratura), che non guasta mai anche quando si parla di autismo.
C'è una frase alla fine della prefazione che, per chi ha letto il libro di Fulvio Ervas, mette in guardia il lettore: il riferimento a quell'altro libro sul tema mi è parso esplicito, quando Nicoletti dice più o meno testualmente che ha letto di viaggi mirabolanti e beati loro , lui sta per raccontare una storia molto diversa.
Se si è alla ricerca un po' di sana retorica sull'amore filiale (magari stoico e irriducibile e più forte per il figliolo sventurato), o la romantica consolazione al male o addirittura il senso di un'illusione, che in fondo in fondo così male l'autismo non sia ma solo "diversa abilità", come si dice da un po' dopo l'ennesimo tronfio e inutile restyling lessicale sul tema, ebbene questo non è il libro adatto. Questa è semplicemente la storia di un padre costretto a sacrificare la propria vita al figlio, perché così ha voluto il destino - e vallo a capire - e poi perché ovviamente, come sempre, ci si mettono anche gli umani, quelli che di solito preferiscono girare la testa dall'altra parte per poter continuare a dirsi sventurati per molto meno di un figlio autistico o paraplegico, oppure quelli che dovrebbero, perché in Italia sulla carta esiste ancora un welfare, contribuire ad estirpare dal cuore di certi genitori la più terribile delle angosce: il chiedersi incessante cosa ne sarà, dei loro figli, quando loro, i genitori, non ci saranno più. Dovrebbero e naturalmente non fanno.
A Mano Armata
Rimuginando su questo libro mi è tornata in mente, per associazioni di idee più o meno ardite, la vicenda di Silvia Baraldini. E in particolare lo scandalo che suscitò il fatto che, al ritorno dagli USA, dove aveva già scontato 17 anni di carcere, la Baraldini – che non aveva mai ucciso nessuno né t ... (continue)
Rimuginando su questo libro mi è tornata in mente, per associazioni di idee più o meno ardite, la vicenda di Silvia Baraldini. E in particolare lo scandalo che suscitò il fatto che, al ritorno dagli USA, dove aveva già scontato 17 anni di carcere, la Baraldini – che non aveva mai ucciso nessuno né tentato di farlo, nemmeno per sbaglio - fu accolta dall'allora ministro della Giustizia, Diliberto. Che vergogna, dissero in coro i pii benpensanti, un ministro della Repubblica che accoglie una terrorista, gli americani in slancio di umanità le concedono di scontare il resto della pena a casa e noi li ricambiamo così. E poi, sempre arditamente associando, ho ripensato all’insopportabile trituramento mediatico che ha accompagnato la vicenda dei due marò: trattati più o meno come eroi, come se invece di due pescatori indiani fossero indiziati di aver ucciso Bin Laden o Jack lo Squartatore o il mostro di Lochness (ricevuti addirittura al Quirinale: ma perché?).
E che c'entra tutto questo con la storia di Valerio Fioravanti?
Niente, la storia in sé non c'entra niente. Ma è sempre questione di pesi e di misure.
Non mi pare che quando, nel 1999, Fioravanti ottenne la semilibertà, o quando nel 2006 uscì definitivamente di galera, ci sia stato un po' di quel frastuono urticante che, per esempio, si leva dai soliti noti di cui sopra ogni volta che un ex terrorista rosso esce di galera oppure riceve in dono la grazia di un permesso o di regimi alternativi al carcere. Anzi, i terroristi rossi non possono nemmeno (cristianamente?) morire e che non si posino sulle loro bare fiori compassionevoli, per quanto nostalgici di un passato orribile e in certi casi mai rinnegato.
E' sempre questione di pesi e di misure.
Io non credo che Fioravanti sia stato l'esecutore materiale della strage alla stazione di Bologna. Non ci credo nemmeno un po', che una cosa così enorme sia stata messa in atto da questo ragazzino viziato che un giorno scoprì il fascino irresistibile delle armi e della "rivoluzione" (ma de che?), costruendoci attorno una pseudo-ideologia posticcia e inconsistente, ammazzando più per caso e per noia che per una presunta volontà di cambiare il mondo.
Non ci credo nemmeno un po', che Bologna sia opera di Fioravanti.
Ma questo ha fatto comodo a tanti.
E chissà che un giorno non si "scopra" che fu lui a lanciare un missile dal cortile di casa, la notte del 27 giugno 1980, che voleva colpire un covo di rossi e per sbaglio abbattè un DC dell'Itavia sui cieli di Ustica.
Peccato che ai tempi di Piazza Fontana fosse oggettivamente troppo criaturo.
Ma qualcuno se l'immagina cosa sarebbe successo se il "colpevole" della strage di Bologna fosse stato un rosso, come ahimé in tanti, tantissimi, ritengono (provate a chiedere ai vostri vicini di casa o di scrivania e vedrete: ma qualcuno si è mai chiesto perché?), e questo rosso fosse stato rimesso in libertà dopo venti o trent'anni? Ve l'immaginate l'eco di quel frastuono?
Per non parlare delle vittime di Fioravanti e dei suoi sodali camerati. Qualcuno vada a leggersi la storia del giudice Amato, qui sapientemente ricordata, e si chieda come mai, mentre un esercito di stellatissimi servitori dello stato combatteva contro il nemico rosso, un solo giudice in tutta la procura di Roma indagava in solitudine e senza scorta sul nemico nero: ucciderlo, per gli amichetti di Fioravanti, fu un gioco da ragazzi.
Per il resto, come sempre, bravo Bianconi, anche se stavolta di quel sentimento di umana (?) comprensione, che lui da sempre cerca di suscitare per i protagonisti delle sue storie, per quanto spietati carnefici, in me non v'è proprio traccia. Niente, proprio nessuna.
La lotta di classe dopo la lotta di classe
Anche se lo sai o credi di saperlo, nonostante l'incessante bombardamento teutonico-quirinal-mediatico sul rigore e tutte le cazzate connesse, cioé anche se sai che da anni ci stanno raccontando un sacco di palle sulla necessità di affamare greci spagnoli italiani e portoghesi perché l'alternativa è ... (continue)
Anche se lo sai o credi di saperlo, nonostante l'incessante bombardamento teutonico-quirinal-mediatico sul rigore e tutte le cazzate connesse, cioé anche se sai che da anni ci stanno raccontando un sacco di palle sulla necessità di affamare greci spagnoli italiani e portoghesi perché l'alternativa è la catastrofe (e se non è catastrofe affamare la gente, che cos'è la catastrofe?), insomma anche se tutte queste cose un po' le sai perché hai imparato a diffidare del pensiero dominante e ormai persino di Eugenio Scalfari, ebbene leggere un libro come questo, che quelle cose (che sai o credi di sapere) te le spiega a dovere, fa male lo stesso. Quindi non leggetelo, voi che queste cose le sapete, fatelo leggere a chi non le sa, perché questo libro fa male.
(Non so se fa male di più questo libro o sentire Obama che dichiara che "il riconoscimento della Palestina come stato osservatore non membro non aiuterà la pace in Medio-Oriente" e quindi vota contro, ma insomma siamo lì, è passato qualche decennio dal primo concerto di Guccini ma i palestinesi continuano a morire, gli israeliani a fare le vittime, gli operai a estinguersi, i banchieri ad arricchirsi e i media a raccontare cazzate, però i presidenti americani hanno cambiato colore della pelle e ora vincono anche i Nobel per la pace. Quest'anno l'hanno dato all'Unione Europea, quella che ha deciso di dare tanti soldi ai poveri banchieri miliardari in bolletta e affamare greci italiani spagnoli e portoghesi, si accettano scommesse per l'anno prossimo, io punto sulla Merkel o sul Fondo Monetario Internazionale).
Lucernario
Il mondo è pieno di libri (e dischi) postumi, di furbastri che li pubblicano e di coglioni che li acquistano. Detto questo, in casi molto particolari val forse la pena di fare un eccezione alla regola.continue)
Per Saramago non potevo non farla, l'eccezione, sotto sotto siamo tutti un po' coglioni, specie qu ... (
Il mondo è pieno di libri (e dischi) postumi, di furbastri che li pubblicano e di coglioni che li acquistano. Detto questo, in casi molto particolari val forse la pena di fare un eccezione alla regola.
Per Saramago non potevo non farla, l'eccezione, sotto sotto siamo tutti un po' coglioni, specie quando siamo innamorati (anche se di uno scrittore), diciamo la verità.
Ma se non fosse per l'introduzione della moglie Pilar, alla quale concedo - non potrei fare diversamente - il beneficio del dubbio (che lei, cioè, sia in assoluta buona fede quando scrive le cose che scrive), non avrei dubbio alcuno nel pensare che Lucernario e José Saramago siano due entità inconciliabili. Se finché è stato in vita si è sempre rifiutato di pubblicarlo, lui che pure avrebbe potuto pubblicare i verbali delle assemblee di condominio, se l'avesse chiesto, evidentemente un motivo c'era.
Non è un brutto romanzo, Lucernario, tutt'altro. Ma non c'entra niente con Saramago.
Senza stare ad elencare differenze, sfido chiunque a trovare le affinità (per me ce n'è una sola, nell'avversione ideologica di Saramago contro il regime salazarista, per quanto qui appena sussurrata). Se fosse possibile scommetterei che non esiste persona al mondo che, leggendolo senza conoscerne l'autore, riuscirebbe a capire di chi si tratta, per quanto giovane. Tanto che a me qualche dubbio, di tanto in tanto, è venuto.
Insomma, è stato come ascoltare un disco inedito in cui Tim Buckley canta le canzoni di Burt Bacharach (ma con voce camuffata). Te lo devono spergiurare, che è lui, altrimenti proprio non ci credi.
Nessuno può portarti un fiore
Ci vorrebbe oggi e forse non basterebbe una bella schiera di nuovi ribelli, come quelli di cui Cacucci racconta in queste pagine. Figure romantiche, eroi "sbagliati" o vittime inconsapevoli di mortali raggiri, gentili rivoltosi indomabili e rivoluzionari(e) ante-litteram: quanto struggimento si prov ... (continue)
Ci vorrebbe oggi e forse non basterebbe una bella schiera di nuovi ribelli, come quelli di cui Cacucci racconta in queste pagine. Figure romantiche, eroi "sbagliati" o vittime inconsapevoli di mortali raggiri, gentili rivoltosi indomabili e rivoluzionari(e) ante-litteram: quanto struggimento si prova leggendo queste pagine, un senso di rabbia (prima) per i destini di quei sognatori e di desolazione (poi) a guardarsi intorno, incapaci di scovare una traccia, un lascito, un'eredità se non nelle cose almeno nei cuori della gente. Non è che hanno fallito, semplicemente hanno lottato contro un mostro più grande di loro, che allora ancora spiegava piano le ali, attento almeno a salvare la forma, forse perché da qualche parte nel mondo c'era qualcosa che (spesso, ahimé) con identica e opposta ferocia sembrava - almeno sembrava, almeno così qualcuno credeva - farci credere che c'era un'altra via alla dittatura del profitto e dei forti sui deboli. Era un'illusione, ma in tanti ci avevano creduto davvero.
Mi piacerebbe un giorno aprire un giornale e leggere sulla prima una notizia diversa. Invece no, da anni ormai sempre e solo i "mercati", la fiducia dei cazzo di "mercati", le agenzie di rating, lo spread, il fiscal compact, il rigore nei bilanci e tagliamo i salari le cooperative e gli ospedali e la madonna dei mercati e san giuseppe.
E' solo il tempo che passa a farci pensare che si stava meglio prima o davvero si stava meglio prima?
Quando almeno qualcuno ci provava.