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Finished on Nov 16, 2012 




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La variante di Lüneburg
Un omicidio. Indizi di difficile interpretazione. Una scacchiera. E prima ancora, un viaggio in treno e una partita a scacchi che nasconde qualcosa di molto più sinistro, qualcosa di legato ad un passato fatto di svastiche e di stelle di Davide.continue)
Fin qui, ok, la trama. Che non parrebbe niente di che, ... (
Un omicidio. Indizi di difficile interpretazione. Una scacchiera. E prima ancora, un viaggio in treno e una partita a scacchi che nasconde qualcosa di molto più sinistro, qualcosa di legato ad un passato fatto di svastiche e di stelle di Davide.
Fin qui, ok, la trama. Che non parrebbe niente di che, o quanto meno niente di particolarmente originale. Roba da buon giallo, di una certa eleganza, che però non rimane nulla di più che un buon “prodotto” librario. Ma basta questo a spiegare il successo di questo libro, la sua risonanza?
Per altri titoli è stato così, ma Maurensig ci dà ben di più che qualche ora di suspence. Ci dà l’emozione, rende tangibile il dolore (sia quello reale che, ben più pericoloso, quello immaginato), mostra l’orrore nella sua faccia più semplice e quotidiana, disserta sulla perversione della mente umana. Tutto il resto, Olocausto compreso, non è che un dettaglio, una scusa, un mezzo attraverso il quale naviga la sensazione sgradevole di percepire una fitta ad ogni pagina, ad ogni periodo, ad ogni frase di questo romanzo che ti costringe a pensare e ad accettare la possibilità di esistenza del male.
Il meccanismo di base è geniale e si basa, non a caso, sulla violazione di una legge fondamentale della nostra esistenza. Cosa succede se si viola quella che potremmo definire come “la legge di Huizinga”, cioè l’introduzione in un’attività ludica (di per sè per definizione avulsa da una qualsiasi conseguenza concreta) di un effetto drammaticamente reale? Una posta che va al di là del denaro, che parte dal dolore fisico per giungere alla messa in discussione del valore supremo dell’esistenza, ossia la vita stessa? Quando un’attività che nasce per puro diletto viene inquinata dal morbo della realtà, abbiamo una valorizzazione estrema delle nostre doti intellettive o piuttosto il nostro talento non si trasforma in una condanna, resa ancor più odiosa dal fatto che a pagarne le conseguenze non saremo noi ma gli altri? E fino a che punto è lecito alzare la posta, alla ricerca della “vertigine” di Callois?
Domande puramente filosofiche nella normalità della vita, ma tragicamente importanti in alcuni contesti storici. E non ci si lasci ingannare dall’appariscenza del tema dell’Olocausto, poiché l’universalità degli scacchi ci permetterebbe tranquillamente di sostituirlo con la caccia alle streghe, le crociate contro le eresie o qualsiasi altro periodo oscuro della storia umana.
Perché è questa l’essenza di questo libro, il suo vero valore che poi è il segno distintivo di ogni buon libro: l’indagine sull’uomo. Sulle contorte vie che può percorrere la sua intelligenza, sulla sua fragilità emotiva e psicologica di fronte agli stimoli esterni ed interni, sulla facilità con cui può cadere nel male più abietto, sulla legittimità delle sue risposte a tali comportamenti, sul peso quasi insostenibile che grava sulle spalle di qualsiasi essere umano per il semplice fatto di esistere e camminare su questa Terra, sul fatto che muovere un pedone di una casella piuttosto che di due può avere conseguenze devastanti sulla scacchiera del tempo.
Ecco, dunque, ogni mossa è dolore, sia che sia giusta o sbagliata, da ogni gesto della nostra mano dipende l’esistenza o meno di un dato futuro, l’esistenza o meno di una persona piuttosto che di un’altra. L’unica cosa che ci permette di andare avanti come esseri umani, di non rannicchiarci in un angolo preda del terrore dell’esistenza, è la folle incoscienza di ciò... e guai a coloro che, per un qualsiasi motivo, ne divenissero effettivamente consapevoli sopravvivendo all’orrore, ma soprattutto guai a chi si troverà sul loro cammino.
Momento Amarcord: Anni fa, quando ero molto addentro al mondo dei giochi di ruolo, dovevo risolvere il problema di spiegare tale passatempo ai “profani”. In quei casi suggerivo di immaginare una partita di scacchi in cui invece di interpretare la parte del giocatore che muove i pezzi, ci si ritrovava sulla scacchiera in prima persona nei panni del semplice pedone coinvolto in una battaglia più grande di lui. Dopo aver letto Maurensig capisco quanta paura e quanta sofferenza si nascondesse dietro la semplice facciata di questo mio apparentemente innocuo esempio.