Bè, forse dicendo mal riuscita esagero un po'. Perchè Elkann, ormai un omaggio vivente alla vecchia scuola di Nuovi Argomenti, scrive l'ennesimo omaggio alla vecchia idea di romanzo, per di più condendolo di una lunga serie di citazioni e di accostamenti a quello che probabilmente avrà vissuto lui c
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Bè, forse dicendo mal riuscita esagero un po'. Perchè Elkann, ormai un omaggio vivente alla vecchia scuola di Nuovi Argomenti, scrive l'ennesimo omaggio alla vecchia idea di romanzo, per di più condendolo di una lunga serie di citazioni e di accostamenti a quello che probabilmente avrà vissuto lui con Moravia. Ecco quindi l'idea del vecchio che si presenta in casa di un vecchio amico che non vede da 60 anni con l'idea di attendere lì una morte ormai prossima. Questo fatto scatena una lunga serie di fatti che di per sé sembrano incredibili ma lo sono molto meno alla luce di quella definizione di romanzo di cui parlavamo prima. In più, come quasi sempre in Elkann, l'intera storia si svolge all'ombra della vecchia società ebraica torinese, società che ovviamente l'autore conosce molto bene. Quello che non funziona nel romanzo, al di là di poterlo percepire più che come opera viva, come semplice reperto archeologico di un'epoca che fu, è prima di tutto la struttura, un po' sbrigativa, poi il montaggio delle varie parti, alquanto superficiale. Con delle connessioni elementari. Infine ci sono i dialoghi, da sempre il punto debole di Elkann. A parte il fatto che sono espressi in una lingua superata, sono scritti in modo banale. Ma attenzione, non è banale quello che dicono i personaggi, è banale il modo in cui dicono le cose che dicono, se posso permettermi questa boutade.
L'equivoco
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Esercitazione mal riuscitaBè, forse dicendo mal riuscita esagero un po'. Perchè Elkann, ormai un omaggio vivente alla vecchia scuola di Nuovi Argomenti, scrive l'ennesimo omaggio alla vecchia idea di romanzo, per di più condendolo di una lunga serie di citazioni e di accostamenti a quello che probabilmente avrà vissuto lui c ... (continue)
Bè, forse dicendo mal riuscita esagero un po'. Perchè Elkann, ormai un omaggio vivente alla vecchia scuola di Nuovi Argomenti, scrive l'ennesimo omaggio alla vecchia idea di romanzo, per di più condendolo di una lunga serie di citazioni e di accostamenti a quello che probabilmente avrà vissuto lui con Moravia.
Ecco quindi l'idea del vecchio che si presenta in casa di un vecchio amico che non vede da 60 anni con l'idea di attendere lì una morte ormai prossima. Questo fatto scatena una lunga serie di fatti che di per sé sembrano incredibili ma lo sono molto meno alla luce di quella definizione di romanzo di cui parlavamo prima.
In più, come quasi sempre in Elkann, l'intera storia si svolge all'ombra della vecchia società ebraica torinese, società che ovviamente l'autore conosce molto bene.
Quello che non funziona nel romanzo, al di là di poterlo percepire più che come opera viva, come semplice reperto archeologico di un'epoca che fu, è prima di tutto la struttura, un po' sbrigativa, poi il montaggio delle varie parti, alquanto superficiale. Con delle connessioni elementari.
Infine ci sono i dialoghi, da sempre il punto debole di Elkann. A parte il fatto che sono espressi in una lingua superata, sono scritti in modo banale. Ma attenzione, non è banale quello che dicono i personaggi, è banale il modo in cui dicono le cose che dicono, se posso permettermi questa boutade.