Un lavoro epico, completo, una grande opera di fantascienza senza alcun dubbio, magari un po' noioso in alcune parti, ma sono parti molto brevi. L'autore si prende tutto il tempo per raccontare tutto, da diversi punti di vista, molto bravo a cambiare registo (e alcune volte carattere di scrittura) i
... (continue)
Un lavoro epico, completo, una grande opera di fantascienza senza alcun dubbio, magari un po' noioso in alcune parti, ma sono parti molto brevi. L'autore si prende tutto il tempo per raccontare tutto, da diversi punti di vista, molto bravo a cambiare registo (e alcune volte carattere di scrittura) in base all'osservatore narrante. Una delle parti più interessanti è sicuramente l'interazione con Ummon (unico "personaggio" ad avere un briciolo di senso dell'umorismo): una IA senza corpo che ha in qualche modo difficoltà ad esprimere la complessità di alcuni concetti attraverso l'uso del seppur complesso linguaggio umano. Un grandissimo lavoro rovinato in modo becero dall'impaginatore della Fanucci! E la cosa mi fa riflettere su come lavorano certe "grandi aziende", perchè non stiamo parlando di una CE aperta ieri che pubblica le memorie di "Pino il barista" ma di un'azienda che, per certi versi, potrebbe (dovrebbe) essere un punto di riferimento.
E c'è il quarto tipo di silenzio, quello di quando chiudi il libro e le parole riecheggiano ancora intorno a te, fino a posarsi in un angolo della memoria per essere riguardate ogni volta che si ha nostalgia della Pietra Miliare, di Kvothe e di Bast.
"Dopo esserci ristorati con l'eccellente cibo che l'hotel Barribault sempre fornice e aver concordato con Ginger che passasse a prendermi più tardi con la sua auto, visto che la mia due posti era dal veterinario per certi disturbi nervosi, ci separammo"...
In una piccola città
La storia è un po' quella che è, ma lo stile è proprio bello.
Ribelle genetico
Finisce così? Davvero? Ma fatemi il piacere! :(
La caduta di Hyperion
Un lavoro epico, completo, una grande opera di fantascienza senza alcun dubbio, magari un po' noioso in alcune parti, ma sono parti molto brevi. L'autore si prende tutto il tempo per raccontare tutto, da diversi punti di vista, molto bravo a cambiare registo (e alcune volte carattere di scrittura) i ... (continue)
Un lavoro epico, completo, una grande opera di fantascienza senza alcun dubbio, magari un po' noioso in alcune parti, ma sono parti molto brevi. L'autore si prende tutto il tempo per raccontare tutto, da diversi punti di vista, molto bravo a cambiare registo (e alcune volte carattere di scrittura) in base all'osservatore narrante. Una delle parti più interessanti è sicuramente l'interazione con Ummon (unico "personaggio" ad avere un briciolo di senso dell'umorismo): una IA senza corpo che ha in qualche modo difficoltà ad esprimere la complessità di alcuni concetti attraverso l'uso del seppur complesso linguaggio umano.
Un grandissimo lavoro rovinato in modo becero dall'impaginatore della Fanucci! E la cosa mi fa riflettere su come lavorano certe "grandi aziende", perchè non stiamo parlando di una CE aperta ieri che pubblica le memorie di "Pino il barista" ma di un'azienda che, per certi versi, potrebbe (dovrebbe) essere un punto di riferimento.
La paura del saggio
E c'è il quarto tipo di silenzio, quello di quando chiudi il libro e le parole riecheggiano ancora intorno a te, fino a posarsi in un angolo della memoria per essere riguardate ogni volta che si ha nostalgia della Pietra Miliare, di Kvothe e di Bast.
Molto obbligato, Jeeves!
"Dopo esserci ristorati con l'eccellente cibo che l'hotel Barribault sempre fornice e aver concordato con Ginger che passasse a prendermi più tardi con la sua auto, visto che la mia due posti era dal veterinario per certi disturbi nervosi, ci separammo"...