Mi era stato spacciato come il seguito di "Pian della tortilla", invece è il seguito di "Vicolo Cannery". Quando ho cominciato a leggere "Quel fantastico giovedì", mi sono reso conto che la traduzione (soprattutto dei nomi e dei luoghi) era incoerente con quella di "Vicolo Cannery" che avevo letto q
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Mi era stato spacciato come il seguito di "Pian della tortilla", invece è il seguito di "Vicolo Cannery". Quando ho cominciato a leggere "Quel fantastico giovedì", mi sono reso conto che la traduzione (soprattutto dei nomi e dei luoghi) era incoerente con quella di "Vicolo Cannery" che avevo letto qualche mese prima, al punto da faticare a ricollegare la trama al libro precedente. Sicuramente da riprendere in mano, prima o poi.
L'unico libro che non sono riuscito a leggere fino in fondo (e che non fosse per colpa di una scelta infelice dell'edizione). "La morte a Venezia" è troppo pesante, a tratti opprimente. L'ossessione del protagonista per Tadzio è divenuta proverbiale, ma non sono riuscito a digerire il racconto. Chis
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L'unico libro che non sono riuscito a leggere fino in fondo (e che non fosse per colpa di una scelta infelice dell'edizione). "La morte a Venezia" è troppo pesante, a tratti opprimente. L'ossessione del protagonista per Tadzio è divenuta proverbiale, ma non sono riuscito a digerire il racconto. Chissà, forse un giorno ci riproverò. Per quanto riguarda gli altri due racconti, non mi ci sono neanche messo.
Il libro è molto carino e ribalta alcuni stereotipi della letteratura di genere (Harry Potter in primis). La storia viene raccontata alternando il punto di vista del demone Bartimeus (che narra gli eventi in prima persona) con quello di Nathaniel, il bambino che l'ha convocato (raccontato in terza p
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Il libro è molto carino e ribalta alcuni stereotipi della letteratura di genere (Harry Potter in primis). La storia viene raccontata alternando il punto di vista del demone Bartimeus (che narra gli eventi in prima persona) con quello di Nathaniel, il bambino che l'ha convocato (raccontato in terza persona). Le note a piè di pagina inserite da Bartimeus sono divertenti, ma secondo me sopravvalutate. L'originalità della storia sta nel fatto che in un mondo dove i maghi sono al potere e trasudano arroganza da tutti i pori, il protagonista... beh, non è da meno. Non si può non fare il tifo per Bartimeus, sperare che riesca a liberarsi dal suo vincolo e che stacchi le orecchie a morsi al fastidiosissimo ragazzetto che l'ha convocato. Sì, perché nel mondo creato da Stroud, tutto quello che sono in grado di fare i maghi è convocare delle creature (i "demoni") che sono effettivamente in grado di fare incantesimi e sottometterle al proprio volere. Senza i demoni, i maghi non hanno niente di diverso dai normali umani. E ne sono coscienti.
Martin dipinge un mondo pieno di bambini viziati ed adulti irritanti. E viceversa. Il lettore viene portato a parteggiare per i personaggi "diversi", che, per forza o per scelta, si trovano in forte contrasto con le regole del mondo che li circonda, come Arya ed il Folletto. La caratterizzazione è p
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Martin dipinge un mondo pieno di bambini viziati ed adulti irritanti. E viceversa. Il lettore viene portato a parteggiare per i personaggi "diversi", che, per forza o per scelta, si trovano in forte contrasto con le regole del mondo che li circonda, come Arya ed il Folletto. La caratterizzazione è puntuale e coerente, forse troppo: i personaggi hanno una loro indole caratteristica, tuttavia non vengono evidenziate a sufficienza le contraddizioni che dovrebbero caratterizzare un essere umano credibile che viva in un mondo come quello descritto. Gli innumerevoli protagonisti spesso si trovano di fronte a scelte difficili, che mettono alla prova le loro convinzioni, ma alla fine seguono la strada che sembra scritta per loro. Quando ciò non succede, il personaggio va incontro alla morte. La parte che forse rende più giustizia ad uno dei personaggi è quella che descrive i pensieri di Catelyn mentre segue il figlio Robb verso la guerra, in cui si contrappongono efficacemente l'orgoglio di una madre che vede il figlio al comando di un grande esercito e la sua angoscia per i pericoli che il suo "bambino" dovrà affrontare. In generale, è comunque un romanzo intrigante, con una pletora di protagonisti le cui strade si separano quasi subito, ma che sembrano destinate inevitabilmente a reincontrarsi nei romanzi seguenti della saga.
E' la prima opera che leggo di questo autore e mi era stato detto che sta al fantasy come Douglas Adams sta alla fantascienza. E' vero che lo stile è particolarmente ironico e surreale, tuttavia ho trovato "Il colore della magia" piuttosto sconclusionato. Le avventure dei due protagonisti sono legat
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E' la prima opera che leggo di questo autore e mi era stato detto che sta al fantasy come Douglas Adams sta alla fantascienza. E' vero che lo stile è particolarmente ironico e surreale, tuttavia ho trovato "Il colore della magia" piuttosto sconclusionato. Le avventure dei due protagonisti sono legate da un filo conduttore che ho trovato molto debole e l'ironia non era tagliente come mi sarei aspettato stante il paragone con Adams. So anche che le traduzioni sono un po' zoppicanti, quindi una parte di responsabilità potrebbe trovarsi lì e potrebbe valere la pena leggerlo in inglese.
Quel fantastico giovedì
Abbandonato per colpa della traduzioneMi era stato spacciato come il seguito di "Pian della tortilla", invece è il seguito di "Vicolo Cannery". Quando ho cominciato a leggere "Quel fantastico giovedì", mi sono reso conto che la traduzione (soprattutto dei nomi e dei luoghi) era incoerente con quella di "Vicolo Cannery" che avevo letto q ... (continue)
Mi era stato spacciato come il seguito di "Pian della tortilla", invece è il seguito di "Vicolo Cannery". Quando ho cominciato a leggere "Quel fantastico giovedì", mi sono reso conto che la traduzione (soprattutto dei nomi e dei luoghi) era incoerente con quella di "Vicolo Cannery" che avevo letto qualche mese prima, al punto da faticare a ricollegare la trama al libro precedente. Sicuramente da riprendere in mano, prima o poi.
La morte a Venezia; Tristano; Tonio Kröger
L'unico libro che non sono riuscito a leggere fino in fondo (e che non fosse per colpa di una scelta infelice dell'edizione). "La morte a Venezia" è troppo pesante, a tratti opprimente. L'ossessione del protagonista per Tadzio è divenuta proverbiale, ma non sono riuscito a digerire il racconto. Chis ... (continue)
L'unico libro che non sono riuscito a leggere fino in fondo (e che non fosse per colpa di una scelta infelice dell'edizione). "La morte a Venezia" è troppo pesante, a tratti opprimente. L'ossessione del protagonista per Tadzio è divenuta proverbiale, ma non sono riuscito a digerire il racconto. Chissà, forse un giorno ci riproverò. Per quanto riguarda gli altri due racconti, non mi ci sono neanche messo.
L'amuleto di Samarcanda
Il libro è molto carino e ribalta alcuni stereotipi della letteratura di genere (Harry Potter in primis). La storia viene raccontata alternando il punto di vista del demone Bartimeus (che narra gli eventi in prima persona) con quello di Nathaniel, il bambino che l'ha convocato (raccontato in terza p ... (continue)
Il libro è molto carino e ribalta alcuni stereotipi della letteratura di genere (Harry Potter in primis). La storia viene raccontata alternando il punto di vista del demone Bartimeus (che narra gli eventi in prima persona) con quello di Nathaniel, il bambino che l'ha convocato (raccontato in terza persona). Le note a piè di pagina inserite da Bartimeus sono divertenti, ma secondo me sopravvalutate. L'originalità della storia sta nel fatto che in un mondo dove i maghi sono al potere e trasudano arroganza da tutti i pori, il protagonista... beh, non è da meno. Non si può non fare il tifo per Bartimeus, sperare che riesca a liberarsi dal suo vincolo e che stacchi le orecchie a morsi al fastidiosissimo ragazzetto che l'ha convocato. Sì, perché nel mondo creato da Stroud, tutto quello che sono in grado di fare i maghi è convocare delle creature (i "demoni") che sono effettivamente in grado di fare incantesimi e sottometterle al proprio volere. Senza i demoni, i maghi non hanno niente di diverso dai normali umani. E ne sono coscienti.
Il grande inverno
Martin dipinge un mondo pieno di bambini viziati ed adulti irritanti. E viceversa. Il lettore viene portato a parteggiare per i personaggi "diversi", che, per forza o per scelta, si trovano in forte contrasto con le regole del mondo che li circonda, come Arya ed il Folletto. La caratterizzazione è p ... (continue)
Martin dipinge un mondo pieno di bambini viziati ed adulti irritanti. E viceversa. Il lettore viene portato a parteggiare per i personaggi "diversi", che, per forza o per scelta, si trovano in forte contrasto con le regole del mondo che li circonda, come Arya ed il Folletto. La caratterizzazione è puntuale e coerente, forse troppo: i personaggi hanno una loro indole caratteristica, tuttavia non vengono evidenziate a sufficienza le contraddizioni che dovrebbero caratterizzare un essere umano credibile che viva in un mondo come quello descritto. Gli innumerevoli protagonisti spesso si trovano di fronte a scelte difficili, che mettono alla prova le loro convinzioni, ma alla fine seguono la strada che sembra scritta per loro. Quando ciò non succede, il personaggio va incontro alla morte. La parte che forse rende più giustizia ad uno dei personaggi è quella che descrive i pensieri di Catelyn mentre segue il figlio Robb verso la guerra, in cui si contrappongono efficacemente l'orgoglio di una madre che vede il figlio al comando di un grande esercito e la sua angoscia per i pericoli che il suo "bambino" dovrà affrontare. In generale, è comunque un romanzo intrigante, con una pletora di protagonisti le cui strade si separano quasi subito, ma che sembrano destinate inevitabilmente a reincontrarsi nei romanzi seguenti della saga.
Il colore della magia
E' la prima opera che leggo di questo autore e mi era stato detto che sta al fantasy come Douglas Adams sta alla fantascienza. E' vero che lo stile è particolarmente ironico e surreale, tuttavia ho trovato "Il colore della magia" piuttosto sconclusionato. Le avventure dei due protagonisti sono legat ... (continue)
E' la prima opera che leggo di questo autore e mi era stato detto che sta al fantasy come Douglas Adams sta alla fantascienza. E' vero che lo stile è particolarmente ironico e surreale, tuttavia ho trovato "Il colore della magia" piuttosto sconclusionato. Le avventure dei due protagonisti sono legate da un filo conduttore che ho trovato molto debole e l'ironia non era tagliente come mi sarei aspettato stante il paragone con Adams. So anche che le traduzioni sono un po' zoppicanti, quindi una parte di responsabilità potrebbe trovarsi lì e potrebbe valere la pena leggerlo in inglese.