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Oltre il giardino (delle vergini suicide)...Sì, Eugenides l'avevo sentito nominare. No, non avrei mai aperto questo libro (complice una grafica alquanto scadente) senza la mano santa della Coppola. Apro e chiudo parentesi: sin da tempi insospettabili nutro una profonda e quasi fanatica venerazione per la madre della "mia" Maria Antonietta, c ... (continue)
Sì, Eugenides l'avevo sentito nominare. No, non avrei mai aperto questo libro (complice una grafica alquanto scadente) senza la mano santa della Coppola. Apro e chiudo parentesi: sin da tempi insospettabili nutro una profonda e quasi fanatica venerazione per la madre della "mia" Maria Antonietta, che ,quanto a talento, nulla ha da invidiare al buon vecchio Francis Ford. Riguardo all'inspiegabilmente pluripremiato Somewhere, mi sono autoconvinta fosse il frutto malato della mia fantasia, ed è dunque stato oggetto di una rimozione immediata.
Ma passiamo al libro. Accattivante, stilisticamente complementare al film quasi omonimo, che ne mantiene intatta "l'anima". Non è (solo) un caso di cronaca nera, ma una parabola dai risvolti sociali in cui, con lenta inesorabilità, viene meno ogni infrastruttura del vivere civile.
Il dramma umano delle cinque protagoniste prende corpo nell'archetipo della zona residenziale, in un'ambiente tanto più borderline quanto più tenta di assimilarsi alle cose dell'ordinario. Un mondo plastificato ad ammorbato dal perbenismo bigotto di cui la signora Lisbon si fa banditrice, in un universo cinematograficamente affine a quello di Edward Mani di Forbice. Ma se in Burton esiste una catarsi, in questo contesto non vi è altra via di fuga che la morte: essa assume i connotati di un vero e proprio atto di ribellione, sintomo della decadenza etica ed estetica ben rappresentata dal "virus degli alberi". In conclusione, "Le vergini suicide" non possiede netti confini, bensì rappresenta un mosaico di tessere deformi composto con ieratica dovizia dal vicinato, eternamente adolescente nell'infatuazione collettiva di cui è preda. E' un gioco al massacro a tinte fosche e parodiche, al quale non sopravvivono certezze; ciò che resta, vivida quanto un ricordo, è l'immagine di Cecilia Lisbon agonizzante nella vasca da bagno- vittima sacrificale del fallimento del sogno americano.
Consigliato.