non amo murakami per ragioni oggettive e anche di storia personale che a volte, ebbene sì, interferisce a posteriori nelle proprie dipendenze letterarie. ma credo che sia un murakami dell'inizio, fastidioso nell'indeterminatezza dei personaggi ma a tratti evocativo come un pezzo blues che sgorga da
... (continue)
non amo murakami per ragioni oggettive e anche di storia personale che a volte, ebbene sì, interferisce a posteriori nelle proprie dipendenze letterarie. ma credo che sia un murakami dell'inizio, fastidioso nell'indeterminatezza dei personaggi ma a tratti evocativo come un pezzo blues che sgorga da uno strumento a fiato. finale quasi consolatorio, o si insegue l'indefinito o ci si accontenta della tiepida minestra riscaldata insomma.
ben disegnato, colori vividi e tratto sporco ed efficace sulla carta pregno ed interessante, invece a me è scivolato via un pò troppo velocemente e senza lasciare tracce profonde. spunto interessante, l'ispirazione e la dipendenza, paura ed identificazione ma sviluppato così così
buffo e visionario. proseguendo nella lettura si diventa molto avvezzi alle manovre immobiliar sessuali dei protagonisti. sostanzialmente inutile, ma buffo e visionario
e la forza ancestrale dell'amore e del racconto mediorientale incontrano le tavole di thompson nitide e callifrafiche. splendido oggetto, dalla copertina alle magnifiche illustrazioni. onirico, dorato, struggente
non amo murakami per ragioni oggettive e anche di storia personale che a volte, ebbene sì, interferisce a posteriori nelle proprie dipendenze letterarie.continue)
ma credo che sia un murakami dell'inizio, fastidioso nell'indeterminatezza dei personaggi ma a tratti evocativo come un pezzo blues che sgorga da ... (
non amo murakami per ragioni oggettive e anche di storia personale che a volte, ebbene sì, interferisce a posteriori nelle proprie dipendenze letterarie.
ma credo che sia un murakami dell'inizio, fastidioso nell'indeterminatezza dei personaggi ma a tratti evocativo come un pezzo blues che sgorga da uno strumento a fiato.
finale quasi consolatorio, o si insegue l'indefinito o ci si accontenta della tiepida minestra riscaldata insomma.