Un resoconto degli orrori della guerra, un monito per tutti, una perla.
Un libro meraviglioso, intenso, violento, toccante, da far leggere in tutte le scuole.
Ho letto alcune recensioni in cui si rimarca una presunta rozzezza della prosa di Remarque e una (eccessiva) semplicità del suo stile letterario. Forse tarato da pregiudizi, vi ho letto una velata analogia, di n
... (continue)
Un libro meraviglioso, intenso, violento, toccante, da far leggere in tutte le scuole.
Ho letto alcune recensioni in cui si rimarca una presunta rozzezza della prosa di Remarque e una (eccessiva) semplicità del suo stile letterario. Forse tarato da pregiudizi, vi ho letto una velata analogia, di natura francamente un po' snob, fra "Niente di nuovo sul fronte occidentale" e il libro "Cuore", con qualche ferita e qualche granata in più. Ora, io non sono un critico, non pretendo di avere una grande sensibilità letteraria né un'importante cultura, non ho letto gli altri libri di Remarque e non so se questo sia il migliore o il peggiore, ma l'ho adorato anche per com'è scritto. L'alternanza di crude descrizioni e brevi racconti della vita al fronte e di riflessioni del protagonista rende allo stesso tempo facile e difficile l'immedesimazione. La realtà della guerra emerge nitida e spietata e non lascia spazio allo spirito di avventura bellico (da classico film di guerra, per intenderci). Durante la lettura parecchie volte mi sono trovato con il groppo in gola dovuto non alla suspense ma all'orrore e alla disperazione che regnava nelle pagine. Le vivide immagini di ferite, amputazioni e morti non sono mai gratuite. Non c'è mai un gusto che ricorda il pulp, quanto la ferma volontà di stroncare la retorica della guerra. Allo stesso tempo, le immagini da sole rischierebbero di soffocare ogni riflessione nel raccapriccio.
La triste nota in più del libro, infine, è la costante sensazione di essere di fronte a una storia al confine tra il verosimile e il vero, raccontata da un superstite che, suo malgrado, non ha fatto alcuna fatica a mettere nero su bianco i suoi pensieri e i suoi indelebili ricordi.
Niente di nuovo sul fronte occidentale
Un libro meraviglioso, intenso, violento, toccante, da far leggere in tutte le scuole.
Ho letto alcune recensioni in cui si rimarca una presunta rozzezza della prosa di Remarque e una (eccessiva) semplicità del suo stile letterario. Forse tarato da pregiudizi, vi ho letto una velata analogia, di n ... (continue)
Un libro meraviglioso, intenso, violento, toccante, da far leggere in tutte le scuole.
Ho letto alcune recensioni in cui si rimarca una presunta rozzezza della prosa di Remarque e una (eccessiva) semplicità del suo stile letterario. Forse tarato da pregiudizi, vi ho letto una velata analogia, di natura francamente un po' snob, fra "Niente di nuovo sul fronte occidentale" e il libro "Cuore", con qualche ferita e qualche granata in più. Ora, io non sono un critico, non pretendo di avere una grande sensibilità letteraria né un'importante cultura, non ho letto gli altri libri di Remarque e non so se questo sia il migliore o il peggiore, ma l'ho adorato anche per com'è scritto. L'alternanza di crude descrizioni e brevi racconti della vita al fronte e di riflessioni del protagonista rende allo stesso tempo facile e difficile l'immedesimazione. La realtà della guerra emerge nitida e spietata e non lascia spazio allo spirito di avventura bellico (da classico film di guerra, per intenderci). Durante la lettura parecchie volte mi sono trovato con il groppo in gola dovuto non alla suspense ma all'orrore e alla disperazione che regnava nelle pagine. Le vivide immagini di ferite, amputazioni e morti non sono mai gratuite. Non c'è mai un gusto che ricorda il pulp, quanto la ferma volontà di stroncare la retorica della guerra. Allo stesso tempo, le immagini da sole rischierebbero di soffocare ogni riflessione nel raccapriccio.
La triste nota in più del libro, infine, è la costante sensazione di essere di fronte a una storia al confine tra il verosimile e il vero, raccontata da un superstite che, suo malgrado, non ha fatto alcuna fatica a mettere nero su bianco i suoi pensieri e i suoi indelebili ricordi.