L'urban fantasy non è un sottogenere che mi garbi granché, e con l'Amuleto di Samarcanda l'ho capito definitivamente. Ricorda sotto diversi aspetti Harry Potter, ma se ne distacca notevolmente sotto numerosi punti di vista. Innanzitutto, non è ambientato nel nostro mondo come lo conosciamo, bensì i
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L'urban fantasy non è un sottogenere che mi garbi granché, e con l'Amuleto di Samarcanda l'ho capito definitivamente. Ricorda sotto diversi aspetti Harry Potter, ma se ne distacca notevolmente sotto numerosi punti di vista. Innanzitutto, non è ambientato nel nostro mondo come lo conosciamo, bensì in un universo parallelo, dove i maghi non solo vivono allo scoperto, ma governano la società. La magia funziona in modo molto diverso: niente bacchette magiche o poteri innati, poiché la magia dei maghi deriva da un'unica fonte di potere, i demoni. Senza di essi, i maghi non sono nulla. Aspetto interessante, devo ammetterlo. Inoltre, il co-protagonista Nathaniel non ricorda per nulla Harry Potter. Se il ben più famoso maghetto era caratterizzato da un irriducibile senso dell'onore e dell'onestà, Nathaniel è un personaggio estremamente ambiguo, che io ho trovato più inquietante del demone protagonista Bartimeus. Molti spunti interessanti, ma la trama non sempre mi ha coinvolto. La magia non è quella che piace a me, poi - ripeto - l'urban fantasy non è nelle mie corde. Non leggerò tanto presto il seguito, temo.
Una storia interessante, ciò che rimane impresso è la struttura della società drow e l'angosciante esistenza di un protagonista che rifiuta di accettare passivamente il destino cui la sua corrotta civiltà lo costringe. Una metafora dell'uomo in lotta con il sistema che vorrebbe imporgli scelte in ne
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Una storia interessante, ciò che rimane impresso è la struttura della società drow e l'angosciante esistenza di un protagonista che rifiuta di accettare passivamente il destino cui la sua corrotta civiltà lo costringe. Una metafora dell'uomo in lotta con il sistema che vorrebbe imporgli scelte in netto contrasto con la coscienza, nel quale deve scegliere se adeguarsi o soccombere. E' proprio questo il dilemma di Drizzt. Diventare un guerriero drow a tutti gli effetti o rimanere se stesso? Una scelta che lo tormenterà fino alla decisione finale. La trama è consistente, alcuni personaggi molto ben delineati (ma non tutti). Memorabile Zaknafein, delude un po' Alton DeVir, odioso Masoj (in senso buono), metà e metà Drizzt. Briza un po' troppo sopra le righe, Malice interessante, Vierna indecifrabile, Maya e Rizzen macchiette. Dinin si perde per strada. Ciò che non mi è piaciuto molto di questo libro è la magia: troppo roboante, troppo stereotipata, troppo barocca. L'atmosfera cupa del libro ne risente, un uso della magia così smodato è degno di un videogioco, non di un libro.
La grande bellezza di questo classico non è solo nella storia, ma nel modo in cui viene insegnato a vedere attraverso la storia. Le 'intrusioni' dell'autore sono spesso sagaci, divertenti e uniscono la risata alla riflessione. La storia è semplice, ma coinvolgente.
Quando pensavo che in Italia non venisse prodotto alcun fantasy di un certo spessore, ecco che spunta L'Ultimo elfo. In certi punti più fiaba che fantasy, L'Ultimo elfo è un ricco e toccante affresco di una società distrutta da catastrofi ambientali (messaggio ecologista?) che comincia a riprendere
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Quando pensavo che in Italia non venisse prodotto alcun fantasy di un certo spessore, ecco che spunta L'Ultimo elfo. In certi punti più fiaba che fantasy, L'Ultimo elfo è un ricco e toccante affresco di una società distrutta da catastrofi ambientali (messaggio ecologista?) che comincia a riprendere vita. Gli umani dominano questo mondo, ma al suo interno vivevano anche gli elfi, ora sull'orlo dell'estinzione: uno solo di loro è sopravvissuto, il piccolo Yorsh. Nella sua ingenuità e innocenza di bambino ('nato da poco', come preferisce definirsi lui) Yorsh entra a contatto con il pregiudizio, l'ostilità e la miseria, ma anche con la generosità di chi lo accoglie nonostante sia 'diverso', la bontà di chi mette da parte il pregiudizio per aiutarlo. E' una storia toccante, che in diversi punti mi ha commosso. Il fantasy italiano ha trovato un titolo davvero valido.
L'amuleto di Samarcanda
L'urban fantasy non è un sottogenere che mi garbi granché, e con l'Amuleto di Samarcanda l'ho capito definitivamente.continue)
Ricorda sotto diversi aspetti Harry Potter, ma se ne distacca notevolmente sotto numerosi punti di vista. Innanzitutto, non è ambientato nel nostro mondo come lo conosciamo, bensì i ... (
L'urban fantasy non è un sottogenere che mi garbi granché, e con l'Amuleto di Samarcanda l'ho capito definitivamente.
Ricorda sotto diversi aspetti Harry Potter, ma se ne distacca notevolmente sotto numerosi punti di vista. Innanzitutto, non è ambientato nel nostro mondo come lo conosciamo, bensì in un universo parallelo, dove i maghi non solo vivono allo scoperto, ma governano la società. La magia funziona in modo molto diverso: niente bacchette magiche o poteri innati, poiché la magia dei maghi deriva da un'unica fonte di potere, i demoni. Senza di essi, i maghi non sono nulla. Aspetto interessante, devo ammetterlo. Inoltre, il co-protagonista Nathaniel non ricorda per nulla Harry Potter. Se il ben più famoso maghetto era caratterizzato da un irriducibile senso dell'onore e dell'onestà, Nathaniel è un personaggio estremamente ambiguo, che io ho trovato più inquietante del demone protagonista Bartimeus.
Molti spunti interessanti, ma la trama non sempre mi ha coinvolto. La magia non è quella che piace a me, poi - ripeto - l'urban fantasy non è nelle mie corde. Non leggerò tanto presto il seguito, temo.
Abbaiare stanca
Non pensavo di potermi commuovere così alla mia età. Un libro difficile da dimenticare. Peccato non averlo scoperto prima.
Il dilemma di Drizzt
Una storia interessante, ciò che rimane impresso è la struttura della società drow e l'angosciante esistenza di un protagonista che rifiuta di accettare passivamente il destino cui la sua corrotta civiltà lo costringe. Una metafora dell'uomo in lotta con il sistema che vorrebbe imporgli scelte in ne ... (continue)
Una storia interessante, ciò che rimane impresso è la struttura della società drow e l'angosciante esistenza di un protagonista che rifiuta di accettare passivamente il destino cui la sua corrotta civiltà lo costringe. Una metafora dell'uomo in lotta con il sistema che vorrebbe imporgli scelte in netto contrasto con la coscienza, nel quale deve scegliere se adeguarsi o soccombere. E' proprio questo il dilemma di Drizzt. Diventare un guerriero drow a tutti gli effetti o rimanere se stesso? Una scelta che lo tormenterà fino alla decisione finale.
La trama è consistente, alcuni personaggi molto ben delineati (ma non tutti). Memorabile Zaknafein, delude un po' Alton DeVir, odioso Masoj (in senso buono), metà e metà Drizzt. Briza un po' troppo sopra le righe, Malice interessante, Vierna indecifrabile, Maya e Rizzen macchiette. Dinin si perde per strada.
Ciò che non mi è piaciuto molto di questo libro è la magia: troppo roboante, troppo stereotipata, troppo barocca. L'atmosfera cupa del libro ne risente, un uso della magia così smodato è degno di un videogioco, non di un libro.
La principessa sposa
La grande bellezza di questo classico non è solo nella storia, ma nel modo in cui viene insegnato a vedere attraverso la storia. Le 'intrusioni' dell'autore sono spesso sagaci, divertenti e uniscono la risata alla riflessione. La storia è semplice, ma coinvolgente.
L'ultimo elfo
Quando pensavo che in Italia non venisse prodotto alcun fantasy di un certo spessore, ecco che spunta L'Ultimo elfo.continue)
In certi punti più fiaba che fantasy, L'Ultimo elfo è un ricco e toccante affresco di una società distrutta da catastrofi ambientali (messaggio ecologista?) che comincia a riprendere ... (
Quando pensavo che in Italia non venisse prodotto alcun fantasy di un certo spessore, ecco che spunta L'Ultimo elfo.
In certi punti più fiaba che fantasy, L'Ultimo elfo è un ricco e toccante affresco di una società distrutta da catastrofi ambientali (messaggio ecologista?) che comincia a riprendere vita. Gli umani dominano questo mondo, ma al suo interno vivevano anche gli elfi, ora sull'orlo dell'estinzione: uno solo di loro è sopravvissuto, il piccolo Yorsh. Nella sua ingenuità e innocenza di bambino ('nato da poco', come preferisce definirsi lui) Yorsh entra a contatto con il pregiudizio, l'ostilità e la miseria, ma anche con la generosità di chi lo accoglie nonostante sia 'diverso', la bontà di chi mette da parte il pregiudizio per aiutarlo. E' una storia toccante, che in diversi punti mi ha commosso. Il fantasy italiano ha trovato un titolo davvero valido.