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All books
| Accabadora |
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| Di bestia in bestia |
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| Quel che resta del giorno |
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| I fiori blu |
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| Il vangelo secondo Gesù Cristo |
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| Novecento: Un monologo |
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| Rulli di tamburo per Rancas |
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| San Isidro Futból |
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| Il ponte sulla Drina |
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| Cent'anni di solitudine |
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| Non è un paese per vecchi |
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| Il gioco del rovescio |
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| La festa del caprone |
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| Memorie di Adriano |
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| L'onnipotente |
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| L'odore acido di quei giorni |
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| Una terra chiamata Alentejo |
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| Il Maestro e Margherita |
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| Saggio sulla lucidità |
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| Quasi una preghiera |
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| Fantasmagonia |
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| Tutto il ferro della torre Eiffel |
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| Fuoco amico: Duetto |
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| Il paradiso è altrove |
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| Cecità |
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| Teresa Batista stanca di guerra |
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| Underground: Racconto a più voci dell'attentato alla metropolitana di Tokyo |
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| Buonanotte, signor Lenin |
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| Quando lei era buona |
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| Viaggio alla fine del millennio |
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| Il sogno del Celta |
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| Più lontano ancora |
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| Nei confini di un giardino |
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| Racconti matematici |
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| Caino |
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| Lo straniero |
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| Storia dell'assedio di Lisbona |
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| La tregua |
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| Gli autonauti della cosmostrada: ovvero Un viaggio atemporale Parigi-Marsiglia |
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| La mia vita di uomo |
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| Le sei reincarnazioni di Ximen Nao |
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| La controvita |
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| 1Q84: Libro 3: Ottobre-dicembre |
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| La zia Julia e lo scribacchino |
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| Il responsabile delle risorse umane: Passione in tre atti |
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| I miti del nostro tempo |
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| L'ospite inquietante: Il nichilismo e i giovani |
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| Limbo |
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| Verderame |
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| Chi ha ucciso Palomino Molero? |
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Uno sguardo lucido sull'incubo.
Molte volte leggendo opere narrative di Murakami mi sono sorpreso a pensare con curiosità a questo autore cosi onirico alle prese con la saggistica o meglio ancora con la cronaca. Era quindi inevitabile che venire a conoscenza di questo Underground, che affronta e descrive il terribile attentato al ... (continue)
Molte volte leggendo opere narrative di Murakami mi sono sorpreso a pensare con curiosità a questo autore cosi onirico alle prese con la saggistica o meglio ancora con la cronaca. Era quindi inevitabile che venire a conoscenza di questo Underground, che affronta e descrive il terribile attentato al gas nervino nella metropolitana di Tokyo dal punto di vista dei protagonisti, significava per me affrontarlo subito.
Ne è valsa davevro la pena, innanzi tutto perchè la cronaca e l'analisi del mondo di oggi esaltano invece che reprimere lo stile asettico e precisissimo di Murakami, ma anche perchè il tema che affronta è anncora incomparabilmente attuale. Terrorismo, dunque. Il 20 Marzo 1995 un manipolo di adepti del culto Aum Shrinkyo, delirante e pericolosa setta pseudo buddista, entra nella metropolitana affollata e libera un grosso quantitativo di sarin (un micidiale gas nervino) uccidendo numerose persone e causando gravi danni a tantissime altre.
E' un evento sconvolgente per l'opinione pubblica giapponese,e Murakami sceglie di rifletterci ed analizzarlo partendo dalle parole dei protagonisti. Realizza decine e decine di interviste, dando voce ai sopravvissuti, ai parenti delle vittime, agli esecutori: ne riporta in questo libro le risposte fedeli, commentando in fondo al volume lo spaccato della società superindustrializzata di oggi, e mettendo in evidenza le crepe e gli angoli bui in cui il terrorismo e la follia possono nascondersi e prosperare.
Al lettore quindi questo libro è doppiamente utile, perchè ne emerge uno spaccato della società giapponese avanzatissima ma anche infragilita da una feroce industrializzazione, ma anche tutta una serie di spunti di riflessione sul terrorismo e su come ci si può attrezzare per prevenirlo ed affrontarlo.
Nella prima parte leggiamo le testimonianze dei lavoratori giapponesi che come tanti insetti si muovono dentro quell'immenso formicaio che è la metropolitana di Tokyo: mi è balzata agli occhi l'idea di una gigantesca trappola. Il fortissimo senso del dovere della società giapponese spinge questa gente a rinunciare a tutto in nome della carriera e del lavoro: stressate vittime di orari massacranti in nome del dovere anche in preda agli spasmi dolorosi provocati dal sarin continuano tutti per la loro strada verso il posto di lavoro, e solo quando alla fine crollano vengono condotte agli ospedali.
Vite vuote, fatte solo di lavoro, ubriacature e pomeriggi a giocare nelle sale di Pachinko, senza risorse nè fisiche nè temporali da dedicare alla propria crescita spirituale: l'ideale collettivo di vita corretta imposto dalla società massificata è talmente oppressivo che proprio da qui Murakami parte per spiegare l'accaduto. Nella disperazione di coloro che non si ritrovano nell'ideale del lavoro e che non vedono vie d' uscita prosperano culti della distruzione come quello di AUM contro i quali il sistema non ha anticorpi. Una società che non voglia covare dentro di se la serpe della follia e del terrorismo deve trovare il modo di coinvolgere nel suo progetto le persone che per inclinazione o per scelta non riescono ad aderire alla vita che l'immaginario collettivo giudica "Giusta". Tornano alla mente le pagine della Pastorale Americana di Philip Roth, in cui il gesto folle che rovina le vite di una intera fammiglia nasce proprio dalla vita strozzata della giovane figlia in un ruolo che non è il suo, mentre il romanzo termina con l'eterna domanda di chi non sa capire il disadattato "cos'hanno i Levov che non va?"
Allo stesso tempo suscita ammirazione la pronta disponibilità con cui tutti si donano agli altri nel dramma dell'attentato, anche coloro che non sono direttamente coinvolti cercano tutti di fare qualcosa a spese della loro stessa vita.
Lo sforzo che la maggior parte delle vittime fa nel non pensare agli attentatori con odio o con rabbia è un'altra lezione importante che distingue la società giapponese da quelle occidentali, e che Murakami coglie. Davanti ad una crisi terroristica la prina cosa da fare è sforzarsi di superare una visione manichea delle cose. "Noi" siamo le vittime e siamo i buoni, loro sono i pochi depravati cattivi; questa visione delle cose comoda per i media ed anche per i governi non porta a capire cosa accade, perchè gli attentatori sono uomini di cui vanno comprese le storture e le motivazioni per una prevenziione di questi fenomeni e per irrobustire il sistema contro di essi. Jonathan Franzen ha scritto che l'11 settembre è stato un preziono dono di odio che Bin Laden ha fatto all' America, e che la rabbia americana ha prontamente accettato. Leggendo questo libro si capisce che questo è un errore contro il quale bisogna tenere la guardia alta fin da subito.
Nella seconda parte del libro Murakami visita ed intervista i membri del folle culto Aum che si è macchiato di questo crimine, mettendoli in difficoltà con le sue domande stringenti e precise. Fa effetto constatare che non siamo davanti a mostri sanguinari, ma a persone normali e dotate, spesso sopra la media. Ciò che li porta a sacrificare la loro identità ad un religione malvagia e deviata nella maaggior parte dei casi è la loro incapacità ad appiattirsi alla vita-modello della società iper controllata, spesso dovuta a traumi sentimentali o familiari, ma anche a menti troppo ricettive ed aperte che si sentono incatenate in una vita superficiale.
Drammatico come un romanzo, approfondito come un reportage, ma anche una riflessione utile ed intensa su uno dei tempi più attuali del mondo degli anni duemila, anche il Murakami saggista, a fianco del Murakami romanziere, non delude. Assolutamente consigliato.