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I doni della vita
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Un grande affresco sulla Guerra e sui sentimenti. Con il consueto sguardo ironico e pungente, spietato nel cogliere le falsità piccolo borghesi, la Nemirovsky più che descrivere, “entra” nelle dinamiche familiari, ne svela le trame segrete e le meschinità, gli odi mascherati da cortesia di buon vici ... (continue)
Un grande affresco sulla Guerra e sui sentimenti. Con il consueto sguardo ironico e pungente, spietato nel cogliere le falsità piccolo borghesi, la Nemirovsky più che descrivere, “entra” nelle dinamiche familiari, ne svela le trame segrete e le meschinità, gli odi mascherati da cortesia di buon vicinato.
Del resto è lei che ne il ballo ha dato forza a una rabbia di adolescente che frantuma con perfidia inaspettata il sogno della madre.
Il romanzo però si apre con una vittoria dei sentimenti autentici sui matrimoni combinati: Pierre ha il coraggio di abbandonare la ricca e grassoccia Simone per Agnes , l’amore della sua infanzia e di tutta la sua vita. Saranno “puniti” per la loro trasgressione con l’unico modo che la borghesia conosce: niente patrimonio di famiglia per chi fa di testa sua, insieme a incredibili divieti di frequentare la loro famiglia.
Vittoria di breve respiro, quella di questo Amore forte e tenero. Arriva la Guerra e prende Pierre, lo porta via ad Agnes e al loro bambino.
La città, testimone del loro amore “scandaloso” diventerà presto un cumulo di macerie. Su tutto, mobili, foto, ricordi, cadrà la polvere nera delle granate, l’incertezza di un esilio forzato
Le donne, gli uomini si piegano davanti alla grande macchina infernale che travolge ogni cosa. Su tutti però sembra resistere come una vecchia quercia il grande vecchio despota, quello che ha decretato la cacciata di Pierre, reo confesso di aver sposato la donna che amava.
Per noi che la Guerra non l’abbiamo vissuta, e vediamo solo nelle immagini i Dolori delle guerre di oggi, nel piccolo schermo della Tv o nei filmati in rete, Irène ci porta nelle strade desolate, nel delirio dell’attesa del ritorno dei cari, la conta dei morti, l’alternanza di speranza e dolore che costella la follia di una Guerra.
I suoi personaggi sono dotati di Una Forza straordinaria, quella che le fa scrivere “più è la sventura e più è la forza”. Sono a tutto tondo, senza vie di mezzo. Negativi e positivi, falsi o autentici a tutti i costi, bianchi o neri.
Nessuna tentazione letteraria: la Guerra è quella cosa sporca e folle che distrugge tutto, non c’è tempo per creare eroi: uomini e donne si perdono, si ritrovano, hanno la forza di ricominciare ma si concedono il tempo del Dolore.
C’è una grande forza nei personaggi, nei loro sentimenti.
Un finale inaspettato, che fa crescere la Speranza.
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