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Il nostro compagno segreto -
Ecco cosa capita a chi ha in casa tanti libri: credendo di non averlo, ho comprato Il compagno segreto (The Secret Sharer) di Joseph Conrad (1857-1924; scritto nel 1909, pubblicato nell'Harper's Magazine l'anno successivo e poi in volume nel '12 assieme ad altri due racconti ... (continue)
- — Oct 18, 2009 | Add your feedback
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Evitare le montature -
Romanzo del 2002, tutto sommato di una certa complessità, con qualche eco letterario piuttosto impegnativo. Un po' surrealista anche se la vicenda narrata in prima persona, pone una questione assai attuale e tutt'altro che leggera: quella dell'Arte “costruita”, risultante non tanto dalla profondit ... (continue)
- — Oct 6, 2009 | Add your feedback
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Racconti fantastici
Quel che colpisce di questi Racconti fantastici dello scapigliato Iginio Ugo Tarchetti (1841-1869), è - ai giorni nostri, dopo più di un secolo – non tanto la fabula quanto lo stile. O, ancora più precisamente, la grafia delle parole, grafia che sarebbe per noi sbagliata: traccie, treccie, leggiero, ... (continue)
Quel che colpisce di questi Racconti fantastici dello scapigliato Iginio Ugo Tarchetti (1841-1869), è - ai giorni nostri, dopo più di un secolo – non tanto la fabula quanto lo stile. O, ancora più precisamente, la grafia delle parole, grafia che sarebbe per noi sbagliata: traccie, treccie, leggiero, enimma. Eppure, a pochi anni dall'unità d'Italia, l'Italiano corrente, accettabile e pubblicabile era questo. Quanto alla maniera di costruire i racconti è anch'essa ottocentesca: iniziano con quelle che potrebbero essere conclusioni e poi vi è la narrazione vera e propria dei fatti, a volte realmente vissuti dal protagonista che li racconta in prima persona, spesso scritti in terza persona ma con una chiosa, al termine, che solleva il narratore da qualsivoglia responsabilità: “così i fatti mi son stati raccontati e, fedelmente, così io ve li racconto”. Quanto alla fabula, riconosco che può esser difficile individuare argomenti, fatti e trame originali per quanto l'immaginazione possa spaziare nei territori del fantastico, poiché rimangono pur sempre i limiti imposti dalla credibilità che regolano la nostra disponibilità al famoso “suspension of disbelief” di S.T. Coleridge.
E, tutto ben considerato, i racconti son ancora leggibili e apprezzabili, e una certa meraviglia riescono ancora a suscitarla (non fosse quest'Italiano antico), nonostante il gusto del Novecento e quello dei quest'inizio di millennio, siano ormai troppo lontani e diversi da quelli del secondo Ottocento. Il Fato, il soprannaturale che fa capolino nelle nostre vite, personaggi segnati fin dalla nascita da un ineludibile destino (che ha influssi deleteri in quello altrui), sogni che guidano i nostri giorni, sedute spiritiche e fantasmi che vengono in ora tarda ma con fare rispettoso a riprendersi quello che apparteneva loro in vita (così da non turbare più di tanto la nostra), folli ossessioni che portano all'omicidio, spiriti gentili oltraggiati, entrano in corpi per reclamar giustizia, filtri d'amore che in realtà son elisir di lunga vita, sono questi i temi trattati dal nostro Tarchetti che con Carlo Dossi (1849-1910), Emilio Praga (1839-1863) i fratelli Arrigo (1842-1918) e Camillo (1836-1914) Boito e Giovanni Faldella (1846- 1928) (come lui piemontese) diedero vita al movimento degli scapigliati i quali mostravano e denunciavano una certa insofferenza contro il conformismo borghese e liberale la celebrazione della Storia e pretendevano una pacifica “immaginazione al potere”, ideali e aspirazioni non molto diversi, dopotutto, da quelle di giovani della (più o meno) loro stessa età, vissuti circa un secolo dopo. Quando mi ritrovo queste similitudini se non proprio ricorsi storici, mi vien sempre in mente quel verso ungarettiano (da La Pietà del 1928) secondo cui l'uomo non è che un “monotono universo”. Prendiamo quel che di buono c'è in questo universo. Tarchetti compreso!
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