il solito Camilleri, talmente solito che si capisce tutto dalla 20esima pagina circa, ma tutto eh: cosa succederà, dove si andrà a parare, come e perché.
Recensisco qui, ma vale anche per gli altri due romanzi della trilogia.
La mia impressione è che la Troisi aveva semplicemente in mente una storia e l'ha scritta. Il che mi rende difficile comprendere il perché di tante critiche che sono piovute addosso all'autrice. La trilogia non brilla di origin
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Recensisco qui, ma vale anche per gli altri due romanzi della trilogia.
La mia impressione è che la Troisi aveva semplicemente in mente una storia e l'ha scritta. Il che mi rende difficile comprendere il perché di tante critiche che sono piovute addosso all'autrice. La trilogia non brilla di originalià, ok, ma sul fantasy classico è stato praticamente detto tutto. Non ha un linguaggio super ricercato, e meno male, vuol dire che la Troisi non soffre della sindrome del 'devo assolutamente dimostrare qualcosa' che spesso coglie gli esordienti. Se Licia fosse stata in US i suoi romanzi sarebbero probabilmente stati pubblicati dalla Wizard of the Coast.
Premesso tutto questo, i romanzi sono scritti bene e in uno stile asciutto e scorrevole, i personaggi sono ben curati, forse qualche parolina in più poteva essere spesa per l'ambientazione, ma va bene anche così. La trama scorre che è un piacere, rallentando un po' solo nella parte centrale (il romanzo che ho gradito di meno).
Un buon romanzo - mi piace considerarlo un testo unico - che non mi meraviglia abbia avuto il successo che ha avuto.
brutto brutto brutto brutto... l'ho già detto che questo fumetto è davvero brutto? Manara l'avrà disegnato in 10 minuti per tavola (lasciando qua e là segni di matita che nemmeno si è premurato di sgommare), Claremont riesce a dare il peggio di sé con una trama dello stesso spessore della carta veli
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brutto brutto brutto brutto... l'ho già detto che questo fumetto è davvero brutto? Manara l'avrà disegnato in 10 minuti per tavola (lasciando qua e là segni di matita che nemmeno si è premurato di sgommare), Claremont riesce a dare il peggio di sé con una trama dello stesso spessore della carta velina. Il tutto per un'operazione commerciale di cui si poteva francamente fare a meno. L'unica consolazione è che me l'hanno prestato.
Adoro com'è scritto questo romanzo, se Mr Deeny scrive sempre così è sicuramente da tenere d'occhio. Gli Incubi di Hazel è una favoletta dark che per certi versi mi ha fatta pensare, vai a sapere perché, alla ben più celebre Coraline di Neil Gaiman.
La piccola Hazel viene mandata a trascorrere un'e
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Adoro com'è scritto questo romanzo, se Mr Deeny scrive sempre così è sicuramente da tenere d'occhio. Gli Incubi di Hazel è una favoletta dark che per certi versi mi ha fatta pensare, vai a sapere perché, alla ben più celebre Coraline di Neil Gaiman.
La piccola Hazel viene mandata a trascorrere un'estate nell'orribile casa dell'ancor più orribile zia Eugenia e del timidissimo cugino Isambard padrone di strambi animali come il labrador dalla testa di legno, le anatre fumatrici e i porcellini siamesi.
Riuscirà la piccola a sopravvivere per ben tre settimane alle angherie dell'odiosa zia? e chi sono quelle strane creature che abitano il bosco intorno alla casa?
Vi lascio il piacere di scoprirlo.
Gli Incubi di Hazel è all'apparenza un racconto per bambini, ma francamente lo trovo ai margini del genere (da piccola io sarei morta di paura).
L'ironia di Deeny è spesso troppo sottile per essere colta in pieno da quello che pare essere il suo target letterario e la storia è un po' troppo semplice per un adoluto. Deeney scrive in un modo delizioso e già le prime righe del romanzo spiazzano il lettore che si sente rivolgere in prima persona insinuazioni sulla propria genitrice.
Sicuramente questo piccolo romanzo ha un inizio strepitoso, peccato che, secondo me, sul finale un po' si perde e la mia impressione strettamente personale è che l'autore stesso a un certo punto si sia dovuto inventare un finale per chiudere la vicenda.
Ammetto che le ultime pagine mi hanno lasciata un poco insoddisfatta, ma, ripeto, Leander Deeney è un tipo da tenere d'occhio.
Faletti, sì quello che negli anni '80 si vestiva da suora, non solo sa scrivere, ma ha anche delle buone idee. Certo, se vi aspettate la divina commedia lasciate perdere: è un giallo, un libro da leggere in treno o magari dopo una giornata di lavoro.
Faletti, sì quello che negli anni '80 si vestiva da suora, non solo sa scrivere, ma ha anche delle buone idee. Certo, se vi aspettate la divina commedia lasciate perdere: è un giallo, un libro da leggere in treno o magari dopo una giornata di lavoro.
Ma è uno di quei gialli in cui il lettore vuole capire chi è l'assassino e non molla il romanzo finché non l'ha scoperto (cosa che, in genere, avviene poco prima che ci riescano i nostri eroi), e una volta che si è scoperto chi e perché ci si rende conto che tutto torna e che gli indizi sono disseminati fin dall'inizio.
Tuttavia non è un romanzo perfetto: Faletti soffre un po' della sindrome del voler dimostrare qualcosa, soprattutto nelle descrizioni a volte si lascia prendere un po' la mano da frasi astruse. Non ce n'era bisgno, ma pazienza, non appesantiscono troppo e diminuiscono mano a mano che si va avanti con il testo.
Inoltre non ho amato particolarmente una delle sottotrame così come il protagonista del romanzo (abbastanza odioso a parer mio) ma qui son considerazioni in cui rientra il gusto personale.
Mi è piaciuto molto, invece, il modo in cui Faletti cambia registro linguistico ogni volta che il punto di vista della vicenda si sposta su questo o su quel personaggio.
La caccia al tesoro
il solito Camilleri, talmente solito che si capisce tutto dalla 20esima pagina circa, ma tutto eh: cosa succederà, dove si andrà a parare, come e perché.
Il talismano del potere
Recensisco qui, ma vale anche per gli altri due romanzi della trilogia.
La mia impressione è che la Troisi aveva semplicemente in mente una storia e l'ha scritta. Il che mi rende difficile comprendere il perché di tante critiche che sono piovute addosso all'autrice.continue)
La trilogia non brilla di origin ... (
Recensisco qui, ma vale anche per gli altri due romanzi della trilogia.
La mia impressione è che la Troisi aveva semplicemente in mente una storia e l'ha scritta. Il che mi rende difficile comprendere il perché di tante critiche che sono piovute addosso all'autrice.
La trilogia non brilla di originalià, ok, ma sul fantasy classico è stato praticamente detto tutto.
Non ha un linguaggio super ricercato, e meno male, vuol dire che la Troisi non soffre della sindrome del 'devo assolutamente dimostrare qualcosa' che spesso coglie gli esordienti.
Se Licia fosse stata in US i suoi romanzi sarebbero probabilmente stati pubblicati dalla Wizard of the Coast.
Premesso tutto questo, i romanzi sono scritti bene e in uno stile asciutto e scorrevole, i personaggi sono ben curati, forse qualche parolina in più poteva essere spesa per l'ambientazione, ma va bene anche così.
La trama scorre che è un piacere, rallentando un po' solo nella parte centrale (il romanzo che ho gradito di meno).
Un buon romanzo - mi piace considerarlo un testo unico - che non mi meraviglia abbia avuto il successo che ha avuto.
X-Men - Ragazze in fuga
brutto brutto brutto brutto... l'ho già detto che questo fumetto è davvero brutto? Manara l'avrà disegnato in 10 minuti per tavola (lasciando qua e là segni di matita che nemmeno si è premurato di sgommare), Claremont riesce a dare il peggio di sé con una trama dello stesso spessore della carta veli ... (continue)
brutto brutto brutto brutto... l'ho già detto che questo fumetto è davvero brutto? Manara l'avrà disegnato in 10 minuti per tavola (lasciando qua e là segni di matita che nemmeno si è premurato di sgommare), Claremont riesce a dare il peggio di sé con una trama dello stesso spessore della carta velina. Il tutto per un'operazione commerciale di cui si poteva francamente fare a meno. L'unica consolazione è che me l'hanno prestato.
Gli incubi di Hazel
Adoro com'è scritto questo romanzo, se Mr Deeny scrive sempre così è sicuramente da tenere d'occhio.
Gli Incubi di Hazel è una favoletta dark che per certi versi mi ha fatta pensare, vai a sapere perché, alla ben più celebre Coraline di Neil Gaiman.
La piccola Hazel viene mandata a trascorrere un'e ... (continue)
Adoro com'è scritto questo romanzo, se Mr Deeny scrive sempre così è sicuramente da tenere d'occhio.
Gli Incubi di Hazel è una favoletta dark che per certi versi mi ha fatta pensare, vai a sapere perché, alla ben più celebre Coraline di Neil Gaiman.
La piccola Hazel viene mandata a trascorrere un'estate nell'orribile casa dell'ancor più orribile zia Eugenia e del timidissimo cugino Isambard padrone di strambi animali come il labrador dalla testa di legno, le anatre fumatrici e i porcellini siamesi.
Riuscirà la piccola a sopravvivere per ben tre settimane alle angherie dell'odiosa zia? e chi sono quelle strane creature che abitano il bosco intorno alla casa?
Vi lascio il piacere di scoprirlo.
Gli Incubi di Hazel è all'apparenza un racconto per bambini, ma francamente lo trovo ai margini del genere (da piccola io sarei morta di paura).
L'ironia di Deeny è spesso troppo sottile per essere colta in pieno da quello che pare essere il suo target letterario e la storia è un po' troppo semplice per un adoluto. Deeney scrive in un modo delizioso e già le prime righe del romanzo spiazzano il lettore che si sente rivolgere in prima persona insinuazioni sulla propria genitrice.
Sicuramente questo piccolo romanzo ha un inizio strepitoso, peccato che, secondo me, sul finale un po' si perde e la mia impressione strettamente personale è che l'autore stesso a un certo punto si sia dovuto inventare un finale per chiudere la vicenda.
Ammetto che le ultime pagine mi hanno lasciata un poco insoddisfatta, ma, ripeto, Leander Deeney è un tipo da tenere d'occhio.
Io uccido
Un bel libro, non perfetto, ma un bel libro.
Faletti, sì quello che negli anni '80 si vestiva da suora, non solo sa scrivere, ma ha anche delle buone idee.
Certo, se vi aspettate la divina commedia lasciate perdere: è un giallo, un libro da leggere in treno o magari dopo una giornata di lavoro.
Ma ... (continue)
Un bel libro, non perfetto, ma un bel libro.
Faletti, sì quello che negli anni '80 si vestiva da suora, non solo sa scrivere, ma ha anche delle buone idee.
Certo, se vi aspettate la divina commedia lasciate perdere: è un giallo, un libro da leggere in treno o magari dopo una giornata di lavoro.
Ma è uno di quei gialli in cui il lettore vuole capire chi è l'assassino e non molla il romanzo finché non l'ha scoperto (cosa che, in genere, avviene poco prima che ci riescano i nostri eroi), e una volta che si è scoperto chi e perché ci si rende conto che tutto torna e che gli indizi sono disseminati fin dall'inizio.
Tuttavia non è un romanzo perfetto: Faletti soffre un po' della sindrome del voler dimostrare qualcosa, soprattutto nelle descrizioni a volte si lascia prendere un po' la mano da frasi astruse.
Non ce n'era bisgno, ma pazienza, non appesantiscono troppo e diminuiscono mano a mano che si va avanti con il testo.
Inoltre non ho amato particolarmente una delle sottotrame così come il protagonista del romanzo (abbastanza odioso a parer mio) ma qui son considerazioni in cui rientra il gusto personale.
Mi è piaciuto molto, invece, il modo in cui Faletti cambia registro linguistico ogni volta che il punto di vista della vicenda si sposta su questo o su quel personaggio.
Insomma secondo me, a sorpresa, un buon romanzo.