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Titano
In Titano la realtà si ripiega sull’immaginario e le due dimensioni si compenetrano a livelli sempre più profondi, come in una costruzione frattale. C’è l’opera mitopoietica di Gea che riflette l’opera creativa di John Varley fin nel processo stesso della costruzione narrativa, ... (continue)
In Titano la realtà si ripiega sull’immaginario e le due dimensioni si compenetrano a livelli sempre più profondi, come in una costruzione frattale. C’è l’opera mitopoietica di Gea che riflette l’opera creativa di John Varley fin nel processo stesso della costruzione narrativa, con il Titano che si nutre di immaginario terrestre e Varley che dà fondo all’immaginario fantascientifico (dal duo Kubrick/Clarke a Herbert, ma i riferimenti sono numerosi, basti pensare che uno dei comprimari è un lettore accanito di science fiction, e che a un certo punto non manca di interrogarsi ricorsivamente sul genere e sul suo legame con il mondo artificiale e con l’avventura che sta vivendo). Ci sono le riflessioni sulla comunicazione che si adattano alla perfezione al ruolo del traduttore di un’opera letteraria, chiamato in questo caso a svolgere un’impresa titanica, come il compianto, grandissimo Vittorio Curtoni, tra i pochi in Italia, poteva essere in grado di svolgere. E c’è l’avventura che si trasforma in impresa epica e solo in virtù di questa sua statura concede alla protagonista il diritto di comprendere la natura dei Titani e ciò che è veramente accaduto a lei e ai suoi compagni, che trasfigura l’esperienza di ogni lettore, che solo in virtù dell’empatia innescata da una storia ambiziosa come questa può coglierne e apprezzarne appieno le sfumature e i risvolti.
http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2012/…
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