Immaginate un movimento musicale che dall’andante si spinge attraverso l’allegro (prima moderato, poi con brio) verso le cadenze di un presto e le fughe di un prestissimo. Trasponete in chiave fantascientifica l’idea meccanica di una corsa motociclistica notturna su una scogliera a picco sul mare o
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Immaginate un movimento musicale che dall’andante si spinge attraverso l’allegro (prima moderato, poi con brio) verso le cadenze di un presto e le fughe di un prestissimo. Trasponete in chiave fantascientifica l’idea meccanica di una corsa motociclistica notturna su una scogliera a picco sul mare o di un jet che infrange la barriera del suono. Chiudete gli occhi e immaginate la curva del progresso tecnologico come noi la conosciamo aumentare la sua pendenza e diventare sempre più ripida, seguendo un andamento che degenera in Singolarità. Il risultato è sempre inequivocabilmente il senso di vuoto allo stomaco prodotto da questo libro di Charles Stross: Accelerando. Finalista ai più importanti premi del settore, questo libro che riunisce nove racconti usciti sulle pagine della Asimov’s Science Fiction ha fatto incetta di riconoscimenti, proclamato da più voci come il miglior libro di fantascienza del 2005. Stross, autore di punta del cosiddetto nuovo Rinascimento scozzese della fantascienza (che annovera tra le sue fila nomi del calibro di Iain M. Banks e Ken MacLeod), ci accompagna nella società umana del tardo XXI secolo, dopo che l’avvento della Singolarità tecnologica ha reso l’immortalità fisica alla portata degli uomini. Nanotecnologie, Intelligenze Artificiali e contatti alieni sono all’ordine del giorno per l’umanità alienata di questo futuro così vicino, eppure così lontano. La nuova fantascienza passa da qui.
Ottima incursione di Brunner sul bordo di contatto tra la fantascienza e la spy-story, con corredo di civiltà interstellari appena suggerito. E poco importa che anche il plot spionistico resti in fondo poco più che abbozzato: alla fine perdurano il senso del mistero della cosmologia (un mix suggesti
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Ottima incursione di Brunner sul bordo di contatto tra la fantascienza e la spy-story, con corredo di civiltà interstellari appena suggerito. E poco importa che anche il plot spionistico resti in fondo poco più che abbozzato: alla fine perdurano il senso del mistero della cosmologia (un mix suggestivo di EVP e segnali alieni) e lo slancio pacifista dell'autore, amalgamati in una storia che può essere letta anche come omaggio alle visioni di Alfred Bester, del cui Tigre della notte questo The Stardroppers costituisce quasi un ossequioso prologo.
In Titano la realtà si ripiega sull’immaginario e le due dimensioni si compenetrano a livelli sempre più profondi, come in una costruzione frattale. C’è l’opera mitopoietica di Gea che riflette l’opera creativa di John Varley fin nel processo stesso della costruzione narrativa,
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In Titano la realtà si ripiega sull’immaginario e le due dimensioni si compenetrano a livelli sempre più profondi, come in una costruzione frattale. C’è l’opera mitopoietica di Gea che riflette l’opera creativa di John Varley fin nel processo stesso della costruzione narrativa, con il Titano che si nutre di immaginario terrestre e Varley che dà fondo all’immaginario fantascientifico (dal duo Kubrick/Clarke a Herbert, ma i riferimenti sono numerosi, basti pensare che uno dei comprimari è un lettore accanito di science fiction, e che a un certo punto non manca di interrogarsi ricorsivamente sul genere e sul suo legame con il mondo artificiale e con l’avventura che sta vivendo). Ci sono le riflessioni sulla comunicazione che si adattano alla perfezione al ruolo del traduttore di un’opera letteraria, chiamato in questo caso a svolgere un’impresa titanica, come il compianto, grandissimo Vittorio Curtoni, tra i pochi in Italia, poteva essere in grado di svolgere. E c’è l’avventura che si trasforma in impresa epica e solo in virtù di questa sua statura concede alla protagonista il diritto di comprendere la natura dei Titani e ciò che è veramente accaduto a lei e ai suoi compagni, che trasfigura l’esperienza di ogni lettore, che solo in virtù dell’empatia innescata da una storia ambiziosa come questa può coglierne e apprezzarne appieno le sfumature e i risvolti.
Esoterismo e cinefilia si (con)fondono anche nelle parole del mago, riportate da uno dei personaggi di contorno, che sembra costruito apposta per lasciare quest’unica testimonianza a Susanna. Una testimonianza che è anche un indizio, che orienta le sue indagini su binari diversi: “Arrivai al punt
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Esoterismo e cinefilia si (con)fondono anche nelle parole del mago, riportate da uno dei personaggi di contorno, che sembra costruito apposta per lasciare quest’unica testimonianza a Susanna. Una testimonianza che è anche un indizio, che orienta le sue indagini su binari diversi: “Arrivai al punto che il mio riflesso fisico allo specchio si era fatto fievole e tremolante. Somigliava all’effetto delle immagini interrotte delle prime pellicole, degli albori del cinematografo…” Ma la rapida sparizione del personaggio trova piena giustificazione nell’approccio razionale dell’autrice, che dissemina l’intreccio di suggestioni esoteriche con lo scopo di disinnescarne volta per volta le aspirazioni al soprannaturale. I demoni a cui Cristiana Astori è interessata e contro cui pone in lotta i suoi personaggi sono molto più umani e concreti di entità infilatesi nella nostra da un’altra dimensione: ossessioni private, verità rimosse, pressioni dell’inconscio. I demoni che ognuno di noi si porta dentro.
Superato l’effetto-sorpresa della Milano cartoonizzata di Infect@, Dario Tonani riesce a congegnare una nuova formula che fa guadagnare anche a Toxic@ ottimi punti in originalità: non ci sono più Betty Boop giganti a spasso tra i palazzi di Milano, ma per le strade
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Superato l’effetto-sorpresa della Milano cartoonizzata di Infect@, Dario Tonani riesce a congegnare una nuova formula che fa guadagnare anche a Toxic@ ottimi punti in originalità: non ci sono più Betty Boop giganti a spasso tra i palazzi di Milano, ma per le strade s’incontrano Homer Simpson amichevoli e malinconici e in cielo splende un disco gigantesco soprannominato Sole di Bart; le comunità rom si sono accampate sui tetti della Wet City, dove attingono per il consumo di +toon direttamente da riserve di cartoni-totem utilizzati come fonti di sballo; uno strato di augmented reality è stato sovrapposto alla città di cemento, dove i transponder non sono ancora stati messi fuori uso dalle manomissioni dei teppisti; e il magma, con le sue proprietà insospettate che si manifestano progressivamente con l’incedere nella storia, richiama alla memoria le suggestioni da oceano senziente e alieno di Solaris. Le capacità di sintesi di Dario Tonani sono fuori dall’ordinario, come testimoniano la sensibilità per l’anticipazione tecnologica degna di Bruce Sterling e il gusto per il grottesco, l’assurdo e il paradossale che ricorda invece la trilogia del Drive-in di Joe R. Lansdale. E se questo non bastasse mi pare di poter scorgere anche dei punti di contatto con l’anarchia visionaria di Jeff Noon. Il tutto però rielaborato secondo un filtro personalissimo, che conferisce autorevolezza e sincerità al messaggio ecologista veicolato dalla trama.
Accelerando
Immaginate un movimento musicale che dall’andante si spinge attraverso l’allegro (prima moderato, poi con brio) verso le cadenze di un presto e le fughe di un prestissimo. Trasponete in chiave fantascientifica l’idea meccanica di una corsa motociclistica notturna su una scogliera a picco sul mare o ... (continue)
Immaginate un movimento musicale che dall’andante si spinge attraverso l’allegro (prima moderato, poi con brio) verso le cadenze di un presto e le fughe di un prestissimo. Trasponete in chiave fantascientifica l’idea meccanica di una corsa motociclistica notturna su una scogliera a picco sul mare o di un jet che infrange la barriera del suono. Chiudete gli occhi e immaginate la curva del progresso tecnologico come noi la conosciamo aumentare la sua pendenza e diventare sempre più ripida, seguendo un andamento che degenera in Singolarità. Il risultato è sempre inequivocabilmente il senso di vuoto allo stomaco prodotto da questo libro di Charles Stross: Accelerando.
Finalista ai più importanti premi del settore, questo libro che riunisce nove racconti usciti sulle pagine della Asimov’s Science Fiction ha fatto incetta di riconoscimenti, proclamato da più voci come il miglior libro di fantascienza del 2005. Stross, autore di punta del cosiddetto nuovo Rinascimento scozzese della fantascienza (che annovera tra le sue fila nomi del calibro di Iain M. Banks e Ken MacLeod), ci accompagna nella società umana del tardo XXI secolo, dopo che l’avvento della Singolarità tecnologica ha reso l’immortalità fisica alla portata degli uomini. Nanotecnologie, Intelligenze Artificiali e contatti alieni sono all’ordine del giorno per l’umanità alienata di questo futuro così vicino, eppure così lontano.
La nuova fantascienza passa da qui.
http://www.fantascienza.com/magazine/libri/9629/acceler…
Gli ascoltatori del Cosmo
Ottima incursione di Brunner sul bordo di contatto tra la fantascienza e la spy-story, con corredo di civiltà interstellari appena suggerito. E poco importa che anche il plot spionistico resti in fondo poco più che abbozzato: alla fine perdurano il senso del mistero della cosmologia (un mix suggesti ... (continue)
Ottima incursione di Brunner sul bordo di contatto tra la fantascienza e la spy-story, con corredo di civiltà interstellari appena suggerito. E poco importa che anche il plot spionistico resti in fondo poco più che abbozzato: alla fine perdurano il senso del mistero della cosmologia (un mix suggestivo di EVP e segnali alieni) e lo slancio pacifista dell'autore, amalgamati in una storia che può essere letta anche come omaggio alle visioni di Alfred Bester, del cui Tigre della notte questo The Stardroppers costituisce quasi un ossequioso prologo.
Titano
In Titano la realtà si ripiega sull’immaginario e le due dimensioni si compenetrano a livelli sempre più profondi, come in una costruzione frattale. C’è l’opera mitopoietica di Gea che riflette l’opera creativa di John Varley fin nel processo stesso della costruzione narrativa, ... (continue)
In Titano la realtà si ripiega sull’immaginario e le due dimensioni si compenetrano a livelli sempre più profondi, come in una costruzione frattale. C’è l’opera mitopoietica di Gea che riflette l’opera creativa di John Varley fin nel processo stesso della costruzione narrativa, con il Titano che si nutre di immaginario terrestre e Varley che dà fondo all’immaginario fantascientifico (dal duo Kubrick/Clarke a Herbert, ma i riferimenti sono numerosi, basti pensare che uno dei comprimari è un lettore accanito di science fiction, e che a un certo punto non manca di interrogarsi ricorsivamente sul genere e sul suo legame con il mondo artificiale e con l’avventura che sta vivendo). Ci sono le riflessioni sulla comunicazione che si adattano alla perfezione al ruolo del traduttore di un’opera letteraria, chiamato in questo caso a svolgere un’impresa titanica, come il compianto, grandissimo Vittorio Curtoni, tra i pochi in Italia, poteva essere in grado di svolgere. E c’è l’avventura che si trasforma in impresa epica e solo in virtù di questa sua statura concede alla protagonista il diritto di comprendere la natura dei Titani e ciò che è veramente accaduto a lei e ai suoi compagni, che trasfigura l’esperienza di ogni lettore, che solo in virtù dell’empatia innescata da una storia ambiziosa come questa può coglierne e apprezzarne appieno le sfumature e i risvolti.
http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2012/…
Tutto quel nero
Esoterismo e cinefilia si (con)fondono anche nelle parole del mago, riportate da uno dei personaggi di contorno, che sembra costruito apposta per lasciare quest’unica testimonianza a Susanna. Una testimonianza che è anche un indizio, che orienta le sue indagini su binari diversi: “Arrivai al punt ... (continue)
Esoterismo e cinefilia si (con)fondono anche nelle parole del mago, riportate da uno dei personaggi di contorno, che sembra costruito apposta per lasciare quest’unica testimonianza a Susanna. Una testimonianza che è anche un indizio, che orienta le sue indagini su binari diversi: “Arrivai al punto che il mio riflesso fisico allo specchio si era fatto fievole e tremolante. Somigliava all’effetto delle immagini interrotte delle prime pellicole, degli albori del cinematografo…” Ma la rapida sparizione del personaggio trova piena giustificazione nell’approccio razionale dell’autrice, che dissemina l’intreccio di suggestioni esoteriche con lo scopo di disinnescarne volta per volta le aspirazioni al soprannaturale. I demoni a cui Cristiana Astori è interessata e contro cui pone in lotta i suoi personaggi sono molto più umani e concreti di entità infilatesi nella nostra da un’altra dimensione: ossessioni private, verità rimosse, pressioni dell’inconscio. I demoni che ognuno di noi si porta dentro.
http://www.fantascienza.com/blog/stranoattrattore/2011/…
Toxic@
Superato l’effetto-sorpresa della Milano cartoonizzata di Infect@, Dario Tonani riesce a congegnare una nuova formula che fa guadagnare anche a Toxic@ ottimi punti in originalità: non ci sono più Betty Boop giganti a spasso tra i palazzi di Milano, ma per le strade ... (continue)
Superato l’effetto-sorpresa della Milano cartoonizzata di Infect@, Dario Tonani riesce a congegnare una nuova formula che fa guadagnare anche a Toxic@ ottimi punti in originalità: non ci sono più Betty Boop giganti a spasso tra i palazzi di Milano, ma per le strade s’incontrano Homer Simpson amichevoli e malinconici e in cielo splende un disco gigantesco soprannominato Sole di Bart; le comunità rom si sono accampate sui tetti della Wet City, dove attingono per il consumo di +toon direttamente da riserve di cartoni-totem utilizzati come fonti di sballo; uno strato di augmented reality è stato sovrapposto alla città di cemento, dove i transponder non sono ancora stati messi fuori uso dalle manomissioni dei teppisti; e il magma, con le sue proprietà insospettate che si manifestano progressivamente con l’incedere nella storia, richiama alla memoria le suggestioni da oceano senziente e alieno di Solaris. Le capacità di sintesi di Dario Tonani sono fuori dall’ordinario, come testimoniano la sensibilità per l’anticipazione tecnologica degna di Bruce Sterling e il gusto per il grottesco, l’assurdo e il paradossale che ricorda invece la trilogia del Drive-in di Joe R. Lansdale. E se questo non bastasse mi pare di poter scorgere anche dei punti di contatto con l’anarchia visionaria di Jeff Noon. Il tutto però rielaborato secondo un filtro personalissimo, che conferisce autorevolezza e sincerità al messaggio ecologista veicolato dalla trama.
http://www.fantascienza.com/magazine/libri/15598/toxic/