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Il paese di calce
*** This comment contains spoilers! ***
Rabbia. Questo è il primo sentimento che si snoda dall'ultima battuta del libro. Come i segni di quadri mancanti su una parete ingiallita, questo lo spaccato drammatico che Bibi Tommasi mostra. Terribile e annichilente perché vero. Una Sicilia del dopoguerra affamata e chiusa. Una Sicilia dei ghetti ... (continue)
Rabbia. Questo è il primo sentimento che si snoda dall'ultima battuta del libro. Come i segni di quadri mancanti su una parete ingiallita, questo lo spaccato drammatico che Bibi Tommasi mostra. Terribile e annichilente perché vero. Una Sicilia del dopoguerra affamata e chiusa. Una Sicilia dei ghetti e dei "luoghi comuni", ma lo sono davvero? Quelle persiane che vedono avvicendarsi le storie della famiglia Toscano, un altro "ciclo dei vinti", in cui si consuma la verghiana "vaga bramosia dell'ignoto": questa volta la lotta consumata, invana sì, non è per vanità e ambizioni, ma per carne e spirito. E che sia la morale legata all'omosessualità poco importa. I temi sono altri: l'ubbidienza, l'apparenza, la sottomissione violenta e la prevaricazione. Colpisce la capacità della scrittrice di scavare e rapire l'emotività del lettore, trascinarla in quella dei personaggi. Si può sentire l'odore di quella carne mortificata, il fianco è mostrato ed è quello della stessa scrittrice, perché la storia è una costola della propria autobiografia. Bibi è vittima stessa, racconta di sè, di quell'amore per Maria (la Delia del racconto) e quel paese di calce in cui arrivò nel 1944, per scappare agli orrori della guerra. Bibi-Dini, sotto incitazione dei genitori, accetta l'invito di un amico (Alfonso) e sfolla da Bologna in un abitato sottomesso dell'agrigentino dove incontra l'amore. Quell'amore sofferto, il primo capace di marchiare, nel dualismo ritrovamento e perdita che muoverà la sua scrittura a nascere e divenire cronaca, poesia, e poi romanzo."Il paese di Calce" la spingerà a essere personaggio nei personaggi e raccontare quell'amore mai dimenticato quasi cinquant'anni dopo. Il libro mostra la sete di rivendicazione tipica della Tomasi, ribelle anche nello stile: alle prime battute del libro la scrittura è libera, talvolta sfacciata, si muove nel foglio senza punteggiatura, eliminando spesso le maiuscole e alternando ai dialoghi il racconto senza battute d'arresto. Senza schemi come il vissuto che nella sua vita, la fondatrice della "Libreria delle Donne", la femminista, la giornalista, la donna di un'altra donna, ha tentato di raccontare.
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