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- Favole del mondo arabo (24)
- I grandi classici della fiaba
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By AA.VV. -
Finished in Jan 2012 




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- Wolfmen (120)
- Storie di lupi mannari
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By Suzy McKee Charnas, Les Daniels, Karl Edward Wagner, … -
Finished 




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I licantropi costituiscono la figura più tragica del pantheon orrorifico: creature condannate, nelle notti di plenilunio, a subire orribili metamorfosi e ad assalire gli esseri umani più indifesi, spesso proprio le persone da loro amate. Ventitré racconti tradotti per la prima volta in italiano riun ... (
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Aug 4, 2011 |
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Favole del mondo arabo
Finito di leggere Favole del mondo arabo. Le donne dei villaggi arabi che tornano a casa dalla fonte con i pesanti brocche un po’ oblique in equilibrio sulla testa e lunghe gonne che ondeggiano al volgere del passo possono ben essere paragonate a palme da datteri, gazzelle, canne da zucchero e giova ... (continue)
Finito di leggere Favole del mondo arabo. Le donne dei villaggi arabi che tornano a casa dalla fonte con i pesanti brocche un po’ oblique in equilibrio sulla testa e lunghe gonne che ondeggiano al volgere del passo possono ben essere paragonate a palme da datteri, gazzelle, canne da zucchero e giovane puledre, come avviene in questi racconti popolari. Anche la più lacera cammina vigorosa ed eretta, col passo orgoglioso di una regina, poiché l’elastica grazia dell’andatura è indispensabile per questo compito. Ricamare e raccontare: sono le due attività delle piacevoli ore serali, quando i lavori della giornata sono tutti compiuti. “Tenda del pascià”, “albero della vita”, “zucchero sul piatto”, “occhio del cammello”, “fondo della tazzina del caffè”, sono alcuni dei nomi dati ai motivi dell’arte popolare del ricamo. E potrebbero benissimo essere titoli di fiabe. Infatti, come i racconti che si vanno ripetendo nelle veglie, anche gli abiti ricamati presentano una serie di elementi e motivi noti, sempre gli stessi e riconoscibili dal nome, ma combinati e disposti secondo il gusto della ricamatrice. Il buio è il tempo migliore per la fantasia. Sprecare le buone ore di luce per tessere fiabe è di malaugurio. Vive ancora in alcuni paesi dell’Iraq l’antica superstizione che chiunque racconti storie durante il giorno rischia di mettere le corna e di vedere il suo oro tramutato in ferro. Nei tempi in cui ancora non esisteva il cinematografo, la bottega del caffè era per gli uomini il punto d’incontro prediletto. Con i suoi specchi e le piastrelle decorative e il suo banco su cui erano esposti splendenti narghilè, ornati di cordoni e fiocchi colorati, era una vera casa di piacere. Nei villaggi più piccoli, che non disponevano di queste delizie, gli uomini potevano semplicemente far bollire un infuso di caffè e condividere il piacere del tabacco nella locanda del paese, o riunirsi nell’aia in un angolo sempre arieggiato. Dalla costa atlantica dell’Africa fino all’Oceano Indiano, dal Sahara a Samarcanda, i musulmani in tutto il mondo si prostrano con il viso rivolto verso lo stesso punto cinque volte al giorno recitando le preghiere. Ovunque si trovino, stanno come sui raggi invisibili di una ruota gigantesca il cui centro è la città santa, la Mecca. Là, al principio del VII secolo, l’angelo Gabriele dettava il Corano al profeta Maometto. Su questo libro, e sulla storia tradizionale della vita del Profeta, è basata la religione dell’Islam. Diventare musulmano non richiede alcuna cerimonia. Basta che un uomo dichiari di credere che non v’è altro dio che Allah e che Maometto è il suo profeta. Questa professione di fede costituisce il primo di quelli che vengono chiamati “i cinque pilastri dell’Islam”. Il secondo è l’osservanza delle cinque preghiere quotidiane. All’alba e a mezzogiorno, a metà del pomeriggio, al tramonto e a notte inoltrata. Ogni posto è considerato adatto per adorare Dio: tuttavia un tappetino da preghiera, non usato per altri scopi, assicura un culto incontaminato. Il venerdì a mezzogiorno i membri della comunità si riuniscono in moschea per pregare insieme. Di solito è il più bell’edificio della città ed è aperta ed accessibile a tutti. Fino s cinquant’anni fa, per la maggior parte dei giovani arabi studiare significava frequentare un kuttab, o scuola coranica, in un’aula adiacente alla moschea o ai piedi di uno dei pilastri interni del tempio. Lo sceicco, seduto a gambe incrociate su una sedia bassa, insegnava agli allievi a recitare correttamente i versetti del Corano. Un diplomato del kuttab è uno che sa ripetere a memoria l’intero libro sacro. E’ usanza che il sermone del venerdì sia tenuto da un dotto sceicco, ma chiunque lo può fare. Non vi è gerarchia sacerdotale nell’Islam. La giustizia è affidata a dei quadi o cadì, spesso, tuttavia, si trovano gli sceicchi e i cadì in storie non di giustizia, ma di imbroglio o di ribalderia. Benché spesso nei racconti l’autorità venga schernita e disprezzata, tuttavia il califfo, o principe dei credenti, che costituiva la più alta autorità politica e religiosa della nazione dell’Islam, è un brillante eroe popolare. E’ l’Harun al-Rashid delle Mille e Una Notte, sempre pronto a gettare una borsa d’oro per compensare un suddito fedele, sempre pronto a vivere un’avventura con il suo favorito Ja’far al Barmaki o con l’arguto birbante Abu Nuwas. I credenti dell’Islam hanno la responsabilità del benessere sociale e della cura dei poveri. Il terzo dei cinque doveri, o pilastri dell’Islam, è il digiuno: e uno dei suoi scopi è quello di ricordare ai musulmani le sofferenze dei fratelli meno fortunati. Per l’intero mese lunare del Ramadan il fedele si astiene dal cibo e bevanda dall’alba al tramonto. I viaggiatori, i malati, le madri che allattano ne sono esonerati, ma devono provvedere cibo a un povero per ogni giorno del mancato digiuno. L’elemosina o zakat, è il quarto dovere del musulmano, cha ha l’obbligo di offrire a Dio il lillah, una parte delle sue entrate o del suo lavoro quotidiano. Il pellegrinaggio alla Mecca, l’ultimo dei cinque doveri dell’Islam, è un dovere per ogni musulmano che ne abbia i mezzi e la salute necessaria. Il pellegrino che torna dalla Mecca è salutato con il titolo di Hajji. Il suo arrivo a casa è un avvenimento che viene celebrato sia in famiglia sia dagli amici. La famiglia è il principale punto di riferimento. Il matrimonio tra cugini rafforza i legami di parentela. I matrimoni sono quindi le più importanti occasioni di festeggiamento, sono i giorni in cui la famiglia mette in mostra il meglio di sé. Vi sono anche altri giorni in cui di imbandiscono carni e dolci elaborati che portano nomi come “boccone del cadì” o “chioma delle fanciulle”: e sono le due grandi festività musulmane: la Grande Festa, o festa dei sacrifici, che cade nel mese del pellegrinaggio, e la Festa Minore, che celebra la fine del digiuno del Ramadan. Oggi che ormai una sempre più vasta alfabetizzazione, la radio, il cinema hanno cominciato a soppiantare la tradizione orale araba, la conservazione della cultura popolare si è trovata davanti a un ostacolo particolare: il linguaggio stesso. In arabo ci sono due lingue distinte: la lingua scritta, che è quella del Corano, e il vernacolo comune. In questo libro posso affermare che si è cercato di conciliare entrambi,alle volte risultando troppo prolisso e con termini alquanto difficili. Una nota di merito è che in introduzione ad ogni racconto c’è scritta la provenienza e la genesi che il racconto ha. Consigliato per chi è affascinato dal sapere e ha la curiosità verso altre etnie e religioni.