-
All books
-
-
-
- Un calcio in bocca fa miracoli (1878)
-
By Marco Presta -
Finished on Apr 26, 2013 




-
Add ...
-
-
-
-
- Il diavolo e la rossumata (274)
-
By Sveva Casati Modignani -
Finished on Apr 26, 2013 




-
Add ...
-
-




-
Della Modignani avevo letto un solo libro, tempo fa, e giusto perchè mi era capitato per caso tra le mani e non avevo altro da leggere. Non mi era dispiaciuto ma non mi aveva neanche esaltato. Stavolta invece l'ho adorata.
Al di là della brevità (sono solo un centinaio di pagine), questo libro si è ... (continue ) Della Modignani avevo letto un solo libro, tempo fa, e giusto perchè mi era capitato per caso tra le mani e non avevo altro da leggere. Non mi era dispiaciuto ma non mi aveva neanche esaltato. Stavolta invece l'ho adorata.
Al di là della brevità (sono solo un centinaio di pagine), questo libro si è lasciato leggere con una facilità incredibile, tanto che, tempo un'ora, l'avevo già esaurito.
Non si tratta di una storia inventata, ma dei ricordi dell'autrice al tempo della seconda guerra mondiale, durante i razionamenti, le fughe fuori città per evitare i ombardamenti, le privazioni e quanto altro.
Nonostante il periodo difficile, la guerra vista con gli occhi di Sveva bambina non appare così terribile. Proabilmente l'autrice la pecepiva come troppo distante dal suo modo di pensare, oppure l'abilità di chi la circondava nel darle sicurezza, ha contribuito a non fare di questo libro, l'ennesimo scritto pieno di terrore e negatività. Non che la guerra sia una cosa divertente, ma ho apprezzato il distogliere l'attenzione da quello per concentrarsi su un mondo ristretto e positivo, sulla vita che comunque va avanti, sulla necessità, comunque, di non farsi portar via anche la voglia di vivere e, soprattutto, di non portarla via ad una bambina.
Ci sono stati momenti in cui mi ha fatto davvero sorridere e ho apprezzato i personaggi di cui ha deciso di parlare, in particolare la nonna, saggia, dolce, pratica eppure altamente propensa a vedere il diavolo ovunque soprattutto nella nipote.
Questa è la cosa che mi ha fatto riflettere, ossia, come cambi il giudizio a seconda del punto di vista. Dal suo racconto, Sveva bambina non appare nè più nè meno di quello che era: una bambina, affascinata dal mondo degli adulti, curiosa, bisognosa di affetto, spensierata. Mentre la nonna credeva che fosse stata posseduta dal demonio (almeno un paio di volte), la mamma non faceva che rimproverarla e dirle che era brutta e il padre, che invece la vedeva per ciò che era, veniva costantemente rimesso al suo posto.
Per finire, mi sono piaciute tutte le ricette del tempo di guerra che ha riportato in fondo al libro, soprattutto l'Uovo in cereghino che la nonna prepara a lei e al fratello dopo un terribile scherzo.Personaggi: Sveva stessa, una bambina all'epoca, vivace, allegra e curiosa. Ho apprezzato che l'autrice non si sia posta come martire o come eroina, ma raccontando, semplicemente le cose come erano, positive o negative che fossero. La nonna, signora un po' d'altri tempi, un po' rude forse, credulona, ma sempre pronta a fare la nonna, di quelle che oggi scarseggiano un po' nonostante l'età sia sempre più avanzata. La mamma, donna fredda e che fatica a mostrare affetto a quella bimba che sembra non rispondere alle sue aspirazioni. L'autrice stessa di lei dice 'ho capito da adulta che era il suo modo di dimostrarmi che mi voleva bene. Il solo che conosceva'. Qualche accenno anche al padre che la trattava proprio da bimba, ma che veniva quasi 'fermato' dalla moglie (che rimproverava la bambina non lui).
La narrazione è in prima persona, essendo il libro autobiografico, e la Modigliani ci propone una scrittura fresca e leggera come i pensieri di un bambino. Niente ragionamenti complessi post maturità, ma solo i ricordi e le sensazioni provate all'epoca. Lo stile dell'autrice è sempre quieto e morigerato e in grado di suscitare immagini ed emozioni molto positive.
Giudizio finale complessivo: Un bel libro, tenero e dolce. probabilmente leggerò qualche altra cosa dell'autrice, perch mi piace come scrive, la positività che traspare dalle sue parole anche quando narra di eventi tragici. Una breve autobiografia che, proprio per la sua esiguità consiglio a tutti, per sorridere e per tornare un po' bambini. Unica cosa, non so valutare il rapporto qualità - prezzo perchè a me lo hanno regalato. Tenete presente che il racconto è circa 100 pagine, il resto sono ricette di cucina arricchite che note dell'autrice.
Voto: 8/10 -
—
Apr 27, 2013 |
Add your feedback
-
-
-
-
- Warm bodies (771)
-
By Isaac Marion -
Finished on Apr 26, 2013 




-
Add ...
-
-




-
Si è fatto un gran parlare di questo libro. Ha avuto successo come testo e ne è stato tirato fuori anche il film.
Fracamente l'ho trovato un libro carino e ben scritto, ma non è che mi sia propriamente strappata i capelli dalla disperazione quando è finito.
L'ambientazione è post apocalittica o quas ... (continue ) Si è fatto un gran parlare di questo libro. Ha avuto successo come testo e ne è stato tirato fuori anche il film.
Fracamente l'ho trovato un libro carino e ben scritto, ma non è che mi sia propriamente strappata i capelli dalla disperazione quando è finito.
L'ambientazione è post apocalittica o quasi ma non da ciò che Marion scrive non siamo così avanti nel tempo. R ha dischi che arrivano masimo al 1999, si parla di ipod e dispositivi simili, ma niente di più futuristico.
Sulla 'malattia' o contagio che colpisce le persone nessuno sa niente, nenache al lettore vengono date le informazioni. Si è sviluppata non si sa come e si è propagata come si propaga lo zombismo e qualsiasi altra cosa renda immortale: morsi.
I pochi esseri umani rimasti vivono nei vecchi stadi riadattati a cittadine, barricati dentro. Ogni tanto fuoriescono per recuperare qualcuno o per cercare qualche rimanenza di cibo e combattono costantemente contro gli zombi.
Questi ultimi vivono fuori, all'esterno, in genere in gruppi, anche se non sono molto sociali. LA loro 'socialità' è solo un pallido tentativo di imitazione umana, ma non comporta sentimenti nè altro di simile. I gruppi sono in genere governati dagli 'ossuti', gli zombi più vecchi che sembrano, in qualche modo, diversi dagli altri.
R non ricorda niente di sè, neanche il proprio nome, solo quella R. Vive in un ex aereoporto, in particolare in un 747. Gli aerei non volano più. Nessuno vola più.
Durante una 'spedizione' a caccia di cibo, uccide Perry e conosce Julie. QUalcosa in lui scatta. Salva la ragazza e inizia a cambiare.
L'idea che l'amore possa salvare il mondo è buona, ma non ho trovato molta enfasi i questo romanzo.
L'impressione costante è che fosse polveroso, vecchio, immobile. Lento come gli zombie di cui parlava.
Non propriamente noioso, quello no, ma neanche brillante.
Alcuni passaggi, sinceramente, mi sono sembrati confusi e inutili, per non parlare di tutte le descrizioni sulla società ormai scomparsa, fatta da qualcuno che neanche ricorda come si chiama. Un po' un controsenso direi.
Carina l'idea del Romeo e Giulietta versione zombie (lui si chiama R e lei Juliet, sono di due famiglie 'diverse', sono ostacolati, hanno qualcuno dalla loro parte), ma avrei preferito qualcosa di più entusiasmante. Anche nei momenti critici non mi ha fatto venire il batticuore, l'idea del 'ce la farà?', 'cosa accadrà?' e simili. Niente.
Mi è piaciuto il finale, quello sì. Decisamente diverso dal solito e positivo a dispetto di tutto il resto del romanzo. Anche se, anche qui ho storto un paio di volte il naso. prima di tutto troppi 'ossuti' che spuntano a migliaio neanche si moltiplicassero tipo gremlins. inoltre ho trovato piuttosto confusa la battaglia. Alcuni passaggi non sono stati descritti in maniera troppo chiara. Per il resto avrei operato abbondanti tagli e rimaneggiato diversi passaggi.Personaggi: R per essere uno zombie che parla poco e ci riesce ancora meno, pensa davvero tanto. E' il protagonista, ma non l'ho trovato granchè incisivo. Però è caratterizzato decisamente bene. Sì le mie parole possono sembrare strane, ma il fatto che non mi piaccia, non vuol dire che è fatto male. R è forte, è determinato (quando si ricorda di esserlo, ogni tanto si fa trascinare dal suo lato zombie), talvolta anche simpatico nei suoi commenti ironici e caustici.
Julie... non è male, ma l'ho trovata un po' insipida e sclerotica. Ogni tanto ha degli scatti d'umore, che possono anche essere credibili, ma che necessiterebbero di future spiegazioni, invece molte cose sono lasciate in sospeso e non hanno risposta. Ad aiutare i due protagonisti Nora per la parte umana e M, uno zombie, anche lui non ancora sconvolto del tutto dal contagio. Entrambi non vengono granchè approfonditi, se non per quei pochi tratti utili alla storia.
Perry lo conosciamo solo attraverso i suoi ricordi dal cervello mangiato da R, ma del suo carattere si intuisce poco, giusto qualcosa ricavabile dalle informazioni sulla sua vita. Stessa cosa per il generale Grigio, che può essere un 'cattivo' di tutto rispetto, ma andava definito meglio.
Tutti gli altri rimangono al margine.Il narratore è R in persona e non ci nasconde nessuno dei suoi pensieri. Lo stile di Marion mi è risultato polveroso, non noioso, proprio polveroso, come se tutte le sue parole fossero confuse dalla polvere. Salta troppo tra i pensieri, inserisce filippiche sociopoliticopsicologiche che hanno poca utilità ai fini della storia, è confusionario in alcuni tratti, lascia troppe domande in sospeso. Il registro è comunque medio e comprensibile da tutti (sono i concetti che eprdono).
Giudizio finale complessivo: Sì, stavolta direi che è chiaro, a me il libro non è piaciuto. Ho continuato a leggerlo chiedendomi quando saltava fuori la cosa che aveva affascinato tutti, ma non sono riuscita a trovarla. Mia sorella sostiene che le cose che hanno successo a me non piacciono mai e, per quanto avessi voluto smentirla, comincio a temere che abbia ragione.
L'idea francamente mi piaceva, come ho detto. l'amore come medicina ai mali del mondo è forte e poetica, solo che non mi è piaciuto lo sviluppo. neanche lo stile, sinceramente. Non so, mi sento di dire che forse si poteva fare di più. O magari farlo in maniera diversa.
Voto: 6/10 -
—
Apr 27, 2013 |
Add your feedback
-
-
-
-
- Cuore nero (545)
-
By Amabile Giusti -
Finished on Apr 26, 2013 




-
Add ...
-
-




-
Vergogna, vergogna, vergogna, ho finito questo libro da due settimane quasi e ancora non ho scritto una parola. Pigrisssssima!!!
Ma oggi eccomi qua! Anche se ho una memoria schifida il libro me lo ricordo bene e comunque ho preso appunti. Ultimamente prendo sempre appunti peggio di quando ero al lic ... (continue ) Vergogna, vergogna, vergogna, ho finito questo libro da due settimane quasi e ancora non ho scritto una parola. Pigrisssssima!!!
Ma oggi eccomi qua! Anche se ho una memoria schifida il libro me lo ricordo bene e comunque ho preso appunti. Ultimamente prendo sempre appunti peggio di quando ero al liceo. l'avessi fatto all'epoca forse facevo più bella figura in aula. Vabbè, le mie asinerie scolastiche non vi interessano.
Passo dunque, al mio primo tentativo con quest'autrice italiana (molto apprezzata tra l'altro) che pur non essendo esente da appunti, non è andato affatto male.
Il libro è un urban fantasy piuttosto classico e si colloca tra gli young adult essendo la protagonista, una diciassettenne (quasi diciottenne) al suo ultimo anno di liceo.
Come dicevo la storia non offre granchè di innovativo, nè come personaggi, nè come trama, però è carina e piacevole da leggere, molto dolce in certi punti, divertente in altri, drammatica quando lo richiede la situazione.
Il non umano di turno stavolta è un vampiro, ma un vampiro con una caratteristica speciale che rimane folgorato dalla protagonista e lei da lui, nonostante all'inizio lui si comporti in maniera non proprio cavalleresca (Ok, non amo la volgarità, ma l'unica parola per descriverlo è: stronzo!)
Ovviamente si comporta così perchè è attratto da lei, ma non vuole farle male (sì ok, non originalissima come cosa, ammettiamolo).
Inizialmente Giulia lo scambia per un ragazzo normale e come tale sarebbe rimasto ai suoi occhi, se non fosse all'improvviso giunto un altro misterioso giovane. Un francesino notturno, ritratto di Orlando Bloom nei panni di Legolas, anche lui molto interessato alla protagonista. almeno secondo le sue parole. Nella realtà le sue apparizioni sono talmente sporadiche da far rimanere il paventato triangolo solo la minaccia nelle parole della protagonista.
La maggior parte della storia è incentrata sul tira e molla tra Giulia e Max e devo dire che, a gusto personale, dura anche un pelo troppo. Alla lunga è divenuto un po' ripetitivo, sia come avvenimenti, sia a livello di dialoghi. Sì, ogni volta è accaduto qualcosa che ha smosso la storia in avanti, però di base la scena è rimasta un po' sempre uguale.
La figura dei cacciatori mi è piaciuta invece, perchè mentre i vampiri sono un po' standardizzati (hanno caratteristiche piuttosto definite a cui attenersi per essere chiamati vampiri), sui cacciatori c'è più libertà e l'autrice ha creato dei cacciatori piuttosto singolari e con caratteristiche ben delineate. Si sentono alcuni echi di altre figure, ma rimangono abbastanza indipendenti da farsi apprezzare.
Al di là della storia amorosa, la trama non è male, si dispiega un po' lentamente, almeno all'inizio e questo fa sì che il libro sia quasi diviso a metà: una prima parte molto 'reale' e adolescenziale, una seconda parte più fantasy e movimentata. Non mi sarebbe spiaciuta un po' più di fluidità.
Non sono mancate (purtroppo) delle incongruenze a livello di narrazione che mi hanno fatto un po' storcere il naso, più che altro perchè erano evitabili. Una: da qualche aprte c'è scritto che la protagonista abita a circa 500 metri dalla scuola; in un'occasione capita che lei faccia un tratto a piedi poi le viene dato un passaggio in moto. Passaggio che dura alcuni minuti. Io abito a 500 metri dal mio edicolante, anche con un motorino 50 ci vuole meno di un minuto ad arrivarci, facendo tutta la strada.
Altro esempio, Giulia rimane immersa in acqua diversi minuti. E' anche bagnata fradicia, ma quando è finalmente in salvo telefona ad amica e mamma ... Si potrebbe obiettare che non lo avesse con sè. Invece lo aveva perchè poche pagine prima con quello stesso cellulare aveva fotografato una lontra (prima che la ragazza fosse costretta a tuffarsi nel fiume). Piccolezze che non mi hanno rovinato la lettura, ma che comunque mi hanno fatto storcere il naso.
Il finale invece mi è piaciuto. Nonostante sia triste, almeno per me, l'ho trovato diverso dal solito e questo mi ha fatto piacere.Personaggi: Giulia è un'adolescente abbastanza standard, vede tutto in bianco e nero, crede di aver trovato l'amore della sua vita, si dichiara pronta a tutto pur di rimanere con lui. Abbastanza credibile e anche abbastanza simpatica, anche se le preferivo la sorella. Max... come vampiro lascia un pelo a desiderare, ma almeno è abbastanza coerente con se stesso. Eccetto la parte centrale del romanzo in cui non si capisce più neanche lui, sul finale recupera un po' del buon senso maturato nei suo oltre cento anni di vampirismo.
Ad escusione di loro due gli altri rimangono piuttosto marginali e non molto approfonditi. Victor ha un po' la funzione di wikipedia e spiega a protagonista e lettori, molte cose che altrimenti rimarrebbero socure e senza spiegazioni. Audrey e Suzanne sono, alla fin fine, un po' lo stesso personaggio, simili per carattere e per comportamento, stanno un po' lì a far dispetto alla protagonista. Stessa cosa per Beatrice, l'amica, e Laura, la sorellina che cercano in qualche modo di aiutare quella Giulia traditrice che si mette nei guai ma le lascia fuori dalla sua vita. Mi è piaciuta la mamma, è un po' la solita adulta disastrata (ma perchè mai nessuno ha una famiglia normale???) ma nella seconda parte del libro si riscatta e fa la mamma vera.
Molto belle le figure di Lisa e della signora Lasalle, anche loro per certi versi simili e che usano la loro esperienza e saggezza per vedere avanti e fare qualcosa di positivo.La narrazione è in terza persona, ma segue solo ed esclusivamente la protagonista. Di lei non ci viene negato niente, pensieri, idee, sogni, riflessioni, talvolta anche in maniera eccessiva, mentre degli altri non si hanno granchè notizie e questo limita un po' la crescita attorno. Sono presenti anche alcuni erroretti come l'utilizzo di parole di uso corrente e la oglia di strafare un po': nel'intento di creare immagini sublimi e superlative, l'autrice finisce per scrivere cose al pelo del comprensibile che fanno un grane effetto leggendole ma che non evocano niente di preciso. Quella che mi ricordo meglio è 'un cuore che si morde la coda' che doveva essere qualcosa di forte e quasi drammatico e a me è venuto in mente un cuore con la coda del mio gatto che gira attorno come uno scemo. Non proprio una cosa poetica e idelliaca.
Sempre le descrizioni, ogni tanto tendono ad essere un po' ridondanti.Giudizio finale complessivo: Nonostante nella recensione abbia fatto pelo e contropelo a questo romanzo, a me è piaciuto. L'ho letto volentieri, abbastanza velocemente, talvolta mi ha emozionato, talvolta ho sofferto con la protagonista, talvolta mi ha fatto arrabbiare e avrei voluto dare un bello scossone a tutti. Mi piace tornare un po' adolescente con gli amori immaturi e caotici ma che sembrano quelli di Romeo e Giulietta. Mi piace vedere come quasi sempre a quell'età, tutto è una tragedia e tutto è bianco o nero.
Se ho fatto la puntigliosa è perchè, dovendo decidere se leggerlo o meno, mi sono sentita di sottolineare ciò che un potenziale lettore trova che potrebbe fargli storcere il naso (si ricordano più le cose brutte che le belle). Se accetta il 'rischio', si trova davanti una storia molto dolce e romantica e personaggi molto passionali.
Che io ho apprezzato.
Voto: 6/10 -
—
Apr 27, 2013 |
Add your feedback
-
-
-
-
- Il sostituto (127)
-
By Brenna Yovanoff -
Finished on Apr 26, 2013 




-
Add ...
-
-




-
Questo è stato uno di quei libri che si è 'imposto', nel senso che ha deciso lui quando voleva essere letto e non è stato possibile sfuggire. Ho faticato a finire ciò che stavo leggendo in quel momento, tanto era insistente. Per fortuna leggo velocemente.
Non è un capolavoro assoluto, ci sono anche ... (continue ) Questo è stato uno di quei libri che si è 'imposto', nel senso che ha deciso lui quando voleva essere letto e non è stato possibile sfuggire. Ho faticato a finire ciò che stavo leggendo in quel momento, tanto era insistente. Per fortuna leggo velocemente.
Non è un capolavoro assoluto, ci sono anche degli 'errori' (almeno due, che poi vi citerò), eppure a me è piaciuto davvero tanto.
A differenza di tanti altri protagonisti in romanzi simili, Malcolm sa esattamente di non essere un essere umano normale. Non solo, porta con sè il peso di essere un 'sostituto' del bimbo che una volta aveva occupato la culla dove lo hanno messo.
Nel paese in cui vive, la mortalità dei bambini è piuttosto alta, ma nessuno se ne stupisce. Questo perchè tutti sanno, che il bambino che muore non è quello vero, ma un sostituto. E' il tributo che gli abitanti pagano per non avere crisi, problemi, pestilenze, carestie. Solo anni fa qualcosa è andato storto e da allora il tempo a Gentry è peggiorato. Il lago si è prosciugato e piove quasi sempre. Non solo. Il 'sostituto' di quella volta è stranamente sopravvissuto, diventando un adolescente. Quel bambino è Malcolm.
Nonostante la sua 'allergia' all'acciaio, le strane reazioni al sangue e simili, è riuscito ad arrivare ai sedici anni.
Cosa che non è accaduta a Natalie, la sorellina di Tate, amica del protagonista. Eppure Tate non è disperata, non è triste, nè altro, si comporta come se niente fosse, perchè sa che quella che è deceduta non è la sua sorellina, ma una 'sostituta'. Solo una cosa differenzia Tate da tutti gli altri abitanti: lei vuole sapere la verità. Vuole sapere chi sono quegli essi e perchè i bambini vengono rapiti. E c'è una sola persona a cui può chiederlo: l'unico diverso.
Malcolm è restio ad aiutarla, capisce che, indagando, rischia di scoperchiare un vaso di Pandora che non sarà più possibile richiudere. Il problema è che anche lui sta iniziando a stare molto male e l'aiuto che riceve ha un prezzo.
Per pagare quel prezzo, Malcolm scoprirà chi è, aiuterà Tate e il villaggio e anche se stesso.
Partiamo dalle cose un po' più negative (che comunque non mi hanno disturbata più di tanto).
Prima di tutto la storia in alcuni tratti è vagamente caotica, come se l'autrice non avesse le idee chiarissime e non riuscisse a far capire bene al lettore come stanno le cose. Anche il finale non è 'fortissimo', nel senso che tutti hanno il terrore di questa 'Signora' crudele, ma alla fin fine, non è che sia chissà quanto terribile e non si capisce come mai la sorella, dichiarata amante della guerra non l'abbia mai affrontata. Diciamo che la trama ha punti di debolezza che nel finale presentano il conto.
Ho avuto la sensazine che anche nelle spiegazioni ci fossero delle incongruenze, ma questo può essere dato dalla volontà dei non- umani di convincere Malcolm a lavorare per loro.
Per finire due errori dell'autrice, probabilmente due sviste date dalla voglia di colpire l'immaginazione senza tener conto di quanto detto. Strano però che siano sfuggite a tutti anche in fase di revisione. Una è una ripetizione: Malcolm ha bisogno di un'iniezione che gli viene praticata. Viene detto che l'ago viene estratto dal braccio. Tre righe dopo viene estratto di nuovo. Anzi, si dice siringa in quel caso, ma di fatto l'unica cosa che entra è sempre e solo l'ago, quindi viene estratto due volte.
L'altra è un'incongruenza vera e propria. Nel romanzo il tempo è sempre brutto e piove praticamente sempre. Anche in quel momento, as usual, sta piovendo, tanto che i ragazzi non riescono neanche ad accendere il fuoco. Malcolm si allontana con un amico e si trova scritto 'Guardai il suo volto alla luce delle stelle'. Ora ... al di là del fatto che alla luce delle stelle e basta, senza Luna, non si vede proprio niente, ma caspita, piove sempre, talmente tanto, che m'è quasi venuto un reuma a forza di leggerlo e all'improvviso c'è il cielo stellato? Solo per 3 righe, perchè subito dopo ripiove?
Il resto l'ho apprezzato veramente molto. Al di là della trama fatta e finita che alla fin fine non è particolarmente innovativa, mi è piaciuto l'uso di esseri diversi da quelli classici dell'urbal fantasy. Niente vampiri, licantropi, zombie, fate, sirene o altro, ma creature diverse. Per certi versi mortali e che per sopravvivere hanno sì bisogno degli esseri umani, ma non come fonte di cibo. O meglio, il cibo che gli umani possono offrire non è quello classico.
Poi mi è piaciuto l'uso dell'omertà, dell'ipocrisia, dell'opportunismo degli abitanti del villaggio. Tutti sanno che i bambini spariscono, tutti sanno che fine fanno, ma tutti tacciono e nessuno fa niente, in nome del benessere che il paese ne ricava. Sì qualche famiglia soffrirà, ma il bene comune è superiore e nessuno, neanche chi ha subito la perdita, fa niente per cambiare le cose. Solo Tate, che innesca così la catena degli eventi. Che non si rassegna a perdere la vera sorellina, a costo di mandare tutto in malora.
E questo è uno degli elementi più innovativi del romanzo e che ho apprezzato infinitamente: l'uso dell'amore fraterno come motore base della storia.
Sì certo, c'è anche quello standard, Malcolm s'innamora delle compagne e così via, ma ciò che permea la trama è l'amore di fratelli e sorelle. Raramente l'ho trovato negli urban fantasy. In genere c'è quello classico tra protagonisti (umani e non), talvolta quello tra genitori e figli, ma non ho mai trovato quello tra figli. Momento, non sto assolutamente parlando di incesto! Nel libro si parla proprio di amore fraterno e ne è pieno.
Ci sono i gemelli, marginali, ma già di per sè esemplificativi. C'è Tate che se ne frega di tutto pur di riavere la sorellina. E poi c'è Malcolm, il 'sostituto' anomalo sopravvissuto perchè qualcuno lo ha amato: Emma, la sorella. Emma che sapeva che lui non era sua fratello, Emma che gli ha tenuto le mani fin dalla culla, Emma che fa il possibile per salvarlo, Emma che, semplicemente, ama suo fratello e lo difende, come ogni figlio maggiore dovrebbe fare (opinione mia). Non importa chi lui sia in realtà, per lei è suo fratello. Punto.Personaggi: Malcolm è il protagonista e anche il narratore. E' un sostituto e non può far altro che vivere questa condizione con colpa e senso di inadeguatezza. Cerca di nascondersi, di non emergere, di mischiarsi agli altri senza farsi notare. L'ho trovato caratterizzato molto bene e molto realisticamente. La sua crescita interiore è lenta e discontinua, però presente. Le sue scelte non sempre sono consapevoli e questo fa di lui un eroe 'ordinario' a cui non si può non voler bene. Non è di quelli sempre pronti a buttarsi nella mischia, anzi, in certe situaizoni ci viene quasi trascinato. A volte decide da solo, altre vorrebbe solo tornare indietro e seppellire tutto dietro l'indifferenza della gente di Gentry.
Al suo fianco Tate, ragazza forte, determinata, che non ci sta a far finta di niente, sembra avere più le caratteristiche da eroina, ma alla fin fine l'ho trovata un po' troppo lunatica ed 'eccessiva'. Il miglior amico di Malcolm è Roswell, per qualche motivo la sua famiglia è l'unica da cui i bambini non sono mai scomparsi. Allegro, vivace, positivo, accetta l'amico qualunque cosa sia ed è sempre pronto a dargli una mano. Come personaggio mi è piaciuto abbastanza, perchè, appunto, è al suo fianco in maniera discreta, non si tira mai indietro e passa il tempo a far sentire Malcolm assolutamente normale, nonostante sia consapevole che non lo è e di cosa è.
Emma. Personaggio inizialmente marginale viene fuori alla lunga nella trama. Forte e fragile assieme, si prende cura del fratello indipendentemente da tutto, si assume le sue responsabilità e fa il possibili perchè Malcolm viva. Perchè lui E' suo fratello, qualunque cosa le dicano.L'ho apprezzata tantissimo, per il suo amore, per la sua forza e per la sua determinazione. Il più bel personaggio del libro secondo me.
Di personaggi ce ne sono altri, ma cito solo Morrigan, la capa della Casa del Caos, quella a cui il protagonista si rivolge per aiuto. Alla fin fine mi è piaciuta perchè ho faticato a classificarla, si presenta come 'buona', ma con lei, così come con molti della sua 'razza', i concetti di buono e cattivo sono vaghi e sovvertibili. Dipende tutto dal punto di vista iniziale.Malcolm è l'io narrante e racconta la storia al passato. lo stile dell'autrice è comunque pulito ed esente da volgarità (quando si tratta di giovani c'è la tendenza a farli parlare un po' come scaricatori di porto). Come dicevo, qualche passaggio poco chiaro a livello logico, ma stilisticamente è a posto. ottime le discrizioni con una buona capacità di far visualizzare la scena. Buona anche le tempistiche del romanzo, anche se forse il finale poteva essere scritto in maniera un pelo diversa.
Giudizio finale complessivo: Un bell'urban fantasy, con personaggi diversi dal solito, e una trama non proprio usuale (anche se non originalissima). L'ho letto velocemente e mi sono riletta anche diversi passaggi che mi sono piaciuti particolarmente (quelli con la sorella, nello specifico). Ho adorato la visione del ondo degli altri e la loro convinzione che la volontà sia il motore del mondo. Anzi l'intenzione. Nonostante non sia perfetto e non sia un capolavoro, mi ha emozionato e si è fatto leggere davvero in fretta. Se si è appassionati di urban fantasy è imperdibile, ma credo che possa essere apprezzato anche da altri. Per finire, ultima nota ampiamente positiva, è un libro solo, inizio e fine. Niente trilogie con pezzi interrotti a metà.
Voto: 8/10 -
—
Apr 27, 2013 |
Add your feedback
-
-
-
-
- Una lama di luce (2763)
-
By Andrea Camilleri -
Finished on Apr 26, 2013 




-
Add ...
-
-




-
Dopo un po' di scatole chiuse (One Fifth Avenue) e di scatole chiuse bruttine (Il marchio del diavolo e Assassin's Creed 01), mi ci voleva qualcosa di sicuro. Qualcosa che sapevo mi sarebbe piaciuto con probabilità superiore al novanta percento. Sfortunatamente, quando ho bisogno di cose simili, le ... (continue )
Dopo un po' di scatole chiuse (One Fifth Avenue) e di scatole chiuse bruttine (Il marchio del diavolo e Assassin's Creed 01), mi ci voleva qualcosa di sicuro. Qualcosa che sapevo mi sarebbe piaciuto con probabilità superiore al novanta percento. Sfortunatamente, quando ho bisogno di cose simili, le scelte sono limitatissime: Zafon, Camilleri, Christie, Eco. Forse c'è anche qualcun'altro, ma mi stanno comodamente in due mani. Ho optato per il mio siciliano preferito, perchè adoro il suo personaggio e adoro il suo modo di scrivere.
Stavolta Montalbano è alle prese con un sogno che dall'inizio del libro lo 'perseguita'. Nel corso della storia ritrova il campo che ha sognato, le persone, anche la scena finale, anche se con un protagonista diverso.
Questo filo conduttore un po' anomalo mi è piaciuto, anche se apprezzo in generale il commissario siciliano.
Mi piace perchè è umano e, in seguito a questo, fa le cose a modo suo. E' arguto e sveglio come tutti i bravi detective suoi colleghi (Sherlock Holmes, Poirot, Philo Vance, ...) ma gli manca la loro arroganza e superiorità. Montalbano è un uomo normale. Tanto che stavolta s'innamora. Di Marian. La lontananza di Lidia non migliora le cose. La fidanzata storica, tra l'altro, sembra non stare troppo bene, e questo, lungi dal riavvicinare i due, li allontana ancora di più.
Le emozioni in questa serie di Camilleri, sono sempre abbondanti, istintive, forti. Ti ritrovi nella storia e l'utilizzo del siciliano (anche se suppongo sia italianizzato), amplia abbondantemente tali sensazioni.
Al contempo però, gli eventi si susseguono con un ritmo tale che diventa difficile parlare del libro senza fare spoiler.
Sono presenti tre filoni, due principali ed uno secondario, che il commissario segue. Due sono per dovere, l'altro perchè in un certo senso ci si ritrova invischiato. Si aiuta riflettendo sull'uno e sull'altro, intrecciando i pensieri e venendo a capo delle varie cose sia da solo che con l'aiuto dei suoi fidati uomini.
Anche questa è una cosa che mi piace. In quasi tutti i libri simili, l'indagine è sempre singola e, se ce ne sono due, una delle due finisce per essere lasciata in secondo piano, raffazzonata, abbandonata. Camilleri invece, da spazio a tutte allo stesso modo e ci porta fino alla loro soluzione allo stesso modo, con chiarezza e con intuizione coerenti ed appropriate.Personaggi: Montalbano, che ogni tanto sembra un adolescente e per questo ci piace. Un commissario stizzoso, goloso, solitario eppure incredibilmente sensibile e facile all'emozione. Camilleri lo indaga come sempre a fondo, mostrandoci tutti i suoi pensieri, i suoi sentimenti, le sue riflessioni. Gli altri sono lasciati in genere in disparte e rispettano i 'ruoli' che da libri hanno: Fazio il pignolo appassionato di genealogia, Augello che fa il bello del gruppo, Catarella ... bè, Catarella non l'ho mai capito troppo però l'ho sempre adorato. Lidia compare poco come sempre e mai in prima persona e anche se ha problemi è comunque antipatica. Neanche il finale del libro me l'ha resa più gradevole. Mentre Marian mi è piaciuta subito, solare, fresca e allegra.
La narrazione è in terza persona, ma segue esclusivamente il protagonista. Il linguaggio di Camilleri è inconfondibile e un marchio di fabbrica tipicamente suo. Difficile parlare del registro in questo caso considerando l'utilizzo di un dialetto, anche se moderato. Su questo, che a qualcuno da fastidio, io invece spendo parole positive. Scrivere i libri così, da loro un valore aggiunto. Il siciliano di Camilleri è incredibilmente cinematografico, vivido, suscita immagini, suoni e odori che in italiano corretto renderebbero molto meno. Forse ne ho già parlato in altre recensioni, ma parole come 'sciauro', hanno molta più forza dei comuni 'profumo' o 'odore'.
Giudizio finale complessivo: Come ho già detto, mi rifugio in certi libri quando voglio andare quasi sul sicuro e, anche stavolta, non sono stata 'tradita'. Una lama di luce ha una buona trama, una buona commistione tra azione e riflessione, una lunghezza equa che non affretta le cose nè le trascina inutilmente. Un libro che giudico adatto a tutti sia per l'aspetto poliziesco che per quello umano. Da tenere presente il linguaggio dell'autore se ci si vuole cimentare con i suoi libri.
Voto: 8/10 -
—
Apr 27, 2013 |
Add your feedback
-
-
-
-




-
Non sono mai stata obesa, nè ai limiti dell'obesità. Forse neanche grassa, ma sovrappeso sì. Volendo lo sarei anche ora. Solo che ora non è che la cosa mi turba. Ai tempi del liceo decisamente sì. E ho voluto leggere questo libro quasi come 'ricordo' di quel tempo, di quelle sensazioni.
In realtà Ca ... (continue ) Non sono mai stata obesa, nè ai limiti dell'obesità. Forse neanche grassa, ma sovrappeso sì. Volendo lo sarei anche ora. Solo che ora non è che la cosa mi turba. Ai tempi del liceo decisamente sì. E ho voluto leggere questo libro quasi come 'ricordo' di quel tempo, di quelle sensazioni.
In realtà Cate mi è piuttosto distante. Per quanto alcuni dei suoi pensieri assomiglino a quelli che avevo io, non c'è mai una vera e propria corrispondenza. Anzi in linea generale, siamo piuttosto distanti. Eppure mi è piaciuta.
Caterina si sente 'Caterina' solo tra le mura di casa. Non appena mette piede fuori diventa Cate-ciccia e simili. Perchè è obesa, viene da una famiglia di obesi e può rinunciare a qualunque cosa tranne che a mangiare.
Il primo pensiero che viene, iniziando a leggere il libro, è che le persone siano 'cattive' con Caterina, che siano i compagni ad averla etichettata in un certo modo, i vicini, che sia rimasta ferita da commenti e battutine per strada... Ebbene, si scopre presto che la persona che più distrugge Caterina, è Caterina stessa.
E' il personaggio più negativo che abbia mai incontrato, una sorta masochista psicologica che sembra trarre piacere dal mortificarsi più di quanto non farebbero gli altri. Si definisce una non-persona. Passa il tempo a immaginare tutte le cattiverie che gli altri dicono di lei, perchè così si allena: casomai le sentisse può dirsi di 'saperlo già'. Non manca da scuola solo per non far dire battutine cattive ai suoi compagni, tipo che l'aula è mezza vuota. E' bravissima per non dover chiedere niente a nessuno.
In pratica qualunque cosa possa essere presa per positiva (voti alti, mai un'assenza, lettura dei classici), state tranquilli che lei la fa ma per un motivo totalmente negativo. perchè lei è grassa e si interessano a lei solo per prenderla in giro.
Forse a qualcuno questo modo di pensare può sembrare esagerato, in realtà io so che ci sono persone così. Persone come Caterina che arrivano a 'brutalizzare' mentalmente se stesse, a sminuirsi così tanto, per qualche difetto fisico particolarmente pronunciato.
Sono meccanismi mentali che talvolta ho sperimentato in prima persona, anche se non in maniera così pronunciata, magari in un momento un po' difficile o particolarmente stressante.
In realtà, per quanto esistano persona crudeli, Cate non ne trova sulla sua strada. L'amicizia di Anna è tenera e sincera, nonostante lei pensi che lo faccia solo per pietà. Anche l'interesse di Giacomo è sincero, ma per Cate lo fa solo per scommessa o come punizione.
Davvero, i modi in cui lei si fa male sembrano non avere limiti. Fino all'atto finale che, ammetto, ho trovato un pelo inverosimile, ma tutto può essere.
Quello che mi è èiaciuto è che, attraverso Cate, attraverso i suoi eccessi, divengono chiari tanti 'errori' che commettiamo in prima persona, sia verso di noi che verso gli altri. Errori che spesso derivano da una totale mancanza di sensibilità nei confronti degli altri.
L'autore è molto bravo anche nel mostrarci degli 'antagonisti' al pensiero di Cate (non a Cate), soprattutto il fratello maggiore che lei considera nella sua stessa situazione isolata da non persona e che invece le dimostra di essere assolutamente normale, con una ragazza, una vita attiva, sociale e con i suoi successi. Questo perchè sì, ci sono persone coem Cate che vedono tutto in maniera negativa e altre, come Gionata, che invece, non considerano l'obesità un problema, che si rendono conto di avere altre qualità e che puntano su queste.
Una contrapposizione che ho apprezzato soprattutto ista la tendenza della protagonista a piangersi addosso.Personaggi: Caterina, ovviamente, con tutte le sue insicurezze, problemi, crisi, ma anche con una cattiveria adolescenziale estremista molto reale. E' un personaggio indubbiamente forte, eppure fragile e affascinante. A me è piaciuta atanto. Anna, la migliore amica. Trovo che sia l'emblema di tutti coloro che vengono freintesi. Considera Cate la sua migliore amica, ma a lungo tale sentimento non viene ricambiato, anzi, viene considerata un 'essere che le sta attorno solo per pietà'. Ci sono molte persone che vanno oltre aspetti fisici, difetti o altro, anzi, non li vede neanche come tali, considerando altri fattori, eppure il primo pensiero è quasi sempre quello che non siano sinceri, che mentano, che lo facciano con qualche secondo fine, non per ultimo essere consisderati pietosi e caritatevoli. La professoressa non mi è piaciuta affatto, adorata dagli studenti, da Cate in particolare, l'ho trovata in realtà una persona squallida e ipocrita che elargisce sorrisi forte del suo successo, salvo dimostrarsi ciò che è quando il suo castello di sabbia crolla. Ho adorato la nonna che fa il possibile per mostrare a Cate che nella vita c'è altro, oltre l'aspetto. Solo che sbaglia chiaramente metodo. Stessa cosa la madre che sembra incapace di percepire il disagio della figlia. Per finire mi è piaciuto Gionata che mostra alla protagonista che il mondo non è crudele come sembra, anzi, non lo è affatto.
Cate parla in prima persona e non ci nasconde nessuno dei suoi pensieri. Lo stile è crudele e ironico eppure ricco di esempi e deviazioni anche piuttosto approfondite, di autori classici. Un linguaggio leggermente sopra il registro medio e un italiano corretto (per quanto alcune frasi mi abbiano lasciato il dubbio). Forte carenza di virgole. Non so perchè ultimamente se ne vedono pochi. Mi vien da chiedermi se le vendano a peso... E sì, mi hanno spiegato che c'è questa nuova tecnica di mettere le parole tutte in fila per creare ritmo, ma non crea ritmo, crea caos e una frase ti tocca leggerla 50 volta annullando del tutto lo scopo per cui era stata scritta.
Giudizio finale complessivo: Un libro che forse mi sarebbe stato utile leggere anni fa (parecchi anni fa), ma che ho comunque apprezzato molto. Mi piacciono i messaggi che lascia e anche la positività del finale contrapposto alla negatività del resto. Una lettura adatta a tutti perchè lascia qualcosa a tutte le età Inoltre non è molto lungo, si legge in poco più di un'ora.
Voto: 7/10 -
—
Apr 27, 2013 |
Add your feedback
-
-
-
-
- Assassin's Creed: Rinascimento (753)
-
By Oliver Bowden -
Finished on Apr 26, 2013 




-
Add ...
-
-
Assassin's Creed: Rinascimento




-
Per chi non lo sapesse, questa serie di libri (arrivata al volume 5 uscito di recente) è tratta da una serie di videogiochi. Nello specifico i libri iniziano dal secondo viedeogioco. Al di là della curiosità in sè, la precisazione è importante perchè il racconto risente pesantemente di questa origin ... (
continue ) Per chi non lo sapesse, questa serie di libri (arrivata al volume 5 uscito di recente) è tratta da una serie di videogiochi. Nello specifico i libri iniziano dal secondo viedeogioco. Al di là della curiosità in sè, la precisazione è importante perchè il racconto risente pesantemente di questa origine portando forzature e incongruenze che, alla lunga, hanno pesato negativamente sull'apprezzamento del libro.
Non sono appassionata di videogiochi e ho conosciuto i libri prima di sapere da dove erano tratti, questo, se mi ha fatto capire alcune cose, mi ha anche fatto storcere la bocca.
I videogiochi hanno, tendenzialmente, una trama e il libro la segue e la rispetta. Questo, se da un lato è 'corretto' dall'altro la irrigidisce. L'autore infatti, non sgarra di un millimetro dal racconatre le vicende di Ezio. Il punto è che in un videogioco, in genere c'è un solo giocatore, che deve fare tutto; Bowden ha rispettato questo principio, facendo del protagonista l'unico eroe. Ora, viene più volte detto che questa è una setta di assassini. Bene... peccato che Ezio sia l'unico!!! E si deve fare l'Italia in qua e là ad ammazzare Tizio, Caio e Sempronio per vendicarsi e per impedire ai Templari (ebbastacostitemplari! Me li ritrovo anche nel caffè la mattina! Basta! Sono morti. Fine. Lasciamoli in pace!) di conquistare oggetti che avrebbero dato loro un potere enorme.
Poi... Anche se non siete appassionati, suppongo che di videogames ne abbiate visti e sappiate come funzionano: ci sono vari livelli e il giocatore li deve superare. Lungo tutto il libro si ha spesso l'impressione che vi sia una passaggio di livello. Esemplare il momento dell'affiliazione in cui tutti i personaggi spuntano miracolosamente in un posto che non c'entra niente e fanno tipo applauso, sperticandosi in lodi ... Confesso che a questo punto stavo per mollare, ma ormai avevo superato la metà. Che cavoli! Invece di star l' a fare 'Bravo bravo' ma dagli una mano!!!
Ma giusto! Ezio è un superuomo e nessuno gli sta dietro. Lo è per forza, perchè altrimenti non si spiega come faccia ad ammazzare a destra e manca, davanti alla folla, in mezzo alla piazza e nessuno gli fa mai mezzo graffio. Entra ovunque senza che ci sia mai uno, dico uno!!! che riesca a vederlo/fermarlo/dare l'allarme/notare che sto tizio non c'incastra niente con gli altri. Ti vie da pensare che nemici simili li faresti fuori pure tu.
Il superuomo però fa delle cose del tutto incomprensibili. Viene a sapere che gruppo di congiurati vuole fare fuori Lorenzo De'Medici la mattina dopo alla messa, in piena chiesa. Si tratta di un discreto gruppo di persone che possono arrivare molto vicino al duca. Tra l'altro il signorotto tanto furbo ha anche dichiarato che il giorno dopo non avrà la scorta (guarda caso ...)Cosa farebbe una persona normale? Minimo minimo gli manda un piccione viaggiatore, ma visto che il nostro superuomo si sa arrampicare, tipo geco, anche sui soffitti, potrebbe farsi una salitina fino alla finestra di Lorenzo e metterlo un tantinello sull'avviso. No! Ezio fa il supereroe incompreso da tutti, quindi va in chiesa deciso a salvare il duca da solo. Si piazza a settantacinque miglia a nord ovest, tanto che lo vede giusto perchè c'è la freccia del videogioco che lo indica, si consuma le unghie rosicchiandole facendosi venire mille paturnie su come ammazzare 2000 nemici con un colpo solo, si volta un istante per una frazione di secondo proprio quando i cattivi agiscono, ma ... in meno di un millesimo, roba che Flash Gordon pare mi'nonna con l'artrosi, è affianco del Duca, ammazza metà gente dialogandoci pure, che tanto Lorenzo di sangue ne aveva in abbondanza e quindi campava lo stesso, e se lo porta via senza che nessun'altro muova un dito.
Di queste belle pensate di Ezio è pieno il libro. Per contro, essendo una setta unipersonale, non è che possa farsi dare una mano da qualcuno.
Sì, compare Leonardo Da Vinci, sempre affascinante, ma il solo compito di fare il contrabbandiere di armi... Povero Leo, solo questa gli mancava.
Il finale è con i fuochi d'artificio, e ho trovato che c'incastrasse poco con il resto del libro.
Oltre a non creare una trama più articolata e coinvolgente, Bowden, a mio giudizio personale, racconta anche male la storia principale, in quanto è solo una cronologia. Fate conto che mi metto su uno sgabellino a mo' di nonna a veglia e comincio: Ezio è giovane e spensierato e abita a Firenze. Gli sterminano la famiglia e lui si salva. Ritrova mamma e sorella (illibata tra l'altro) e scappa dallo zio a San Gimignano. Qui impara ad usare le armi e ad uccidere. Ritorna a Firenze, comincia a cercare il modo di ammazzare chi ha condannato il padre. Trova il modo. Ammazza il primo congiurato.
Ecco, a sto punto o dormite, o vi siete alzati per andare a farlo perchè già non ne potete più. Il libro è scritto allo stesso modo, con la stessa verve mancante e con la stessa enfasi. Riflessioni zero, pensieri pochini, fatti, fatti, fatti e nient'altro. Scarni anche i dialoghi con frasi di circostanza trite e ritrite.Personaggi: Ezio, Ezio Ezio e Ezio. Tutti gli altri sono solo comparse che spuntano quando il protagonista ha bisogno di un aiuto/spalla/mentore/qualcuno che lo tiri fuori dai guai (ma poi si salva da solo e allora tanto vale). Ci si aspetta che sia un personaggio notevole. No. Dei suoi pensieri sappiamo poco, delle sue riflessioni meno ancora. Matura, ma perchè ce lo dice l'autore, e si vede, ma non ne siamo partecipi. Invecchia anche, a detta di Bowden, ma è un super uomo e a cinquan'anni e bello fresco come quando ne aveva 17. E si comporta allo stesso modo.
Come vi dicevo lo stile di Bowden è molto da cronista. Cronista economico, che quelli sportivi un po' di emozioni ce le mettono. La scrittura è sostanzialmente corretta, buoni alcuni riferimenti storici, altri usati all'occorrenza perchè così serviva (e questo fa storcere la bocca). La narrazione è in terza persona, ma segue solo Ezio. Anche perchè non c'è nessun altro.
Giudizio finale complessivo: Poteva essere un buon libro se l'autore avesse tenuto il videogioco come trama di base e ci avesse costruito sopra un vero romanzo. Così risulta un lavoro noioso, incongruente, monotono e senza aspettative. Si trascina anche troppo, ma suppongo che dovesse attraversare tutti i livelli per arrivare in fondo. Spero in qualcosa di meglio nei prossimi, se e quando deciderò di dargli una seconda possibilità. Personalmente non mi sento di consigliarlo, neanche agli appassionati del gioco.
Voto: 5/10 -
—
Apr 27, 2013 |
Add your feedback
-
-
-
-
- One Fifth Avenue (320)
-
By Candace Bushnell -
Finished on Apr 26, 2013 




-
Add ...
-
-




-
Ci tengo a precisare che, benchè sia un libro carino, di sicuro non rimarrà nei miei ricordi come lettura memorabile, però l'ho apprezzato, più dal lato umano che per la trama.
Anzi, direi che non c'è una vera e propria trama, forse ci sono più trame, che si intrecciano, si legano tra loro, se ne al ... (continue ) Ci tengo a precisare che, benchè sia un libro carino, di sicuro non rimarrà nei miei ricordi come lettura memorabile, però l'ho apprezzato, più dal lato umano che per la trama.
Anzi, direi che non c'è una vera e propria trama, forse ci sono più trame, che si intrecciano, si legano tra loro, se ne allontanano, ma sono le trame della vita, anzi, delle vite, dei tanti personaggi che popolano questo libro e il condominio in questione, che finiscono per perdersi nelle personalità di chi le vive.
Un libro 'umano' quindi, ossia che fa delle passioni e desideri umani, la sua ragione d'essere.
Devo ammettere che apprezzo queste storie 'psicologiche', certo non mi fanno stare lì con il cuore angosciato o palpitante, ma io adoro gli esseri umani e adoro studiarli e apprezzo spiare negli scritti di chi può farlo al posto mio. La signora Bushnell continua a parlarci di New Yok, anzi, dei newyorkesi, delle loro manie, delle loro caratteristiche, delle loro difficoltà. In questo libro, causa scatenante di diatribe e passioni, è un palazzo, anzi, la residenza in un palazzo: il numero 1 sulla Fifth Avenue, considerato prestigiosissimo e abitato da eccellenti personalità.
Non conosciamo tutti i condomini, ma l'autrice ce ne offre un discreto campione. l'attrice, l'ex scrittore che ora fa lo sceneggiatore, lo scrittore fallito, la giornalista di gossip, l'amministratrice con la sua famiglia e i nuovi arrivati, che si son potuti permettere l'abitazione in quanto nuovi arricchiti. Attorno a loro anche altri che a One Fifth vorrebbero abitare e che sono disposti a tutto pur di ottenere tale status.
Il campionario umano che viene offerto è abbastanza classico (egoismo, arrivismo, menzogna, sopruso, ricatto, furto,fino all'omicidio o tentato tale), ciò che mi ha colpito è stata la sottile ironia dietro ad ogni fatto, evento, parola, dialogo, come se l'autrice si fosse divertita un mondo a dare spazio ai suoi personaggi per poi prenderli in giro.
Il paragone del condominio come una grande famiglia mi è piaciuto. In entrambe le realtà, l'apparenza è di serenità, benessere e armonia, ma quando si va ad aprire le porte, a guardare nell'intimità di chi vi abita, ecco che saltano fuori, invidie, gelosie, rimostranze, vendette personali, trasversali, longitudinali e chi più ne ha più ne metta. Chi ne entra a far parte si ritroverà immerso in una sorta di lotta continua, in cui devi sopraffare, se non vuoi essere sopraffatto. Decisamente realistico e snervante.
Dietro a tutto, ovviamente, sempre lui: il Dio denaro. Anche a One Fifth ci sono 'differenze' economiche e anche qui, c'è chi ne ha poco e chi troppo.
E per una volta ho apprezzato anche il sottile femminismo del libro: i maschietti presenti, alla fin fine, non è che ci facciano una grande figura. Forse sono anche portati un po' all'eccesso, ma non si può negare che ci siano uomini che agiscono e ragionano in quel modo, che hanno una debolezza di fondo che impedisce loro di fronteggiare una signora più determinata e più agguerrita di loro. Anche quando sembrano figure forti, come Paul Rice, non possono fare a meno di abbassare la guardia non rendendosi conto che qualcuno (di sesso femminile) li sta abilmente e sottilmente manipolando. Del resto, come ha detto un anonimo saggio (e se qualcuno conosce tale saggio me lo dica che lo correggo): la prova che le donne ne sanno una più del diavolo è che il diavolo ha le corna.Personaggi: Principalmente femminili, facciamo conoscenza con Enid Merle, scrittrice di gossip ormai ottantenne che vive di fianco al nipote, Philip Oakland, e che, dall'altro della sua esperienza e della vita e del bel mondo di New York sa esattamente come decretare le sorti delle persone. Trova una valida rivale nella ventiduenne Lola Fabrikant, decisa a vivere a One Fifth come compagna del nipote, ma alla fine, l'inesperienza della ragazza la spingerà fuori perdendo malamente il posto in tutti i sensi. Non posso dire che mi sia dispiaciuto. Lola è un personaggio antipatico, spregiudicata, arrivista e, soprattutto, vittimista, raggira il pover'uomo (che facendosi guidare dalle parti basse un po' merita che venga rigirato) aprendo e chiudendo le gambe a comando, facendo venire una discreta voglia di lanciarla giù dal tredicesimo piano dove si è installata. Mindy non l'ho trovata di molto migliore. Esemplificazione di tutte le frustrazioni del mondo, il fatto che tali frustrazioni siano nell'un percento reali e nel novantanove autocreate per piangersi addosso, la rendono un altro personaggio che non riscuote simpatia e successo. Connie Brewer, sciocca e superficiale, si ritrova a causa di questo, coinvolta nel possesso di antichità rubate. La sua stupidità, ben lungi dal suscitare pietà, fa affondare i denti. Gli uomini? Bè, di Philip ho già accennato, James, marito di Mindy, cade anche lui nella rete di Lola, ma è molto più terrorizzato dalla moglie che non dalle lacrime della bella ragazza. Anche di Paul ho già fatto cenno, ma lui, a differenza degli altri due. Tutti pessimi? Assolutamente no. Dal versante maschile (sì insomma, anatomicamente parlando) si distingue Bill Lichfield, che ha passato la vita ad aiutare i ricchi ad emergere senza riuscire ad arricchirsi lui stesso, eppure ha mantenuto una certa onestà di fondo, pur se con notevole stress.
Dal versante maschile, il personaggio che ho più adorato: Annalisa. Innamorata del marito, disposta a seguirlo, disposta a diventare la regina di New York, non perde comunque di vista le cose importanti, facendo scelte che possono risultare anche dolorose e impopolari. Una vera signora, con un pizzico di spregiudicatezza che non guasta.Lo stile della Bushnell, come dicevo, cela un'ironia di fondo che rende il libro leggero e irriverente pur trattando anche di temi non proprio leggerissimi. La narrazione è in terza persona e questo permette l'alternanza tra tanti personaggi, anche se l'aspetto introspettivo è talmente forte che ogni volta si ha l'impressione che il personaggio parli in prima persona. Il libro è ben scritto, è coerente, non presenta linguaggi forbiti anche se ho trovato l'utilizzo del verbo chiosare un po' ripetitivo ed eccessivo. Non sarebbe stato male qualche sinonimo ogni tanto.
Giudizio finale complessivo: Un libro carino, leggero, divertente e irriverente, pur mettendo a nudo tanti vizi e difetti della natura umana. E' stata una lettura scorrevole che ho apprezzato molto e che consiglio a chi ama i libri psicologici. Se invece cercate grandi trame ve lo sconsiglio. Non è che è assente, ma non è neanche l'elemento portante del libro. Inoltre, pur essendo leggibile da tutti, è impossibile negare che sia rivolto più ad un pubblico femminile.
Io ci ho passato diverse ore piacevoli e mi ha anche fatto riflettere sulle tante sfumature della natura umana.
Voto: 7/10 -
—
Apr 27, 2013 |
Add your feedback
-
-
-
-
- Maschere italiane (28)
-
Not Started -
Add ...
-
-
-
-
- Mostra di mostri (115)
- Urania 795
-
By Brian Lumley, Thomas N. Scortia, Basil Copper, … -
Not Started -
Add ...
-
-
-
-
- Quarto Reich e altri Racconti (113)
- Urania 729
-
By Sterling E. Lanier, Gary K. Wolf, Henry Slesar, … -
Not Started -
Add ...
-
-
-
-
- Hallucination orbit (46)
- La psicologia nella fantascienza
-
By Roald Dahl, Robert Silverberg, Donald E. Westlake, … -
Not Started -
Add ...
-
-
-
-
- Artigli e fusa (90)
-
Not Started -
Add ...
-
-
-
-
- C'è sempre una guerra (44)
- Urania 450
-
By Andrew J. Offutt, Poul Anderson, Walter F. Moudy, … -
Not Started -
Add ...
-
Un calcio in bocca fa miracoli
Questo libro non era esattamente ciò che mi aspettavo. Quando mi è capitato, pensavo più ad uno di quei manuali di autoaiuto pieni di belle teorie e frasi fatte per l'autostima. Certi libri sono utilissimi quando non hai nessuna voglia di seguire una trama, ricordarti personaggi, fatti, vicende ecce ... (continue)
Questo libro non era esattamente ciò che mi aspettavo. Quando mi è capitato, pensavo più ad uno di quei manuali di autoaiuto pieni di belle teorie e frasi fatte per l'autostima. Certi libri sono utilissimi quando non hai nessuna voglia di seguire una trama, ricordarti personaggi, fatti, vicende eccetera.
Il punto è che questo invece una tama ce l'aveva, perchè si tratta di un racconto.
Il protagonista è uno di quei vecchietti che a leggerli ti fanno ridere, ma se ce l'hai come vicino di casa, l'unica cosa che desideri è lanciarlo giù per la tromba delle scale nella speranza che vada, finalmente, all'altro mondo.
Non conosciamo il suo nome, ma è lui che ci racconta uno spaccato della sua vita di settantasettenne. E' pensionato, vive da solo, separato dalla moglie e con la figlia residente altrove con cui parla solo del tempo.
Per fortuna c'è Armando, suo amico storico che sembra l'unico in grado di sopportarlo e di coinvolgerlo, anche in veste di cupido.
In quetso periodo in cui mi capitano molti youg adult leggere la vita dal punto di vista di un ... old adult? è stato simpatico e anche rivelatore.
Rivelatore del fatto che non ci sia poi questa gran differenza. Il protagonista ha un certo interesse per la portinaia, vedova, che a sua volta è interessata, e interessa, ad un altro inquilino. Insomma, un triangolo un po' attempato e anche simpatico, in quanto l'esperiena (e il carattere) conferisce alle osservazioni del protagonista quella malizia e malignità che fanno ridere e del tutto assenti nei giovani ed inesperti virgulti adolescenti ("Guardai la gabbietta con il pappagallino e trattenni la battuta per rispetto, ma avrei voluto farle notare che a me aveva dato l'uccello, al barista la passera.")
Il nostro cicerone è anche un asociale, nonostante l'amico faccia il possibile per coinvolgerlo e lui alla fine cede, perchè ad Armando è quasi impossibile dire di no. Ed è anche pensando un po' a lui che rimette insieme i pezzi della sua vita, ospita la figlia in crisi, e riesce anche ad avere alcune civili conversazioni con la ex moglie.
E, alla fine, nonostante le proteste, si fa carico di quelle situazioni che lui stesso ha contribuito a creare, arrendendosi all'evidenza che è meno vecchio di quello che è andato fino a quel momento sbandierando.
Mi ha fatto sorridere, ma ci ho letto anche la speranza, molte speranze. Nella bontà di alcune persone, nella generosità, nell'altruismo, nel fatto che 'non tutto è perduto' soprattutto nei rapporti umani e, soprattutto, se c'è la volontà di aggiustare le cose.
Perfinire mi è piaciuto anche il messaggio sul non lasciarsi andare o,s e capita, di scuotersi e ripartire. Troppo tardi a settantasette anni? Macchè, chiedete al protagonista.
Personaggi: Abbiamo un protagonista anonimo. Non ci rivela mai il suo nome e nessuno lo chiama mai nel corso del racconto. E' scontroso, acido, un po' misantropo. Vuole fare il vecchio, star lì a passeggiare per la città, farsi compatire, maltrattare e maltrattare a sua volta se qualcuno esagera. Elargisce commenti acidi e battute che confondono. Punzecchia a destra e a manca, ma, alla fin fine, si lascia trascinare un po' dall'amico, un po' dalla situazione, un po' da quel buon cuore che ha sommerso sotto strati di ironia e sarcasmo.
Armando. Dolce, carino, generoso, è il nonno per antonomasia, anche se non ha nipoti. Si mette in testa che Chara e Giacomo sono fatti per stare insieme e fa di tutto per far loro da fata madrina. Una di quelle persone amate da tutti, ben volute da tutti, per chè hanno sempre un sorriso e una buona parola per tutti. ottimista inguaribile e instancabile,s embra che le cose brutte del mondo non lo fiorino neanche o, se lo fanno, lui le glissa abilmente, con il suo sorriso e il suo buon umore.
Attorno a loro personaggi un po' più sporadici. Anna, la figlia, che quando si allontana dal marito incredibilmente preferisce il padre alla madre, suscitando in quest'ultima non poco risentimento. Orietta, la moglie, che a distanza di anni, ancora rimprovera e fa polemica con l'ex marito.
La portinaia, nonostante sia sempre presente nei pensieri del vecchietto, in realtà compare poco e fa, giustamente, al portinaia, glissando sui maldestri tentativi di approccio del protagonista. I due giovani, Chiara e Giacomo, rimangono troppo al margine, per poterli giudicare. Così come altri nomi citati o poco più.
Lo stile di Presta è leggero e semplice. Non usa paroloni forbiti, ma neanche volgarità. certo, qualcuna ce n'è nel romanzo, ma non così tanti da disturbare o da far sembrare il protagonista unos caricatore di porto (tra l'altro devo ancora capire perchè gli scaricatori di porto dovrebbero parlare male e non in maniera educata). Ha scelto di narrare il tutto in prima persona facendoci entrare nella testa del suo personaggio che non ci nasconde niente, parlando ai propri lettori come fossero un gruppo di ascoltatori riuniti attorno a lui. Nonostante questo è molto bravo a 'coinvolgere' anche gli altri personaggi, perchè dalle descrizioni che il vecchietto ne fa è possibile intuire le loro reaizoni e talvolta anche il loro pensiero.
Giudizio finale complessivo: Un libro abastanza breve, ma, a suo modo, intenso. Mi ha coinvolta sia per la simpatia del narratore, sia per la dolcezza di chi si muove attorno a lui. Mi ha fatto ridere nelle sue osservazioni sulla terza età, nei commenti acidi, nelle battute un piccanti che fa, principalmente nella sua testa. Mi è piaciuto inoltre, il mondo visto dall'anziano e il suo sguardo su come vanno le cose e sulla sua salute. La teoria: se non vado dal medico non può dirmi che sto male e quindi sto bene, è molto più diffusa di quanto si creda, ma vederla 'con mano' fa tutt'altro effetto. E poi non potevo non adorare qualcuno con cui ho condiviso per anni una forma rara di cleptomania: quella per le penne. Per carità io non le rubavo come fa il simpatico protagonista, però potevate star tranquilli che se erano in omaggio a me rimanevano immancabilmente attaccate alle mani. ancora oggi ne ho circa 300 con tutti gli sponsor possibili immaginabili.
A livello di trama non è coinvolgentissimo, del resto non è un romanzo d'avventura o simili; è più qualcosa di interno e psicologico e le poche vicende narrate sono più una scusa per le riflessioni che non trama vera e propria.
Voto: 7/10