-
Unfinished
-
-
-
- Gargantua e Pantagruele (1371)
-
By Francois Rabelais -
Unfinished
-
-
-
-
- Tutti i racconti 1969-1992 (277)
-
By J. G. Ballard -
Unfinished
-
Ciao, belle recensioni, e bellissimo il tuo blog-rivista...
complimenti per le recensioni, sei davvero bravo!
Gran bella recensione su "Indignazione" di Roth!
Ripasserò!
Interessanti le recensioni Fbrz, ma andrebbero un po', come dire, limate... :) scherzi a parte, mi spiegherai poi perché hai abbandonato Perturbamento di Bernhard... K.
Sono rimasto colpito dalla bellezza delle recensioni: non posso che sceglierti come vicino! A presto.
Tutti i racconti 1969-1992
1 person find this helpful
Ballard e il morbo temporale.I racconti di Ballard sono ossessivi nella ripetitività di temi, luoghi, personaggi e situazioni. Somigliano a quegli incubi ricorrenti, quelli che tornano ad assalirci ad ogni sonno. E tuttavia proprio questa loro ripetitività è il segreto dell’invenzione perfetta. Provo a spiegarmi. Ci sono almeno ... (continue)
I racconti di Ballard sono ossessivi nella ripetitività di temi, luoghi, personaggi e situazioni. Somigliano a quegli incubi ricorrenti, quelli che tornano ad assalirci ad ogni sonno. E tuttavia proprio questa loro ripetitività è il segreto dell’invenzione perfetta. Provo a spiegarmi. Ci sono almeno tre racconti lunghi (un trittico) centrati sull’idea di una malattia del tempo. Essa pare sia causata da una contaminazione dovuta ai viaggi spaziali. Abbandonando il pianeta l’uomo ha violato una legge forse biologica, forse cognitiva o naturale, insomma la punizione per questa violazione pare essere questo progressivo scollamento dal tempo percepito. Gradualmente i vari personaggi sperimentano dei vuoti che sono causati dalla loro fuoriuscita dal tempo. Il tempo allora pare immobilizzarsi in un istante lunghissimo, praticamente immobile. La loro consapevolezza delle cose cessa o in alcuni casi il mondo si ferma in una luce abbacinante dove tutto esiste ma è come cristallizzato. In tutti i racconti che sviscerano questa tematica, la malattia è tanto irreversibile quanto graduale. Significa che essa incrementa progressivamente i tempi della sua comparsa: le cadute sono sempre più frequenti e lunghe. Giunto nella fase terminale della malattia del tempo il malato non può nemmeno più nutrirsi, deperisce giorno dopo giorno. I pochi minuti di coscienza non bastano più a tenere in vita il corpo. Anche lo scenario è sempre lo stesso: un mondo spopolato, e desertico. Presumibilmente caldo (c’è chi va in giro senza vestiti). Un mondo fatto di motel deserti e di città morte e nel quale i personaggi sono liberi di vagare soddisfacendo le proprie pulsioni elementari. Un altro motivo che ricorre in maniera identica e ossessiva è quello del volo. Ci sono dei personaggi misteriosi, deuteragonisti senza volto e senza storia, che vivono nell’ossessione del volo. Ad essi sono affidate le ultime speranze di riuscire a sconfiggere la malattia del tempo; qualcuno afferma perfino di aver trovato il modo per controllare lo stillicidio temporale. Ma l’ambiguità di queste figure resta ineludibile. Man mano che si procede nel racconto si viene a scoprire che forse proprio loro sono responsabili della malattia del tempo. Ci sono poi tensioni archetipiche tra personaggi maschili e personaggi femminili. Il personaggio che vola è spesso il deuteragonista che insidia la donna del protagonista. La sessualità è ambigua e promiscua; e le coppie cambiano spesso di segno. Il protagonista perde la propria donna – che viene conquistata dall’uomo dei cieli – ma ne guadagna sempre un’altra, misteriosa e disinibita. Una trama così complessa nella quale gli elementi in campo sono sempre gli stessi, subisce nel suo ripetersi una sorta di decantazione. E come il sogno o l’incubo continuamente ripetuto conserva soltanto i dati essenziali e li approfondisce, così la ripetizione minimamente variata e ricombinata degli stessi temi e motivi diventa pura e cristallina. Tutto ciò provoca nel lettore una suggestione fantastica. Sogno realtà e scrittura finiscono per sovrapporsi.