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Charlotte Br…
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- L'angelo della tempesta (100)
- (Villette)
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By Charlotte Brontë
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Ti avvicino :)
Ciao Codino :)
A quanto pare è un problema che affligge parecchi, e sempre a quanto pare deriva dalla lingua in cui è impostato il commento. Praticamente ogni giorno lo reimposto su "italiano",salvo accorgermi il giorno dopo che anobii me l'ha rimesso su unknown. ora che mi hai scritto ho reimpostato nuovamente, ma non so quanto durerà. Spero tu riesca a passare prima che anobbio si accorga. (anche se in realtà non ti perdi molto) :D
già, e giocar con le parole è ancora più spassoso, cara :P
Ciao Coda.
Di Dubus (padre) ho letto Il padre d'inverno e Voci dalla luna. Il primo una raccolta di racconti, il secondo una novella/racconto lungo, entrambi belli da togliere la parola, si. Perchè, come per Yates, Carver e altri si rimane attoniti di fronte alla semplicità che arriva a toccare così profondamete e impalpabilmente. Scritture che custodiscono un mistero assoluto.
Ora sto leggendo I pugni nella testa di Andre Dubus III, ovvero il figlio. Un lungo romanzo autobiografico che mi sta piacendo molto.
Buona serata e alla prossima. :)
Ciao.
Se ho dato l'impressione di giudicare mi dispiace, anzi no, ma non è quello che avevo in mente. Volevo semplicemente riparlare di DFW e del suo genio.
In modo banale e misero e ingenuo, certamente, ma lui era un uomo indulgente.
E ho idea che non si sarebbe nemmeno offeso per l'acronimo. Perchè c'è talmente tanto rispetto dietro.
E sono d'accordo con te, un autore va valutato secondo il proprio giudizio critico, non per il successo o gli osanna dei molti.
Buona giornata e alla prossima. :)
L'angelo della tempesta
- Lo finirò. Andrò in fondo. Soltanto alla fine tornerò indietro per togliermi la curiosità.
Così pensavo, e così ho fatto.
Bella, adorabile!, l’infelicità sulle labbra della piccola Polly. Impossibile da credere, dalla sua boccuccia tutta smorfie, capricci e fedeltà filiale, perciò incredibilmente ... (continue)
- Lo finirò. Andrò in fondo. Soltanto alla fine tornerò indietro per togliermi la curiosità.
Così pensavo, e così ho fatto.
Bella, adorabile!, l’infelicità sulle labbra della piccola Polly. Impossibile da credere, dalla sua boccuccia tutta smorfie, capricci e fedeltà filiale, perciò incredibilmente attraente. E se la resa tradotta in italiano da Angelini era così efficace, come sarebbe stato l’originale?
“Dedful miz-er-y!” said she, with her piteous lisp.
Non è la stessa: è una infelicità di un altro tipo. Guarda i casi della vita.. mi devo correggere: i casi della letteratura. La versione tradotta mi sembra sia più fedele dell’originale alla resa che merita di ottenere.
L’infelicità cascata dalla bocca di Polly è quella che poi permea l’intero romanzo: autentica ma non radicale, inclemente ma non insopportabile, tenace ma accettabile, invincibile, d’accordo, però affidabile.
Con una infelicità così si può anche pensare di impiantarci un progetto di vita, assieme. Dell’infelicità, quando è uno stile di vita e non la tragedia di una passione, ci si può fidare. Non è come l’amore, che è un vento che mette i brividi: è una tiepida compagnia, una presenza costante e a suo modo gentile: un vero angelo del focolare.
A pagina trentasette, in fondo, ho incontrato la battuta che può comprendere l’intero romanzo, di per sé così comprensibile da non lasciare scampo: non concederà il commentarne – Ma cosa avrà voluto dire?; dice tutto, lo dice chiaramente, lo ribadisce, e senza fare uso di distrazioni, rimandi, digressioni, simulazioni: lo dice. Che sia maledetto.
Il romanzo dura seicentocinquanta pagine e per seicento quasi mi sono chiesto – Nella sua lingua, come sarà stato?
Sono tornato indietro per lei.
Perché purtroppo è vero che un vuoto può riempire la vita come un pieno non potrà mai ambire di fare: il secondo oppone comunque una sua resistenza a me e al mondo nel quale si compie, mentre il primo, ah il primo: non essendo niente, ci consente di farne il tutto che ci va.
E com’è una vita così?
<< Un’orribile infeliticià!>> rispose incespicando nella pronuncia.