Mi stacco o non mi stacco, mi stacco o non mi stacco: questo è il problema. Che magari non sai neanche di avere. E ciascuno combatte contro le forze della gravità del proprio tempo. Oppure si arrende, e si siede, e aspetta che tutto venga giù.
Non credevo ce ne sarebbe stato un altro.
Non credevo – quando ho saputo che ci sarebbe stato, invece – che mi sarebbe piaciuto.
Piaciuto come Suicidi Dovuti, intendo.
Come Casanova di se stessi.
Pensavo che, infine, mi sarebbe piaciuto più che altro per affetto intellettuale.
Non credevo – quando ho saputo che ci sarebbe stato, invece – che mi sarebbe piaciuto.
Piaciuto come Suicidi Dovuti, intendo.
Come Casanova di se stessi.
Pensavo che, infine, mi sarebbe piaciuto più che altro per affetto intellettuale.
Invece El especialista de Barcelona è quanto di più aggiornato linguisticamente, esteticamente, politicamente… ente ente ente…
E no - non credo ce ne sarà un altro.
(Un romanzo così non mi sogno neanche di commentarlo: è come voler commentare una nuvola, un: cloud. Le parole per poterne dire qualcosa non le ho ancora imparate.)
Con la libertà è un po' come il divino: ne è indimostrabile sia l'esistenza che l'inesistenza. Ma il punto non è tanto chi la sente e chi non la sente, quanto: chi la cerca e chi no.
Ok, li sto collezionando, questi libretti in uscita con Repubblica - e passi per il Venerdì, ma ogni sabato chiedere all'edicolante D-Donna...
Sono brevi riepiloghi di poche pretese con passi antologici quasi tutti scontati: scontati nel senso che li citano tutti poi non so se tutti li leggono;
... (continue)
Ok, li sto collezionando, questi libretti in uscita con Repubblica - e passi per il Venerdì, ma ogni sabato chiedere all'edicolante D-Donna...
Sono brevi riepiloghi di poche pretese con passi antologici quasi tutti scontati: scontati nel senso che li citano tutti poi non so se tutti li leggono; io non ne avevo letto quasi nessuno.
E se Kant è abbastanza letargico, Hegel - almeno in traduzione - è un Finnegan's Wake. Le conciliazioni dei dottori cristiani sono peggiori del male che loro stessi hanno inoculato, ma ben più insopportabile è la predestinazione escogitata da Calvino.
Siamo tutti predeterminati? Bah, mi fa fatica pensare che la frase che sto scrivendo or ora sia stata irrimediabilmente provocata dal primo dei big-bang eccetera eccetera: e che questo commento finisca con la prossima frase lo decido io, meglio: sono libero di credere che a deciderlo sia io.
La libertà è proprio una bella parola: ce ne sono state di persone disposte a tutto, anche a rinunciarvi assieme alla vita, pur di poterla gridare.
Mal che vada un po' felice lo sarai sempre se fare il bene ti attizza come fare all'amore; il male non è solo la conseguenza(né soltanto il principio della fine perenne): è la causa crassa dell'anorgasmia.
Come si fa a essere discepolo di Socrate e diventare Platone resta un mistero ben più fitto della sua filosofia che non so decidermi: è più surreale quando dietro all'apparenza si aspetta la verità e non solo un'altra apparenza o quando parla di una repubblica retta da filosofi? Cento volte meglio A
... (continue)
Come si fa a essere discepolo di Socrate e diventare Platone resta un mistero ben più fitto della sua filosofia che non so decidermi: è più surreale quando dietro all'apparenza si aspetta la verità e non solo un'altra apparenza o quando parla di una repubblica retta da filosofi? Cento volte meglio Aristotele, che fin quando te lo spiegano gli altri sembra un vecchio coi dolori articolari ma che quando leggi direttamente lo capisci subito che è un atleta, per quanto un po' fissatello con il fitness e la wellness. Agli stoici all'Epitteto - i fatalisti - preferisco quelli alla Seneca, ch'era stoico sì, ma senza mai diventare stucchevolmente passivista. Poi arriva Epicuro e ti chiedi a cosa servano tutti quelli che ne hanno scritto dopo, della felicità che o è il piacere di vivere o è un'astrazione a tavolino di pensatori che a furia di allontanarsi dalla vita per guardarla meglio, finiscono per guardare tutto tranne quello che serve: i dettagli, le persone, le singolarità.
Si chiama felicità questo volumetto e tratta del bene e a me va più che bene, una associazione del genere: perché se è vero che fare il bene da solo non basta per avere la felicità, certo è che fare il male, anche solo una volta, all'infelicità ti condanna, in un carcere dal quale poi non si evade più: la tua vita fintanto che dura, e quant'è dura, eh.
La scrittura che rende immortali - fintanto che sulla terra non si sia estinto l'ultimo alfabeta, certo.
Per quanto tempo si deve morire perché si stemperi la rabbia e l'avidità di vivere posseduta per tutto il tempo in cui si è stati in vita? Ecco, quando la morte sarà accettata con la stessa placidità - animale - della vita, si può rinascere ancora.
Ma queste sono frasette di niente rispetto alle
... (continue)
Per quanto tempo si deve morire perché si stemperi la rabbia e l'avidità di vivere posseduta per tutto il tempo in cui si è stati in vita? Ecco, quando la morte sarà accettata con la stessa placidità - animale - della vita, si può rinascere ancora.
Ma queste sono frasette di niente rispetto alle sei reincarnazioni e alle settecentotrenta pagine del romanzo di Mo Yan, scritto alla grande in ogni frase e di cui non mi sento che dire una banalità: uno dei libri meglio scritti (e tradotti, ché il cinese non lo conosco no) che io abbia letto durante questa vita - e non assicuro non lo sia anche rispetto ad altre vite precedenti: però con me il decotto che ti fanno ingollare al palazzo di Re Yama ha avuto effetto tutte le volte, mi sa.
Naturalmente, non c'entra un cavolo la storia delle reincarnazioni, nel mio giudizio: è la scrittura, il linguaggio, la storia e le storie, i paesaggi, i personaggi, le azioni, i pensieri, le trasformazioni; è la letteratura.
Arte - Perché certe cose sono opere d'arte?
Bignamino con qualche spunto interessante e un belpo' di antologia da repertorio.
Però prima di leggere questo libricino trovavo Marcel Duchamp appena appena irritante o niente più.
Ora lo trovo di un gran simpatico, e non irritanti, ma ridicoli in maniera commovente i critici, specie quelli i ... (continue)
Bignamino con qualche spunto interessante e un belpo' di antologia da repertorio.
Però prima di leggere questo libricino trovavo Marcel Duchamp appena appena irritante o niente più.
Ora lo trovo di un gran simpatico, e non irritanti, ma ridicoli in maniera commovente i critici, specie quelli in buonafede.
El especialista de Barcelona
Non credevo ce ne sarebbe stato un altro.
Non credevo – quando ho saputo che ci sarebbe stato, invece – che mi sarebbe piaciuto.
Piaciuto come Suicidi Dovuti, intendo.
Come Casanova di se stessi.
Pensavo che, infine, mi sarebbe piaciuto più che altro per affetto intellettuale.
Invece El especia ... (continue)
Non credevo ce ne sarebbe stato un altro.
Non credevo – quando ho saputo che ci sarebbe stato, invece – che mi sarebbe piaciuto.
Piaciuto come Suicidi Dovuti, intendo.
Come Casanova di se stessi.
Pensavo che, infine, mi sarebbe piaciuto più che altro per affetto intellettuale.
Invece El especialista de Barcelona è quanto di più aggiornato linguisticamente, esteticamente, politicamente… ente ente ente…
E no - non credo ce ne sarà un altro.
(Un romanzo così non mi sogno neanche di commentarlo: è come voler commentare una nuvola, un: cloud. Le parole per poterne dire qualcosa non le ho ancora imparate.)
Libertà - Quando si è davvero liberi?
Ok, li sto collezionando, questi libretti in uscita con Repubblica - e passi per il Venerdì, ma ogni sabato chiedere all'edicolante D-Donna...
Sono brevi riepiloghi di poche pretese con passi antologici quasi tutti scontati: scontati nel senso che li citano tutti poi non so se tutti li leggono; ... (continue)
Ok, li sto collezionando, questi libretti in uscita con Repubblica - e passi per il Venerdì, ma ogni sabato chiedere all'edicolante D-Donna...
Sono brevi riepiloghi di poche pretese con passi antologici quasi tutti scontati: scontati nel senso che li citano tutti poi non so se tutti li leggono; io non ne avevo letto quasi nessuno.
E se Kant è abbastanza letargico, Hegel - almeno in traduzione - è un Finnegan's Wake. Le conciliazioni dei dottori cristiani sono peggiori del male che loro stessi hanno inoculato, ma ben più insopportabile è la predestinazione escogitata da Calvino.
Siamo tutti predeterminati? Bah, mi fa fatica pensare che la frase che sto scrivendo or ora sia stata irrimediabilmente provocata dal primo dei big-bang eccetera eccetera: e che questo commento finisca con la prossima frase lo decido io, meglio: sono libero di credere che a deciderlo sia io.
La libertà è proprio una bella parola: ce ne sono state di persone disposte a tutto, anche a rinunciarvi assieme alla vita, pur di poterla gridare.
Felicità - Cos'è la ricerca della felicità?
Come si fa a essere discepolo di Socrate e diventare Platone resta un mistero ben più fitto della sua filosofia che non so decidermi: è più surreale quando dietro all'apparenza si aspetta la verità e non solo un'altra apparenza o quando parla di una repubblica retta da filosofi? Cento volte meglio A ... (continue)
Come si fa a essere discepolo di Socrate e diventare Platone resta un mistero ben più fitto della sua filosofia che non so decidermi: è più surreale quando dietro all'apparenza si aspetta la verità e non solo un'altra apparenza o quando parla di una repubblica retta da filosofi? Cento volte meglio Aristotele, che fin quando te lo spiegano gli altri sembra un vecchio coi dolori articolari ma che quando leggi direttamente lo capisci subito che è un atleta, per quanto un po' fissatello con il fitness e la wellness. Agli stoici all'Epitteto - i fatalisti - preferisco quelli alla Seneca, ch'era stoico sì, ma senza mai diventare stucchevolmente passivista. Poi arriva Epicuro e ti chiedi a cosa servano tutti quelli che ne hanno scritto dopo, della felicità che o è il piacere di vivere o è un'astrazione a tavolino di pensatori che a furia di allontanarsi dalla vita per guardarla meglio, finiscono per guardare tutto tranne quello che serve: i dettagli, le persone, le singolarità.
Si chiama felicità questo volumetto e tratta del bene e a me va più che bene, una associazione del genere: perché se è vero che fare il bene da solo non basta per avere la felicità, certo è che fare il male, anche solo una volta, all'infelicità ti condanna, in un carcere dal quale poi non si evade più: la tua vita fintanto che dura, e quant'è dura, eh.
Le sei reincarnazioni di Ximen Nao
Per quanto tempo si deve morire perché si stemperi la rabbia e l'avidità di vivere posseduta per tutto il tempo in cui si è stati in vita? Ecco, quando la morte sarà accettata con la stessa placidità - animale - della vita, si può rinascere ancora.
Ma queste sono frasette di niente rispetto alle ... (continue)
Per quanto tempo si deve morire perché si stemperi la rabbia e l'avidità di vivere posseduta per tutto il tempo in cui si è stati in vita? Ecco, quando la morte sarà accettata con la stessa placidità - animale - della vita, si può rinascere ancora.
Ma queste sono frasette di niente rispetto alle sei reincarnazioni e alle settecentotrenta pagine del romanzo di Mo Yan, scritto alla grande in ogni frase e di cui non mi sento che dire una banalità: uno dei libri meglio scritti (e tradotti, ché il cinese non lo conosco no) che io abbia letto durante questa vita - e non assicuro non lo sia anche rispetto ad altre vite precedenti: però con me il decotto che ti fanno ingollare al palazzo di Re Yama ha avuto effetto tutte le volte, mi sa.
Naturalmente, non c'entra un cavolo la storia delle reincarnazioni, nel mio giudizio: è la scrittura, il linguaggio, la storia e le storie, i paesaggi, i personaggi, le azioni, i pensieri, le trasformazioni; è la letteratura.