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- La vedova e il pappagallo e altri racconti (162)
- Racconti d'autore, 71
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By Virginia Woolf -
Finished on Mar 21, 2013 




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- Sillabario N.2 (92)
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By Goffredo Parise -
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- Sillabario n. 1 (62)
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By Goffredo Parise -
Finished in 2004 




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- Primavera di bellezza (705)
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By Beppe Fenoglio -
Finished in 2003 




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- I ventitré giorni della città di Alba (775)
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By Beppe Fenoglio -
Finished in 2006 




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- I nomi (430)
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By Don DeLillo -
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- La furia del mondo (130)
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By Cesare De Marchi -
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- L'età inquieta (79)
- Racconti del terrore
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By Anna Starobinec -
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- Voci dalla luna (248)
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By Andre Dubus -
Finished on Mar 9, 2013 




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- Zoo o Lettere non d'amore (207)
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By Viktor Sklovskij -
Finished on Mar 19, 2013 




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- Canada (251)
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By Richard Ford -
Finished on Mar 21, 2013 




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Io non sono il tipo di persona che rapinerebbe una banca. -
Non ce la farei mai. Come invece hanno fatto i genitori del personaggio che racconta la storia di Canada.
Viene svelato fin da subito.
Il padre e la madre del giovane narratore a causa di un piccolo debito per colpa di una banale truffa decidono di mandare tutto all’aria e commettono una rapin ... (continue ) -
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Mar 21, 2013 |
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- Virginia Woolf (78)
- Saggi, prose, racconti
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By Virginia Woolf -
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- Butcher's Crossing (286)
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By John Williams -
Finished on Mar 8, 2013 




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45 people find this helpful 



(4,5) La vita scorre veloce come una freccia, ma il tempo è ciclico. -
Magnifico e imperdibile romanzo iniziatico che sancisce la fine di un’epoca attraverso la personale vicenda di Will Andrews, giovane protagonista da Boston in viaggio verso l’ignoto mito della frontiera.
In rapporto con una natura perfetta e selvaggia, i personaggi della storia rincorrono un ... (
continue ) -
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Mar 8, 2013 |
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- L'occhio di Galileo (8)
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By Jean-Pierre Luminet -
Finished on Mar 4, 2013 




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28 people find this helpful 



(3,5) TRS.* -
Scintillante romanzo biografico e parziale avventura di una serie denominata “I costruttori del cielo”, di cui L’occhio di Galileo è il secondo volume.
Scritto in forma di riflessione scientifica allo scopo di sensibilizzare oltre che divulgare gli importanti avvenimenti che tra il Cinquecento e i ... (continue ) -
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Mar 4, 2013 |
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- Le ombre del silenzio. Suicidio o omicidio? Controinchiesta sulla morte di Luigi Tenco (6)
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By Pasquale Ragone -
Finished on Mar 2, 2013 




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Le ombre del silenzio. Suicidio o omicidio? Controinchiesta sulla morte di Luigi Tenco
36 people find this helpful 



"…perché non avevo niente da fare" -
Il luogo dove sorge quello che un tempo era l’hotel Savoy di Sanremo si trova a metà circa di una collinetta, a poche decine di metri dal casinò municipale dove in origine si celebrava il Festival, in un punto dove la stessa collina sale vertiginosamente; tant’è che i proprietari dell’albergo e ... (
continue ) -
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Mar 2, 2013 |
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Voci dalla luna
Il più illustre e paterno degli amici che ho avuto l’immeritata fortuna di conoscere, anni fa mi consigliò vivamente di leggere Voci dalla luna, all’epoca disponibile solo in edizione americana.continue)
E io promisi che l’avrei fatto.
Ci sono voluti quasi quattordici anni per mantenere quella piccola p ... (
Il più illustre e paterno degli amici che ho avuto l’immeritata fortuna di conoscere, anni fa mi consigliò vivamente di leggere Voci dalla luna, all’epoca disponibile solo in edizione americana.
E io promisi che l’avrei fatto.
Ci sono voluti quasi quattordici anni per mantenere quella piccola promessa. Con tutti i libri che ho letto nel frattempo mi domando perché ci ho impiegato tanto. Dopotutto si tratta di una novella lunga solo un centinaio di pagine e ho letto tante di quelle porcherie che proprio non mi spiego.
Ma il rammarico maggiore è che a un certo punto ho mentito dichiarando all’amico cui avevo fatto la promessa di aver letto il libro.
Era una domanda che mi faceva ogni volta che ci incontravamo, un paio di volte all’anno, oppure me lo scriveva tramite email, - hai letto Dubus?
Ancora no!
Una volta mi invitò a farlo addirittura in una lettera e almeno in un paio di occasioni in conversazioni telefoniche, per giunta molto spesso, a causa della differenza di fuso orario si trattava di telefonate notturne.
Alla fine per non deluderlo ancora, un giorno mentre pranzavamo assieme risposi di sì, che lo avevo letto.
E cosa ne pensi? Aveva chiesto lui.
Bello, avevo risposto. Una storia profonda nonostante non tenti mai il percorso più semplice per ricevere l’empatia del lettore .
Avevo barato leggiucchiando un paio di recensioni e mi era uscita questa banale stronzata.
Lui aveva fatto una smorfia, tipo aggrottare le sopracciglia o schioccare le labbra e non mi domandò più nulla di quel libro.
Purtroppo ormai quel caro amico e incredibile scrittore che fu Kurt Vonnegut è morto da quasi sei anni e quel che è stato è stato. Così va la vita, avrebbe detto lui.
E io ora dovrei scrivere un commento diverso dalle quattro parole che dissi superficialmente con quell’ingenuo quanto inutile e piccolo inganno.
Conobbi Kurt Vonnegut in occasione di una cena tenuta da una casa d’aste newyorchese il cui ricavato dell’asta successiva alla cena sarebbe stato devoluto in beneficenza. (è giusto sottolineare che Vonnegut era presente a quella festa per fare beneficenza, mentre io mi trovavo lì solo per lavoro. Era lui quello buono e generoso).
Io sapevo che ci sarebbe stato e mi ero portato dietro una malandata vecchia edizione italiana tascabile della Mondadori di Mattatoio numero 5. La crociata dei bambini, per farmela autografare. Perché avevo letto quel romanzo soltanto un annetto prima e dopo quel libro avevo divorato altri suoi romanzi come La colazione dei campioni, Il grande tiratore e Cronosisma. Insomma, ero diventato un suo fan e lo giudicavo come lo giudico adesso, il più grande scrittore etico del novecento.
Non ve la faccio troppo lunga, ma a un certo punto riuscii a farmelo presentare e parlammo qualche minuto. Sembrerò esagerato o bugiardo se scrivo di aver avuto subito l’impressione di chiacchierare con un padre? Potreste non crederci e non vi biasimo, ma è la verità.
Un paio d’anni dopo, quando ormai eravamo diventati veramente amici glielo confessai anche, e da quel momento lui divenne ancora più gentile e avido di consigli. Sulla vita, sulla letteratura, sulle persone. Ma mai una volta fu altezzoso o pedante o noioso, come possono esserlo alcuni padri. Era un uomo formidabile. Divertente e serio e saggio allo stesso tempo.
Ma la sto facendo schifosamente lunga e forse mi rendo conto di scrivere questa storia più per me che per voi che leggete e vi domando scusa e cercherò di arrivare al punto.
Io ero già un appassionato lettore all’epoca, anche se non conoscevo Dubus e nemmeno Yates, tutti autori di cui Vonnegut era stato amico, ma parlavo comunque con lui di altri autori americani, come Fitzgerald, Faulkner, DeLillo e pochi altri, e quando Vonnegut non ricordo come mi aveva domandato se avessi mai provato o avuto voglia di scrivere anche io, risposi che in realtà preferivo leggere ma mi divertivo a scrivere da tempo una sorta di romanzo breve, che aveva per titolo provvisorio “Quale stella”, breve stralcio tratto da una bellissima frase scritta da William Faulkner; questo romanzetto, gli dissi, era una cosa che nelle mie intenzioni doveva contare un centinaio di pagine, e sapevo bene che si trattava di una lunghezza “bastarda” che non andava bene per un romanzo e nemmeno per un racconto. E come se non bastasse ogni volta che mi accingevo a scrivere veniva fuori mio malgrado un qualche racconto completamente avulso dalla storia.
E lui aveva detto che il titolo poteva anche andare bene , però si, la lunghezza era un ibrido, eppure conosceva altri autori suoi amici che scrivevano novelle alla Cechov, di sessanta, novanta pagine, cento, e che avrei potuto ad ogni modo raccogliere i raccontini estranei a quella storia in modo da compilare la mia novella lunga per poi arricchire questo fantomatico libro con alcuni di quei racconti brevi.
Ma i miei racconti erano stucchevoli, risposi. Era tutto materiale che magari conteneva un’idea interessante ma non ero in grado di elaborarli e farci qualcosa che avesse un minimo di valore letterario.
Non importa se sono stucchevoli, disse. Conta la forza con la quale riesci a comunicarli. Conta che vengano dal cuore e non da una semplice e vaga ambizione e velleità. Allora le persone lo leggeranno, anche se titolassi il libro “i racconti stucchevoli di Daniele C.
E la novella di cosa parla? Aveva poi chiesto.
E’ una storia un po’ bislacca, di fantascienza, ma non proprio. Forse un racconto simbolico sul libero arbitrio.
Raccontai che nella mia storia c’era questo ragazzino che è appassionato di astronomia e disegna una sorta di mappatura delle stelle, di quella porzione di cielo che riesce a vedere sopra di lui. E da’ un nome personale a molte di quelle stelle, attribuendolo a persone che conosce.
Succede che negli anni una stella dopo l’altra cominciano a cadere, e la prima volta il ragazzino non se ne accorge subito, ma la stella che cade è quella col nome di sua madre, e poco dopo la madre si ammala e muore. In seguito iniziano a cadere altre stelle e ogni volta che succede nel peggiore dei casi qualcuno muore o più soventemente si allontana definitivamente dalla vita del ragazzino, che nel frattempo è diventato un uomo.
In un’occasione tenta di cambiare gli eventi ma presto si rende conto che è assolutamente inutile e in tutto quel procedere riconosce un movimento armonico e irreversibile per cui è impossibile interferire. Capita anche un evento astronomico interessante e inconsueto che coinvolge due stelle e avviene che la sua fidanzata lo lascia per mettersi con suo padre ormai vedovo da qualche anno.
Infine, riesce a prevedere quale sarà la prossima stella a cadere…ma non voglio rovinarvi il finale nel caso un giorno decidessero di farci un film in qualche realtà parallela…
Probabilmente, non me lo spiegherei diversamente, Vonnegut mi aveva consigliato di leggere Voci dalla luna perché è una novella di circa cento pagine, come doveva essere la mia. Mi aveva invitato a leggerlo perché anche in Voci dalla luna c’è un ragazzo che viene lasciato e la sua fidanzata si mette con il padre di lui.
Me lo aveva consigliato, forse, perché un personaggio vuole diventare un artista ma non fa altro che aspettare che ciò accada senza far nulla per diventarlo.
In realtà però Dubus era un grande scrittore, amato e seguito dai suoi colleghi, e se anche era un pessimo corrispondente che spesso non rispondeva se non dopo mesi alle persone che gli scrivevano, però poi alla fine se ne ricordava, a differenza di me. Era uno che veniva coinvolto sempre in risse e faceva a cazzotti, eppure era un pacifista convinto e amico leale, sempre al contrario di me. Beveva e correva in auto ma un giorno per salvare una coppia durante un incidente venne investito da un’auto rimanendo paralizzato per il resto della sua vita. E io non ho mai salvato nessuno né tantomeno mi sono ferito per aver tentato di farlo.
Le analogie e le differenze finiscono qui. Dubus fu uno scrittore sfortunato e controcorrente che non ebbe grande successo in vita, ma solo l’affetto e la stima di altri scrittori. Di lui ho letto alcuni racconti e questa bella e poetica novella che termina con il protagonista che parla alle stelle.
Ho impiegato un po’ di tempo, ma alla fine sono riuscito a mantenere quella piccola promessa. Difficilmente invece scriverò mai tutte le circa cento pagine di quel racconto. E ormai non importerebbe granchè a nessuno, se non a me, forse.
Nel suo romanzo più famoso, quel Mattatoio numero 5 che mi feci autografare, nelle prime pagine del libro l’autore si reca a casa di un amico ex soldato di guerra come lui, per parlare di un romanzo che vorrebbe scrivere sul bombardamento a Dresda e sulla guerra. La moglie dell’amico non vede di buon occhio l’iniziativa e lui le domanda per quale motivo. La donna risponde:
"Perché fingerà che eravate degli uomini invece che bambini, e poi ne tireranno fuori un film recitato da Frank Sinatra e John Wayne o da qualcun altro di quegli sporchi vecchioni che vanno pazzi per la guerra. E la guerra sembrerà qualcosa di meraviglioso, e così ne avremo ancora un bel po’. E a combatterle saranno dei bambini come quelli che ci sono di sopra. "
A quelle parole, Vonnegut capì il motivo dell’astio nei suoi confronti e fece questo:
"Sollevai la mano destra e le feci una promessa. – Mary- dissi – non credo che finirò mai questo libro. Ormai devo aver scritto cinquemila pagine, e le ho buttate via tutte. Se mai lo finirò, comunque, le do la mia parola d’onore: non sarà una cosa da Frank Sinatra o John Wayne. Le dirò una cosa – feci. – Lo intitolerò La crociata dei bambini. "
Allo stesso modo scrivo qui ciò che non potrò mai più dire a Vonnegut
Non credo che finirò mai quel racconto. Ormai devo averne scritte anch’io cinquemila pagine, e le ho buttate via tutte. Ma giuro solennemente che se mai lo finirò, comunque ti do la mia parola d’onore che non sarà una cosa scritta senza cuore né dettata dall’ambizione. E ti dirò una cosa, lo intitolerò
"Quale stella, e altri stucchevoli racconti".