Prologo Alle medie mi traumatizzarono, ero cosi' stonato che quando la proff di musica mi individuo' mi proibi' di far uscire suoni dall'ugola. Facevo il figuranre, aprivo la bocca ma senza far uscire nulla. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ La Retorica. La retorica Marzulliana.
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Prologo Alle medie mi traumatizzarono, ero cosi' stonato che quando la proff di musica mi individuo' mi proibi' di far uscire suoni dall'ugola. Facevo il figuranre, aprivo la bocca ma senza far uscire nulla. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ La Retorica. La retorica Marzulliana. Mi faccio una domanda mi do' una risposta. Si possono scrivere 400 pagine e fischia concludendo "Tutto va davvero meglio. Sono cose che in qualche modo si sentono" Un universo dietro e dentro una frase di apparente assoluta banalita'. Sospetto che i niuegsti stile LaProfeziaDiCelestino abbiano saccheggiato Robertino. A questo punto mi trovo costretto a far scendere in campo la Santa Presunzione che mi accompagna da quando ho iniziato a camminare. I niuegisti non hanno capito un tubero. Non ci sono fiorellini e canti di balene nell'epicentro di Pirsig, c'e' Fedro (quello di Platone), non cantano le balene. La sinfonia che si ascolta e' quella dell'uomo. Della complessita' di sapersi autosaggiare e la difficolta' del relazionarsi con il mondo. Chris. Gli Affetti. I Colleghi. Il Lavoro. Il non accettare il conformismo, il seguire il flusso del proprio io a prescindere da ttto cio' che ci circonda e che ci vorrebbe perfettamente omologati. Il sapersi accettare nell'essere stonati e quindi non partecipanti al coro. W i fuori dal coro. P.S. E' il libro della mia vita, mi ha inciso nel profondo. IMMENSO. P.S.S. Sono campione del mondo di stonatismo.
Ma i libri hanno un DNA? Possono avere gradi di parentela? Possono far parte di una famiglia? Libro padre, libra madre, libretto figlio!! Bha, credo di si. Del resto se quanto sopra è lecito riferirlo agli autori perchè non puo' essere trasferito alle loro creature generate. Quindi nascono figli, fi
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Ma i libri hanno un DNA? Possono avere gradi di parentela? Possono far parte di una famiglia? Libro padre, libra madre, libretto figlio!! Bha, credo di si. Del resto se quanto sopra è lecito riferirlo agli autori perchè non puo' essere trasferito alle loro creature generate. Quindi nascono figli, figli di separati, di vedovi e poi si intrecciano cugini, zii, pronipoti e affini. In seguito si dividono le eredità e capita pure che litighino per le stesse.<br />Ho letto Train ricevendolo in prestito (lo restituirò) da un mio amico, ex reporter, ora direttore di giornale al quale aveo fatto leggere "Un affare di famiglia" , sempre del prode Dexter. Entrambi siamo stati folgorati, Dexter è bravo, ci sà fare, crea una sceneggiatura intorno alla storia, crea un'alone intorno alle persone. <br />Un'etichettatore provetto lo incasellerebbe come scrittore "hard-boiled", non la vedo così, troppo superficiale. E' Scrittore, descrive bene le cose e in particolar modo la violenza, gli abissi delle persone, è straordinario nel tratteggiare l'infinito nero, l'oscuro. The dark side of the man.<br />Train è il soprannom del personaggio, un giovane nero che partendo come caddie sui campi da golf finisce grande campione nel circuito parallelo delle scommesse clandestine del gioco di buche e mazze. Tra un intreccio sudato, afoso, torbido di quadri e di situazioni di un america minore.<br />Il golf è l'Io narrante.<br />Non conosco la filosofia, la chiave di lettura, è una robba che non sò, non sò se è sport o gioco, mi sfugge. Sicuro non scappa a Dexter il quale è Giocatore di golf, non nel senso di essere bravo ad imbucare, ma di avere il golf in testa.<br />Come è mia prassi non dico altro sulla storia ma provo ad aggiungere qualcosa sul retrogusto.<br />Ti inchioda alla lettura nel suo crescendo in un mix tra devianza, sangue, irrazionalità ed eccessi.<br />Così facendo ti svela il suo cugino naturale e di primo grado: Follia di Patrick Mc Grath. <br />Leggete gente, leggete
Un film, un libro, un quadro insomma in termini piu’ estesi un opera con pretese “artistiche” ha bisogno di precondizioni a contorno. Certo, per ascoltare e per guardare bastano le orecchie e gli occhi, mentre per leggere bisogna conoscere perlomeno il vocabolario senza voler essere esagerato
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Un film, un libro, un quadro insomma in termini piu’ estesi un opera con pretese “artistiche” ha bisogno di precondizioni a contorno. Certo, per ascoltare e per guardare bastano le orecchie e gli occhi, mentre per leggere bisogna conoscere perlomeno il vocabolario senza voler essere esagerato come Jorge Luis, il quale, per sua regola adoperava solo lingue madri e non volgari traduzioni come andava affermando ai quattro venti. Andare al cinema all’ultimo spettacolo dopo aver sfacchinato tutto il giorno, cenato con gnocchi e caponata non e’ foriero di una buona visione. Magari si e’ scelto di andare in un cinemino off per una retrospettiva su Antonioni (le immagini di zabrinskie point mi inseguono ancora), garantisco il risultato: “na cambogggia’ soporifera”. Ecco perche’ bisogna prepararsi, allenarsi come gli atleti, fare training autogeno, studiare la tattica, prepararsi alla prova. Per l’alimentazione quindi niente cibi pesanti, riso in bianco e insalatina prima di prendere parte all’evento. Andiamo con un esempio per capire meglio il senso dello sproloquio. Mettiamo che un vecchiaccio macilento e mezzo pelato andasse a vedere un film di Scatorcio, o si mettesse a leggere qualcosa di BisMoccia, in tutta sincerita’ non mi aspetto una gran soddisfazione finale (Ammenoche’ non abbia i pochi peli in testa rimasti raccolti in un codino e indossi una giacca di pelle con frange annesse e si muova in vespetta con decalcomanie). Insomma, non tutto e’ per tutti o meglio, non tutti possono arrivare all’essenza di ogni opera. Certo, mi si obiettera’ “.. esistono opere assolute”, senza tempo, senza luogo, per il colto e per il barbaro!!!! Elloso, ci mancherebbe. Lo so, lo condivido e ne sono cosciente. Io mai mi permetterei di riservare solo ad una porzione di fruitori, le opere del troppo sottovalutato e dimenticato Mario Marenco. Penso alla sua opera prima, inarrivabile nella sua perfezione; analizzata, ripresa e saccheggiata da studiosi del kitsch come Gillo Dorfles, genere nel quale non per menar vanto ma mi considero un’eminenza (Il titolo del libro per gli incolti e’ “Lo Scarafo nella brodazza”). Comunque taglio corto, in conclusione alla doverosa prolusione, l’affermazione finale e’ che non ci sono libri per Tutti, ma libri per Gruppi (target per gli esterofili). Il Libro in questione io lo vedo per fruitori con queste caratteristiche: attempati o in via di attempazione, masculi, tendenzialmente stronzetti e cialtroni. Altre requisiti paralleli che ci aggiungerei: gente ironica, non poverella, che si e’ moltiplicata e quindi con eredi naturali, amante dell’appallozzo (stravizio per i linguisti) e altre affinita’ parallele. Con tutto questo bagaglio alle spalle, il libro si gusta in modo piu’ profondo, in caso diverso, o lo si schifa o non si supera la scorza esterna. Parliamo di Barney, e’ un mix tra l’Albertone nazionale, Gasmann brancaleonesco, con una piccola spruzzata da tycoon delle tivvu’ trash alla Murdoch (per scelta non cito il nano nazionale). Faccio il tifo per lui, anche se non mi ha fatto scattare il mio classico processo di identificazione con il protagonista di quello che leggo. Non ne condivido moltissime mosse. Continuando nell’introduzione al personaggio. Ma chi e’ Barney? E’ un umano vissuto, lanciato nella sua fase crepuscolare. Archetipo di mille profili. Ebreo fuori dall’ortodossia, Zotico, Gaudente beone, Sanguigno, senza le qualita’ che l’establishment pretende, Caimano della tivvu’ canadese. Viscerale sportivo da stadio. Reduce su tutta la linea, la sua vita’ e’ stata consumata senza farsi mancare nulla. Una vita goduta, epicurea, fuori dagli schemi, esagerata. Stimola benevolenza. E’ come si direbbe dal vivo “uno alla mano”, non rinnega, anzi, esalta la sua origine non da puzzalnaso, ma da figlio di poliziotto e, oltre oceano si sa’, questo non e’ il massimo del pedigree. E’ uno vero. Non si coglie neanche un sospiro, una traccia di ipocrisia. (Odio l’ipocrisia anche se sono cosciente dell’obbligo di convivenza che non ci risparmia). Torniamo al nostro eroe Barney, e’ capace di grandi slanci e di monumentali schifezze, come dicevo prima, in alcuni passaggi sembra, non di leggere, ma, di vedere qualche spezzone di un film dell’Albertone nostro. Mantiene imperterrito valori e punti di riferimento tradizionalissimi: la famiglia, l’amicizia, il machismo, il maschilismo per essere piu’ precisi, e l’Amore. Il libro e’ pervaso da un pensiero che sempre mi accompagna come una scimmia sulla spalla: la vita e’ un avventura miserevole e senza lieto fine. Per le sue cazzate perde l’amore, non quello dozzinale, ma LUNICO. Era stato benedetto dal destino, aveva avuto in dono LUNICA, ma le sue cieche fesserie e superficialita’ lo hanno portato a subire l’amputazione. E tolta la stampella emozionale inizia la deriva, non se ne incontrano due, LUNICA e' LUNICA. Eppoi quella stronza di natura che ti scava dappertutto costantemente, ti mina.,A specchio ti mostra coloro con i quali hai diviso giovinezze e zingarate. Sei costretto a vederti senza specchiarti e capisci che non basta "sentirsi" giovani per esserlo. Non ti puoi autoimbrogliare. Che tristezza. BASTA di piu’ non dico, chi vuole se lo legga o se lo rilegga, le mie illuminazioni aiuteranno a comprendere meglio e lo si apprezzera’ di piu’. Ripeto quelle che a mio giudizio potrebbero essere le condizioni perfette per goderselo al massimo: 1)maschio in eta’ non fresca come minimo 2)non povero 3)tifoso (ammalato) di una squadra (della Maggica e’ meglio) 4)con amici che siano come fratelli 5)essersi moltiplicato avendo quindi figliolanze sparse.
P.S. scritto per farlo leggere non come l’opera di un professionista, ma come se fosse un racconto orale a un amico al centro sociale (questo piesse lo si capira’ a posteriori) P.S.S. Considerazioni a margine sul tema della dignita’. E’ sicura la perdita della dignita’ se si finisce di campare in orizzontale. Il punto e’ riuscire a difendere la propria da eretti. (credo che personalmente me la son cavata benone)
Cinque anni di solitudine Titolo marqueziano, finale marqueziano filosoficamente vichiano, piu' pedestremente come diceva mammamia: non buttare niente tanto poi torna di moda I fogli che volteggiano nella polvere e ci riportano al punto di partenza sono la metafora di come il tre di giugno
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Cinque anni di solitudine Titolo marqueziano, finale marqueziano filosoficamente vichiano, piu' pedestremente come diceva mammamia: non buttare niente tanto poi torna di moda I fogli che volteggiano nella polvere e ci riportano al punto di partenza sono la metafora di come il tre di giugno riporta indietro il calendario al ventuno agosto. Strutture identiche, qualcuno che parte, un qualcuno che vale qualcosa, un servizio pubblico (operatori telecom, ufficio delle entrate (casoria un must per gli ammacchiamenti)), i mecs che arrivano dilatati o ritardati a pagamento. De ja vu, let it be. The song remaine the same. Il non vedere, l'impellenza, comprendere a scoppio ritardato e condividere tutto il campionario di sensazioni che come hai condiviso partono dal vuoto mentale e si proiettano verso il vomito. Questo e' il risultato. E l'ulteriore depressione e' che nocs sia passato invano, che l'ineluttabilita' non interessa solo le rughe o l'osteoporosi. Il vuoto circolare. orizzontale e verticale che diventa un vuoto fisico. Che tutti i proverbi del mondo servano a poco: il lupo perde il pelo; chi la fa l'aspetti, ogni lasciata e' persa e per ultimo quello che brevetto in questo istante che lo scrivo: Chi sta' da se', sta da re. Non sono solo le schiocchezze che fanno storcere il muso; uomini rilevanti o civetterie di foto o battute che inebriano maschiotti mediamente con un terzo delle primavere sulle spalle (le mie bellissime cercano di non piegarsi sotto il peso delle amarezze). La soddisfazione effimera del "personaggio" per quanto ricava a fronte delle forniture e' perfettamente logico e razionale. Tanto mi da' tanto, in questo copione teatrale invece "Tanto vi do' e tanto ne devo ricevere". Ma la massima vale a tutto tondo o si puo' parcellizzare? Non so', sono reali le angosce, le solitudini, la vita di routine tendente al peggio. Tutto vero, i cinque anni di solitudine sono stati una crociera in questo brodo di coltura. Ed allora si rimedia lanciandosi in un mondo parallelo, non virtuale e non reale, un fritto misto nel quale ci si infila una scopata, una recensione di un libro e mezza telefonata tra noi ed una porcata del coinquilino. E' utile? Ca va sans che non lo e' nel medio lungo termine
E' la letteratura. E' Gabo (come se lo vedessi ora vestito da campesinos che ritira il nobel). E' il fantastico sudamerica. Non ho voglia di aggiungere altro alla sarabanda dei Buendia tra Remedios e Aureliani sparsi se non che le ultime due pagine sono le migliori che abbia mai letto. Se uno degli scopi di un libro e' "far vedere", quei fogli che volteggiavano nella polvere beffardi allo scopo di farci fermare a riflettere sulla circolarita' della vita, lo scopo e' stato centrato in pieno. Ho il sospetto che di questo colombiano se ne parlera' per sempre !
Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta
Prologocontinue)
Alle medie mi traumatizzarono, ero cosi' stonato che quando la proff di musica mi individuo' mi proibi' di far uscire suoni dall'ugola.
Facevo il figuranre, aprivo la bocca ma senza far uscire nulla.
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La Retorica. La retorica Marzulliana.
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Prologo
Alle medie mi traumatizzarono, ero cosi' stonato che quando la proff di musica mi individuo' mi proibi' di far uscire suoni dall'ugola.
Facevo il figuranre, aprivo la bocca ma senza far uscire nulla.
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La Retorica. La retorica Marzulliana.
Mi faccio una domanda mi do' una risposta.
Si possono scrivere 400 pagine e fischia concludendo "Tutto va davvero meglio. Sono cose che in qualche modo si sentono"
Un universo dietro e dentro una frase di apparente assoluta banalita'.
Sospetto che i niuegsti stile LaProfeziaDiCelestino abbiano saccheggiato Robertino. A questo punto mi trovo costretto a far scendere in campo la Santa Presunzione che mi accompagna da quando ho iniziato a camminare.
I niuegisti non hanno capito un tubero.
Non ci sono fiorellini e canti di balene nell'epicentro di Pirsig, c'e' Fedro (quello di Platone), non cantano le balene.
La sinfonia che si ascolta e' quella dell'uomo.
Della complessita' di sapersi autosaggiare e la difficolta' del relazionarsi con il mondo.
Chris.
Gli Affetti.
I Colleghi.
Il Lavoro.
Il non accettare il conformismo, il seguire il flusso del proprio io a prescindere da ttto cio' che ci circonda e che ci vorrebbe perfettamente omologati.
Il sapersi accettare nell'essere stonati e quindi non partecipanti al coro.
W i fuori dal coro.
P.S. E' il libro della mia vita, mi ha inciso nel profondo. IMMENSO.
P.S.S. Sono campione del mondo di stonatismo.
Train
Ma i libri hanno un DNA? Possono avere gradi di parentela? Possono far parte di una famiglia? Libro padre, libra madre, libretto figlio!! Bha, credo di si. Del resto se quanto sopra è lecito riferirlo agli autori perchè non puo' essere trasferito alle loro creature generate. Quindi nascono figli, fi ... (continue)
Ma i libri hanno un DNA? Possono avere gradi di parentela? Possono far parte di una famiglia? Libro padre, libra madre, libretto figlio!! Bha, credo di si. Del resto se quanto sopra è lecito riferirlo agli autori perchè non puo' essere trasferito alle loro creature generate. Quindi nascono figli, figli di separati, di vedovi e poi si intrecciano cugini, zii, pronipoti e affini. In seguito si dividono le eredità e capita pure che litighino per le stesse.<br />Ho letto Train ricevendolo in prestito (lo restituirò) da un mio amico, ex reporter, ora direttore di giornale al quale aveo fatto leggere "Un affare di famiglia" , sempre del prode Dexter. Entrambi siamo stati folgorati, Dexter è bravo, ci sà fare, crea una sceneggiatura intorno alla storia, crea un'alone intorno alle persone. <br />Un'etichettatore provetto lo incasellerebbe come scrittore "hard-boiled", non la vedo così, troppo superficiale. E' Scrittore, descrive bene le cose e in particolar modo la violenza, gli abissi delle persone, è straordinario nel tratteggiare l'infinito nero, l'oscuro. The dark side of the man.<br />Train è il soprannom del personaggio, un giovane nero che partendo come caddie sui campi da golf finisce grande campione nel circuito parallelo delle scommesse clandestine del gioco di buche e mazze. Tra un intreccio sudato, afoso, torbido di quadri e di situazioni di un america minore.<br />Il golf è l'Io narrante.<br />Non conosco la filosofia, la chiave di lettura, è una robba che non sò, non sò se è sport o gioco, mi sfugge. Sicuro non scappa a Dexter il quale è Giocatore di golf, non nel senso di essere bravo ad imbucare, ma di avere il golf in testa.<br />Come è mia prassi non dico altro sulla storia ma provo ad aggiungere qualcosa sul retrogusto.<br />Ti inchioda alla lettura nel suo crescendo in un mix tra devianza, sangue, irrazionalità ed eccessi.<br />Così facendo ti svela il suo cugino naturale e di primo grado: Follia di Patrick Mc Grath. <br />Leggete gente, leggete
La versione di Barney
Un film, un libro, un quadro insomma in termini piu’ estesi un opera con pretese “artistiche” ha bisogno di precondizioni a contorno.continue)
Certo, per ascoltare e per guardare bastano le orecchie e gli occhi, mentre per leggere bisogna conoscere perlomeno il vocabolario senza voler essere esagerato ... (
Un film, un libro, un quadro insomma in termini piu’ estesi un opera con pretese “artistiche” ha bisogno di precondizioni a contorno.
Certo, per ascoltare e per guardare bastano le orecchie e gli occhi, mentre per leggere bisogna conoscere perlomeno il vocabolario senza voler essere esagerato come Jorge Luis, il quale, per sua regola adoperava solo lingue madri e non volgari traduzioni come andava affermando ai quattro venti.
Andare al cinema all’ultimo spettacolo dopo aver sfacchinato tutto il giorno, cenato con gnocchi e caponata non e’ foriero di una buona visione. Magari si e’ scelto di andare in un cinemino off per una retrospettiva su Antonioni (le immagini di zabrinskie point mi inseguono ancora), garantisco il risultato: “na cambogggia’ soporifera”.
Ecco perche’ bisogna prepararsi, allenarsi come gli atleti, fare training autogeno, studiare la tattica, prepararsi alla prova. Per l’alimentazione quindi niente cibi pesanti, riso in bianco e insalatina prima di prendere parte all’evento.
Andiamo con un esempio per capire meglio il senso dello sproloquio. Mettiamo che un vecchiaccio macilento e mezzo pelato andasse a vedere un film di Scatorcio, o si mettesse a leggere qualcosa di BisMoccia, in tutta sincerita’ non mi aspetto una gran soddisfazione finale (Ammenoche’ non abbia i pochi peli in testa rimasti raccolti in un codino e indossi una giacca di pelle con frange annesse e si muova in vespetta con decalcomanie).
Insomma, non tutto e’ per tutti o meglio, non tutti possono arrivare all’essenza di ogni opera.
Certo, mi si obiettera’ “.. esistono opere assolute”, senza tempo, senza luogo, per il colto e per il barbaro!!!!
Elloso, ci mancherebbe. Lo so, lo condivido e ne sono cosciente. Io mai mi permetterei di riservare solo ad una porzione di fruitori, le opere del troppo sottovalutato e dimenticato Mario Marenco. Penso alla sua opera prima, inarrivabile nella sua perfezione; analizzata, ripresa e saccheggiata da studiosi del kitsch come Gillo Dorfles, genere nel quale non per menar vanto ma mi considero un’eminenza (Il titolo del libro per gli incolti e’ “Lo Scarafo nella brodazza”).
Comunque taglio corto, in conclusione alla doverosa prolusione, l’affermazione finale e’ che non ci sono libri per Tutti, ma libri per Gruppi (target per gli esterofili).
Il Libro in questione io lo vedo per fruitori con queste caratteristiche: attempati o in via di attempazione, masculi, tendenzialmente stronzetti e cialtroni. Altre requisiti paralleli che ci aggiungerei: gente ironica, non poverella, che si e’ moltiplicata e quindi con eredi naturali, amante dell’appallozzo (stravizio per i linguisti) e altre affinita’ parallele.
Con tutto questo bagaglio alle spalle, il libro si gusta in modo piu’ profondo, in caso diverso, o lo si schifa o non si supera la scorza esterna.
Parliamo di Barney, e’ un mix tra l’Albertone nazionale, Gasmann brancaleonesco, con una piccola spruzzata da tycoon delle tivvu’ trash alla Murdoch (per scelta non cito il nano nazionale). Faccio il tifo per lui, anche se non mi ha fatto scattare il mio classico processo di identificazione con il protagonista di quello che leggo. Non ne condivido moltissime mosse.
Continuando nell’introduzione al personaggio.
Ma chi e’ Barney? E’ un umano vissuto, lanciato nella sua fase crepuscolare. Archetipo di mille profili.
Ebreo fuori dall’ortodossia, Zotico, Gaudente beone, Sanguigno, senza le qualita’ che l’establishment pretende, Caimano della tivvu’ canadese. Viscerale sportivo da stadio. Reduce su tutta la linea, la sua vita’ e’ stata consumata senza farsi mancare nulla. Una vita goduta, epicurea, fuori dagli schemi, esagerata.
Stimola benevolenza.
E’ come si direbbe dal vivo “uno alla mano”, non rinnega, anzi, esalta la sua origine non da puzzalnaso, ma da figlio di poliziotto e, oltre oceano si sa’, questo non e’ il massimo del pedigree.
E’ uno vero. Non si coglie neanche un sospiro, una traccia di ipocrisia. (Odio l’ipocrisia anche se sono cosciente dell’obbligo di convivenza che non ci risparmia).
Torniamo al nostro eroe Barney, e’ capace di grandi slanci e di monumentali schifezze, come dicevo prima, in alcuni passaggi sembra, non di leggere, ma, di vedere qualche spezzone di un film dell’Albertone nostro.
Mantiene imperterrito valori e punti di riferimento tradizionalissimi: la famiglia, l’amicizia, il machismo, il maschilismo per essere piu’ precisi, e l’Amore.
Il libro e’ pervaso da un pensiero che sempre mi accompagna come una scimmia sulla spalla: la vita e’ un avventura miserevole e senza lieto fine.
Per le sue cazzate perde l’amore, non quello dozzinale, ma LUNICO.
Era stato benedetto dal destino, aveva avuto in dono LUNICA, ma le sue cieche fesserie e superficialita’ lo hanno portato a subire l’amputazione. E tolta la stampella emozionale inizia la deriva, non se ne incontrano due, LUNICA e' LUNICA. Eppoi quella stronza di natura che ti scava dappertutto costantemente, ti mina.,A specchio ti mostra coloro con i quali hai diviso giovinezze e zingarate. Sei costretto a vederti senza specchiarti e capisci che non basta "sentirsi" giovani per esserlo. Non ti puoi autoimbrogliare. Che tristezza.
BASTA di piu’ non dico, chi vuole se lo legga o se lo rilegga, le mie illuminazioni aiuteranno a comprendere meglio e lo si apprezzera’ di piu’.
Ripeto quelle che a mio giudizio potrebbero essere le condizioni perfette per goderselo al massimo:
1)maschio in eta’ non fresca come minimo
2)non povero
3)tifoso (ammalato) di una squadra (della Maggica e’ meglio)
4)con amici che siano come fratelli
5)essersi moltiplicato avendo quindi figliolanze sparse.
P.S. scritto per farlo leggere non come l’opera di un professionista, ma come se fosse un racconto orale a un amico al centro sociale (questo piesse lo si capira’ a posteriori)
P.S.S. Considerazioni a margine sul tema della dignita’. E’ sicura la perdita della dignita’ se si finisce di campare in orizzontale. Il punto e’ riuscire a difendere la propria da eretti. (credo che personalmente me la son cavata benone)
Il fattore fatale
niente di che!!
P.S. gli esclamativi sono dedicati!!!!
Cent'anni di solitudine
Cinque anni di solitudinecontinue)
Titolo marqueziano, finale marqueziano filosoficamente vichiano, piu' pedestremente come diceva mammamia: non buttare niente tanto poi torna di moda
I fogli che volteggiano nella polvere e ci riportano al punto di partenza sono la metafora di come il tre di giugno ... (
Cinque anni di solitudine
Titolo marqueziano, finale marqueziano filosoficamente vichiano, piu' pedestremente come diceva mammamia: non buttare niente tanto poi torna di moda
I fogli che volteggiano nella polvere e ci riportano al punto di partenza sono la metafora di come il tre di giugno riporta indietro il calendario al ventuno agosto.
Strutture identiche, qualcuno che parte, un qualcuno che vale qualcosa, un servizio pubblico (operatori telecom, ufficio delle entrate (casoria un must per gli ammacchiamenti)), i mecs che arrivano dilatati o ritardati a pagamento.
De ja vu, let it be.
The song remaine the same.
Il non vedere, l'impellenza, comprendere a scoppio ritardato e condividere tutto il campionario di sensazioni che come hai condiviso partono dal vuoto mentale e si proiettano verso il vomito. Questo e' il risultato.
E l'ulteriore depressione e' che nocs sia passato invano, che l'ineluttabilita' non interessa solo le rughe o l'osteoporosi.
Il vuoto circolare. orizzontale e verticale che diventa un vuoto fisico.
Che tutti i proverbi del mondo servano a poco: il lupo perde il pelo; chi la fa l'aspetti, ogni lasciata e' persa e per ultimo quello che brevetto in questo istante che lo scrivo: Chi sta' da se', sta da re.
Non sono solo le schiocchezze che fanno storcere il muso; uomini rilevanti o civetterie di foto o battute che inebriano maschiotti mediamente con un terzo delle primavere sulle spalle (le mie bellissime cercano di non piegarsi sotto il peso delle amarezze).
La soddisfazione effimera del "personaggio" per quanto ricava a fronte delle forniture e' perfettamente logico e razionale.
Tanto mi da' tanto, in questo copione teatrale invece "Tanto vi do' e tanto ne devo ricevere".
Ma la massima vale a tutto tondo o si puo' parcellizzare? Non so', sono reali le angosce, le solitudini, la vita di routine tendente al peggio.
Tutto vero, i cinque anni di solitudine sono stati una crociera in questo brodo di coltura.
Ed allora si rimedia lanciandosi in un mondo parallelo, non virtuale e non reale, un fritto misto nel quale ci si infila una scopata, una recensione di un libro e mezza telefonata tra noi ed una porcata del coinquilino. E' utile? Ca va sans che non lo e' nel medio lungo termine
E' la letteratura. E' Gabo (come se lo vedessi ora vestito da campesinos che ritira il nobel). E' il fantastico sudamerica. Non ho voglia di aggiungere altro alla sarabanda dei Buendia tra Remedios e Aureliani sparsi se non che le ultime due pagine sono le migliori che abbia mai letto. Se uno degli scopi di un libro e' "far vedere", quei fogli che volteggiavano nella polvere beffardi allo scopo di farci fermare a riflettere sulla circolarita' della vita, lo scopo e' stato centrato in pieno. Ho il sospetto che di questo colombiano se ne parlera' per sempre !