-
All books
-
-
-
- Il deserto dei Tartari (13121)
- By Dino Buzzati
-
Finished in 2011





-
-
-
-
- Poirot sul Nilo (2779)
- By Agatha Christie
-
Finished in 2011





-
-
-
-
- La luna è tramontata (1587)
- By John Steinbeck
-
Finished in 2011





-
-
31 people find this helpful




«Il mio popolo non ama che altri pensi per lui. Forse è diverso dal vostro popolo» -
Una storia drammatica e intensa, ma soprattutto nostra, in ogni tempo, al punto da apparire paradossalmente mai conclusa, pur se perfettamente compiuta.
Probabilmente è proprio il riconoscimento di una radicale appartenenza che mi spinge a guardare a queste pagine sfumandone i tratti ... (continue) - — Aug 23, 2011 | 16 feedbacks
-
-
-
-
- Trecentosessantacinque giorni con il papa (17)
- Collaboratori della verità
- By Benedetto XVI
-
Finished on Dec 31, 2011





-
-
-
-
- I re Magi (42)
- By Michel Tournier
-
Finished on Dec 30, 2011





-
-
-
-
- Mr Gwyn (1949)
- By Alessandro Baricco
-
Finished on Nov 20, 2011
-
-
27 people find this helpful
«non siamo personaggi, siamo storie» -
«Ci fermiamo all'idea di essere un personaggio impegnato in chissà quale avventura, anche semplicissima, ma quel che dovremmo capire è che noi siamo tutta la storia, non solo quel personaggio. Siamo il bosco dove cammina, il cattivo che lo frega, il casino che c'è attorno, tutta la gente che pass ... (continue)
- — Nov 20, 2011 | 15 feedbacks
-
-
-
-
- La bella storia di Silas Marner (103)
- By George Eliot
-
Finished on Oct 28, 2011





-
-
La bella storia di Silas Marner
29 people find this helpful




«Se vi è un angelo che tien conto dei dolori degli uomini non meno che dei peccati…» -
In mezzo a un groviglio di buone intenzioni soffocate da timori, sotterfugi, dubbi irrisolti, odî meschini e ambizioni rivali, fra le pieghe minutamente umane di losche sopraffazioni e ingiustizie disperanti, in mezzo a tutto questo: la possibilità di una celeste misericordia.
«Se vi è un angel ... (continue) - — Oct 28, 2011 | 14 feedbacks
-
-
-
-
- Il piccolo lord (1200)
- By Frances Hodgson Burnett
-
Finished in Aug 2011





-
-
-
-
- La signora dei funerali (2494)
- By Madeleine Wickham
-
Finished in Aug 2011





-
-
-
-
- La capanna incantata (269)
- By Romano Battaglia
-
Finished in Aug 2011





-
-
-
-
- Martina di Poggio di Giugno (89)
- By Astrid Lindgren
-
Finished in Aug 2011





-
-
-
-
- Omero gatto nero (140)
- Tutto quello che ho imparato sulla vita e sull'amore da un gatto terribilmente temerario
- By Gwen Cooper
-
Finished in Aug 2011





-
-
-
-
- Al mercato della speranza (12)
- By Ermes Ronchi
-
Finished on Dec 8, 2010





Finished (re-read) in Aug 2011




-
-
-
-
- Notti bianche (8052)
- Testo a fronte
- By Fedor M. Dostoevskij
-
Finished in Jul 2011





-
-
40 people find this helpful




«Se una volta siete andata in sposa a un principe cinese ciò significa che mi comprenderete perfettamente» -
L’indimenticabile protagonista di queste pagine è un Sognatore di cui non conosceremo mai il nome e che pure, dalla prima all’ultima pagina, non sarà mai anonimo.
Il racconto di cui egli stesso è narratore prende l’avvio da quando la partenza per la dacia di buona parte della popolazione pi ... (continue) - — Jul 31, 2011 | 19 feedbacks
-
-
-
-
- Quello che resta (346)
- Un romanzo di Fitzwilliam Darcy, gentiluomo
- By Pamela Aidan
-
Finished on Jul 12, 2011





-
RSS feeds: subscribe to Geppy's shelf
Il deserto dei Tartari
48 people find this helpful
«Ma chi? Chi dovrebbe venire?»
«Cosa vuole che io ne sappia? Non verrà nessuno, si capisce»
«E sono ancora qui che aspettano»
Una parabola.
Quella di Drogo.
Drogo che giunge alla Fortezza, costruita per presidiare un tratto di frontiera morta.
La Fortezza dimenticata da tutti ... (continue)
«Ma chi? Chi dovrebbe venire?»
«Cosa vuole che io ne sappia? Non verrà nessuno, si capisce»
«E sono ancora qui che aspettano»
Una parabola.
Quella di Drogo.
Drogo che giunge alla Fortezza, costruita per presidiare un tratto di frontiera morta.
La Fortezza dimenticata da tutti, quella Fortezza, che «è sempre rimasta come un secolo fa».
Un luogo di ostinate assenze, dove persino il nemico da combattere è più che lontano: evanescente. Come la linea di un orizzonte consumato dal sole e dalla fatica di scrutare il nulla, guardando sempre più lontano, nell’attesa quotidiana dello straordinario: l’arrivo dei Tartari.
I terribili Tartari, che a ben vedere non sono neppure un ricordo, ma soltanto una leggenda. La leggenda di quella Fortezza che, come ammette lo stesso capitano Ortiz, «non è mai servita a niente».
Ed è proprio nel presidio di quella frontiera morta, dove l’altro scompare, che gli uomini possono inventarsi un destino. Un destino a loro misura. Nobile. Eroico. Assoluto.
Così il nulla che rode i giorni dell’esistenza diviene per loro «mistero nebbioso», confuso presentimento di cose grandi e future: «dal deserto del nord doveva giungere la loro fortuna, l'avventura, l'ora miracolosa che almeno una volta tocca a ciascuno».
Ed è così che «per questa eventualità vaga, che pareva farsi sempre più incerta col tempo, uomini fatti consumavano lassù la migliore parte della vita. Non si erano adattati alla esistenza comune, alle gioie della solita gente, al medio destino; fianco a fianco vivevano con la uguale speranza».
Drogo giunge fra loro. E non li comprende.
«Tutto là dentro era una rinuncia, ma per chi, per quale misterioso bene?»
Come possono quegli uomini aver dimenticato la vita, semplice e buona? Quella vita che sembrerebbe quasi stupida perché non attende altro che di essere vissuta, quella vita che sa abitare il presente e sa essere felice nei piaceri piccoli.
Quel che Drogo vorrebbe da subito è semplice: lasciare la Fortezza. Tornare alla sua vita di sempre. Costruire per sé un piccolo destino, una carriera persino. Intrecciare il tempo del suo esistere a quello di altri: di una donna, di sua madre, degli amici. Abbandonare quel presidio assurdo, dove ogni gesto è liturgia di un’attesa solitaria e senza senso.
Eppure, eppure.
Eppure la vita, semplice e buona, a tratti sembra opaca rispetto alla luce folle che brilla negli occhi degli uomini della Fortezza.
E intanto il tempo scorre.
«Se ne vada fino a che è in tempo, torni giù alla città, si adatti alla guarnigione. Dopo tutto lei non mi sembra il tipo da disprezzare i piaceri della vita. Farà più carriera che qui, certo. Non si è poi nati tutti per fare gli eroi.»
Perché Drogo non segue il consiglio del maggiore Ortiz?
Come accade che l’assurda scommessa di altri, l’attesa priva di senso di uomini logorati dal nulla, diviene la sua scommessa?
È la fascinazione per la luce folle che orienta i giorni nella Fortezza?
Perché Drogo sente che «un residuo d’incanto vagava lungo i profili delle gialle ridotte, un mistero si ostinava lassù, negli angoli dei fossati, all’ombra delle casematte, sensazione inesprimibile di cose future».
È l’abitudine quasi rassegnata a quel mondo?
Perché «così siamo fatti – pareva dire – e mai più guariremo»
È l’esperienza dell’estraneità e della lontananza di quel piccolo mondo borghese che un tempo gli era così familiare? È l’amaro riconoscimento che la vecchia casa non è più casa, per lui?
Perché «lui stesso, forse, non era più quello di un tempo», mentre ascoltava «con rassegnato distacco una vecchia storia già cara».
È la vertigine assurda di un destino assoluto?
«Un presentimento – o era solo speranza? – di cose nobili e grandi lo aveva fatto rimanere lassù».
Probabilmente sono un po’ tutte queste ragioni, e chissà quante altre, avvolte in un groviglio che forse tutte le stringe e tutte le tradisce, e che di fatto determina l’esistenza di Drogo che finisce col rinunciare «alla minuta lotta per la vita quotidiana», per restare alla Fortezza.
«Verrà il giorno in cui tutti i conti saranno generosamente pagati, pensa»
Ma il compimento quotidianamente differito ha il sapore della disillusione.
Il tempo scorre cinico e i gesti si svuotano di senso.
Le fatue speranze, sfogliate dal vuoto falsificante dei giorni, sfioriscono: «un giorno era stata pura speranza, poi solo scrupolo, adesso quasi unicamente abitudine».
Il destino si rivela un inganno beffardo.
Persino la fiducia nei compagni non era in fondo tanto ben riposta.
La parabola di Drogo potrebbe risolversi così: nella più amara fenomenologia del disincanto.
«La vita dunque si era risolta in una specie di scherzo, per un’orgogliosa scommessa tutto era stato perduto».
Ma, quasi a sorpresa, il destino di Drogo è molto di più: è la vicenda epica di un eroe stanco e disilluso, ma non arreso, neppure quando si sa vinto.
Eroe da nulla – o forse del nulla – ma eroe. Fino alla fine.
«Coraggio, Drogo, […] che la tua esistenza sbagliata almeno finisca bene. Vendicati finalmente della sorte, nessuno canterà le tue lodi, nessuno ti chiamerà eroe o alcunché di simile, ma proprio per questo vale la pena. Varca con piede fermo il limite dell'ombra, diritto come a una parata, e sorridi anche, se ci riesci. Dopo tutto la coscienza non è troppo pesante e Dio saprà perdonare.»
E mi commuove profondamente lo sguardo di Drogo in quel momento estremo e definitivo: uno sguardo in cerca della «ultima sua porzione di stelle».
Mi piace pensare che, guardandole, abbia potuto sentire ancora una volta quella voce umana, che un giorno, tanti anni prima, aveva sentito nella nenia dell’acqua di una lontana cascata: «una voce umana, la quale parlava parlava: parole della nostra vita, che si era sempre a un filo dal capire e invece mai».
Sempre a un filo dal capire.
E invece mai.
Ma quella voce, allora. E queste stelle, ora.
Mi piace pensare che anche per questo Drogo, nonostante tutto, sorride.
Is this helpful?