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Classici
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- La cognizione del dolore (3226)
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By Carlo Emilio Gadda
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- La bella storia di Silas Marner (139)
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By George Eliot
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La bella storia di Silas Marner
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«Se vi è un angelo che tien conto dei dolori degli uomini non meno che dei peccati…» -
In mezzo a un groviglio di buone intenzioni soffocate da timori, sotterfugi, dubbi irrisolti, odî meschini e ambizioni rivali, fra le pieghe minutamente umane di losche sopraffazioni e ingiustizie disperanti, in mezzo a tutto questo: la possibilità di una celeste misericordia.
«Se vi è un angel ... (continue ) -
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Oct 28, 2011 |
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- Il deserto dei Tartari (14806)
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By Dino Buzzati
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79 people find this helpful 



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«Ma chi? Chi dovrebbe venire?»
«Cosa vuole che io ne sappia? Non verrà nessuno, si capisce»
«E sono ancora qui che aspettano»Una parabola.
Quella di Drogo.
Drogo che giunge alla Fortezza, costruita per presidiare un tratto di frontiera morta.
La Fortezza dimenticata da tutti ... (continue ) -
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Aug 31, 2011 |
39 feedbacks
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- La luna è tramontata (1837)
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By John Steinbeck
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«Il mio popolo non ama che altri pensi per lui. Forse è diverso dal vostro popolo» -
Una storia drammatica e intensa, ma soprattutto nostra, in ogni tempo, al punto da apparire paradossalmente mai conclusa, pur se perfettamente compiuta.
Probabilmente è proprio il riconoscimento di una radicale appartenenza che mi spinge a guardare a queste pagine sfumandone i tratti ... (continue ) -
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Aug 23, 2011 |
24 feedbacks
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- Notti bianche (10793)
- Testo a fronte
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By Fedor M. Dostoevskij
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54 people find this helpful 



«Se una volta siete andata in sposa a un principe cinese ciò significa che mi comprenderete perfettamente» -
L’indimenticabile protagonista di queste pagine è un Sognatore di cui non conosceremo mai il nome e che pure, dalla prima all’ultima pagina, non sarà mai anonimo.
Il racconto di cui egli stesso è narratore prende l’avvio da quando la partenza per la dacia di buona parte della popolazione pi ... (continue ) -
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Jul 31, 2011 |
24 feedbacks
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- Grandi speranze (3491)
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By Charles Dickens
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«Tu hai sempre conservato il tuo posto nel mio cuore» -
Lettura imperdibile. Frizzante e dolente.
Frizzante come l’ironia, mai arresa, di Dickens.
Ma dolente, nel consegnare al lettore quelle incerte aurore percorse da grandi speranze, che sfumano in una notte languidamente malinconica.
Eppure quella notte, fra macerie e lacrime, conosce il clemente ... (continue ) -
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Jul 12, 2011 |
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- I miserabili (5175)
- volumi 1-2
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By Victor Hugo
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Un capolavoro, nel senso più ampio, sovrabbondante e inesauribile del termine.
Un capolavoro.
Una di quelle opere che affollano i tuoi giorni, la tua mente e le tue emozioni di gesti, parole, grazia, ricordi. Preziosissimi, tutti. Dal primo all’ultimo.
Impossibile ripercorrerli tutti.Ma un ... (
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Feb 26, 2011 |
17 feedbacks
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- Il vento nei salici (513)
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By Kenneth Grahame
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«Così bello e strano e nuovo… Ché ha destato in me un desiderio che è pena» -
Quando Grahame disse dei lettori di queste sue pagine: «hanno amato la storia. Non si sono neppure resi conto da dove è scaturito tutto quell’atroce dolore, e tutta quella gioia» diceva certamente il vero. Il dolore personale, e la gioia nonostante tutto quel dolore, e le loro drammatiche rad ... (
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Feb 20, 2011 |
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- I quattro libri delle piccole donne (686)
- Piccole donne - Piccole donne crescono - Piccoli uomini - I ragazzi di Jo
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By Louisa M. Alcott
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I quattro libri delle piccole donne
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«Ed effettivamente lo spettacolo di quella famiglia contenta era bello e commovente»
Bello e commovente.
Di una bellezza e una commozione che ti rimangono dentro a lungo, come una luminosa costellazione di suggestioni e speranze. Esigenti speranze.
Quelle che rammentano che è sempr ... (continue ) -
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Dec 30, 2010 |
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- Cime tempestose (21425)
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By Emily Brontë
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- Le avventure di Pinocchio (7217)
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By Carlo Collodi
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- Don Camillo (2375)
- Mondo piccolo
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By Giovannino Guareschi
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28 people find this helpful 



«in un paese come questo, basta fermarsi sulla strada a guardare una casa colonica affogata in mezzo al granoturco e alla canapa, e subito nasce una storia» -
Lettura piacevolissima.
Divertente, ma non solo.
Te ne accorgi quando, quasi sorpresa, ti trovi a fare i conti con la nostalgia per quel Mondo Piccolo, che neppure è mai esistito e che tuttavia più vero non potrebbe essere.
Come le vite che lì hai incontrato.
Vite capaci di schietta s ... (continue ) -
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Aug 6, 2010 |
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- Guerra e pace (6993)
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By Lev Nikolaevič Tolstoj
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41 people find this helpful 



«Tout comprendre c’est tout pardonner» -
Leggere Guerra e Pace è sempre un’esperienza a cui si è in qualche modo impreparati.
E lentamente, pagina dopo pagina, nel susseguirsi solo apparentemente incongruo delle chiacchiere nei salotti e del clangore delle armi sui campi di battaglia, questo libro ti cambia.
Non co ... (continue ) -
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Aug 3, 2010 |
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- Vacanze all'isola dei gabbiani (973)
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By Astrid Lindgren
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Vacanze all'isola dei gabbiani
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«Perché non poter conservare per tutta la vita quel modo di sentire come beatitudini la terra e l’erba e il tamburellare della pioggia e il cielo stellato?» -
Lettura meravigliosa, che gioca col desiderio mai spento di una vita anarchicamente semplice, scandita da un ritmo essenziale, ma percorsa da infinite variazioni.
Così la vita dei membri della famiglia Melkerson scorre vivace e lieve, in una quotidianità che non è mai scontata, bensì costantemente ... (continue ) -
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Aug 2, 2010 |
6 feedbacks
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- Il buio oltre la siepe (10077)
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By Harper Lee
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«la coscienza è l’unica cosa che non debba conformarsi al volere della maggioranza» -
Una lettura appassionante e preziosa. Talmente preziosa da essere imprescindibile.
Per la prosa limpida, che – lieve e curiosa – si confronta con temi ancora oggi decisivi e suggerisce sfide e impegni che misurano l’uomo di ogni tempo.
Ma queste pagine mi sono immensamente care soprattutto per gli ... (continue ) -
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Aug 1, 2010 |
10 feedbacks
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- Tess dei D'Urberville (1984)
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By Thomas Hardy
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« È perché siamo su una stella marcia, e non su una sana, è vero, Tess?» -
«Basti dire che, tanto nel caso presente quanto in milioni di altri, non erano due metà di un perfetto intero quelle che stavano di fronte in un momento perfetto; una parte corrispondente, e che mancava, vagava libera sulla terra aspettando in crassa ottusità l’arrivo di un’ora ... (
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Jul 30, 2010 |
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- Marigold (74)
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By Lucy M. Montgomery
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11 people find this helpful 



«Marigold dava sempre un colore al vento» -
Non è facile congedarsi da una creatura come Marigold, sensibile al fascino soverchiante della natura e al delizioso mistero che abita in ogni persona.
Non è facile lasciare la squisita armonia che ha scandito i giorni della sua fanciullezza senza avvertire un preciso senso di vuoto. -
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Jul 10, 2010 |
1 feedback
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- Il giovane Holden (30262)
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By J.D. Salinger
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30 people find this helpful 



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«Sa le anitre che stanno in quello stagno vicino a Central Park South? Quel laghetto? Mi saprebbe dire per caso dove vanno le anitre quando il lago gela? Lo sa, per caso?»
E noi?
Dove possiamo rifugiarci noi, quando una raggelante incomunicabilità ci rivela estranei a tutto e tutt ... (continue ) -
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Jun 18, 2010 |
10 feedbacks
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- Resurrezione (1968)
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By Lev Nikolaevič Tolstoj
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18 people find this helpful 



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La storia che Tolstoj racconta è intensa, avvolgente.
Soprattutto sembra avere vita propria rispetto al narratore che la percorre. Così, mentre leggi, arrivi a tratti a sentire persino il fastidio dell'esser condotta a scoprirla da altri, si tratti pure dell'autore. Perché vorresti poterti aggirar ... (continue ) -
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Jun 18, 2010 |
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- Bartleby lo scrivano (3064)
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By Herman Melville
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La cognizione del dolore
Tutto accade nel lontano Maradagàl.continue)
Ma il Maradagàl non è un mondo che si possa abitare.
E non perché frutto di una fittizia geografia: le terre inventate sono spesso le più ospitali.
Ma perché quel che accade laggiù è la più tragica insensatezza. E il dolore finisce col soffocare ogni via di f ... (
Tutto accade nel lontano Maradagàl.
Ma il Maradagàl non è un mondo che si possa abitare.
E non perché frutto di una fittizia geografia: le terre inventate sono spesso le più ospitali.
Ma perché quel che accade laggiù è la più tragica insensatezza. E il dolore finisce col soffocare ogni via di fuga, rendendo impossibile anche solo immaginare un orizzonte che lo accolga. E uno sguardo capace di abbracciare quell’orizzonte.
Eppure Gadda sta lì. A sfidare l’insensato, con un’esattezza che non si smarrisce nell’evocare la complessità di un accadere privo di direzione.
Sta lì, ad ascoltare un mondo saturo di voci. Voci confuse, sovrapposte, leggere, comiche, grottesche, feroci.
Voci che ci restituisce con quel linguaggio straripante e plurale, capace di disegnare la Brianza persino nella distanza della latinità immaginaria del Maradagàl. O forse di convocare l’altrove nel cuore di un’irrisolta appartenenza alle proprie radici.
Offeso da questi suoni, il silenzio di cui ama vestirsi Gonzalo Pirobutirro d’Eltino, consumato dal suo dolore.
E, in quel silenzio, una misteriosa favola, attribuita agli Incas: «la morte arriva per nulla, circonfusa di silenzio, come una tacita ultima combinazione del pensiero»
Voci e silenzi. E la parola, che li misura, senza ordinarli. Perché non c’è ordine nelle fratture della vita e nei suoi incongrui registri. Tocca solo prenderne atto, come nel cosmo «i matematemi e le quadrature di Keplero che perseguono nella vacuità degli spazi senza senso l’ellisse del nostro disperato dolore».
È forse per questo che, al termine di questa mia lettura, scelgo di non cercare in queste pagine la cornice di una storia narrata.
Preferisco domandarmi se vi sia davvero una storia narrata in queste righe. O se questo non sia piuttosto il caso in cui «l’immagine s’è articolata nel racconto, è divenuta poema», svolgendo le sue contraddizioni e infine smarrendo in esse la possibilità di una sua fine, restando così incompiuta.
Un accadere senza cornice, senza fine e con un inizio plurale, asimmetrico e divergente.
Questo accadere può ancora essere storia?
O l’antico paradigma della storia è una di quelle parvenze che è ormai tempo di negare?
D'altro canto mi domando che accada a rinnegare ogni parvenza, assecondando così il tempo, «suggeritore tenebroso d’una legge di tenebra».
La sete dell’autentico non si trasforma in ossessione?
Non posso non lasciarmi convocare da questo interrogativo, mentre osservo don Gonzalo che sul terrazzo della villa, «con le mani alle tasche della giacca, levò il viso, quasi a rimirare alcune stelle. Ma non le vedeva neppure (come non si odono parole troppo ripetute) nella banalità superflua del cielo».
Gonzalo: l’hidalgo che rinnega la parvenza, il suo ostinano ripetersi, sempre abissalmente altro dall’essenza.
Gonzalo, l’ultimo Pirobutirro che, in un doloroso esercizio di ascesi e di rinnegamento, cancella le stelle. E trasforma il cielo notturno in una banalità superflua.
Ma come misurare poi quel nulla?
Forse lo insegna il vento, nella più feroce notte dell’assurdo.
«Allora i noci e i mandorli e le robinie avevano come un sussurro, quasi rimpianto e carezza e brivido, che arriva di lontano, comunicato loro dallo stormire dei pini, dai tigli: ed era la ricognizione della notte, la ronda sotto lontane stelle del vento».
Se il rinnegamento della mera apparenza allontana le stelle e spegne la loro luce, è ancora possibile tentare una ricognizione della notte, fra sussurri, rimpianti, carezze e brividi.
Non più una geometria luminosa che misuri l’estensione dell’essere.
Ma la registrazione sofferta dell’impercettibile. E dei suoi intervalli. L’accertamento del vuoto, fra ciò che si è (scoperto) scarnificato.
Ricognizione di un reale sfrondato dalle apparenze, come i «bracci scheletriti dal digiuno», dei mandorli.
Ecco. A tratti la scrittura di Gadda mi è parsa simile a quel vento.
Con quelle sue parole, attente e misurate, nello scarto che istituisce il senso: fra suono e significato.
La parola come strumento di analisi, in quella notte «sotto silenti stelle: che una mano aveva appeso altissime alla luminaria glaciale dell’eternità».
Strumento che rinuncia alla perlustrazione dei limpidi perimetri dell’essere, per interrogare gli spazi vuoti. Testimonianza di assenze, che denuncia l’ambiguità del buio.
Ambiguità tragica. Che non potrà più esser rischiarata dalle misere lanterne della volgarità quotidiana.
Né le voci dei popolani potranno decifrare il mistero di quella notte.
Toccherà all’alba «elencare i gelsi, nella solitudine della campagna apparita».
Verità accecante e misurata, quella dell’elencazione. Verità priva del problema del senso.
Sicché è nel giorno e nella campagna apparita – e non nella notte - che, paradossalmente, sembra non esserci più spazio per la scrittura. Che qui si interrompe.