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La luce di Cristo nel cuore della chiesa
Intervista a P. François-Marie Léthel, ocd.
Un girotondo di santi e di angeli che si tengono per mano e tendono la mano a quanti sono ancora sulla terra. È l'immagine che più di tutte rappresenta il senso e lo spirito degli esercizi spirituali quaresimali che si svolgono dal 13 al 19 marzo nella ... (continue)
Intervista a P. François-Marie Léthel, ocd.
Un girotondo di santi e di angeli che si tengono per mano e tendono la mano a quanti sono ancora sulla terra. È l'immagine che più di tutte rappresenta il senso e lo spirito degli esercizi spirituali quaresimali che si svolgono dal 13 al 19 marzo nella cappella Redemptoris Mater, in Vaticano, alla presenza del Papa e della Curia romana. A guidarli è il carmelitano scalzo François-Marie Léthel, prelato segretario della Pontificia Accademia di Teologia, che in questa intervista al nostro giornale, spiega i motivi che lo hanno indotto a scegliere come tema "La luce di Cristo nel cuore della Chiesa: Giovanni Paolo II e la teologia dei santi".
Questi esercizi ruotano intorno alla beatificazione di Giovanni Paolo II: come viene sviluppato il tema?
Dopo che il Papa mi ha chiamato a tenere questi esercizi spirituali, mi sono raccolto in preghiera e mi è apparso chiaro l'orientamento da dare alle meditazioni: una preparazione spirituale alla beatificazione di Giovanni Paolo II , che avverrà il 1° maggio prossimo, domenica dell'Ottava di Pasqua, festa della Divina Misericordia, inizio del mese mariano e anche festa di san Giuseppe lavoratore. Sono convinto che sia un avvenimento di un immensa portata per la Chiesa e per il mondo, che richiede una profonda preparazione spirituale da parte di tutto il popolo di Dio, e in modo esemplare da parte del Santo Padre e dei suoi più vicini collaboratori. Allo stesso tempo ho avuto chiaro anche il tema - la luce di Cristo nel cuore della Chiesa - e il sottotitolo: Giovanni Paolo II e la teologia dei santi. Così è stato anche per la scelta dei santi come guide per questi giorni. Infatti, la beatificazione di Giovanni Paolo II è come il coronamento di uno straordinario pontificato proprio sotto il segno della santità. Per sviluppare il tema, ho scelto un'icona della comunione dei santi: un dipinto del beato fra Angelico che rappresenta i santi e gli angeli in cielo che si danno la mano e fanno come un girotondo. I santi si danno e ci danno la mano per guidarci sul cammino della santità. Questo è il senso della conversione quaresimale: impegnarci di più entrando anche noi in questo "girotondo dei santi". Un girotondo guidato da Papa Wojtyla, che dà la mano ai due santi più vicini a lui: san Luigi Maria di Montfort, che ha ispirato il suo Totus tuus, e santa Teresa di Lisieux, l'unica santa proclamata dottore della Chiesa durante il suo Pontificato.
Cosa si intende per teologia dei santi?
È questa grande conoscenza del Mistero di Cristo di cui san Paolo parla nella sua Lettera agli Efesini, quando chiede "in ginocchio" al Padre l'abbondanza del dono dello Spirito Santo per i fedeli, affinché mediante la fede e l'amore possano "con tutti i santi conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza". Nel suo linguaggio, "i santi" sono i fedeli, i battezzati, in un certo modo, noi tutti, se viviamo veramente di fede, speranza e carità. Così, san Luigi Maria di Montfort parla della "grande scienza dei santi" e allo stesso modo fa santa Teresa di Lisieux nella sua Autobiografia. Su questo punto ancora Giovanni Paolo II ci ha dato l'esempio. Era anzitutto l'uomo della preghiera profonda, era un mistico. La preghiera animava e penetrava tutta la sua riflessione teologica, filosofica, poetica. Nella Chiesa d'Occidente, con la nascita delle università nel medioevo, è sopravvenuto il rischio di ridurre la teologia alla sua sola forma intellettuale, accademica, e questo è un grande impoverimento. Dopo il concilio Vaticano II, nel 1970 Paolo VI ha fatto un passo decisivo quando ha dichiarato dottori della Chiesa due donne, due sante che non avevano studiato all'università: Teresa d'Ávila e Caterina da Siena. Hanno ricevuto lo stesso titolo di santi che erano grandi intellettuali, come Anselmo, Tommaso e Bonaventura. Così l'enciclica Fides et ratio, che faceva riferimento a questi rappresentanti della "grande ragione", Giovanni Paolo II ha indicato nella Novo millennio ineunte l'esempio di Caterina da Siena e Teresa di Lisieux come rappresentanti della "teologia vissuta dei santi".
Giovanni Paolo II aveva un'innata simpatia per l'ordine del Carmelo. A san Giovanni della Croce aveva dedicato anche la laurea. Quale aspetto del suo magistero pensa sia stato influenzato dalla spiritualità sangiovannea?
Credo che l'influsso più profondo sia stato sulla sua propria vita spirituale. Sappiamo che ha ricevuto le opere di san Giovanni della Croce insieme, al Trattato della vera devozione a Maria di Luigi Maria Grignion di Montfort, nel 1940, da un santo laico, Jan Tyranowski. Era un periodo decisivo della sua vita, durante l'occupazione nazista in Polonia, quando doveva lavorare come operaio per evitare la deportazione in Germania. È stato il momento della scelta decisiva della vocazione sacerdotale. San Giovanni della Croce ha aperto al giovane Karol gli orizzonti della preghiera profonda: ha fatto di lui un autentico mistico, cioè un uomo che vive la fede, la speranza e la carità a un livello sempre più intenso, sempre più profondo. Con san Giovanni della Croce, ha potuto anche approfondire la grande tematica dell'amore sponsale e coltivare la poesia come espressione privilegiata del mistero.
Qual è secondo lei il ruolo del teologo nella Chiesa e nella società odierna?
Deve essere un testimone autentico della luce di Cristo. Oggi, può essere un uomo o una donna, un laico o un sacerdote, una persona sposata o consacrata. Ma deve essere una persona personalmente impegnata nel cammino della santità, cioè una persona umile, in un cammino di conversione permanente al Vangelo. Nelle prospettive di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, deve essere una persona che nella luce di Cristo è testimone della "grande ragione" e del "grande amore", in un continuo dialogo con il Signore, nell'ascolto e nello studio della sua Parola, e in dialogo con l'umanità di oggi.
di Nicola Gori in: Osservatore Romano , 16 Marzo 2011