Ho ritrovato in alcuni racconti il fascino latino-americano di Sepulveda, in altri prevale il suo bisogno di uniformarsi allo stile occidentale e questo non fa bene alla narrazione. Un lavoro discreto ma che non coinvolge troppo.
Letto in un paio d'ore su una spiaggia assolata, ho avuto a volte la sensazione che il sole scaldasse un po' meno. Mi ha ricordato alcune fiabe dei fratelli Grimm, ma loro erano certo più orrorifici. Una bella favola inquietante sul potere salvifico dei bambini. Lo sguardo di Coraline è lucido, no
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Letto in un paio d'ore su una spiaggia assolata, ho avuto a volte la sensazione che il sole scaldasse un po' meno. Mi ha ricordato alcune fiabe dei fratelli Grimm, ma loro erano certo più orrorifici. Una bella favola inquietante sul potere salvifico dei bambini. Lo sguardo di Coraline è lucido, non ha bottoni al posto degli occhi...
3 stelle/quasi 4. Strano libricino questo. Poco più di 150 pagine che si fanno leggere volentieri, lo stile è asciutto al limite della cronaca, i personaggi disegnati con pochi incisivi tratti (è pur questo che fa uno scrittore no?), la storia è curiosa ed insolita. Una corrispondenza che dura 9 an
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3 stelle/quasi 4. Strano libricino questo. Poco più di 150 pagine che si fanno leggere volentieri, lo stile è asciutto al limite della cronaca, i personaggi disegnati con pochi incisivi tratti (è pur questo che fa uno scrittore no?), la storia è curiosa ed insolita. Una corrispondenza che dura 9 anni fra uno sconosciuto ed una bella ragazza inglese. Il nostro eroe è l'ultimo dei cavalieri erranti votati all'amor cortese. La protagonista, Thea, è la dama sognata, amata ed agognata, la dea alla quale fare sacrifici a patto che non scenda mai dall'altare. Gli uomini che si avvicendano nella vita di Thea hanno storie interessanti alle spalle e sono legati da una sottile linea rossa che si riconduce allo sconosciuto. Sembra che, lontano o vicino che sia, il misterioso innamorato riesca a condizionare la vita della ragazza che, da par suo, è soggiogata da questo amore platonico e intenso. Ma non è solo l'amore romantico che questo libro racconta, c'è anche quello per le proprie radici culturali (che si vanno perdendo), per la propria patria (lacerata da guerre), per la famiglia (amata e odiata). Ma questo Amore, dio ironico e crudele al quale tutti ci inchiniamo, merita davvero i nostri sacrifici?
Un libro sui senzatetto struggente senza essere retorico, crudo e realista senza essere un freddo reportage. Il progetto di vita, che permette all’uomo di perpetrare la propria esistenza, viene qui portato ai minimi termini: una bottiglia di vino, un pacchetto di sigarette, un posto caldo dove poter
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Un libro sui senzatetto struggente senza essere retorico, crudo e realista senza essere un freddo reportage. Il progetto di vita, che permette all’uomo di perpetrare la propria esistenza, viene qui portato ai minimi termini: una bottiglia di vino, un pacchetto di sigarette, un posto caldo dove poter dormire. La vita per la vita, cieca, bruta, stolida. Il lento scendere di un uomo dentro le sue fragilità senza mai riconoscerle, ma anzi facendone zavorra per affondare sempre di più nelle sabbie mobili della miseria umana. La sofferenza, qualunque sofferenza, è un uragano che sconvolge la vita e porta allo scoperto le paure, le incertezze, il bisogno di essere amati, la precarietà umana; l’uomo regredisce allo stato infantile e si nasconde per paura dietro i suoi feticci, perché qualunque cosa è meglio che confrontarsi con la propria debolezza. Capita a tutti, uomini e donne, ma sono soprattutto gli uomini che, illusi dalla propria mascolina possenza, cedono per primi e si scoprono giganti con i piedi d’argilla. Basterebbe solo che ci si riconoscesse per quello che siamo: piccoli vasi di terracotta che un solo colpo di vento può mandare in frantumi. La storia di Rico, clochard parigino, ha il suo trovatore in Abdou, adolescente migrante algerino che, come l’uomo, è vittima della sua fragilità ma che, al contrario, la vede e la accetta. Marsiglia è per Rico un ritorno alle origini, prima che la sua vita lo tradisse, un labirinto mitico dove cerca Léa, il suo primo amore perduto che potrebbe redimerlo facendogli rivivere un passato che non gli appartiene più. Abdou invece, riconoscendosi ultimo tra gli ultimi, trova nel clochard l’ombra del padre e dell’uomo che è stato e da lui attinge la forza per combattere una battaglia per la vita che sembra già persa in partenza: ma egli è consapevole della propria debolezza, può guardare il mondo con gli occhi aperti, la grande illusione non lo avrà, e forse questo lo salverà. L’amicizia con Rico lo ha reso migliore, un piccolo vaso d’argilla che forse resisterà alla prossima folata di vento.
Nessuna notizia di Gurb
Divertente, ironico, grottesco. Forse non conoscendo a fondo la cultura spagnola mi sono persa qualcosa, ma due sane risate le ho fatte lo stesso.
La lampada di Aladino
Ho ritrovato in alcuni racconti il fascino latino-americano di Sepulveda, in altri prevale il suo bisogno di uniformarsi allo stile occidentale e questo non fa bene alla narrazione. Un lavoro discreto ma che non coinvolge troppo.
Coraline
Letto in un paio d'ore su una spiaggia assolata, ho avuto a volte la sensazione che il sole scaldasse un po' meno. Mi ha ricordato alcune fiabe dei fratelli Grimm, ma loro erano certo più orrorifici. Una bella favola inquietante sul potere salvifico dei bambini. Lo sguardo di Coraline è lucido, no ... (continue)
Letto in un paio d'ore su una spiaggia assolata, ho avuto a volte la sensazione che il sole scaldasse un po' meno. Mi ha ricordato alcune fiabe dei fratelli Grimm, ma loro erano certo più orrorifici. Una bella favola inquietante sul potere salvifico dei bambini. Lo sguardo di Coraline è lucido, non ha bottoni al posto degli occhi...
Il minotauro
3 stelle/quasi 4. Strano libricino questo. Poco più di 150 pagine che si fanno leggere volentieri, lo stile è asciutto al limite della cronaca, i personaggi disegnati con pochi incisivi tratti (è pur questo che fa uno scrittore no?), la storia è curiosa ed insolita. Una corrispondenza che dura 9 an ... (continue)
3 stelle/quasi 4. Strano libricino questo. Poco più di 150 pagine che si fanno leggere volentieri, lo stile è asciutto al limite della cronaca, i personaggi disegnati con pochi incisivi tratti (è pur questo che fa uno scrittore no?), la storia è curiosa ed insolita. Una corrispondenza che dura 9 anni fra uno sconosciuto ed una bella ragazza inglese. Il nostro eroe è l'ultimo dei cavalieri erranti votati all'amor cortese. La protagonista, Thea, è la dama sognata, amata ed agognata, la dea alla quale fare sacrifici a patto che non scenda mai dall'altare.
Gli uomini che si avvicendano nella vita di Thea hanno storie interessanti alle spalle e sono legati da una sottile linea rossa che si riconduce allo sconosciuto.
Sembra che, lontano o vicino che sia, il misterioso innamorato riesca a condizionare la vita della ragazza che, da par suo, è soggiogata da questo amore platonico e intenso.
Ma non è solo l'amore romantico che questo libro racconta, c'è anche quello per le proprie radici culturali (che si vanno perdendo), per la propria patria (lacerata da guerre), per la famiglia (amata e odiata).
Ma questo Amore, dio ironico e crudele al quale tutti ci inchiniamo, merita davvero i nostri sacrifici?
Il sole dei morenti
Un libro sui senzatetto struggente senza essere retorico, crudo e realista senza essere un freddo reportage. Il progetto di vita, che permette all’uomo di perpetrare la propria esistenza, viene qui portato ai minimi termini: una bottiglia di vino, un pacchetto di sigarette, un posto caldo dove poter ... (continue)
Un libro sui senzatetto struggente senza essere retorico, crudo e realista senza essere un freddo reportage. Il progetto di vita, che permette all’uomo di perpetrare la propria esistenza, viene qui portato ai minimi termini: una bottiglia di vino, un pacchetto di sigarette, un posto caldo dove poter dormire. La vita per la vita, cieca, bruta, stolida.
Il lento scendere di un uomo dentro le sue fragilità senza mai riconoscerle, ma anzi facendone zavorra per affondare sempre di più nelle sabbie mobili della miseria umana.
La sofferenza, qualunque sofferenza, è un uragano che sconvolge la vita e porta allo scoperto le paure, le incertezze, il bisogno di essere amati, la precarietà umana; l’uomo regredisce allo stato infantile e si nasconde per paura dietro i suoi feticci, perché qualunque cosa è meglio che confrontarsi con la propria debolezza. Capita a tutti, uomini e donne, ma sono soprattutto gli uomini che, illusi dalla propria mascolina possenza, cedono per primi e si scoprono giganti con i piedi d’argilla. Basterebbe solo che ci si riconoscesse per quello che siamo: piccoli vasi di terracotta che un solo colpo di vento può mandare in frantumi.
La storia di Rico, clochard parigino, ha il suo trovatore in Abdou, adolescente migrante algerino che, come l’uomo, è vittima della sua fragilità ma che, al contrario, la vede e la accetta. Marsiglia è per Rico un ritorno alle origini, prima che la sua vita lo tradisse, un labirinto mitico dove cerca Léa, il suo primo amore perduto che potrebbe redimerlo facendogli rivivere un passato che non gli appartiene più.
Abdou invece, riconoscendosi ultimo tra gli ultimi, trova nel clochard l’ombra del padre e dell’uomo che è stato e da lui attinge la forza per combattere una battaglia per la vita che sembra già persa in partenza: ma egli è consapevole della propria debolezza, può guardare il mondo con gli occhi aperti, la grande illusione non lo avrà, e forse questo lo salverà. L’amicizia con Rico lo ha reso migliore, un piccolo vaso d’argilla che forse resisterà alla prossima folata di vento.