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Alan Sillito…
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- La solitudine del maratoneta (534)
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By Alan Sillitoe -
Finished on Mar 5, 2012
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Ciao Glo'
Penso che ti piacerà, è un'ottima biografia che potrebbero apprezzare anche i detrattori di Wallace, non solo noi altri..
Buona settimana!
L'amore non può risolvere ogni conflitto interiore, ma aiuta molto :)
Ciao, Gloria! E' da un po' che non passo da queste parti. Un caro saluto!
Ciao Gloria, grazie della segnalazione. Non conoscevo il libro di Auster.
E complimenti per le sempre ottime letture..:)
Ma tu ce l'hai il numero? :)
Buon weekend
La solitudine del maratoneta
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La bidimensionalità della working classNon so cosa rimarrà di questi racconti. Non ho segnato niente, non un passaggio, una frase.
Sono andati, come migliaia di vite insignificanti e inutili che vanno e scompaiono nel nulla. La scrittura piana, semplice, grigia di Sillitoe affonda e nasce direttamente da quella working class delle perif ... (continue)
Non so cosa rimarrà di questi racconti. Non ho segnato niente, non un passaggio, una frase.
Sono andati, come migliaia di vite insignificanti e inutili che vanno e scompaiono nel nulla. La scrittura piana, semplice, grigia di Sillitoe affonda e nasce direttamente da quella working class delle periferia inglese degli anni cinquanta. In quegli slam, dove la solitudine, la frustrazione e la rabbia ricoprono le giornate come la nebbia. Tutti sono sull’orlo della sopravvivenza e del legale. I figli rubacchiano, si approfittano della solitudine generosa di un reduce, finiscono in riformatorio a scontare la pena per un furto. Gli adulti si bevono il sussidio, si suicidano, i più fortunati hanno un lavoro regolare e conducono una vita modesta, un te alla giusta ora e la partita. I matrimoni sono stridore e rancore e rabbia. Le donne sono tutte personaggi negativi, che tradiscono, manipolano, soffocano. Miseria e solitudine ovunque.
Eppure c’è della speranza in fondo agli occhi dei giovani, c’è ribellione, c’è dignità.
Una testimonianza asciutta e priva di mediazioni, di filtri di un periodo e di una classe sociale, con uno sguardo piano che rimane in superficie, bidimensionale.
L’ultimo racconto, La decadenza e il crollo di Frankie Buller, è il migliore, quello in cui la bidimensionalità si apre e lascia il posto a una tridimensionalità che giunge al cuore.