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narrativa it…
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- Il giorno prima della felicità (5657)
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By Erri De Luca -
Finished on Oct 10, 2010 




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- Castelli di rabbia (15161)
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By Alessandro Baricco -
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- Un onorevole siciliano (325)
- Le interpellanze parlamentari di Leonardo Sciascia
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By Andrea Camilleri -
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- Lettera a un bambino mai nato (12756)
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By Oriana Fallaci -
Finished in 1984 




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Letto tanti anni fa, ma molto vivo nella mia memoria, per la miriade di emozioni che aveva scatenato. Quando lo lessi, credevo che un giorno sarei stata mamma ed alcune sfaccettature non le avevo ben comprese, oggi è diverso...
Una lettura breve, scorrevole ma impegnativa. La Fallaci è riuscita ... (continue ) -
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Nov 14, 2009 |
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- Emmaus (5237)
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By Alessandro Baricco -
Finished in Dec 2009 




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Un libro, e non l'autore, è come un vestito, o lo indossi bene o non lo indossi...
Questo non lo vesto bene, non mi fascia, non colora la mia anima, anz mi fa sentire un'idiota perchè io a diciasette anni non cercavo la fede...
dove sono questi "geni" che si pongono simili domande, che fanno un ca ... (continue ) -
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Dec 5, 2009 |
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- La rizzagliata (2230)
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By Andrea Camilleri -
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- Un amore (4267)
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By Dino Buzzati -
Finished 




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Un libro è uno strano specchio. Se ben costruito può farci vedere immagini di noi, dei nostri pensieri e/o stati d’animo spesso superficialmente ignorati. Non sempre ci riconosciamo, non sempre il riflesso è gradito.
Con le sue parole fa buoni specchi...
Ho letto il libro di Buzzati,restan ... (continue ) -
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Nov 8, 2009 |
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- Va' dove ti porta il cuore (14679)
- I grandi romanzi italiani n. 1
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By Susanna Tamaro -
Finished 




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- La scomparsa di Majorana (4025)
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By Leonardo Sciascia -
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- Oceano mare (24695)
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By Alessandro Baricco -
Finished in 2008 




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Secondo me è un bel regalo fattoci da Baricco. Mi ha dato emozioni, non so se "sdolcinate". Se devo dare un consiglio dico di leggerlo, al pari di Cent'anni di solitudine (dovrebbe esser scritto così...intelligenti pauca) Non so neanche se ne capisco di libri o della vita intera ma so che i libri, c ... (
continue ) -
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Nov 4, 2009 |
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- Lettera a un bambino mai nato (12756)
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By Oriana Fallaci -
Finished 




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- La concessione del telefono (5167)
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By Andrea Camilleri -
Finished
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- La luna di carta (6567)
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By Andrea Camilleri -
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- Le ali della sfinge (5682)
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By Andrea Camilleri -
Finished
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- La prima indagine di Montalbano (5553)
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By Andrea Camilleri -
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Il giorno prima della felicità
Avevo deciso di prendermi una pausa dopo tante letture, ogni libro letto mi lascia un pezzo... una scaglia...una gioia..un dolore...una riflessione....e mi cambia.continue)
I libri alla fine cosa sono? Sono solo parole!...parole che lasciano il segno, che accarezzano l'anima, stringono il cuore, e molte vol ... (
Avevo deciso di prendermi una pausa dopo tante letture, ogni libro letto mi lascia un pezzo... una scaglia...una gioia..un dolore...una riflessione....e mi cambia.
I libri alla fine cosa sono? Sono solo parole!...parole che lasciano il segno, che accarezzano l'anima, stringono il cuore, e molte volte arrivano allo stomaco come un pugno...ed io volevo solo disintossicarmi da tutto questo, per cercare di ritornare me stessa e non un insieme di emozioni di quello che leggo...però non ho resistito ed allora ho scelto De Luca...
La trama non è rilevante , questo libro è da leggere nel contesto, la storia di per sé è solo una storia. Ciò che conta sono le sfumature delle storie.Non inventa, racconta poggiandosi alla Storia e al contempo dandole la soggettività di voci che appartengono intimamente a quella Napoli “monarchica e anarchica”, descritta così bene in questo libro, capace di rendere tutta la suggestione delle sue infinite contraddizioni.
A ridosso del Vesuvio, in quei vicoli dove il cielo soffoca e il sole per mostrarsi deve rimbalzare sulle smerigliature concave delle finestre e il mare resta nascosto agli occhi, arrivando solo al naso e sulla pelle, con lo scirocco che ne sparge sale e odore.
Ancorato ancóra ad un dopoguerra che è ferita rimasta infetta, l’autore ci regala pagine nuove in cui il timbro di don Gaetano e dello smilzo finiscono col confondersi ed arricchire quelli già assorbiti attraverso le vocalità dense di mast’Errico, di Rafaniello e di Nicola, ascoltati nei precedenti romanzi.
Ritorna quel settembre ’43 caldo di bombe “che era una fornace”, ritornano le Quattro giornate, quando il mo’ basta dei napoletani seppe farli popolo contro i tedeschi, costringendoli alla dipartita. Quando “la città scattò a trappola” contro il nemico, riuscendo a liberarsene. Don Gaetano condivide il ricordo, ripercorre quelle novantasei ore mai protagoniste della letteratura e si sofferma su quello che l’ebreo spera Dio voglia far essere “Il giorno prima della felicità”, il terzo di rivolta e l’ultimo di attesa per la libertà, l’ultimo pure dell’anno 5704 per il calendario ebraico, con quel sasso gettato in mare ad espiare colpe e a figurare il peso dell’oppressore scaricato dalle spalle di Napoli tutta.
Don Gaetano racconta e crea appartenenza in un orfano cui piace figurarsi figlio di nessuno, in prossimità con l’Ulisse che parla a Polifemo. Figlio dei libri letti in prestito. Figlio dello stabile in cui abita, del perimetro racchiuso fra mura e crepe e di nessun genitore che ne cadenzi la crescita a schiaffi e calci. Solo a compensare la mancanza con la libertà, tanto che “se gli veniva una malinconia di sera quando le madri chiamavano i figli in cortile a salire nelle case, si ricordava le botte che arrivavano fino al suo stanzino e se ne usciva pari. Si tappava le orecchie, non bastava. Gli strilli di dolore dei bambini passano lo stesso, sono comunicanti da una pelle all’altra.”
Così da una pelle all’altra, da una vita all’altra passano pure le storie di don Gaetano che aprono le orecchie della “scigna” (scimmia) e ne fanno il testimone secondo del suo tempo. Un tempo tramandato in eredità da un uomo con cui il giovane non spartisce geni, ma impara a condividere il giorno. Perché l’ascolto crea una complicità che va oltre il legame filiale e si misura tra il detto e il taciuto, tra i pensieri indovinati, il gioco di carte e le chiamate della vedova.
La portineria allora è il luogo dove si consuma un secondo giorno prima della felicità, quello in cui Anna smette di essere memoria di scugnizzo appesa al riflesso del suo viso alla finestra, per diventare carne e sangue.
“Dieci anni dopo Anna era scesa dal terzo piano alla segreta per le loro nozze di bambini. Il tempo era una lettera e si era chiuso con un bacio”, nella la promessa di quella domenica da aspettare senza domande.
Mai come in questo libro De Luca scrive d’amore. Un amore crudo che è fame e possesso e smarrimento e fuga da sé nell’altro.
Le donne di De Luca sono spigolose, difficili. Racchiudono un dolore che le rende incredibilmente forti nella loro fragilità. Sono parentesi che non si lasciano archiviare, si incidono nel destino di chi vi si imbatte, cambiando il corso della loro esistenza.
Dopo Anna la vita prende un’altra piega, un altro orizzonte.
Perché “lui è polline ed obbedisce a lei che è vento”.
Perché ci sono nodi che esigono la verità del sangue e non possono non passare per la lama di un coltello...