”Senza umorismo la vita è triste.” È l’affermazione di Lorenzo, un ragazzo che forse non sa esattamente quello che vuole, ma che decide di vivere un ‘momento inventato’ per sé e per gli altri, una finta settimana bianca da immaginare da solo in una cantina, perché tutto al di fuori è lontano
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”Senza umorismo la vita è triste.” È l’affermazione di Lorenzo, un ragazzo che forse non sa esattamente quello che vuole, ma che decide di vivere un ‘momento inventato’ per sé e per gli altri, una finta settimana bianca da immaginare da solo in una cantina, perché tutto al di fuori è lontano da lui. Per troppo tempo ha vissuto cercando di non apparire, volendo mimetizzarsi fino a scomparire per non venire in contatto con gli altri, evitando reazioni incontrollate e incontrollabili. Accontentare i genitori, gli insegnanti, i compagni del liceo e accettare supinamente quanto a lui richiesto per evitare di esporsi, di rivelare troppo di sé a tutti, meglio vivere da soli che essere proiettati in un ambiente non condiviso: ”Quello era l’inferno in terra”. Così, per sopravvivere al meglio, non gli rimane che l’omologazione, frutto non di un’idea precisa ma di un comportamento studiato: ”Da imitazione a caricatura è un attimo”, lasciar credere per non doversi esporre: essere diverso per non rivelare di non essere come tutti. Barattare la felicità con l’inganno. Solo un grande sentimento di amore fraterno si fa strada in lui nel condividere il disagio della sorellastra Olivia fino a giungere all’aiuto che lei richiede e alla promessa solenne di lei, promessa che con il tempo si accorgerà non essere stata mantenuta:”Olivia...aveva trentatre anni.”! Una storia come tante di giovani che cercano strade non battute per ritrovarsi nel nulla più assoluto, anche se in mezzo agli altri.
”Le persone non svaniscono nel nulla; e, se non riesci a trovare qualcuno, è perché ti hanno erroneamente indotto a guardare da un’altra parte.” È questo il punto di partenza per inoltrarsi in una realtà in cui ci si può imbattere in ogni momento, perché la ‘sparizione’ troppo spesso non avvi
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”Le persone non svaniscono nel nulla; e, se non riesci a trovare qualcuno, è perché ti hanno erroneamente indotto a guardare da un’altra parte.” È questo il punto di partenza per inoltrarsi in una realtà in cui ci si può imbattere in ogni momento, perché la ‘sparizione’ troppo spesso non avviene realmente, a svanire può anche essere la persona che è vicina e presente, ma che ci si ostina a non ‘vedere’ a non ‘considerare. Attraverso un’analisi attenta di tanti piccoli indizi, si viene spinti a considerare non tanto l’evidenza degli avvenimenti, quanto l’incapacità dei singoli a valutare tutte le sfaccettature di quanto è accaduto o di quanto va accadendo, perché si è pronti a recepire solo ciò che è nell’intenzione e si tralascia volutamente ciò che colpisce negativamente l’essere. Ma ”Non puoi esistere in questo mondo senza lasciarti dietro un pezzetto di te.”, perché comunque vi è sempre una scia che non vede solo chi non vuol vedere. Le vite di tre personaggi Delia, Eric e Fitz vengono rivelate a poco a poco, partendo dal presente per ritornare ad un passato che ci svela gradualmente quanto forte sia il legame e l’abnegazione che ha sempre legato i tre, amore e amicizia sono per loro sentimenti forti e determinanti, fare un passo falso provocherebbe in loro un malessere insopportabile, così procedono ancora insieme alla soluzione di un dramma che, lentamente, ne richiama alla memoria altri, comuni, che li rendono ancor più interdipendenti. Un padre, Andrew, e una figlia, Delia, legati da una vita di amore che nasconde una vecchia vita piena di dolore, un passato da dimenticare per lui, ma da ricordare per lei, in mezzo ‘un segreto’ che, fatto casualmente emergere, diviene pesante come un macigno, difficile da assorbire che mette a dura prova tutti gli attori, in quanto vengono riportati alla luce avvenimenti che illuminano e oscurano sia il presente che il passato, perché spesso il ‘ritrovare’ qualcosa equivale al ‘perderla’. L’amore che lega madri e figlie/i dovrebbe essere scontato, ma qui ci si accorge che è più il dolore ad imperare, è l’egoismo che domina non l’altruismo, e si scopre che l’azione/reazione dei figli è proporzionale alla mancanza/desiderio di questo amore, così si può arrivare ad inventarsi una vita che si sarebbe desiderata ma che non si è avuta: una eterna finzione per non rivelare la verità e causare dolore. ”Non so perché usiamo l’espressione ‘perdersi’...sei comunque da qualche parte. Soltanto, non è il posto in cui ti aspetteresti di trovarti.” E non solo, metaforicamente parlando, il difficile è ritrovarsi per ricominciare a vivere ‘partendo da zero’, con il coraggio di abbandonare i ‘ricordi’ e le ‘dipendenze’ di qualsiasi genere, consci del fatto che ”Ogni esistenza ha un inizio, un punto medio, una fine.”. Molti sono i temi affrontati da Picoult con garbo e svelati con delicatezza senza lasciare mai da solo il lettore a riflettere e a meditare su di essi e sulla loro presenza in ogni dove e in ogni tempo; la prosa scorrevole rende la lettura fluida e piacevole. ”La vita non sta nella trama ma nei dettagli”
2 persone lo trovano di aiuto *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***
Vi sono parole, negli scritti di Saramago, che offrono spunti di riflessione notevoli, sono chiavi di volta per scoprire il messaggio che esse celano. Se ‘l’attesa’ predispone a considerare la negativi
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2 persone lo trovano di aiuto *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***
Vi sono parole, negli scritti di Saramago, che offrono spunti di riflessione notevoli, sono chiavi di volta per scoprire il messaggio che esse celano. Se ‘l’attesa’ predispone a considerare la negatività degli eventi, trascurandone la positività, in contrapposizione ‘il tempo’, anche se centellinato, continua a scorrere senza che si riesca a fermare l’attimo, così la folla, prima indifferente nella sua astensione dal ‘voto’, ora si riversa sulle strade, dimostrando la propria ‘libertà di intenti’, senza fornire spiegazioni sulle ragioni dei propri atti, sarà allora il ‘senso civico’ a dettar legge per la salvaguardia della ‘democrazia’, ma non è così, visto che la quasi totalità delle schede non rivela alcun segno che avvalori il diritto di tutti al voto: esse sono BIANCHE. Da qui lo ‘sconcerto e il sarcasmo’, termini che generano disagio, anzi ‘inquietudine’, non esiste un perché, si può far finta che ‘non sia accaduto niente’, ma con quale coscienza? L’imperativo è: scoprire il segreto celato nello ‘spirito degli elettori’, il sospetto non dà tregua e, poiché l’ambiguità non predispone alla chiarezza, la scelta migliore è ‘tacere’. A questo punto urge un esame di coscienza sia per chi governa sia per chi è governato, per ‘onorare la patria’, sarà una casualità o una coincidenza? Così la patria e la democrazia vengono ‘minate’ alla base e dalla base, che controsenso! Peggio è, quando si pongono in atto le “misure necessarie per liquidare il male alla nascita”, allora, per salvarsi, a ‘domanda’ si risponde ciò che loro vogliono, non quello che si vuole o si sa. ‘Complicità e/o tradimento’: come far emergere la verità in tutta la sua chiarezza? Risposta: non esprimere il proprio pensiero potrebbe voler dire ‘difendere la verità’. Triste è pensare che il termine ‘bianco’, simbolo di purezza e di onestà in senso lato, non lo si possa pronunciare né viverlo senza incubi; il bianco deve rimanere tale, non deve essere sporcato, ben altro è, invece, la peste distruttrice di menti e di corpi, il suo colore è l’opposto: è il nero, un’ombra presente in tutti, per cui profonda deve essere la certezza che ”i diritti non sono astrazioni”, bensì ‘valori’ in cui credere e da esercitare alla stregua dei ‘doveri’, il rispetto di essi è fondamentale: è legge, ma la legge può essere aggirata con uno ‘stato di assedio’ messo in atto contro ipotetiche sovversioni e, allora, addio libertà? No di certo, con il bianco si è scelto di esprimere oltre alla resa incondizionata anche l’insurrezione, strana ‘coincidenza’ questa, comunque un dato è certo: la resa è una sconfitta che lascia un varco all’insurrezione. Se, poi, la scomparsa di una ‘stella’ e della sua luce genera smarrimento, senza punti di riferimento, crea sempre emozione vedere una ‘bandiera’ sventolare e, nel contempo, ascoltare un ‘inno’, condizione fondamentale per continuare a vivere, altrimenti quale sarebbe mai la rotta da seguire, se non vi è più legge da rispettare? E a cosa porterebbe il ‘libero arbitrio’? Risposta: al caos più totale, perché “...i diritti lo sono integralmente solo nelle parole con cui sono stati enunciati e nel pezzo di carta al quale siano stati consegnati...”. Nell’oscurità più totale, come comprendere gli eventi, se tutto è il contrario di tutto e non si sa più quale sia la ragione di ciò che accade in una realtà che, a detta dell’autore stesso, non rappresenta figure reali, ma ‘figuranti’ che agiscono in ‘luoghi indefiniti’ per rappresentare un ‘mondo immateriale’ in cui domina il ‘parlare’, ”non la parola”, ciò ad indicare la vanità del superfluo in mancanza dell’essenziale? Il termine ‘domani’ viene usato con eccessiva leggerezza, soprattutto perché di esso non vi è certezza, ma solo speranza che tutto scorra senza incertezza, basterebbe lo ‘scoppio di una bomba’ a produrre instabilità, ma chi potrebbe essere l’artefice? Il sospetto originerebbe il dubbio: chi ha dato l’ordine, da dove ha avuto origine il massacro? Quale obiettivo si pensa di raggiungere? “Vincerà chi avrà più forza all’ultimo istante...” E in tale scompiglio molte sono le anime che abbandonano, però la fuga non è mai esaltante, dietro di essa si celano motivazioni che generano ambiguità: meglio arginare la fuoriuscita di elementi non allineati, ma il ‘popolo’, se vengono toccate le corde giuste, è pronto a mostrare coesione e a dar prova di ‘civismo’. Quindi, quale soluzione escogitare in tale frangente? Cosa si potrebbe mai temere? Ecco: ”un’atmosfera di pacificazione sociale a seguito del gesto di inequivocabile solidarietà”, da combattere con ‘misure drastiche, di carattere dittatoriale’. Ma il ‘muoversi alla cieca’ che si obietta, riconduce ad un amaro passato, ‘un incubo abominevole’ che deve essere di monito: votare scheda bianca, ora, sarebbe un atto di ‘cecità’, di ‘lucidità’ o di ‘barbarità antidemocratica’? Comunque vada, bisogna dare una spiegazione alla ‘natura del flagello’, visto che “un qualche nesso dovrà esserci fra la recente cecità di votare scheda bianca e quell’altra cecità bianca”, così s’insinua il sospetto, è necessario un capro espiatorio che sarà una donna, incolpata di un ipotetico ‘crimine’ e, se ad indagare c’è un poliziotto ‘tanto holmesco, tanto poirotiano’, il ridicolo dell’operazione di ‘agilizzare’ il lavoro è palese. Ora sarà bene riflettere sull’incertezza e sull’instabilità delle condizioni di vita di tutti, perché è il ‘sospetto’, non la fiducia, che regola lo scorrere del tempo. Ma quale sarà la differenza tra ‘crimine e atto di giustizia’? Essa è tutta nel contesto in cui il ‘fallo’ è avvenuto. Se per alcuni il crimine è comunque tale e lo si deve punire, per coloro che hanno vissuto il contesto in cui esso si è manifestato, colei che lo ha commesso non ne ha colpa, poiché ha agito per il meglio, è stata ‘un’anima grande’. La verità è che il potere ha bisogno di una colpevole: “il suo grande crimine è stato non essere divenuta cieca quando lo eravamo tutti, l’incomprensibile si può disprezzare, ma non lo sarà mai se c’è modo di usarlo come pretesto...” e, comunque. i dubbi devono essere sciolti, la parola chiarificatrice sarà ‘innocenza’ e sarà un uomo, il commissario, a mostrare di avere una coscienza. Chi comanda, invece, non sente ragioni, deve poter vincere: ‘la tenia’ è stata smascherata e sarà punita anche se non vi è certezza che bastino un volto e un nome per condannare, e la ‘verità’ sarà celata, ci penserà la censura che non consentirà che una sola voce trasversale esca dal coro, però il popolo sa quando reagire alle imposizioni e metterà nero su bianco, affinché la verità sia manifesta. Triste epilogo: l’artefice del misfatto non sfuggirà certo alla condanna, il suo sarà considerato un atto di insubordinazione, per alcuni, un atteggiamento di lealtà, invece, per chi conosce o intuisce la verità: “metà della popolazione è già scesa in piazza e l’altra metà non tarderà”. E la lunga mano della non-legge continuerà a punire a dovere: nessuno potrà testimoniare, perché la ‘cecità’ ha di nuovo vinto sulla ‘lucidità’. Consiglio: da leggere dopo Cecità, per una migliore comprensione..
"La parola diventa premessa dell'azione e in molti casi essa stessa azione.". Ecco, questo è l'imperativo da cui Saviano trae la forza per 'parlare' sia nel più totale silenzio che nella confusione generale, perché la realtà degli avvenimenti non viene mai conosciuta e riconosciuta per come e
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"La parola diventa premessa dell'azione e in molti casi essa stessa azione.". Ecco, questo è l'imperativo da cui Saviano trae la forza per 'parlare' sia nel più totale silenzio che nella confusione generale, perché la realtà degli avvenimenti non viene mai conosciuta e riconosciuta per come essa realmente è, no, nella vita di tutti i giorni essa è sempre travisata, esistono molte, troppe versioni tanto che si finisce col non 'vedere, sentire e parlare', solo perché fa comodo, ma a chi? Qui le parole sono da centellinare, da soppesare, da considerare nel loro significato palese e, soprattutto, in quello recondito, l'importante è che esse siano pronunciate apertamente e senza timore, perché il silenzio, il non detto, sono peggiori dell'idea non esposta, che rimane chiusa nella mente di chi l'ha generata. 'Vieni via con me' non è una sollecitazione a chiudersi in un bozzolo, è, invece, una richiesta a non abbandonare la propria terra, a non nascondere i propri pensieri, a non credere che da soli non si possa progredire, a non vendere la libertà di cui si gode, è un invito a tentare il tutto per tutto nella sua accezione positiva, non si può e non si deve sottovalutare la capacità di tutti noi italiani ad opporci al massacro, anzi deve crescere in noi la consapevolezza che è dalla nostra mente e dal nostro spiritto che dobbiamo essere guidati affinché i sani Principi della Nostra Costituzione possano essere la nostra regola di vita. Credere e lavorare per la realizzazione di questo credo e della volontà che ci accomuna in modo che emerga e si rafforzi un valore essenziale nella vita di tutti:"Lo Stato non è altro da noi, lo Stato siamo noi."
'E se...', nove SE, a conclusione del libro, per riportare alla memoria ogni piccolo/grande e quanto mai immenso/ambiguo avvenimento che non costituisce niente che sia degno di essere vissuto, perché rende inermi, stordite e sconfitte le singole persone, uomo/donna, madre/figlio, padre/figlia
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'E se...', nove SE, a conclusione del libro, per riportare alla memoria ogni piccolo/grande e quanto mai immenso/ambiguo avvenimento che non costituisce niente che sia degno di essere vissuto, perché rende inermi, stordite e sconfitte le singole persone, uomo/donna, madre/figlio, padre/figlia, adulto/bambino, che abbiano avuto la sventura di provare su di sé la negatività generata dall'imbavagliamento, dall'impossibilità di essere se stessi, dalla consapevolezza di non essere più padroni della propria vita e della propria mente. Ai 'Se' dell'ultima parte che aiutano a riflettere e a meditare con calma e con una certa libertà sull'incognita vissuta - autoritarismo nella sua totalità - fa da contrappasso la prima parte in cui viene illustrata - sembra proprio di vedere e di vivere in quella strana realtà - in modo particolareggiato, la velocità delle azioni di tutti, dell'oppressione, della riduzione a marionette, dell'inibizione di pensieri e sentimenti in quei personaggi di cui sono stati forniti dei ritratti essenziali, come grosse e pesanti pennellate, atti ad inviare messaggi forti, nell'intento di denunciare, anche se in parte, le atrocità commesse e, necessariamente, da combattere. La prosa veloce con frasi brevi e con singole parole che si rincorrono una dopo l'altra, a volte ripetute in un crescendo da incubo, a volte quasi centellinate in un gioco, come a svelare e/o a celare, rende la lettura incalzante, sembra che sia il ritmo dei termini scelti a distinguere e a caratterizzare gli accadimenti; non più immagini serene che infondono certezze, ma solo visioni tetre che distruggono gli animi, accentuate dall'oscuramento del nostro migliore amico, il SOLE, celato ai più con l'inganno. Luci e ombre, voci e silenzio, realtà e immaginazione, sonno e risveglio, solitudine e confusione, innocenza e colpevolezza, amore e odio, vita e morte riempiono i due piatti della bilancia dell'esistenza in un (im)perfetto equilibrio fino alla rivelazione/catarsi necessaria: la Verità. Solo allora sarà possibile che il sole torni a risplendere e ad illuminare le menti, non certo per merito degli uomini, ciechi di fronte alla 'diversità', perché incapaci di intendere e di volere, ma per opera del 'diverso', di chi veglia sugli uomini, di chi vuole scuotere le menti ottuse per aprirle ad una visione più ampia e consapevole, di accettazione dell'altro che è come noi, se non noi e in noi. Rimane comunque una speranza: che non sia troppo tardi!
Io e te
”Senza umorismo la vita è triste.” È l’affermazione di Lorenzo, un ragazzo che forse non sa esattamente quello che vuole, ma che decide di vivere un ‘momento inventato’ per sé e per gli altri, una finta settimana bianca da immaginare da solo in una cantina, perché tutto al di fuori è lontano ... (continue)
”Senza umorismo la vita è triste.” È l’affermazione di Lorenzo, un ragazzo che forse non sa esattamente quello che vuole, ma che decide di vivere un ‘momento inventato’ per sé e per gli altri, una finta settimana bianca da immaginare da solo in una cantina, perché tutto al di fuori è lontano da lui. Per troppo tempo ha vissuto cercando di non apparire, volendo mimetizzarsi fino a scomparire per non venire in contatto con gli altri, evitando reazioni incontrollate e incontrollabili.
Accontentare i genitori, gli insegnanti, i compagni del liceo e accettare supinamente quanto a lui richiesto per evitare di esporsi, di rivelare troppo di sé a tutti, meglio vivere da soli che essere proiettati in un ambiente non condiviso: ”Quello era l’inferno in terra”. Così, per sopravvivere al meglio, non gli rimane che l’omologazione, frutto non di un’idea precisa ma di un comportamento studiato: ”Da imitazione a caricatura è un attimo”, lasciar credere per non doversi esporre: essere diverso per non rivelare di non essere come tutti. Barattare la felicità con l’inganno.
Solo un grande sentimento di amore fraterno si fa strada in lui nel condividere il disagio della sorellastra Olivia fino a giungere all’aiuto che lei richiede e alla promessa solenne di lei, promessa che con il tempo si accorgerà non essere stata mantenuta:”Olivia...aveva trentatre anni.”!
Una storia come tante di giovani che cercano strade non battute per ritrovarsi nel nulla più assoluto, anche se in mezzo agli altri.
Senza lasciare traccia
***This comment contains spoilers! ***
”Le persone non svaniscono nel nulla; e, se non riesci a trovare qualcuno, è perché ti hanno erroneamente indotto a guardare da un’altra parte.” È questo il punto di partenza per inoltrarsi in una realtà in cui ci si può imbattere in ogni momento, perché la ‘sparizione’ troppo spesso non avvi ... (continue)
”Le persone non svaniscono nel nulla; e, se non riesci a trovare qualcuno, è perché ti hanno erroneamente indotto a guardare da un’altra parte.” È questo il punto di partenza per inoltrarsi in una realtà in cui ci si può imbattere in ogni momento, perché la ‘sparizione’ troppo spesso non avviene realmente, a svanire può anche essere la persona che è vicina e presente, ma che ci si ostina a non ‘vedere’ a non ‘considerare.
Attraverso un’analisi attenta di tanti piccoli indizi, si viene spinti a considerare non tanto l’evidenza degli avvenimenti, quanto l’incapacità dei singoli a valutare tutte le sfaccettature di quanto è accaduto o di quanto va accadendo, perché si è pronti a recepire solo ciò che è nell’intenzione e si tralascia volutamente ciò che colpisce negativamente l’essere. Ma ”Non puoi esistere in questo mondo senza lasciarti dietro un pezzetto di te.”, perché comunque vi è sempre una scia che non vede solo chi non vuol vedere.
Le vite di tre personaggi Delia, Eric e Fitz vengono rivelate a poco a poco, partendo dal presente per ritornare ad un passato che ci svela gradualmente quanto forte sia il legame e l’abnegazione che ha sempre legato i tre, amore e amicizia sono per loro sentimenti forti e determinanti, fare un passo falso provocherebbe in loro un malessere insopportabile, così procedono ancora insieme alla soluzione di un dramma che, lentamente, ne richiama alla memoria altri, comuni, che li rendono ancor più interdipendenti.
Un padre, Andrew, e una figlia, Delia, legati da una vita di amore che nasconde una vecchia vita piena di dolore, un passato da dimenticare per lui, ma da ricordare per lei, in mezzo ‘un segreto’ che, fatto casualmente emergere, diviene pesante come un macigno, difficile da assorbire che mette a dura prova tutti gli attori, in quanto vengono riportati alla luce avvenimenti che illuminano e oscurano sia il presente che il passato, perché spesso il ‘ritrovare’ qualcosa equivale al ‘perderla’.
L’amore che lega madri e figlie/i dovrebbe essere scontato, ma qui ci si accorge che è più il dolore ad imperare, è l’egoismo che domina non l’altruismo, e si scopre che l’azione/reazione dei figli è proporzionale alla mancanza/desiderio di questo amore, così si può arrivare ad inventarsi una vita che si sarebbe desiderata ma che non si è avuta: una eterna finzione per non rivelare la verità e causare dolore.
”Non so perché usiamo l’espressione ‘perdersi’...sei comunque da qualche parte. Soltanto, non è il posto in cui ti aspetteresti di trovarti.” E non solo, metaforicamente parlando, il difficile è ritrovarsi per ricominciare a vivere ‘partendo da zero’, con il coraggio di abbandonare i ‘ricordi’ e le ‘dipendenze’ di qualsiasi genere, consci del fatto che ”Ogni esistenza ha un inizio, un punto medio, una fine.”.
Molti sono i temi affrontati da Picoult con garbo e svelati con delicatezza senza lasciare mai da solo il lettore a riflettere e a meditare su di essi e sulla loro presenza in ogni dove e in ogni tempo; la prosa scorrevole rende la lettura fluida e piacevole.
”La vita non sta nella trama ma nei dettagli”
Saggio sulla lucidità
2 persone lo trovano di aiuto
*** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***
Vi sono parole, negli scritti di Saramago, che offrono spunti di riflessione notevoli, sono chiavi di volta per scoprire il messaggio che esse celano.continue)
Se ‘l’attesa’ predispone a considerare la negativi ... (
2 persone lo trovano di aiuto
*** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***
Vi sono parole, negli scritti di Saramago, che offrono spunti di riflessione notevoli, sono chiavi di volta per scoprire il messaggio che esse celano.
Se ‘l’attesa’ predispone a considerare la negatività degli eventi, trascurandone la positività, in contrapposizione ‘il tempo’, anche se centellinato, continua a scorrere senza che si riesca a fermare l’attimo, così la folla, prima indifferente nella sua astensione dal ‘voto’, ora si riversa sulle strade, dimostrando la propria ‘libertà di intenti’, senza fornire spiegazioni sulle ragioni dei propri atti, sarà allora il ‘senso civico’ a dettar legge per la salvaguardia della ‘democrazia’, ma non è così, visto che la quasi totalità delle schede non rivela alcun segno che avvalori il diritto di tutti al voto: esse sono BIANCHE. Da qui lo ‘sconcerto e il sarcasmo’, termini che generano disagio, anzi ‘inquietudine’, non esiste un perché, si può far finta che ‘non sia accaduto niente’, ma con quale coscienza? L’imperativo è: scoprire il segreto celato nello ‘spirito degli elettori’, il sospetto non dà tregua e, poiché l’ambiguità non predispone alla chiarezza, la scelta migliore è ‘tacere’.
A questo punto urge un esame di coscienza sia per chi governa sia per chi è governato, per ‘onorare la patria’, sarà una casualità o una coincidenza? Così la patria e la democrazia vengono ‘minate’ alla base e dalla base, che controsenso! Peggio è, quando si pongono in atto le “misure necessarie per liquidare il male alla nascita”, allora, per salvarsi, a ‘domanda’ si risponde ciò che loro vogliono, non quello che si vuole o si sa. ‘Complicità e/o tradimento’: come far emergere la verità in tutta la sua chiarezza? Risposta: non esprimere il proprio pensiero potrebbe voler dire ‘difendere la verità’.
Triste è pensare che il termine ‘bianco’, simbolo di purezza e di onestà in senso lato, non lo si possa pronunciare né viverlo senza incubi; il bianco deve rimanere tale, non deve essere sporcato, ben altro è, invece, la peste distruttrice di menti e di corpi, il suo colore è l’opposto: è il nero, un’ombra presente in tutti, per cui profonda deve essere la certezza che ”i diritti non sono astrazioni”, bensì ‘valori’ in cui credere e da esercitare alla stregua dei ‘doveri’, il rispetto di essi è fondamentale: è legge, ma la legge può essere aggirata con uno ‘stato di assedio’ messo in atto contro ipotetiche sovversioni e, allora, addio libertà? No di certo, con il bianco si è scelto di esprimere oltre alla resa incondizionata anche l’insurrezione, strana ‘coincidenza’ questa, comunque un dato è certo: la resa è una sconfitta che lascia un varco all’insurrezione.
Se, poi, la scomparsa di una ‘stella’ e della sua luce genera smarrimento, senza punti di riferimento, crea sempre emozione vedere una ‘bandiera’ sventolare e, nel contempo, ascoltare un ‘inno’, condizione fondamentale per continuare a vivere, altrimenti quale sarebbe mai la rotta da seguire, se non vi è più legge da rispettare? E a cosa porterebbe il ‘libero arbitrio’? Risposta: al caos più totale, perché “...i diritti lo sono integralmente solo nelle parole con cui sono stati enunciati e nel pezzo di carta al quale siano stati consegnati...”. Nell’oscurità più totale, come comprendere gli eventi, se tutto è il contrario di tutto e non si sa più quale sia la ragione di ciò che accade in una realtà che, a detta dell’autore stesso, non rappresenta figure reali, ma ‘figuranti’ che agiscono in ‘luoghi indefiniti’ per rappresentare un ‘mondo immateriale’ in cui domina il ‘parlare’, ”non la parola”, ciò ad indicare la vanità del superfluo in mancanza dell’essenziale?
Il termine ‘domani’ viene usato con eccessiva leggerezza, soprattutto perché di esso non vi è certezza, ma solo speranza che tutto scorra senza incertezza, basterebbe lo ‘scoppio di una bomba’ a produrre instabilità, ma chi potrebbe essere l’artefice? Il sospetto originerebbe il dubbio: chi ha dato l’ordine, da dove ha avuto origine il massacro? Quale obiettivo si pensa di raggiungere? “Vincerà chi avrà più forza all’ultimo istante...”
E in tale scompiglio molte sono le anime che abbandonano, però la fuga non è mai esaltante, dietro di essa si celano motivazioni che generano ambiguità: meglio arginare la fuoriuscita di elementi non allineati, ma il ‘popolo’, se vengono toccate le corde giuste, è pronto a mostrare coesione e a dar prova di ‘civismo’. Quindi, quale soluzione escogitare in tale frangente? Cosa si potrebbe mai temere? Ecco: ”un’atmosfera di pacificazione sociale a seguito del gesto di inequivocabile solidarietà”, da combattere con ‘misure drastiche, di carattere dittatoriale’. Ma il ‘muoversi alla cieca’ che si obietta, riconduce ad un amaro passato, ‘un incubo abominevole’ che deve essere di monito: votare scheda bianca, ora, sarebbe un atto di ‘cecità’, di ‘lucidità’ o di ‘barbarità antidemocratica’?
Comunque vada, bisogna dare una spiegazione alla ‘natura del flagello’, visto che “un qualche nesso dovrà esserci fra la recente cecità di votare scheda bianca e quell’altra cecità bianca”, così s’insinua il sospetto, è necessario un capro espiatorio che sarà una donna, incolpata di un ipotetico ‘crimine’ e, se ad indagare c’è un poliziotto ‘tanto holmesco, tanto poirotiano’, il ridicolo dell’operazione di ‘agilizzare’ il lavoro è palese. Ora sarà bene riflettere sull’incertezza e sull’instabilità delle condizioni di vita di tutti, perché è il ‘sospetto’, non la fiducia, che regola lo scorrere del tempo.
Ma quale sarà la differenza tra ‘crimine e atto di giustizia’? Essa è tutta nel contesto in cui il ‘fallo’ è avvenuto. Se per alcuni il crimine è comunque tale e lo si deve punire, per coloro che hanno vissuto il contesto in cui esso si è manifestato, colei che lo ha commesso non ne ha colpa, poiché ha agito per il meglio, è stata ‘un’anima grande’. La verità è che il potere ha bisogno di una colpevole: “il suo grande crimine è stato non essere divenuta cieca quando lo eravamo tutti, l’incomprensibile si può disprezzare, ma non lo sarà mai se c’è modo di usarlo come pretesto...” e, comunque. i dubbi devono essere sciolti, la parola chiarificatrice sarà ‘innocenza’ e sarà un uomo, il commissario, a mostrare di avere una coscienza. Chi comanda, invece, non sente ragioni, deve poter vincere: ‘la tenia’ è stata smascherata e sarà punita anche se non vi è certezza che bastino un volto e un nome per condannare, e la ‘verità’ sarà celata, ci penserà la censura che non consentirà che una sola voce trasversale esca dal coro, però il popolo sa quando reagire alle imposizioni e metterà nero su bianco, affinché la verità sia manifesta.
Triste epilogo: l’artefice del misfatto non sfuggirà certo alla condanna, il suo sarà considerato un atto di insubordinazione, per alcuni, un atteggiamento di lealtà, invece, per chi conosce o intuisce la verità: “metà della popolazione è già scesa in piazza e l’altra metà non tarderà”. E la lunga mano della non-legge continuerà a punire a dovere: nessuno potrà testimoniare, perché la ‘cecità’ ha di nuovo vinto sulla ‘lucidità’.
Consiglio: da leggere dopo Cecità, per una migliore comprensione..
Vieni via con me
"La parola diventa premessa dell'azione e in molti casi essa stessa azione.". Ecco, questo è l'imperativo da cui Saviano trae la forza per 'parlare' sia nel più totale silenzio che nella confusione generale, perché la realtà degli avvenimenti non viene mai conosciuta e riconosciuta per come e ... (continue)
"La parola diventa premessa dell'azione e in molti casi essa stessa azione.". Ecco, questo è l'imperativo da cui Saviano trae la forza per 'parlare' sia nel più totale silenzio che nella confusione generale, perché la realtà degli avvenimenti non viene mai conosciuta e riconosciuta per come essa realmente è, no, nella vita di tutti i giorni essa è sempre travisata, esistono molte, troppe versioni tanto che si finisce col non 'vedere, sentire e parlare', solo perché fa comodo, ma a chi?
Qui le parole sono da centellinare, da soppesare, da considerare nel loro significato palese e, soprattutto, in quello recondito, l'importante è che esse siano pronunciate apertamente e senza timore, perché il silenzio, il non detto, sono peggiori dell'idea non esposta, che rimane chiusa nella mente di chi l'ha generata.
'Vieni via con me' non è una sollecitazione a chiudersi in un bozzolo, è, invece, una richiesta a non abbandonare la propria terra, a non nascondere i propri pensieri, a non credere che da soli non si possa progredire, a non vendere la libertà di cui si gode, è un invito a tentare il tutto per tutto nella sua accezione positiva, non si può e non si deve sottovalutare la capacità di tutti noi italiani ad opporci al massacro, anzi deve crescere in noi la consapevolezza che è dalla nostra mente e dal nostro spiritto che dobbiamo essere guidati affinché i sani Principi della Nostra Costituzione possano essere la nostra regola di vita.
Credere e lavorare per la realizzazione di questo credo e della volontà che ci accomuna in modo che emerga e si rafforzi un valore essenziale nella vita di tutti:"Lo Stato non è altro da noi, lo Stato siamo noi."
Sotto un Sole nero
'E se...', nove SE, a conclusione del libro, per riportare alla memoria ogni piccolo/grande e quanto mai immenso/ambiguo avvenimento che non costituisce niente che sia degno di essere vissuto, perché rende inermi, stordite e sconfitte le singole persone, uomo/donna, madre/figlio, padre/figlia ... (continue)
'E se...', nove SE, a conclusione del libro, per riportare alla memoria ogni piccolo/grande e quanto mai immenso/ambiguo avvenimento che non costituisce niente che sia degno di essere vissuto, perché rende inermi, stordite e sconfitte le singole persone, uomo/donna, madre/figlio, padre/figlia, adulto/bambino, che abbiano avuto la sventura di provare su di sé la negatività generata dall'imbavagliamento, dall'impossibilità di essere se stessi, dalla consapevolezza di non essere più padroni della propria vita e della propria mente.
Ai 'Se' dell'ultima parte che aiutano a riflettere e a meditare con calma e con una certa libertà sull'incognita vissuta - autoritarismo nella sua totalità - fa da contrappasso la prima parte in cui viene illustrata - sembra proprio di vedere e di vivere in quella strana realtà - in modo particolareggiato, la velocità delle azioni di tutti, dell'oppressione, della riduzione a marionette, dell'inibizione di pensieri e sentimenti in quei personaggi di cui sono stati forniti dei ritratti essenziali, come grosse e pesanti pennellate, atti ad inviare messaggi forti, nell'intento di denunciare, anche se in parte, le atrocità commesse e, necessariamente, da combattere.
La prosa veloce con frasi brevi e con singole parole che si rincorrono una dopo l'altra, a volte ripetute in un crescendo da incubo, a volte quasi centellinate in un gioco, come a svelare e/o a celare, rende la lettura incalzante, sembra che sia il ritmo dei termini scelti a distinguere e a caratterizzare gli accadimenti; non più immagini serene che infondono certezze, ma solo visioni tetre che distruggono gli animi, accentuate dall'oscuramento del nostro migliore amico, il SOLE, celato ai più con l'inganno.
Luci e ombre, voci e silenzio, realtà e immaginazione, sonno e risveglio, solitudine e confusione, innocenza e colpevolezza, amore e odio, vita e morte riempiono i due piatti della bilancia dell'esistenza in un (im)perfetto equilibrio fino alla rivelazione/catarsi necessaria: la Verità. Solo allora sarà possibile che il sole torni a risplendere e ad illuminare le menti, non certo per merito degli uomini, ciechi di fronte alla 'diversità', perché incapaci di intendere e di volere, ma per opera del 'diverso', di chi veglia sugli uomini, di chi vuole scuotere le menti ottuse per aprirle ad una visione più ampia e consapevole, di accettazione dell'altro che è come noi, se non noi e in noi.
Rimane comunque una speranza: che non sia troppo tardi!