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Libri Italia…
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- Uno splendido disastro (846)
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By Jamie McGuire -
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- Il bacio della sirena (505)
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By Tera Lynn Childs -
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Il Bacio della Sirena fa parte di quel gruppo di libri che ho acquistato l'anno scorso nel mese di maggio, e che da quel momento attendono pazientemente sulla mia scrivania. Non c'è un motivo particolare per cui continuo a rimandare la lettura di quei libri, semplicemente mi lascio sempre trascinare ... (
continue ) Il Bacio della Sirena fa parte di quel gruppo di libri che ho acquistato l'anno scorso nel mese di maggio, e che da quel momento attendono pazientemente sulla mia scrivania. Non c'è un motivo particolare per cui continuo a rimandare la lettura di quei libri, semplicemente mi lascio sempre trascinare da nuove uscite finendo per trascurare quelle un po' più vecchie. Tuttavia ieri stavo cercando il tablet per continuare la lettura di Luna, il libro che sto attualmente leggendo, ma, dato che non riuscivo a trovarlo (tutta colpa del mio incredibile ordine) e che nonostante fosse sera tardi avevo una grandissima voglia di leggere, ho preso il primo libro che mi sono trovata davanti. Senza nemmeno domandarmi che libro stessi cominciando o quale fosse la sua trama, l'ho iniziato. Risultato? Ho divorato Il Bacio della Sirena come non succedeva da tempo. Mi sono buttata nella lettura, isolandomi dal resto del mondo e trascorrendo gran parte delle ore della scorsa notte e di questa mattinata in compagnia di Lily e Quince. Questo libro mi ha letteralmente travolta, è stata una vera e propria ondata di emozioni capace di lasciarmi interdetta e senza parole.
Di solito scrivo una recensione qualche giorno dopo aver terminato il libro in questione. Raccolgo le idee, faccio un'attenta analisi dei pro e dei contro, delle emozioni che ho provato durante la lettura e di tutto l'insieme di sensazioni che mi hanno pervaso mentre voltavo le pagine. Tuttavia questa volta mi ritrovo a scrivere la recensione pochi minuti dopo aver girato l'ultima bacio de Il Bacio della Sirena, perché voglio riportare a parole l'impeto delle emozioni che mi hanno sommerso.
La protagonista della nostra storia è Lily, una ragazza di diciassette anni che nasconde un enorme segreto. Lily è infatti una sirena, anzi, più precisamente la principessa di Thassilania, un mondo subacqueo che è governato da suo padre, il re. Lily vive sulla terra da tre anni, per trascorrere del tempo con la zia Rachel (sorella di sua madre, un'umana morta poco dopo il parto) e per assaporare un po' di libertà prima dei diciotto anni, data entro la quale dovrà scegliere un compagno con il quale regnare. Lily però non è spaventata da questa prospettiva, infatti ha già stabilito tutto: si dichiarerà a Brody, il compagno di scuola del quale è innamorata da tre anni, lui accetterà la sua natura, si legheranno per sempre e torneranno a Thassilania per regnare. Ma non tutto va come Lily avrebbe desiderato. Proprio nel momento in cui decide di dire la verità a Brody, succede qualcosa di inaspettato: a presentarsi all'appuntamento non è il suo innamorato, ma Quince Fletcher, vicino di casa e da sempre acerrimo nemico di Lily, colui che non perde occasione per tormentarla e che anche questa volta le rovina la giornata. Baciandola. Quince sbuca all'improvviso e prima che Lily possa capire cosa stia accadendo, lui la bacia, inconsapevole delle conseguenze. Baciando una sirena, infatti, si crea un legame con lei (un legame magico corrispondente al matrimonio umano, solo più forte) e comincia la sua trasformazione in creatura marina. Lily è disperata e cerca di risolvere la situazione nell'unico modo possibile: trascinare Quince a Thassilania e convincere suo padre a concedergli la separazione.
La mia prima impressione di fronte alla trama è stata (lo ammetto) di scetticismo. Ero convinta di trovarmi di fronte ad un romanzo incredibilmente infantile e immaturo, che non sarebbe mai riuscito a conquistarmi. E, da una parte, avevo ragione. Il Bacio della Sirena non è un libro particolarmente articolato, complesso o pretenzioso; non aspira a diventare un capolavoro letterario o un gioiello nel genere fantasy; non è uno di quei libri che si ricordano negli anni con le lacrime agli occhi. E forse è proprio per questo motivo che riesce, a suo modo, a risplendere. Attraverso l'ironia nella quale ha immerso la sua storia, l'autrice ha saputo trasformare un libro a tratti infantile in un romanzo che non cerca notorietà o riconoscimento, ma che, proprio per questa sua semplicità, riesce ad ottenere piena approvazione.
Lily, la nostra protagonista, è una ragazza fantastica. E' testarda, a tratti timida e insicura, a volte un po' capricciosa, ma sempre e comunque incredibilmente autentica. Spicca tra le altre protagoniste per ironia e originalità, riuscendo non solo a farti entrare in perfetta sintonia con le sue emozioni, ma a renderti impossibile non venire coinvolti nella trama.
Quince è l'altro grande capolavoro dell'autrice, un magnifico mix tra allegria, sarcasmo e dolcezza. A tratti insopportabile e a tratti affascinante, si è insinuato nel mio cuore come ha fatto con quello della protagonista, riuscendo allo stesso tempo ad impedire alla storia di cadere nella banalità o di annoiare.
Su Brody non ho molto da dire. Sin dalle prime pagine l'ho visto come un ragazzo inutile, superficiale ed arrogante, per il quale non ho tifato nemmeno un istante.
Giudizio positivo invece per Shennan e Pari, le due grandi amiche di lily sempre pronte ad aiutarla e a sostenerla. Entrambe sincere e leali, sono le amiche che tutti noi vorremmo avere.Lo stile dell'autrice è semplice, ma non per questo banale. Utilizzando un linguaggio particolare (continui riferimenti all'oceano e termini marini) Tera Lynn Childs ha reso il suo romanzo brillante e coinvolgente, donandogli quel pizzico di originalità che lo rende unico nel suo genere.
Il Bacio della Sirena, lo ripeto, è un libro senza alcun tipo di pretesa. Ci sono situazioni comiche al limite dell'assurdo, circostanze illogiche, ambientazioni assolutamente fuori dall'ordinario. Se letto con troppa serietà e alla ricerca di sensatezza, questo romanzo potrebbe deludere. Però vi assicuro che se, per un solo istante, mettete da parte la razionalità e la logica, vi spogliate dei panni ordinari di tutti i giorni e aprite la mente alla ricerca di un'incredibile e folle avventura, Il Bacio della Sirena saprà conquistarvi.
Non avrete davanti un libro profondo o un capolavoro, ma una lettura incredibilmente leggera e fresca. Mettete da parte le preoccupazioni quotidiane per un solo istante e, ve lo prometto, trascorrerete delle ore deliziose in compagnia di una storia appassionante e di personaggi unici. -
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Apr 16, 2013 |
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Ho acquistato Starters qualche mese fa, incuriosita dalla cover (magnifica), dal genere (era un periodo in cui andavo matta per il distopico- non che adesso sia cambiato qualcosa) e dalla scritta che avevo letto non so dove e che lo indicava come "il degno erede di Hunger Games". A lettura ultimata ... (
continue ) Ho acquistato Starters qualche mese fa, incuriosita dalla cover (magnifica), dal genere (era un periodo in cui andavo matta per il distopico- non che adesso sia cambiato qualcosa) e dalla scritta che avevo letto non so dove e che lo indicava come "il degno erede di Hunger Games". A lettura ultimata non posso dire di essere rimasta delusa, però forse le mie aspettative sono state in parte abbattute.
Credo che tutti i lettori dovrebbero imparare ad iniziare un libro senza aspettative, perché spesso, nonostante il libro sia buono, il giudizio viene abbassato da quello che ci aspettavamo di leggere e che invece non abbiamo trovato. Con Starters è successa un po' questa cosa: mi aspettavo un distopico meraviglioso, un gioiello nel suo genere e invece ho trovato un libro sì, carino, ma nulla di memorabile.
La trama è decisamente originale e ben costruita: la società futura dove vive la nostra protagonista Callie è una società nella quale la popolazione tra i 20 e i 60 anni è stata completamente sterminata dalla Guerra delle Spore, alla quale sono sopravvissuti solo gli Starters (gli adolescenti) e gli Enders (gli anziani). Sono proprio questi ultimi, gli Enders, a detenere il potere e a governare senza pietà su tutta la popolazione; mentre gli Starters (quelli che non hanno nonni ancora in vita) sono costretti a vivere per le strade e a fuggire dalla polizia, i quali fanno di tutti per scovarli e spedirli nei tanto temuti istituti.
E' in questo contesto desolato che Callie, una ragazza di soli quindici anni, orfana di entrambi i genitori e unico punto di riferimento per il fratellino Tyler, decide di visitare rivolgersi alla Prime Destination, un'associazione che affitta il corpo di giovani Starters ad alcuni ricchissimi Enders, i quali desiderano vivere di nuovo le emozioni della gioventù. La procedura è semplice: un chip viene installato nella testa dei donatori e, per un periodo che può andare da una settimana a vari mesi, gli Enders hanno pieno possesso del corpo. Callie è esitante all'inizio, ma quando si renderà conto che il fratellino Tyler e gravemente malato e che fare poche donazioni potrebbe bastare a sostenerla economicamente per tutta la vita (gli Endersi pagano cifre esorbitante per questi "affitti"), decide di accettare.
Ma durante il noleggio di Callie qualcosa va storto. Il chip si rivela malfunzionante, la ragazza si sveglia nel bel mezzo del noleggio, ed ha inizio un vero e proprio incubo...Come ho già detto, ho trovato la trama molto originale. L'autrice ha saputo creare un mondo distopico tutto suo, ben caratterizzato e capace di fare da sfondo perfetto alle vicende che si svolgeranno.
I personaggi, invece, non mi hanno convinta particolarmente. Credo che Callie sia l'unico personaggio a ricevere una caratterizzazione psicologica, dato che il resto delle figure appare sbiadito e di semplice contorno, come se ogni persona non fosse altro che una comparsa posizionata in un determinato luogo per svolgere una determinata azione.
Callie, la protagonista della nostra storia, è una ragazza forte e determinata a prendersi cura del fratellino, qualunque cosa accada. Mi è piaciuta la sua tenacia e la sua forza di volontà, che l'hanno resa capace di affrontare la spinosa situazione nella quale si è trovata coinvolta a sua insaputa. A non essermi piaciuti quasi per niente, invece, sono i due personaggi maschili, Michael e Blake.
Michael è un amico di Callie che, sin dalla famosa Guerra delle Spore, è rimasto al suo fianco aiutandola a sopravvivere alla vita nella strada. C'è un bel rapporto tra i due, una profonda amicizia che sfuma in qualcosa di più, ma purtroppo questo rapporto non viene approfondito, proprio come lo stesso personaggio di Michael. Se l'autrice voleva creare una sorta di triangolo, avrebbe dovuto dare maggiore spessore al sentimento che lega Callie a Michael, dato che per gran parte del libro ci sono momento dove i due si fanno gli occhi dolci, alternati a settimane nei quali non si vedono e tuttavia nella mente di Callie non c'è neanche l'ombra di un pensiero rivolto al suo amico.
Blake, se possibile, mi è piaciuto ancora meno di Michael. L'ho trovato un personaggio abbastanza inutile a dir la verità: esce con Callie, non si parlano per qualche giorno, poi sono di nuovo insieme, poi litigano, fanno pace... Insomma mi è sembrato un personaggio messo da parte e tirato nella storia a piacimento della protagonista, come se non avesse una volontà propria.
Per il resto dei personaggi non ho molto da aggiungere: Helen mi è piaciuta, più che altro perché ha sfatato il mito degli Ender tutti cattivi; il Vecchio è sicuramente un personaggio intrigante, non si capisce bene quali siano i suoi scopi alla fine e per questo mi incuriosisce parecchio; Sara poteva rivelarsi un buon personaggio, ma il modo in cui è uscita di scena mi ha fatto pensare di nuovo a quelle figure costruite perché facciano una determinata cosa.Lo stile dell'autrice è scorrevole e molto semplice, un fattore che ti aiuta a terminare il libro in pochi giorni. Trovo un po' lento il modo in cui è stata sviluppata la trama, con la presenza di alcuni passaggi a mio parere inutili per la storia (gran parte dei momenti di Callie e Blake, per esempio, che mi hanno più che altro annoiata); mentre alcune situazioni sono state sbrigate in modo frettoloso e poco chiaro, come se l'autrice volesse liquidare velocemente una vicenda che invece meritava più attenzione.
Ho invece adorato il finale. Dopo tutti i misteri, le domande e le incomprensioni delle pagine precedenti, i capitoli finali sono un capolavoro. Personalmente ho sempre amato i colpi di scena, motivo per cui leggere la rivelazione finale che il senatore Harrison (un personaggio che non mi aveva trasmesso nulla per tre quarti del libro ma che ha finito con il conquistarsi tutta la mia simpatia) fa a Callie ha alzato notevolmente il mio giudizio sul libro. Ero tranquillamente sdraiata sul letto a leggere, quando le parole del senatore mi hanno fatto fare un salto enorme e pronunciare un'esclamazione che ha rischiato di svegliare tutte le persone in casa all'una di notte. Sul serio, è stata una trovata incredibile che ha riscattato gran parte della storia, sorprendendomi e lasciandomi a bocca aperta.Se l'autrice non avesse avuto il lampo di genio del finale probabilmente il voto sarebbe stato sì positivo, ma non molto alto. Invece si è guadagnata tutta la mia stima con quell'incredibile trovata, riuscendo a risollevare gran parte delle mie aspettative che, per la prima parte del romanzo, si erano scontrate con un bel po' di delusioni.
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Apr 16, 2013 |
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- Dark Heaven (241)
- La carezza dell'angelo
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By Bianca Leoni Capello -
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Avevo iniziato Dark Heaven qualche mese fa, durante un periodo nel quale non avevo l'ispirazione giusta per leggere. Dopo aver letto le prime pagine avevo deciso di metterlo temporaneamente da parte, per evitare di giudicarlo troppo duramente a causa del periodo in cui mi trovavo e non delle effetti ... (
continue ) Avevo iniziato Dark Heaven qualche mese fa, durante un periodo nel quale non avevo l'ispirazione giusta per leggere. Dopo aver letto le prime pagine avevo deciso di metterlo temporaneamente da parte, per evitare di giudicarlo troppo duramente a causa del periodo in cui mi trovavo e non delle effettive caratteristiche del libro. Verso metà gennaio, finalmente, ho deciso di prenderlo nuovamente in mano e mi sono buttata nella lettura, riuscendo a terminare il libro in pochissimi giorni e confermando che avrei fatto un grave errore a continuare con la lettura mesi fa: non sarei mai riuscita ad apprezzarlo pienamente, come in vece è successo questa volta.
Dark Heaven ci narra la storia di Virginia, una ragazza di diciotto anni che trascorre le sue giornate tra lo studio per l'esame di maturità, il divertimento con le sue due migliori amiche, i momenti di tenerezza e di irritazione con il suo ragazzo Lacombe, i litigi con la sorella... Insomma, Virginia è una ragazza del tutto normale. Ma un giorno la sua vita viene stravolta dall'arrivo di una persona, un uomo che suscita nel suo cuore sentimenti contrastanti di attrazione e terrore. E' Damien De Silva, il suo nuovo e affascinante professore di italiano, che sin dal primo giorno sembra dedicare particolare attenzione a Virginia. Da quel momento a ragazza dovrà fare i conti son sensazioni del tutto sconosciute e con ricordi che sembrano appartenerle, ma di cui in realtà non ha memoria: e in mezzo a tutto questo l'unica certezza di Virginia sarà il legame che sembra unirla misteriosamente a Damien...
Dark Heaven è uno di quei libri che ti colpiscono sin da subito. Le autrici (due amiche che si firmano con lo pseudonimo di Bianca Leoni Capello) alternano alla voce narrante della protagonista Virginia frammenti dei pensieri di Damien, cosa che rende il lettore curioso di conoscere la storia dell'uomo sin dai primi capitoli.
Qual è il motivo per cui a Virginia sembra di conoscerlo? Perché lui sembra odiarla? Perché è venuto a cercarla? Queste domande mi hanno tormentata sin dal primo capitolo; e anche se da una parte il tema della reincarnazione era intuibile, le motivazioni delle azioni e della rabbia ceca di Damien saranno una scoperta che giungerà strada facendo, così come l'origine del dolce e tormentato rapporto che lega i due protagonisti.Procedendo con ordine, la prima cosa su cui voglio focalizzarmi sono i personaggi. Forse non l'aspetto migliore del romanzo, ma comunque degni di nota.
Virginia è la nostra protagonista, una ragazza un po' timida, testarda e determinata, che farà di tutto per scoprire la verità riguardo al suo passato e a quello di Damien. Forse a volte può apparire un po' capricciosa o infantile, ma è un atteggiamento giustificabile con i suoi diciotto anni di età. Nel complesso è un personaggio che ho apprezzato, così come Damien. Quest'ultimo in particolare, credo sia il personaggio meglio riuscito del libro. E' quello la cui psicologia e le cui emozioni vengono, a mio parere, maggiormente approfondite, così come il suo passato travagliato e le sofferenze a cui è stato sottoposto. Il rapporto che lega Damien e Virginia è dolce, passionale e molto intenso: forse un po' troppo totalizzante a partire dalla metà del libro, ma credo che questa sia più che altro una questione di gusti (e di livello di romanticismo, nel mio caso piuttosto basso).Le due amiche di Virginia, Penny ed Emma, mi sono piaciute, anche se non mi hanno colpito particolarmente a causa del poco spazio che gli è stato dedicato. Credo che questo sia un problema che ha coinvolto parecchi personaggi: forse le autrici si sono concentrate troppo sui protagonisti, tralasciando personaggi secondari come le amiche di Virginia o sua sorella, che nonostante le loro apparizioni a volte anche frequenti, restano costantemente in secondo piano. Per quanto riguarda Penny ed Emma, comunque, sono certa che avranno un ruolo maggiore nei seguiti, specialmente se consideriamo la scena finale del tatuaggio (chi ha già letto il libro capirà...).
Francesco, invece, mi è piaciuto molto. Ammetto di essere rimasta abbastanza stupita della rivelazione che lo riguarda, così come ho trovato un po' prematura la sua decisione finale (sto cercando di dire quello che penso senza fare spoiler, ma è molto difficile!), però è uno di quei personaggi che, semplicemente con la loro presenza, riescono a strapparti un sorriso.
Anche Lacombe mi è piaciuto moltissimo: credo che le autrici abbiano fatto davvero un ottimo lavoro con lui, riuscendo a creare un personaggio molto complesso, capace di irritarti e a conquistarti allo stesso tempo. In alcuni momenti sembra un bambino viziato che ti porta all'esasperazione; il momento dopo ti fa una grande tenerezza; finendo per stupirti con la sua forza e determinazione. Spero vivamente che sia presente anche nel seguito e che il suo personaggio continui a migliorare sempre di più.
Infine due parole su Amelia, la bellissima demonessa misteriosa e incredibilmente ambigua. Amelia è l'incarnazione perfetta del demone: una creatura malvagia incapace di amare ma pronta a tutto per ottenere quello che vuole. Sono sicura che darà ancora parecchio filo da torcere ai nostri protagonisti, insieme al misterioso Enomed, che sembra essere ancora più malvagio di lei.Mi è piaciuta molto la storia riguardante Damien, Isabella e Lucrezia, una storia fatta di inganni, bugie e tradimenti; ma soprattutto una storia di amore. Le autrici hanno reso perfettamente la sofferenza di Lucrezia e soprattutto l'odio di Damien, che sembra permeare le pagine del libro e contagiare il lettore. Questo avviene anche grazie ad uno degli aspetti migliore de romanzo: lo stile di scrittura. Tra le atmosfere cupe della misteriosa Venezia, le autrici utilizzano un linguaggio semplice ma d'effetto, capace di evocare nella mente del lettore le immagini descritte a parole, cosa che rende il libro ancora più coinvolgente.
Un altro aspetto del libro che ho molto apprezzato è che, oltre all'amore indissolubile e potente tra i due protagonisti, è presente parecchia suspense e una dose consistente di mistero, il tutto accompagnato da frequenti flashback sul passato dei personaggi che, proseguendo con la lettura, riveleranno ciò che accadde davvero in Sicilia anni prima.Un esordio molto promettente perciò quello delle due autrici, che sono riuscite a creare un romanzo non perfetto, certo, ma sicuramente motivo d'orgoglio per la letteratura urban fantasy italiana. Aspetto con ansia il seguito di questo libro, fiduciosa e certa che la saga su Damien e Virginia saprà sorprendere sempre di più.
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Feb 10, 2013 |
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- Cacciatori di vampiri (1785)
- Gardella Vampire Chronicles Vol.1
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By Colleen Gleason -
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Cacciatori di Vampiri è il primo volume della serie urban fantasy omonima di Colleen Gleason, pubblicata per la prima volta dalla Newton Compton nel 2007. Non avevo mai preso in considerazione questa saga prima di qualche mese fa, poco incuriosita tanto tanto dalla cover quanto dalla trama. Quando p ... (
continue ) Cacciatori di Vampiri è il primo volume della serie urban fantasy omonima di Colleen Gleason, pubblicata per la prima volta dalla Newton Compton nel 2007. Non avevo mai preso in considerazione questa saga prima di qualche mese fa, poco incuriosita tanto tanto dalla cover quanto dalla trama. Quando però ho scoperto della pubblicazione italiana del volume unico che raccoglieva tutti e cinque i libri della serie, mi sono documentata e ho deciso di provarla ad acquistarla. All'inizio pensavo di fare un'unica recensione dove vi avrei parlato dell'intera saga, ma una volta terminato il primo volume e iniziato il secondo, mi sono resa conto di avere troppe cose da dire su ogni singolo libro per poter pensare di fare una sola recensione. Così ora vi parlo del primo romanzo, Cacciatori di Vampiri, una buona seppur imperfetta introduzione ad una saga che migliora di capitolo in capitolo.
Protagonista del libro è Victoria, giovane ventenne la cui unica preoccupazione è il debutto in società: vestirsi elegante, comportarsi in modo adeguato, attirare l'attenzione di pretendenti alla ricerca del futuro marito. La sua vita monotona viene però sconvolta quando la ragazza scopre di appartenere alla prestigiosa stirpe dei Gardella, secolare famiglia di cacciatori di vampiri. All'improvviso Victoria viene catapultata in un universo completamente opposto al suo, fatto di duri allenamenti, paletti di legno, occhi rossi ed infinite cacce notturne. Al suo fianco avrà solo Eustacia, amata zia della ragazza, e Max, esperto cacciatore che pare avere solo parole dure e sguardi truci per lei. Divisa a metà tra la sua vita apparente e quella reale, per Victoria sarà sempre più difficile nascondere la verità alla persone che la circondano, specialmente al marchese di Rockley, il suo grande amore.
Victoria, il personaggio principale dell'intera saga, è una ragazza forte, coraggiosa, testarda ed estremamente orgogliosa, che per certi versi mi ricorda Eloise della Winter. Purtroppo, a differenza di quest'ultima, non sono riuscita ad immedesimarmi molto in lei, ritrovandomi spesso in disaccordo con i suoi pensieri e le sue azioni. Non credo sia il personaggio meglio riuscito nella serie, nonostante il suo non essere la solita damigella indifesa dei libri YA me l'abbia fatta apprezzare maggiormente.
Eustacia è la zia di Victoria, la donna che le farà da guida nel suo nuovo mondo e che la aiuterà in più di un'occasione. Ammetto di averla trovata leggermente stereotipata: donna anziana saggia e rispettata, che dà consigli materni alla protagonista; tuttavia nel complesso non è un personaggio mal riuscito.
Sono i personaggi maschili, tuttavia, ad essere i più interessanti del romanzo. E con personaggi maschili intendo Max e Sebastian (Non certo Rockley, che ho a malapena sopportato sin dalla sua prima apparizione).
Max è un cacciatore di vampiri dal passato sconosciuto e dal comportamento freddo e distaccato. E' costantemente avvolto da un alone di mistero e questo, se da una parte mi ha confuso non aiutandomi a capire se mi andava a genio o meno, dall'altro lo ha reso decisamente intrigante. Sebastian, però, è il personaggio che mi è piaciuto di più. Victoria fa la sua conoscenza quando una ricerca sui vampiri la conduce al Silver Chalice, un locale che accoglie sia umani che non morti e di cui Sebastian si rivelerà essere il proprietario. Il loro rapporto è a mio parere bellissimo, seppur caratterizzato da alti e bassi, causati spesso dall'ambiguità di Sebastian, del quale si scopre continuamente qualcosa di nuovo.
Il cattivo della situazione, la vampira Lilith, è pressoché assente in questo primo romanzo, cosa che spero (e da una parte, so) che migliorerà nei prossimi volumi.L'aspetto che forse ha maggiormente penalizzato questo romanzo è lo stile della Gleason. Non riesco bene ad indicarne il motivo, ma l'ho trovato pesante e difficile da seguire: il problema non è l'essere molto descrittivo, cosa che personalmente apprezzo molto in un libro, ma l'essere descrittivo nei punti sbagliati. Mi spiego: c'erano momenti in cui l'autrice utilizzava un'intera pagina per descrivere un salotto, mentre quando succedeva qualcosa di importante veniva liquidato in due righe.
Un esempio sono i combattimenti tra Victoria e i vampiri. Ora, io non sono una lettrice accanita di libri con lotte, guerre o quant'altro, ma mi aspetto che venga detto qualcosa in più di "Il vampiro le si avvicinò e con un colpo di paletto Victoria lo tramutò in una nuvola di polvere", specialmente se questo avviene in ogni singola battaglia e se in altre situazioni mi ritrovo con descrizioni chilometriche.
Per quanto riguarda questo aspetto, comunque, avendo già letto i due libri seguenti, sono felice di poter dire che il problema verrà risolto e che lo stile dell'autrice, già dal secondo volume, migliorerà notevolmente.
Un'altra cosa che vorrei fare notare è la scelta dell'autrice di ambientare il romanzo nell'Ottocento... Non so se sia stata una buona idea o meno. Non c'è una grande descrizione della società, l'unica cosa che ci fa intuire l'epoca è l'abbigliamento e i dialoghi (che, mi dispiace ammetterlo, ma talvolta appaiono un po' forzati). Per il resto, credo che l'autrice abbia esagerato con i balli e le feste, mentre l'aspetto dark e avventuroso che mi aspettavo di trovare è a malapena accennato.In generale non l'ho trovato un libro poco interessante o piacevole da leggere. La trama è intrigante e la mitologia che descrive l'autrice è decisamente originale, cosa che ha influenzato molto sulla scelta del voto. Tuttavia non mi ha soddisfatta pienamente, non come mi aspettavo almeno. So che molti degli aspetti che non mi sono piaciuti si sistemeranno col proseguire della saga, motivo per cui non ho avuto dubbi nella scelta di continuare la lettura dei romanzi.
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Dec 31, 2012 |
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- La condanna del Vampiro (1244)
- Gardella Vampire Chronicles Vol.2
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By Colleen Gleason -
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Con La Condanna del Vampiro continua la saga Cacciatori di Vampiri, di Colleen Gleason, pubblicata dalla Newton Compton e dedicata alla cacciatrice di vampiri Victoria. Sin dalle prime pagine è possibile notare quanto questo secondo volume sia nettamente superiore al primo, sia per quanto riguarda l ... (
continue ) Con La Condanna del Vampiro continua la saga Cacciatori di Vampiri, di Colleen Gleason, pubblicata dalla Newton Compton e dedicata alla cacciatrice di vampiri Victoria. Sin dalle prime pagine è possibile notare quanto questo secondo volume sia nettamente superiore al primo, sia per quanto riguarda lo stile dell'autrice, sia per quanto riguarda la trama: se Cacciatori di Vampiri non era riuscito a convincervi del tutto, La Condanna del Vampiro riuscirà a farvi ricredere e a convincervi a dare una seconda possibilità ad un'autrice che, a mio parere, ha saputo dare vita ad una saga originale e coinvolgente.
La Condanna del Vampiro riprende un anno dopo gli avvenimenti del primo volume: Max è scomparso e da mesi ormai nessuno ha più sue notizie, Sebastian sembra essersi a sua volta volatilizzato senza lasciare tracce e Victoria ha messo da parte la sua preziosa vis bulla, rinunciando temporaneamente al suo compito di cacciatrice perché ancora sconvolta dall'improvvisa e crudele morte del marito, il marchese Rockley.
Tuttavia la tranquillità non può durare a lungo: un nuovo nemico è infatti alle porte, pronto a risvegliare un antico e malvagio potere capace di distruggere centinaia di vite umane. Si tratta di Nedas, il vampiro figlio della crudele Lilith, il quale ha intenzione di attivare l'Obelisco di Akvan e di utilizzarne il potere per controllare le anime dei defunti. La nostra cacciatrice è così costretta ad indossare di nuovo la vis bulla e a recarsi in Italia, per infiltrarsi tra i nemici e sventare i piani di Nedas.Come ho già anticipato all'inizio, La Condanna del Vampiro è nettamente superiore di livello a Cacciatori di vampiri. Il primo aspetto che è possibile notare è lo stile dell'autrice, che diventa più scorrevole e meno altalenante: se nel primo volume spesso le descrizioni infinite erano seguite da poche righe sbrigative che spiegavano eventi importanti, in questo secondo romanzo l'autrice dà la giusta importanza ad ogni momento, riuscendo a mantenere ugualmente una scrittura particolare e ricca di dettagli.
Un altro aspetto che è migliorato è la trama e il suo sviluppo: in questo libro la storia è molto più complessa e articolata, senza tuttavia diventare mai incomprensibile.
Un nuovo aspetto invece che l'autrice ha introdotto in questo romanzo e che mancava nel precedente è l'analisi dettagliata delle emozioni e dei pensieri di Victoria. Mi è piaciuta molto la capacità della Gleason di trasmettere al lettore il senso di smarrimento e confusione derivato dalla morte del marito della cacciatrice, oltre ai primi dubbi riguardanti il suo compito: vale la pena rinunciare ad una vita normale per poter eliminare creature malvagie come i vampiri?
Tutto questo, insieme alle numerose emozioni contrastanti della protagonista, riusciranno a coinvolgere il lettore e a renderlo partecipe delle avventure vissute in prima persona da Victoria.Per quanto riguarda i personaggi, i miei pareri rimangono quelli del primo libro. Sebastian e Max sono i miei preferiti, mentre Victoria non riesce ancora a conquistarmi del tutto. L'ho trovata più di una volta alquanto immatura e impulsiva, entrambe caratteristiche che la portano a ritrovarsi nei guai ogni due secondi. Guai da cui riesce a sfuggire puntualmente grazie all'aiuto di qualcun altro, di solito uno dei suoi amanti. Tuttavia non è un personaggio fastidioso, anzi, ribadisco il mio apprezzamento per il fatto che, a differenza di molte protagoniste di libri YA, ha un carattere forte ed è capace di prendere decisioni per conto proprio.
La Condanna del Vampiro è un libro che nel complesso mi è piaciuto di più del primo romanzo, Cacciatori di Vampiri, specialmente negli ultimi capitoli dove l'azione aumenta notevolmente portandoci ad un colpo di scena inaspettato e alquanto doloroso. Il finale lascia molte questioni in sospeso e invita a proseguire con la lettura del terzo libro: La Rivolta dei Vampiri.
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Dec 31, 2012 |
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Fragility comincia poco tempo dopo Eternity. Lenah ha compiuto il rituale su Vicken, ex membro della sua confraternita e ora ex vampiro, convinta che il suo gesto la avrebbe portata alla morte. E invece non è così. Lenah è sopravvissuta ed è umana, proprio come aveva sempre desiderato. Felice della ... (
continue ) Fragility comincia poco tempo dopo Eternity. Lenah ha compiuto il rituale su Vicken, ex membro della sua confraternita e ora ex vampiro, convinta che il suo gesto la avrebbe portata alla morte. E invece non è così. Lenah è sopravvissuta ed è umana, proprio come aveva sempre desiderato. Felice della sua nuova condizione, si appresta a vivere un'esistenza serena col suo giovane amore, Justin, l'affascinante ragazzo che nel libro precedente le era stato accanto nella lotta contro i membri della sua confraternita. Ma la pace non dura più di poche pagine: Lenah è appena tornata a Wickham quando assiste impotente alla morte di una sua amica, Kate, per mano di un vampiro. Non un vampiro qualunque, una ragazza trasformata da Lenah stessa al tempo in cui non era altro che una spietata assassina. Ma la giovane vampira non è l'unica sorpresa che attende Lenah al suo ritorno a scuola. Subito dopo fa la sua comparsa qualcuno che Lenah si aspettava di non vedere mai più, qualcuno a cui aveva tanto pensato, ma che non si sarebbe mai sognata di poter ammirare di nuovo: il suo amato Rodhe. Il vampiro che secoli prima l'aveva trasformata, colui che si era sacrificato per renderla umana. Tuttavia il ricongiungimento tra i due non è il classico bentornato che ci si aspetterebbe tra anime gemelle, al contrario: Rodhe non le rivolge la parola, la guarda a malapena. E mentre Lenah cerca ad ogni modo di scoprire il motivo per cui l'amore della sua vita si è nascosto da lei per più di un anno, fingendosi morto, deve fare anche i conti con Odette, la vampira ritornata dal suo passato. La ragazza vuole infatti mettere le mani sul rituale utilizzato prima da Rodhe e poi da Lenah, per scopi oscuri che porteranno alla distruzione del mondo così come lo conosciamo.
Il motivo per cui mi era piaciuto tanto il primo libro era la protagonista. Avevo apprezzato moltissimo Lenah: un tempo vampira potente e crudele, ora diventata un'umana forte, determinata e ammirevole, totalmente diversa dalle protagoniste senza carattere che spesso (non sempre per fortuna) si ritrovano nel genere YA. In Fragility, purtroppo, ho faticato a ritrovare lo stesso personaggio. Per la prima metà del libro il personaggio di Lenah è stato completamente snaturato, ha subito un cambiamento enorme che me l'ha fatta quasi detestare. Vi riporto qualche esempio: nei primi capitoli, quando Lenah incontra Rodhe, compaiono le Eridi, una sorta di entità soprannaturali che sono state attirate sulla terra dallo squilibrio che si è creato nel momento in cui Rodhe e Lenah hanno compiuto un rituale utilizzando la magia degli elementi. Hanno il compito di punire i colpevoli, coloro che manipolano gli elementi, e propongono a Lenah e Rodhe due opzioni: ritornare nel passato, nel momento in cui la loro vita umana è stata spezzata e vivere come avrebbero dovuto se non fossero mai diventati vampiri; oppure restare nel presente ma dover rimanere separati. Dietro alle Eridi, al momento della loro comparsa, erano presenti centinaia di anime, tutte le vittime di Lenah e dei vampiri da lei creati. Lenah chiede alle Eridi cosa ne sarà delle anime se dovesse scegliere di andare indietro e loro le rispondono che riprenderanno la loro vita come se non fosse ai accaduto nulla. Poi lei chiede cosa ne sarà di loro se dovesse restare e loro rispondono che l'anima di tutte le sue vittime è bianca, pura e che di conseguenza sono in pace. Io a questo punto ero sicura di cosa sarebbe successo, sarebbero tornati indietro, no? Insomma Lenah aveva l'opportunità di annullare le atrocità da lei commesse, aveva l'opportunità di far vivere migliaia di vite tra cui quelle del suo migliore amico Tony, dei membri della sua confraternita, della giovane Kate. Ebbene qual è il geniale ragionamento di Lenah? "Se torno indietro, condanno quelle povere persone all'ignoto. Potrebbero fare qualcosa durante la loro vita che renda impure le loro anime. E poi, io voglio stare con Rodhe". Scusate tanto, ma io sono rimasta scioccata qua. Che razza di ragionamento è? Mi sembra tanto un pensiero alla Lenah vampira, non alla Lenah umana. Ricordo che la Lenah vampira aveva ucciso una bambina perché era convinta di liberarla così dal peso di un'esistenza sofferente. Questo ragionamento non è esattamente identico? C'erano donne, ragazze, giovani e persone la cui vita era stata interrotta troppo presto. Quelle persone meritano di vivere la loro vita, qualunque sia.
Ma Lenah, come abbiamo capito, è esattamente la stessa persona egoista e capricciosa che era da vampira, perciò decide di restare nel presente dove centinaia di persone sono morte per lei e dove non può stare col ragazzo che ama.
Un altro esempio è il modo con cui affronta la storia con Rodhe. Hai accettato tu di restare nel presente e rinunciare a lui e ora provi a baciarlo ogni quindici secondi? Non credo che bisognerebbe scherzare con le Eridi, se hanno detto di non impegnarti con lui, ti conviene ascoltarle. E invece no, in fondo chi sono le Eridi?
Comunque evitando di infierire ancora su Lenah, vorrei specificare che il suo personaggio migliora più avanti. Dalla seconda metà del libro diventa meno egoista e irritante, anche se continua a correre da una parte all'altra cercando di convincere Rodhe ad infrangere il patto fatto con le Eridi e si rifugia tra le braccia di Justin ogni volta che la sua anima gemella la respinge.Dopo Lenah vorrei parlare di Justin. Nel primo libro non mi aveva fatta impazzire, ma l'avevo trovato comunque un buon personaggio. In Fragility quasi non potevo vederlo. Quando è comparso Rodhe mi sono detta "Evvai, è finita per Justin!". Invece Lenah si ostina a continuare la storia con lui, anche quando è palese che ama Rodhe in un modo che non si avvicina nemmeno all'amore per Justin. Quando c'è la scena del ballo, con Lenah che, pur essendo insieme a Justin, immagina Rodhe al suo fianco, credevo che sarebbe stata la fine della loro storia. Invece, nonostante Lenah pensi espressamente "Questo non è Justin, ma Rodhe", tentando di convincersi si essere lì con la persona che ama davvero, continua ad andare da Justin ogni qualvolta Rodhe la allontana. Ma perché non dovrebbe piacermi Justin?, vi chiederete. Semplice, lo trovo un personaggio quasi inutile. E' simpatico, intelligente, sportivo, bellissimo, biondo... ma non mi dice niente. E' un ficcanaso e spesso lunatico, sembra quasi un bambino capriccioso invece che un ragazzo quasi diciottenne. Certo, alla fine si scoprirà qualcosa che forse giustifica tutto ciò... comunque io rimango dell'opinione che Justin dovrebbe giocare a lacrosse e lasciare in pace Lenah.
Ora voglio parlare di Vicken, l'ex vampiro ora umano, quasi sempre al fianco di Lenah per tutto il libro. La prima cosa che mi sono chiesta è stata "Ma tutto l'amore che Vicken provava per Lenah? Che fine ha fatto?" Quando erano vampiri Lenah provava un sentimento leggero per lui, ma lui la amava davvero. O almeno così sembrava. Ora che è umano sembra che non sia mai esistito il tempo in cui era quasi impazzito per trovarla. Non si fa cenno all'amore che legava i due, trasformando il loro rapporto in un amicizia bellissima, certo, ma che non si capisce da dove arriva. In ogni caso Vicken mi è piaciuto: è simpatico, ironico, spensierato e capace di portare un po' di leggerezza nei momenti più cupi e senza speranza.
Però la vera stella di questo libro non è Vicken. E' Rodhe, in tutto e per tutto. Se nei pochi flashback che lo riguardavano in Eternity mi aveva incuriosito molto, in Fragility mi ha conquistata completamente. Lui si che è un personaggio maschile ben fatto, non ci sono dubbi. Ama Lenah con tutto sé stesso e riesce a dimostrarlo senza bisogno di frasi melense e dichiarazioni infinite: gli basta uno sguardo per far capire quanto sia legato a lei. Onestamente, non credo che Lenah si meriti un ragazzo come lui. Una volta durante il libro dice una frase che mi è piaciuta moltissimo, rivolta a Lenah e a Vicken: "Sembra quasi che voi due non siate mai stati immortali!". Ecco, in quel momento avrei voluto entrare nel libro e baciarlo. Perché ha pienamente ragione. Lenah (e anche Vicken a volte) sembrano due semplici ragazzi di sedici anni, non ex vampiri con secoli di storia alle spalle. E questo rende ingiustificabili alcune loro idee, che sembrano essere uscite dalla testa di un adolescente.
Queste erano le mie impressioni sui personaggi principali. Per quanto riguarda la trama, non posso dire di essere delusa: mi piace la storia che coinvolge Odette e anche il suo personaggio, così come ciò che riguarda gli Svuotati e le Eridi. A volte la trama è troppo "fiabesca" per i miei gusti e la storia d'amore troppo centrale (un tempo l'avrei apprezzato, ma ora cerco altro all'interno di un libro), però riconosco che l'amore che lega Rodhe e Lenah sia ben costruito (specialmente dalla parte di lui). Rimango del parere che i flashback, purtroppo più rari in questo libro che nel precedente, siano la parte migliore: ammetto che non mi dispiacerebbe leggere un prequel sulla vita di Lenah vampira.
Il finale è adatto e mostra chiaramente l'evoluzione di Lenah: finalmente riesce a fare la cosa giusta e si riscatta per l'odio suscitato nelle pagine precedenti. La Lenah forte e determinata del primo libro fatica a venire a galla ma piano piano fa di nuovo la sua comparsa, con grande gioia del lettore. Commovente la scena finale e l'ultimo capitolo, mentre l'epilogo sembra preannunciare un terzo libro, che forse trasformerà la saga da duologia a trilogia.
Scorrevole lo stile del'autrice, che, insieme al ristretto numero delle pagine, rende il romanzo leggibile in pochi giorni.Come impressione finale non posso dire di essere rimasta totalmente delusa. Mi aspettavo un apprezzamento minore rispetto al primo volume, soprattutto a causa dei due anni tra un libro e l'altro. Lenah credo si sia dimostrata il problema maggiore all'interno del libro, che però è riuscito a coinvolgermi facendomi venire gran voglia di proseguire nella lettura pagina dopo pagina.
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Dec 31, 2012 |
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Innanzitutto ringrazio l'autrice per avermi dato la possibilità di leggere il suo romanzo; mi riempie d'orgoglio quando una scrittrice italiana riesce a scrivere un romanzo urban fantasy e riesce a farlo bene. Quando riesce a superare i vari ostacoli della letteratura di oggi, quali banalità, ripeti ... (
continue ) Innanzitutto ringrazio l'autrice per avermi dato la possibilità di leggere il suo romanzo; mi riempie d'orgoglio quando una scrittrice italiana riesce a scrivere un romanzo urban fantasy e riesce a farlo bene. Quando riesce a superare i vari ostacoli della letteratura di oggi, quali banalità, ripetitività, trama sconclusionata e personaggi senza spessore. Quando l'autrice o l'autore riesce a creare un romanzo degno di nota, che non lascia indifferenti alla lettura; un romanzo Stryx- Il Marchio della Strega, YA urban fantasy autoconclusivo che si è dimostrato all'altezza delle mie aspettative, riuscendo a coinvolgermi dall'inizio alla fine.
La trama ci parla di Sarah, una ragazza all'apparenza diciassettenne ma che ha in realtà più di trecento anni. La giovane è infatti nata a Salem nel 1600, e dal momento in cui lei e sua sorella sedicenne Susan sono state marchiate con la lettera "S", il marchio delle streghe, le loro vite sono cambiate per sempre.
Al giorno d'oggi, tra le due sorelle ci sono lotte e conflitti: mentre Susan accetta il proprio potere e lo usa per sedurre gli uomini e creare scompiglio nella vita degli altri, Sarah desidera solo essere una ragazza normale e vivere una vita semplice da diciassettenne.
A questo scopo torna nella sua città natale, Salem, e comincia ad andare a scuola. Qui, nonostante le sue buone intenzione, Sarah viene isolata ed emarginata, almeno fino al momento in cui incontra Scott, un ragazzo incredibilmente simile al suo primo e unico amore, Arthur. Tra i due scatta immediatamente la scintilla e comincia una relazione fatta di alti e bassi, segreti e bugie.Sarah è un personaggio che mi ha colpita particolarmente: è una ragazza ingenua e fiduciosa, buona e altruista e questo purtroppo a volte la mette nei guai; tuttavia nei momenti di vero pericolo sa tirare fuori una forza e una determinazione incredibili. Mi è piaciuta molto anche Susan: completamente diversa dalla sorella, è una ragazza impulsiva e intraprendente, sempre con la battuta pronta e il sorriso sul volto: ne strapperà uno anche a voi più di una volta.
Il loro rapporto è incredibilmente reale: rispecchia alla perfezione il legame tra sorelle fatto di gelosia, litigi e tanto affetto.
Un altro personaggio che mi è piaciuto molto è Marco, il cacciatore di streghe. Può sembrare crudele, può sembrare malvagio, ma alla fine è riuscito a farmi provare una tenerezza incredibile. Più di una volta durante la lettura, infatti, è possibile notare come l'autrice abbia deciso di non rendere tutto bianco o nero, giusto o sbagliato. I "cattivi", come i "buoni", hanno sfumature e caratteristiche che li rendono umani e pertanto apprezzabili.
Scott, il personaggio maschile protagonista di questo libro, invece non mi ha conquistata completamente. Non è insopportabile, certo, è dolce, simpatico, affettuoso... ma non ha fatto pienamente breccia nel mio cuore. Circondato da personaggi incredibilmente reali e magnificamente delineati come Sarah, Marco o Susan, purtroppo non è riuscito a catturarmi come speravo.
Avrei voluto che venisse approfondito maggiormente l'aspetto riguardante le altre streghe di Salem: quando Sarah sceglie di addestrarle instaura con loro un rapporto di amicizia, cosa non visibile però agli occhi del lettore che non viene spinto a provare grande attaccamento verso quelle ragazze. Se le scene insieme a loro fossero state più numerose, probabilmente sarei riuscita a considerarle meno estranee.
Tuttavia credo che la caratterizzazione dei personaggi sia uno degli aspetto migliori di questo libro: Connie Furnari ha creato protagonisti autentici e credibili, cosa che rende la storia più facile da comprendere e apprezzare.Una cosa che ho apprezzato particolarmente inoltre è stata la scelta dell'autrice di alternare scene ambientate al presente a scene ambientate nel passato. Oltre a svelare i segreti di Sarah e Susan in modo graduale, è anche un modo per comprendere a fondo come le sorelle sono diventate le ragazze di oggi, come quello che è successo nel passato abbia inciso sulla loro vita presente.
Il libro si legge velocemente, grazie alla curiosità che suscita nel lettore e allo stile fluido e mai pesante.
Nel complesso Stryx è un libro che mi è piaciuto parecchio, sotto diversi punti di vista: nonostante la trama non sia delle più originali il romanzo risulta credibile, ben scritto, coinvolgente e caratterizzato dalla presenza di personaggi e situazioni ben delineati. -
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Oct 1, 2012 |
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- Il ragazzo del destino (29)
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By Maria E. Gattuso -
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Questo libro è totalmente diverso da come me lo aspettavo. Mi ha stupita, sin dal primo capitolo. Premetto dicendo che lo consiglio a tutti, per vari motivi. E vi avviso: vi conviene cominciarlo quando avete molto tempo libero a disposizione, perché una volta lette le prime righe, non vi staccherete ... (
continue ) Questo libro è totalmente diverso da come me lo aspettavo. Mi ha stupita, sin dal primo capitolo. Premetto dicendo che lo consiglio a tutti, per vari motivi. E vi avviso: vi conviene cominciarlo quando avete molto tempo libero a disposizione, perché una volta lette le prime righe, non vi staccherete da questo romanzo fino a quando non sarete arrivati alla fine. Garantito.
La protagonista di questo romanzo è Rebecca, una normale adolescente di sedici anni con una migliore amica, un migliore amico, una madre con la quale ha un rapporto normale e una cotta enorme per Dario, ragazzo poco più grande di lei che le ha rubato il cuore.
La vita di Rebecca cambia all'improvviso quando un motorino le sfreccia davanti ad alta velocità, evitando per un pelo di investirla. Da quel momento nella vita di Rebecca farà la sua comparsa niente di meno che il Destino stesso, quella figura che da sempre Rebecca disprezza e critica per le sue scelte.
Il Destino vuole poter agire liberamente nella vita della ragazza, senza interferenze da parte sua, ma Rebecca è tutt'altro che ben disposta a sopportare passivamente quello che accade intorno a lei. E' così che accetta la sfida del Destino: avrà 7 giorni per combattere e vincere contro il fato.Il Ragazzo del Destino è un libro molto particolare, ed è per questo che mi è piaciuto tanto. E' una sorpresa, dall'inizio alla fine. Oltre all'aspetto fantasy e a quello romance, c'è una grande morale dietro a quest romanzo. Non è un libro superficiale o senza spessore, se letto con la giusta attenzione è possibile cogliere tutte le sfumature inserite dall'autrice, tutti i temi affrontati più o meno esplicitamente: la forza di volontà, il coraggio, la perseveranza, la lealtà...
Un punto di forza è sicuramente la protagonista, Rebecca. La sua audacia nel voler sfidare il Destino e il suo coraggio nell'affrontare le prove a cui verrà sottoposta, la rendono un personaggio memorabile.
Il Destino, seppur non fisicamente presente, è costantemente sullo sfondo, un promemoria continuo del tempo che passa e della forza del fato.
Un personaggio che ho molto apprezzato è inoltre Dario. Non è un tipo loquace, allegro, spiritoso o facile da capire, ma trovo che l'autrice sia riuscita a caratterizzarlo magnificamente, senza usare parole unitili o dialoghi forzati.
I personaggi secondari, invece, sono molto numerosi e risultano per questo di poco rilievo. Specialmente per Raffaele avrei voluto una caratterizzazione più accurata, dato che, nonostante la sua presenza quasi costante, non è riuscito a colpirmi particolarmente.Quello che mi ha fatto apprezzare fino in fondo Il Ragazzo del Destino è il tema trattato: chi di noi non si è chiesto almeno una volta nella vita se ci fosse qualcuno, un Destino, a decidere per noi o se il nostro futuro dipendesse esclusivamente dalle nostre scelte?
L'autrice utilizza una storia originale e sorprendente per provare a dare una risposta a questa domanda, per provare a trasmetterci un messaggio: non importa se non vinceremo, alla fine, se sarà il fato ad avere la meglio: l'importante è lottare e non limitarsi a sopportare quello che gli altri decidono per noi."Non è importante se vinci o se perdi ma in che modo giungi a una delle due vie. Se sai di essere destinata a perdere e ti arrendi subito, è un conto; se invece perdi sforzandoti di lottare, è tutta un'altra cosa, perché in questo modo riuscirai a comprendere a fondo il progetto che qualcuno ha designato per te...".
Per finire posso dire che Il Ragazzo del Destino è un libro senz'altro originale e che vi riserverà più di una sorpresa, specialmente nel finale. Un finale incredibilmente realistico e strappalacrime, che rappresenta uno degli aspetti migliori del romanzo.
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Oct 1, 2012 |
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- Storia catastrofica di te e di me (430)
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By Jess Rothenberg -
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Storia catastrofica di te e di me
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Non vedevo l'ora di parlarvi di questo libro, di poter condividere con voi le numerose emozioni che Storia Catastrofica di Te e di Me è riuscito a farmi provare.
Devo essere sincera, questo libro all'inizio non aveva minimamente attirato la mia attenzione. Né la cover né il titolo erano riusciti a c ... (continue ) Non vedevo l'ora di parlarvi di questo libro, di poter condividere con voi le numerose emozioni che Storia Catastrofica di Te e di Me è riuscito a farmi provare.
Devo essere sincera, questo libro all'inizio non aveva minimamente attirato la mia attenzione. Né la cover né il titolo erano riusciti a convincermi, senza parlare del fatto che non ha ricevuto uno straccio di pubblicità. Se non fosse stato per i blog che abitualmente seguo, non ne avrei nemmeno sospettato l'esistenza. Poi ho cominciato a vedere recensioni qua e là, tutte positive (estremamente positive) e la curiosità ha cominciato a nascere. Non ne ero ancora del tutto convinta quando l'ho iniziato, ma volevo vedere se tutto l'entusiasmo attribuitogli fosse, effettivamente, meritato.
Altroché se lo era.La trama, diciamocelo, non è né originale né particolarmente accattivante. Brie, una ragazza di quindici anni ha tre migliori amiche perfette, una famiglia perfetta, un ragazzo perfetto e una vita perfetta.
Poi, un giorno, ecco che accade qualcosa di inaspettato: il suo ragazzo, Jacob, le fa una rivelazione. Lui non la ama. Bastano queste quattro semplici parole "Io non ti amo" a mettere fine alla vita di Brie, a spezzare il suo fragile cuore a metà. Ma la morte di Brie sarà solo l'inizio ad un viaggio travolgente nella vita e nel cuore della protagonista, nella sua morte, nel suo passato e soprattutto nel suo futuro. Che futuro potrà mai avere una persona morta?, vi starete chiedendo. Ebbene l'autrice con questo libro ha sconvolto le idee tradizionali di "vita dopo la morte", dando una sua interpretazione, ironica e strappalacrime, ad una storia che pagina dopo pagina vi travolgerà completamente.Ho amato tutto di questo romanzo.
Brie, la ragazzina testarda e innamorata, incapace di accettare la sua morte e quello che ne deriva, decisa a vendicarsi di Jacob e di chi sulla terra le ha fatto un torto. Essendo la voce narrante del romanzo, al lettore basteranno poche righe per entrare in sintonia con lei, riuscendo senza sforzo a immedesimarsi nella sua mente e a restare al suo fianco fino alla fine del libro. Poi c'è Patrick. Patrick è un angelo, un ragazzo morto negli anni Ottanta che guiderà Brie nella sua vita dopo la morte, aiutandola a superare le cinque tappe fondamentali: negazione, rabbia, patteggiamento, tristezza e accettazione.
Patrick è un personaggio che colpisce subito il lettore, l'elemento chiave di questo romanzo già di per sé fantastico. Con la sua ironia onnipresente e il suo fascino irresistibile, Patrick accompagnerà Brie nell'aldilà senza mai abbandonarla, aiutandola a comprendere e ad accettare ciò che le è accaduto. Ma soprattutto la aiuterà ad andare avanti, a lasciarsi alle spalle la sua vecchia vita e ad entrare in quella nuova.Pagina dopo pagina vedremo Brie fare i conti con rivelazioni, sorprese e colpi di scena che più di tutto le faranno rimpiangere la sua morte ingiusta e prematura. Ci saranno decine di momenti dove l'autrice vi farà vivere in prima persona il dolore della protagonista, la sua voglia di vivere, di fare qualcosa, di non essere più un semplice ricordo nella mente di chi ancora vive. Vedremo Brie disperata e rassegnata, sconsolata e nostalgica, avvolta in un tornado di emozioni che ci colpiranno direttamente facendoci vivere in poche ore decine di emozioni travolgenti. Alternati a questi momenti di dolore e sofferenza, ci saranno fugaci istanti fatti di risate allegre e sorrisi speranzosi, tutti nati grazie alla presenza consolatoria di Patrick. E in mezzo a tutto questo, Brie imparerà che anche dopo la morte, il suo cuore può tornare a battere.
Storia Catastrofica di Te e di Me è un romanzo sconvolgente, uno di quei libri che impiegano un istante a conquistarvi, ma che non mollano la presa sul vostro cuore nemmeno una volta girata l'ultima pagina. E' stata una lettura sorprendente, dalla quale mi aspettavo poco ma che mi ha invece donato una grandissima quantità di emozioni. Lo consiglio a tutti, vi consiglio di non sottovalutarlo per la copertina, il titolo, la trama o altro, ma di buttarvi fiduciosi in questo viaggio incredibile dal quale non vi libererete facilmente. Vi risucchierà in un tornado di vita, morte e speranza, risate, lacrime e sorrisi, ma soprattutto vi risucchierà in una magnifica storia d'amore.
Lo amerete dall'inizio alla fine, pagina dopo pagina, parola dopo parola. L'autrice col suo stile diretto e semplice, vi colpirà dritti dritti al cuore, lasciandovi stupiti, speranzosi, felici e commossi. -
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Sep 6, 2012 |
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- La chimera di Praga (492)
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By Laini Taylor -
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Un po' di tempo fa avevo letto Baci Immortali, un romanzo scritto da Laini Taylor che, pur essendomi piaciuto, non era riuscito a convincermi del tutto. Ho letto La Chimera di Praga aspettandomi un libro migliore non tanto dal punto di vista stilistico (lo stile dell'autrice mi era piaciuto molto gi ... (
continue ) Un po' di tempo fa avevo letto Baci Immortali, un romanzo scritto da Laini Taylor che, pur essendomi piaciuto, non era riuscito a convincermi del tutto. Ho letto La Chimera di Praga aspettandomi un libro migliore non tanto dal punto di vista stilistico (lo stile dell'autrice mi era piaciuto molto già in Baci Immortali) ma dal punto di vista della trama e dei personaggi, che non erano riusciti a coinvolgermi nel romanzo precedente. Più di tutto in questo libro cercavo l'originalità.
Ebbene ho trovato tutto questo in grande abbondanza e dopo aver girato l'ultima pagina de La Chimera di Praga sono stata immensamente felice di aver dato una seconda possibilità a questa autrice.La Chimera di Praga ci parla di Karou, una ragazza di diciassette anni che, come dice la stessa autrice, "non passa inosservata". Karou ha infatti lunghi capelli che crescono blu naturale e il corpo interamente ricoperto di tatuaggi. Ogni tanto scompare per giorni e nessuno sa dove si rechi durante queste assenze o quando tornerà. Ma chi la conosce è abituato alle sue stranezze. Quando si tratta di Karou "tutto è possibile".
Karou infatti nasconde molti segreti, primo fra tutto la sua stramba famiglia, formata da chimere: Sulphurus, Sybillis e Twiga.
Durante le missioni che le affida Sulphurus, Karou attraversa porte magiche che la conducono da una parte all'altra del mondo, alla ricerca di denti, umani o animali, da consegnare a Sulphurus. Ma nemmeno Karou sa perché alla chimera servano questi denti, e questo è solo uno dei tanti misteri che avvolgono la sua vita e che vedranno la luce durante la narrazione.Sono due principalmente gli aspetti che ho apprezzato di più in questo romanzo: l'ambientazione e la sua originalità.
Laini Taylor infatti usa uno stile descrittivo e dettagliato per trasportarti nelle atmosfere cupe e suggestive di Praga: ogni volta che attraverso lo sguardo di Karou illustrava un edificio, un monumento o un angolo della città, mi sembrava di poter vedere e calpestare la stessa strada della protagonista. E questo ha contribuito a rendere il romanzo affascinante e coinvolgente.
Il secondo punto invece riguarda sia le creature scelte dall'autrice sia la loro mitologia. Distaccandosi dai soliti paranormal romance che vedono protagonisti vampiri, angeli o licantropi, Laini Taylor sceglie come protagonista una creatura poco conosciuta nel mondo del fantasy e riesce a donarle una mitologia esemplare capace di illuminare con una nuova luce le chimere, figure mitologiche spesso considerate malvagie e mostruose.Per quanto riguarda i personaggi, ho particolarmente apprezzato Madrigal. E' il mio preferito, in assoluto. Vorrei dire molte cose sul suo conto ma farei un enorme spoiler, perciò mi limito a dire che la storia che la vede coinvolta nelle ultime poche pagine è quella che più mi ha tenuta incollata al libro. Karou ha conquistato sin da subito le mie simpatie, mentre Akiva... Akiva non mi è piaciuto molto. Insomma, non l'ho trovato un personaggi irritante o disturbante, semplicemente non mi ha colpita. Non è quel tipo di personaggio maschile a cui ti ritrovi a pensare anche una volta terminato il libro o che speri ardentemente abbia un corrispondente nel mondo reale. Diciamo che per ora non è riuscito a "bucare lo schermo", vedrò nel seguito se riuscirà a conquistarmi.
Altri personaggi che ho invece molto apprezzato sono le chimere, la famiglia di Karou: non sono presenti a lungo nel romanzo, ma mi hanno spesso suscitato pareri contrastanti, sino alla fine dove l'affetto si è affermato sopra a tutto.
La cosa che ho meno apprezzato del romanzo è stata forse la storia d'amore tra Karou e Akiva. So che è strano detto da un'amante delle storie romantiche come me, ma non ho molto apprezzato il modo in cui è stata sviluppata. A mio parere, infatti, nasce e cresce troppo in fretta. Ci sono dei motivi per questo enorme "colpo di fulmine" che verranno spiegati col proseguire del romanzo, ma in ogni caso credo che, specialmente da parte di Karou, ci sarebbero dovuti essere dei rallentamenti (anche considerato il loro status di nemici).Alla fine comunque posso dire che le mie aspettative sono state raggiunte e superate.
La storia creata dall'autrice non è mai banale, scontata o prevedibile. La mitologia è ben raccontata e niente è lasciato al caso. Pagina dopo pagina numerose domande trovano risposta e lo stile a tratti poetico dell'autrice contribuisce a mantenere alta l'attenzione del lettore.
La Chimera di Praga oltre ad essere un fantasy indubbiamente ben fatto porta un messaggio sulla vita e la speranza, sulle brutalità e le atrocità della guerra e soprattutto sull'amore, quello capace di cambiare il mondo, quello eterno e vero. -
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Sep 6, 2012 |
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- Sopravvissuta (31)
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By Fulvia Degl'Innocenti -
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Un libro profondo ricco di nostalgia e solitudine: consigliato -
Da un po' di tempo vagando per il web, mi era capitato di imbattermi in recensioni riguardanti questo libro, di cui non conoscevo nemmeno l'esistenza. Le recensioni erano tutte positive e la curiosità per questo libro ha cominciato a crescere fino a convincermi che alla prima occasione avrei dovuto ... (
continue ) Da un po' di tempo vagando per il web, mi era capitato di imbattermi in recensioni riguardanti questo libro, di cui non conoscevo nemmeno l'esistenza. Le recensioni erano tutte positive e la curiosità per questo libro ha cominciato a crescere fino a convincermi che alla prima occasione avrei dovuto comprarlo. Poi, un giorno, vagando per la biblioteca, negli scaffali delle nuove uscite mi cade l'occhio su una copertina familiare. Mi avvicino e vedo che è proprio Sopravvissuta, il libro che mi stava stuzzicando da giorni. Così l'ho portato a casa e ho cominciato quasi subito a leggerlo, scoprendo che tutte le cose che avevo sentito dire su questo libro (tutte le cose positive, intendo) erano fondate.
Sopravvissuta è stata una lenta scoperta, pagina dopo pagina e parola dopo parola, un viaggio dolce e profondo dentro l'anima della protagonista e nelle sue emozioni, contrastanti e spesso estreme, che dopo averti catturato lasciano inevitabilmente il segno.Il libro ci parla di Sara, una ragazza di soli diciassette anni che vive in un mondo devastato da una malattia sconosciuta, da un morbo che ha cominciato a diffondersi con lentezza e discrezione, ma che in poco tempo ha devastato l'intero pianeta. Insieme alla sua famiglia si è rifugiata su un isola abbandonata, speranzosa che in quel luogo lontano dal resto del mondo ci sia un futuro per lei.
Ma il morbo non si è fermato davanti a niente, ha vagato per interi continenti e sorvolato oceani, fino ad arrivare a lei e ad abbattere la sua intera famiglia. Ma non Sara. Sara sembra essere immune alla malattia, lei come anche tutti gli animali del pianeta.
Isolata dal resto del mondo, sola insieme al suo cane Buck, Sara affronta la vita giorno dopo giorno, a metà tra disperazione per la sua solitudine e speranza che qualche altro sopravvissuto un giorno la trovi. A questo scopo ha cominciato a scrivere: scrive su pezzi di carta che arrotola all'interno di bottiglie di plastica prima di affidarle al mare. E giorno dopo giorno, aspetta, lo sguardo puntato all'orizzonte, col desiderio di vedere una nave, un aereo, una qualche forma di vita umana.Sopravvissuta non è un libro con una trama fittizia, complicata o articolata. Non credo che lo scopo dell'autrice fosse creare un distopico avventuroso, ma più che altro donarci le riflessioni interiori di Sara, una ragazza rimasta sola e senza nessuno ad aiutarla; una ragazza che passa giorni lanciando bottiglie di plastica nel mare certa che qualcuno dall'altra parte le raccoglierà; e altri giorni sperando che la morte la porti via, via dal dolore, dalla sofferenza, dalla solitudine.
Lo stile dell'autrice è scorrevole, semplice e poetico, tanto che ben presto ci si ritrova immersi nella lettura al fianco di Sara, tormentati dai suoi stessi sentimenti.Sopravvissuta è un libro profondo, più di quanto mi aspettassi, ricco di nostalgia e solitudine. Le pagine del libro trasudano il dolore quasi tangibile di Sara, la sua fragilità psicologica di fronte ai fantasmi del passato; e le lettere che invia tramite le bottiglie esprimono tutta la sua speranza e voglia di non essere più sola, di avere qualcuno.
Ho davvero apprezzato questo libro, sono solo dispiaciuta di averlo preso in prestito dalla biblioteca invece di averlo comprato.
Lo consiglio vivamente non a chi cerca un romanzo apocalittico con una trama complessa e una storia ben strutturata, ma a chi cerca un romanzo intenso e profondo, che travolge il lettore con una tempesta di emozioni a cui è impossibile restare indifferenti. -
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Aug 8, 2012 |
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- Black Friars (475)
- L'ordine della penna
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By Virginia de Winter -
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Appassionante, coinvolgente ed emozionante: una saga strepitosa -
Ho bisogno di molta concentrazione per scrivere questa recensione, perché avrei mille cose da dire e devo sforzarmi al massimo per non cominciare a delirare qualcosa su quanto ami Virginia De Winter, i suoi personaggi, il suo mondo, il suo stile, le cover dei libri... Andrei avanti all'infinito e no ... (
continue ) Ho bisogno di molta concentrazione per scrivere questa recensione, perché avrei mille cose da dire e devo sforzarmi al massimo per non cominciare a delirare qualcosa su quanto ami Virginia De Winter, i suoi personaggi, il suo mondo, il suo stile, le cover dei libri... Andrei avanti all'infinito e non sarebbe appropriato. Perciò tenterò di andare con ordine e di elencare con logicità perché sono una fan sfegatata di questa saga.
Black Friars- L'Ordine della Spada è il primo volume della non-più-trilogia, ideata dalla fantastica e incredibile mente di Virginia De Winter (conosciuta sul web col nome di Savannah).
Ho letto questo primo libro lo scorso settembre e l'ho divorato insieme al seguito (L'Ordine della Chiave).
Sin da subito, non ho potuto che ammirare lo stile sublime utilizzato dall'autrice: uno stile dettagliato e minuzioso che ti cattura (pur con qualche difficoltà all'inizio) e ti trascina (a forza) all'interno delle pagine del libro da cui non uscirai nemmeno una volta terminato.
Io, ad essere sincera, non ho capito sin da subito quanto mi fosse piaciuto Black Friars. Era un romanzo che avevo apprezzato, questo sì, ma non ero ancora completamente catturata da esso. L'ho capito solo dopo una settimana, quando ancora non avevo avuto il coraggio di iniziare un altro libro tanto ero ossessionata da Eloise e dal suo mondo. Seriamente: ne ero ossessionata. Per me è stato uno di quei libri la cui passione è stata una lenta scoperta giunta dopo giorni passati a rimuginare e a sfogliare di nuovo le pagine di Black Friars, rileggendo capitoli interi e, alla fine l'intero libro. Dopodiché mi sono inevitabilmente arresa al fatto che Virginia De Winter era riuscita con la sua incredibile abilità di scrittrice a conquistarmi come non mai.Come ho già accennato prima, una delle cose che adoro di questa serie è lo stile dell'autrice. E' vero, ammetto all'inizio di aver fatto fatica ad "ingranare" e che nel primo libro della saga lo stile ricco della Winter era talvolta esagerato, tanto da far perdere la concentrazione, ma per me era qualcosa di divino. Uno stile poetico e dettagliato al limite del sopportabile, che mi ha lasciata incredula e preda di una ammirazione enorme verso l'autrice (ormai penso che l'avrete capito: io venero Virginia De Winter).
Il secondo elemento che amo della serie sono i personaggi. Il modo in cui Virginia De Winter riesce a renderli reali e credibili è semplicemente unico. Non ho trovato un solo personaggio privo di credibilità o incapace di darmi emozioni, e questa, a mio parere, è una caratteristica fondamentale all'interno di un libro. Con i suoi personaggi e il suo stile magnifico, l'autrice ti porta quasi fisicamente all'interno del romanzo, tanto da farti sentire in perfetta sintonia con la protagonista, ma non solo, con ogni singolo personaggio.
Partiamo da Eloise. Ammetto di averla apprezzata particolarmente perché Eloise è praticamente identica a me. Non come aspetto esteriore, ma come carattere: mi sono identificata alla perfezione nel suo personaggio, sentendomi coinvolta nella storia con un'intensità incredibile.
Eloise è la figlia del Lord Cancelliere di Aldenor, cresciuta insieme ai fratelli Vandemberg, con i quali ha un rapporto fraterno (con due di loro, almeno). E' una ragazza tremendamente orgogliosa e testarda, incapace di ammettere le proprie debolezze che nasconde dietro a sarcasmo e ironia.
Axel Vandemberg, erede al trono di Aldenor è un personaggio con il quale (proprio come la protagonista) ho avuto un rapporto di odio/amore. E' un giovane manipolatore e freddo, sicuro di sé e sempre padrone della situazione, il quale però farebbe di tutto (e anche di più) per la sua amata Eloise.
Il loro rapporto è in assoluto uno dei più belli mai esistiti in una saga di questo genere. Eloise e Axel condividono un amore assoluto e totalitario, che li spinge da sempre (e intendo proprio: da sempre, da quando erano ancora bambini in fasce) l'uno verso l'altra. Ma come impareremo leggendo, cinque anni prima del periodo in cui è ambientato L'Ordine della Spada, qualcosa aveva turbato l'equilibrio della loro coppia, dividendoli in un modo atroce, tanto da far credere entrambi che non si sarebbero mai più ritrovati. La loro relazione è fatta di sfide e prove di fiducia ed è talmente imperfetta da essere reale. Non è un rapporto tutto rose e fiori, anzi per buona parte dei libri si strangolerebbero a vicenda, ma l'intensità del sentimento che li unisce è innegabile e talmente forte da fare provare al lettore i loro stessi sentimenti (folle desiderio l'uno per l'altro, disperazione atroce al pensiero che non saranno mai più insieme), tanto da raggiungere quasi un dolore fisico.Una cosa di cui ringrazierò sempre Virginia De Winter è l'assenza di un triangolo amoroso. E' praticamente il primo libro che leggo in cui non c'è un terzo in comodo irritante e fastidioso che guasta il già precario equilibrio di Eloise e Axel. Qualcuno potrebbe pensare: E Ashton? Il super mega ultra bellissimo redivivo dagli occhi viola? Ma lo rassicuro subito: Ashton non prova niente per Eloise se non l'affetto che si proverebbe per una bambina di cinque anni (o per un gattino particolarmente dolce). E la ragazza non prova niente per Ashton, allo stesso modo.
E qui si arriva ad Ashton, un personaggio da me personalmente molto apprezzato. Ashton è un redivivo di oltre quattrocento anni e, seppur sia in tutto e per tutto simile ad un umano, come tutti i vampiri ideati dalla De Winter, ha delle caratteristiche che lo rendono palesemente inumano, un carisma ultraterreno che in qualche modo impedisce ai vampiri di mescolarsi adeguatamente alla vita umana. Mi spiego: è impossibile pensare ad un triangolo amoroso in cui è presente Ashton, semplicemente perché è assurdo pensarlo insieme ad un umana. Ha verso tutto il genere umano il riguardo che si può avere verso dei bambini, divertenti e che fanno tenerezza, ma niente di più. Detto questo, Ashton è incredibilmente affascinante e divertente, uno dei personaggi che ho più apprezzato.Ma non sono soltanto i protagonisti ad essere incredibilmente veri e realistici, in questo romanzo ci sono decine di personaggi tutti caratterizzati in modo praticamente perfetto. Partendo dai fratelli Vandemberg, il piccolo Jordan e il vanitoso (ma incredibilmente simpatico e impossibile da non amare) Bryce, passando per tutti gli amici compagni di bravate di Axel e finendo coi redivivi Cain e Adrian. Ogni personaggio porta qualcosa di suo alla storia, facendo in modo che non manchi assolutamente nulla al risultato finale.
Dopo questa premessa (mi rendo conto ora che dovrei parlare dell'Ordine della Penna e non degli altri due volumi), passiamo al terzo capitolo della serie.
Come nei primi due romanzi, la Winter ha creato un'atmosfera impareggiabile dove il mistero, il romance e l'azione mi uniscono in una miscela praticamente perfetta, complici anche i personaggi caratterizzati divinamente. Alla fine del primo volume (il secondo era un prequel, di conseguenza L'Ordine della Penna è il seguito de L'Ordine della Spada) avevamo lasciato Eloise alla scoperta dei suoi poteri da Evocatore, Sophia riconosciuta a tutti gli effetti come l'erede creduto scomparso dei Blackmore e Axel deciso a chiedere la mano alla sua amata, rinunciando per lei al suo trono.
Ne L'Ordine della Penna si alternano le vicende di Sophia, alle prese con chi la vuole morta e chi la tratta già come una regina e quelle di Eloise. Sophia dovrà guardarsi le spalle soprattutto dagli Stuart e specialmente da Gabriel, che vogliono conquistare il trono che spettava loro prima che la principessa facesse la sua comparsa.
A guastare l'equilibrio della vita dei nostri amati personaggi, arriveranno inoltre alcuni spettri del passato, tornati a perseguitare i vivi e a portare scompiglio. Come ha detto la stessa Virginia De Winter, infatti "La Spada era una storia d’amore, La Chiave un giallo mentre La Penna è una storia di fantasmi..."Perciò aggiungiamo anche il torbido amore di Eloise e Axel che nonostante abbiano apparentemente annunciato un "cessate il fuoco" non hanno ancora deposto le armi; il fantasma della perfida Belladore che sembra voler di nuovo rovinare la vita ai protagonisti; sortilegi d'amore che scombussoleranno i piani dei nemici... e unendo tutto questo all'incredibile mano dell'autrice, a dei personaggi incredibili e ad una trama fittizia ma non caotica, avrete un romanzo decisamente all'altezza dei primi due. Una prova tangibile del talento di Virginia De Winter, una saga che non vi darà un attimo di tregua, rendendovi dipendenti dalle pagine di questo libro. Semplicemente imperdibile.
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Aug 8, 2012 |
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- Schegge di me (482)
- Io ho una maledizione Io ho un dono
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By Tahereh Mafi -
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Quando ho iniziato Schegge di me avevo GRANDI aspettative, alimentate dai vari pareri positivi che avevo trovato in rete e dalla mia idea di trovare un romanzo originale, romantico, intenso e ben fatto. Purtroppo, nonostante alcuni aspetti che sono riusciti a coinvolgermi, parecchi sono i punti che ... (
continue ) Quando ho iniziato Schegge di me avevo GRANDI aspettative, alimentate dai vari pareri positivi che avevo trovato in rete e dalla mia idea di trovare un romanzo originale, romantico, intenso e ben fatto. Purtroppo, nonostante alcuni aspetti che sono riusciti a coinvolgermi, parecchi sono i punti che mi hanno invece fatto storcere il naso e che hanno abbassato il mio giudizio sul libro. Ma andiamo in ordine.
Schegge di me è il primo romanzo di una nuova trilogia distopica dell'autrice esordiente Tahereh Mafi, ambientato in un futuro dove il mondo come lo conosciamo noi non esiste più, distrutto dall'uomo e portato al limite della vivibilità. In questo scenario quasi apocalittico, vediamo la diciassettenne Juliette rinchiusa in una cella da 264 giorni, senza nessun contatto umano dal momento in cui è stata arrestata e isolata dal resto del mondo. Questo perché Juliette ha un dono - o una maledizione - ovvero quello di sottrarre energia vitale semplicemente attraverso il suo tocco. Questa particolarità l'ha portata ad essere derisa ed evitata da chiunque incrociasse la sua strada, compresa la sua stessa famiglia.
I giorni proseguono uguali l'uno all'altro all'interno della cella, fino a quando qualcosa non cambia. Adam, un ragazzo tornato dal passato di Juliette, viene rinchiuso in cella insieme a lei e lui, a differenza di tutti gli altri, non è spaventato da lei e dal suo tocco. Poi, dopo pochi giorni, nella vita di Juliette entra Warner, il capo della Restaurazione, un ragazzo spietato e calcolatore che ha deciso di utilizzare il potere di Juliette come arma contro i ribelli. E Juliette si trova di colpo di fronte ad una scelta...Lo stile dell'autrice è qualcosa di completamente nuovo: poetico e ricco di metafore, è caratterizzato dalla presenza di frasi barrate, in questo modo, e altre scritte
invece
così.
E' uno stile che si ama o si odia. Io personalmente, seppur adori la sfumatura poetica utilizzata dalla Mafi, l'ho trovato a tratti fastidioso e disturbante per la concentrazione. Tuttavia è una tecnica decisamente efficace per entrare a fondo nella mente della protagonista e comprenderne i pensieri e i sentimenti, cosa che forse non sarebbe avvenuta con uno stile diverso.
Per quanto riguarda la trama è decisamente intrigante, seppur ricordi vagamente - non troppo vagamente in effetti - la serie X-Men, in più di un aspetto.
Un punto che secondo me l'autrice non ha saputo sfruttare al meglio è il contesto in cui la trama si sviluppa. Il mondo descritto da Tahereh Mafi meritava più delle poche pagine che gli sono state dedicate in questo primo volume e spero che sia un aspetto del romanzo che verrà chiarito in seguito.Parlando dei personaggi, arriviamo secondo me al problema maggiore del libro.
Juliette è l'unico personaggio con un minimo di caratterizzazione interiore. Grazie allo stile scelto dall'autrice, infatti, è possibile capire a fondo i timori e le insicurezza della ragazza, il suo senso di spaesamento, ingiustizia e confusione verso un mondo che l'ha sempre rifiutata e di colpo la vuole sfruttare per i propri scopi. Non è un personaggio che mi ha colpito particolarmente, devo ammetterlo, però perlomeno ha un carattere, cosa che non ho trovato invece nel resto dei personaggi. Specialmente in Adam.
Adam sostanzialmente è: bello, muscoloso e con gli occhi blu. Questo è quello che dice Juliette per circa metà del libro e nell'altra metà l'autrice non ha fatto molto per dare un carattere al ragazzo, perciò alla fine non sono riuscita a sentirmi coinvolta nelle vicende che lo riguardavano.
Warner è un personaggio particolare: spietato e crudele, nasconde tuttavia una facciata dolce, che desidera semplicemente l'accettazione degli altri. Il ragazzo svilupperà una vera e propria ossessione verso Juliette, la sua distorta idea di amore e affetto.
Diciamocelo chiaro e tondo: Warner è uno psicopatico. Potrà anche fare tenerezza in alcune parti del romanzo, ma ciò non toglie che sia malato di mente. Tuttavia, bel personaggio o meno, è comunque meglio caratterizzato di Adam, che proprio non è riuscito a trasmettermi niente.
Lo stesso per la storia d'amore tra i due protagonisti. Nasce dal nulla, si sviluppa in due giorni ed è presente in maniera esorbitante per quasi tutto il libro. Come ormai avrete capito, io adoro le storie romantiche, ma una cosa che detesto è il suo evolversi in poche pagine e il raggiungere il massimo della devozione a metà libro. Senza contare le smancerie scambiatesi tra i due protagonisti nei momenti meno opportuni (sparatoria in corso).Alla fine posso dire di aver apprezzato Schegge di Me, che tuttavia non ha raggiunto le mie aspettative. E' più una storia d'amore che un fantasy: un romanzo leggero e per nulla impegnativo dove l'elemento distopico è appena accennato. Consigliato a chi ha voglia di qualcosa di originale ma senza grandi pretese.
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Jul 30, 2012 |
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- Il diario del vampiro (174)
- Il risveglio - La lotta - La furia - La messa nera
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By Lisa J. Smith -
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Ho deciso di fare un'unica recensione per questi primi volumi della famosa saga di Lisa Jane Smith perché credo fermamente che questi quattro romanzi siano in realtà quattro parti di uno stesso libro. Oltre al numero estremamente breve di pagine per ogni libro, la trama è talmente lineare e continua ... (
continue ) Ho deciso di fare un'unica recensione per questi primi volumi della famosa saga di Lisa Jane Smith perché credo fermamente che questi quattro romanzi siano in realtà quattro parti di uno stesso libro. Oltre al numero estremamente breve di pagine per ogni libro, la trama è talmente lineare e continua da proseguire tra un libro e l'altro come se finisse un capitolo o, addirittura, una frase.
Prima di cominciare a parlare della saga, vorrei precisare che, per quanto ci abbia provato, il mio giudizio è stato inevitabilmente deviato dalla visione della serie tv The Vampire Diaries, ispirata a questi romanzi, con cui ha in comune solo il titolo e i nomi dei personaggi (solo alcuni, tra l'altro). Dopo aver visto la seconda stagione della serie tv e aver tanto sentito parlare della saga, la curiosità di vedere da dove venisse tanto successo è diventata enorme, così ho deciso di dare una possibilità alla Smith, per vedere quale dei pareri contrastanti che avevo sentito (di odio e amore verso la saga) fosse quello giusto per me.Dopo aver concluso la lettura del primo volume, ero leggermente confusa. Non perché ci fosse qualcosa di complicato nella trama, ma perché la mia prima impressione su questo libro è stata quasi completamente assente. Né odio né amore, insomma. Solo vuoto e un senso di leggerezza assurdo. Poi, proseguendo con la lettura, ho scoperto che lo sviluppo della saga va di pari passo con quello della protagonista: vuoto e superficiale all'inizio, diventa più sopportabile col proseguire della storia, senza però mai riuscire a conquistare veramente il lettore.
Elena, come dice la trama stessa, è una ragazza bella, brillante e alla ricerca di un brivido che scuota la sua vita fin troppo perfetta. Punto. Non c'è altro dietro alla protagonista, una ragazza superficiale e senza carattere, che sceglie di volere Stefan, il misterioso e affascinante ragazzo nuovo, solo per curiosità. E magicamente dopo poche pagine si trova a dichiarargli amore eterno e rischiare il tutto e per tutto solamente perché sente di amarlo, anche se praticamente se ne accorge solo lei.
Non c'è un vero sentimento tra loro: da parte di Elena perché l'evolversi dei suoi sentimenti è talmente superficiale da sfiorare il ridicolo e da parte di Stefan perché come personaggio è praticamente assente, senza voce in capitolo. Non si capisce che carattere abbia, che emozioni provi, niente di niente.
Estremamente irritante è l'adorazione verso Elena, idolatrata come una dea anche quando in realtà l'unica cosa che io avrei voluto fare sarebbe stato entrare nel libro e strangolarla.Damon, da parte sua, è un punto a favore dell'autrice. Certo, non raggiunge il fascino creato dall'attore Ian Somerhalder, ma sto tentando il più possibile di distaccarmi dalla serie tv per dare un giudizio che riguardi interamente i libri. Col suo fascino intramontabile da cattivo ragazzo, risulta sicuramente più gradevole del fratello. Le amiche di Elena hanno più carattere della stessa protagonista, risultando più simpatiche di lei, tanto da sperare che il loro ruolo sia sempre maggiore, cosa che, nel caso di Bonnie, avviene.
Eppure, nonostante alcuni personaggi più reali di altri, non ho saputo immedesimarmi in nessuno in particolare, tanto da leggere la storia con un senso di estraneità e freddo distacco.
Ho apprezzato particolarmente i flashback sul passato dei fratelli Salvatore e Katherine, anche se la fine dedicata a quest'ultima è stata secondo me alquanto insulsa, considerato tutto quello che l'aveva vista coinvolta nei primi due romanzi.Un punto a favore della Smith è lo stile. Niente di impegnativo, ma almeno non pesante o difficile da digerire. La trama non è male, semplicemente lo sviluppo della storia è a mio parere affrettato e sconclusionato. Se l'autrice avesse sviluppato la storia in modo più abile, avrebbe potuto contemporaneamente illustrare l'evoluzione dei personaggi, rendendo più gradevole al lettore la presenza di Elena e company.
Alla fine non so bene dire se la saga mi sia piaciuta o meno. Lo stile fresco e limpido della Smith rendono il romanzo leggibile in poche ore, facendo trascorrere un pomeriggio tranquillo senza però colpire particolarmente. Senza dubbio non leggerò le numerose aggiunte che la saga ha ricevuto con il passare degli anni, fermandomi alla serie originale composta da questi quattro libri (Il Risveglio, La Lotta, La Furia e La Messa Nera).
So che questa non è una delle mie migliori recensioni, specialmente considerando che è la recensione di ben quattro libri, ma la verità è che non so cosa dire. Non ho provato sentimenti particolarmente profondi verso la serie, tanto da poter dire la trama e non molto altro. Non voglio nemmeno svelare troppo a chi non abbia ancora iniziato la serie e abbia intenzione di farlo, perciò mi limito a questo: lo consiglio? Non lo so. Personalmente, non la vedo come una saga per cui spendere soldi, ma nemmeno una così terribile. Qualcosa di leggero (molto leggero) per passare un pomeriggio tranquillo, senza aspettarsi niente di entusiasmante.
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Jul 21, 2012 |
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Uno splendido disastro
Non riesco a decidere il votoQuesta è in assoluto una delle recensioni più complicate che io mi sia mai ritrovata a scrivere. Uno Splendido Disastro, sin dalla sua uscita, non ha fatto altro che scatenare discussioni, dividendo il mondo in coloro che lo avevano adorato alla follia e coloro che lo avevano disprezzato altrettanto ... (continue)
Questa è in assoluto una delle recensioni più complicate che io mi sia mai ritrovata a scrivere. Uno Splendido Disastro, sin dalla sua uscita, non ha fatto altro che scatenare discussioni, dividendo il mondo in coloro che lo avevano adorato alla follia e coloro che lo avevano disprezzato altrettanto intensamente. Uscito in Italia, ha continuato a far parlare di sé, scatenando ondate di devozione e indignazione. Io, ovviamente, non potevo resistere ad una tale sfida: non esiste niente che mi intrighi di più di un libro capace di dividere i lettori in due parti così nettamente distinte. Ho così deciso di acquistarlo e, poco tempo fa, l'ho letto. Oggi, dopo settimane, devo ancora decidere da che parte schierarmi.
Una cosa è certa: non credo che Uno Splendido Disastro sia un capolavoro letterario. Anzi, oggettivamente, è un libro abbastanza mediocre. Soggettivamente, tuttavia, una piccola e imbarazzata parte di me si è lasciata emozionare da Travis ed Abby, pur con qualche riserva. Ma andiamo con ordine.
La trama è una delle più banali e scontate che ci siano in circolazione: lei, brava ragazza in fuga da un passato oscuro; lui, bad boy donnaiolo e violento che non ha mai saputo cosa vuol dire amare davvero. Si incontrano (in un modo ben poco romantico, aggiungerei, a meno che non si ritiene romantico ricevere schizzi di sangue altrui sulla maglietta) e Travis rimane scioccato dal fatto che Abby, la ragazza nuova, sembri immune al suo fascino e non cada adulante ai suoi piedi. Lui decide di prenderla come una sfida, fa di tutto per conquistarla (300 pagine di tira e molla che farebbero impallidire Blair e Chuck) e, inevitabilmente, si innamora di lei.
Dire che questa storia è già sentita è dire poco: il 90 % dei romanzi rosa/paranormal romance in uscita in questo periodo hanno una trama analoga per quanto riguarda la vicenda sentimentale. E, se le prime due o tre volte in cui leggi di questa coppia alla Babi e Step puoi anche trovarla carina, dopo un po' ti fa salire l'orticaria solo a scorgerla da lontano. Tuttavia ogni autore ha un modo tutto suo di affrontare una determinata storia ed è proprio questo suo modo di approcciarsi che può decidere la validità di un romanzo.
Nel caso di Uno Splendido Disastro, mi spiace dirlo, l'autrice non riesce a gestire la trama in modo originale. La banalità e la superficialità che traspaiono all'inizio del libro sono presenti nel suo continuo e nella sua fine, anzi, la situazione va continuamente peggiorando, tanto che il capitolo finale e l'epilogo rasentano a mio parere la ridicolezza. Quello che mi ha maggiormente infastidito è il desiderio (evidente) della McGuire di affrontare tematiche profonde e importanti (la violenza, la mafia, il vero amore) dando enfasi ad ogni piccola cosa, senza rendersi conto che questa eccessiva enfatizzazione ha avuto invece l'effetto opposto.
La violenza di Travis era ingiustificata (la gelosia, a differenza di quanto si possa credere, NON giustifica l'ammazzare di botte un poveretto che ha guardato la tua ragazza) e assurdamente impunita (possibile che con tutti gli incontri clandestini e le risse a cui ha preso parte non sia mai scattata la denuncia?).
Poi, sarò poco romantica io, ma al vero amore tra diciottenni ci credo poco. Potranno anche non essere più quindicenni, ma avere vent'anni non cambia molto. C'è della maturità in più, certo (anche se in questo caso non si è vista questa maturità), ma non si è ancora pienamente adulti e non si è ancora pronti ad affrontare una relazione seria. Sono fermamente convinta che ogni relazione abbia bisogno di un percorso per poter diventare amore vero e proprio, un percorso che non si può abbreviare o accorciare a piacimento; pertanto credo che le storie dove due persone si innamorano in una settimana e si sposano in un mese non siano soltanto false, ma anche semplici infatuazioni adolescenziali.
Altro punto che mi ha infastidito: il coinvolgimento della mafia. Ora, io ho una sorta di pregiudizio secondo il quale un romanzo che inserisce la mafia nella trama, non è un romanzo serio (a meno che non sia un libro che tratta quell'argomento, ovvio. Intendo romanzi YA o comunque leggeri, che ci infilano tematiche serie senza motivo). Voglio dire, perché devi inserire nel tuo libro pericolosissimi mafiosi senza scrupoli, se poi li fai passare per semplici bulli di strada che non riescono a tenere testa ad uno qualunque? E' un'altra esagerazione, infilata nel libro per dare maggiore spessore al personaggio di Abby e al suo oscuro passato, enfatizzato fino a diventare ridicolo.
E, dato che l'ho nominato, ne approfitto per parlare di un altro punto: il passato di Abby. Ho passato metà del libro ansiosa di scoprire cosa ci fosse di così oscuro e malvagio nell'infanzia di quella ragazza, che quando ho scoperto la verità mi sono cadute le braccia. L'autrice ha continuato a ripetere ogni due pagine espressioni tipo "Non voglio che sappiano chi sono", "Nessuno deve scoprire la verità", "Devo fuggire dal mio passato", tanto da creare un'altissima aspettativa, aspettativa che viene tuttavia demolita in poche righe.
Chiuso questo lungo discorso sulla trama, vorrei parlare dei personaggi.
Abby è la nostra protagonista, soprannominata da Travis Pigeon, "Piccione" (tenero, eh? Chi non vorrebbe un soprannome così?) per un motivo oscuro di cui non siamo resi partecipi, e che spero l'autrice abbia chiarito in Walking Disaster, il "seguito" di Uno Splendido Disastro che tratta la stessa identica storia dal punto di vista di Travis. Sarò breve: non sopporto Abby. E' egoista, capricciosa, insensibile e qualche altro aggettivo poco gentile che non scriverò. Sin dall'inizio afferma di voler stare lontana da Travis, perché lui le ricorda troppo il suo passato, salvo poi diventare la sua migliore amica e innamorarsi di lui. Tuttavia, l'autrice deve pur riempire 300 pagine di libro, quindi fa comportare Abby come un'isterica bipolare: un secondo prima è inorridita dalla violenza di Travis e quello dopo lo incita a "insegnare le buone maniere" ad un ragazzo; prima dice di non voler mai più vedere Travis, salvo poi infilarsi nel suo letto qualche pagina dopo. Ma che ci volete fare, la ragazza è confusa. Così confusa da saltellare allegramente da Travis a Parker per praticamente l'intero libro, calpestando i sentimenti di entrambi e fregandosene di quello che provano per lei. Perché, vedete, io credo che Travis sia effettivamente innamorato di Abby. Il suo problema è che ama nel modo sbagliato, in quel modo che ti porta a ritenere il tuo partner un oggetto da possedere e reclamare e non una persona da rispettare e proteggere.
Travis non ha mai amato nessuna donna a parte la madre e, dopo la sua morte, non è più stato capace di avvicinarsi a nessuno. Quello che prova per Abby è qualcosa di nuovo e, per lui, difficile da capire e gestire. Okay, ci credo: Travis è un uomo che non ha mai amato e che si ritrova di colpo ad affrontare un sentimento verso il quale non sa come approcciarsi. Tuttavia questo non giustifica in alcun modo il fatto che egli renda totalizzante questo amore, il fatto che lo porti agli estremi "tutto o niente", reclamando Abby come SUA e non riuscendo a concepire una vita senza di lei. Travis ha affrontato in un modo completamente sbagliato l'amore. Travis ama male. Questa è la verità: che piacciano o meno i ragazzi violenti (come faranno poi a piacere, proprio non me lo spiego), che piacciano o meno la gelosia morbosa e la possessività (di nuovo, non me lo spiego), questo modo di amare è sbagliato.
Non voglio iniziare un discorso sui diritti delle donne, sul femminicidio o cose varie, dato che io in un libro non vedo un codice di regole morali da seguire o una lezione di vita, ma sono comunque convinta che l'atteggiamento di Travis verso l'amore vada condannato. E a farlo non dovrebbe essere Travis (incapace di vedere l'errore), ma Abby. Lei dovrebbe fare capire a Travis che sta sbagliando e lei dovrebbe provare ad insegnarli come amare nel modo giusto. Non è detto che funzioni, perché spesso l'indole violenta di una persona non la abbandona mai, ma perlomeno sarebbe un modo per vedere se una relazione con Travis è possibile o meno, dato che, ora come ora, non sarebbe possibile nella vita reale (sarebbe da denuncia).
Per quanto riguarda gli altri personaggi ho poco da dire: né odio né amore, che forse alla fine è ancora peggio. America, Shepley, Parker... Mi sembravano tutti alquanto inutili, inseriti nel romanzo per fare da cornice a Travis e Abby. Una cosa impressionante è vedere come la vita di ogni singolo personaggio ruoti intorno ai due "innamorati", che fanno parlare di sé manco fossero una coppia reale.
Questa è una cosa che davvero non capisco: nei libri c'è sempre il cliché dei pettegolezzi scolastici. Sarò io che vado in una scuola anomala, ma da me a nessuno importa chi si fidanza con chi o se A ha fatto qualcosa con B. Giuro che prima o poi scoprirò se nelle scuole americane la situazione è davvero a questi livelli, perché è un dubbio che mi perseguita da anni.
Detto questo, due parole sullo stile dell'autrice: non mi è piaciuto. Semplice e scorrevole, non ci sono dubbi, ma anche scialbo e anonimo in una maniera deprimente. Costituito quasi unicamente da dialoghi, mi sembrava di leggere una sceneggiatura o, addirittura, un copione. Il libro si legge in pochi giorni, certo, ma in questo caso è un fattore negativo.
Dopo tutte queste critiche, vi starete chiedendo perché all'inizio ho scritto che una parte di me si era emozionata con Travis ed Abby. Ebbene nonostante io riconosca OGGETTIVAMENTE la mediocrità di questo libro, SOGGETTIVAMENTE mi è piaciuto. C'è una parte di me, romantica e ingenua, che si è lasciata coinvolgere da alcune situazioni nelle quali Travis ed Abby sembravano davvero due innamorati con molti problemi. Un po' come quei guilty pleasures che, ti vergogni ad ammettere, ti sono piaciuti moltissimo, nonostante tu riconosca quanto siano banali e oggettivamente di scarso valore. Mentre leggevo questo libro mi sentivo spaccata a metà: ero divisa dalla razionalità che criticava ogni cosa e da qualcos'altro (non so cosa) che invece non riusciva a staccare gli occhi dal libro e ad evitare di sentirsi emozionata. Basta questa piccola parvenza di sentimento a fare di Uno Splendido Disastro un buon libro? No, nemmeno lontanamente. Però mi rende più flessibile sul giudizio.
Ricapitolando, Uno Splendido Disastro credo sia il classico caso di romanzo per adolescenti (spacciato per New Adult, anche se potrebbe benissimo essere destinato a quattordicenni) che vuole parlare di grandi cose, senza riuscire tuttavia nel suo intento. Troppa violenza, troppo amore ostentato, troppi problemi e complicazioni: troppo di tutto. Un libro che vuole raccontare di un grande amore ma che, in fin dei conti, non parla altro che di una cotta enfatizzata all'estremo. Parte bene e finisce male, in un degenerando di situazioni e di vicende sempre più ridicole, fino all'epilogo alquanto raccapricciante.
SPOILER
Nel giro di qualche pagina Abby decide di sposare Travis e farsi tatuare il suo nome, ad ulteriore dimostrazione di quanto sia enfatizzata questa cosiddetta storia d'amore. Il colpo di grazia, poi è stata l'allusione finale ai bambini, che mi ha lasciato senza parole.
FINE SPOILER
Il mio giudizio finale sarebbe tendente al negativo, ma dato che non riesco ad ignorare quella parte di me che, durante la lettura, ha seriamente rischiato di innamorarsi di questo libro, mi trovo incapace di tramutare i miei pensieri in una votazione. Lo consiglio? Non lo so. Non me la sento ad essere sincera, dato che non lo considero un buon romanzo. Tuttavia ha qualcosa che spinge così tante persone ad apprezzarlo e che, forse, farà lo stesso con voi. Uno Splendido Disastro è un libro incredibilmente soggettivo: lo amerete o lo odierete, oppure, come me, sarete bloccati a metà strada, strattonati da una parte dal buon senso e dall'altra da sentimenti contrastanti.
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