Aeroporto. Volo Torino-Trapani, in fila per l’imbarco. Manca poco alla Morte dei Marmi. Alla fine, dico. Come ogni volta che sono in aereo, penso chissà come andrà. Quindi devo assolutamente finire il libro. Leggo stritolata dalle persone, leggo mentre porgo la carta d’imbarco, leggo mentre corro
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Aeroporto. Volo Torino-Trapani, in fila per l’imbarco. Manca poco alla Morte dei Marmi. Alla fine, dico. Come ogni volta che sono in aereo, penso chissà come andrà. Quindi devo assolutamente finire il libro. Leggo stritolata dalle persone, leggo mentre porgo la carta d’imbarco, leggo mentre corro con gli altri verso la scaletta, leggo col libro in una mano e con l’altra cerco di allacciarmi la cintura. E poi… Poi è finito. Durante il volo. E allora ho letto anche i ringraziamenti. E ho riletto la terza di copertina. E pensavo che meno male ho Versilia Rock da leggere, mentre Esche vive l’ho già letto, ma Il bricco dei vermi no e chissà se riuscirò a trovarlo. E ho riletto la quarta di copertina. E non mi ero accorta prima del cane col paltò (è un cane, vero?). E torno alla terza per vedere di chi è il disegno. Onze. Che è uno famoso e mi ripropongo di cercarlo. Guardo anche il disegno della prima; a volte dopo aver letto un libro non si saprebbe descriverne la copertina. Sono belle quelle due palme sullo sfondo arancione. Osservo la scritta in alto Contromano come allo specchio, e quella in basso Editori Laterza senza specchio. E la dedica ai miei. E prima dell’indice Bobby Conn che non conosco, ma Al Bano e Romina che conosco, e Tutte le storie sono storie d’amore mi è piaciuto tantissimo e mi fatto sognare, ma solo un po’ perché la frase è finita subito. Dopo aver visto tutto questo e l’aereo ancora non cadeva, ho sfogliato di nuovo il libro. Ed era bello che il titolo di ogni capitolo avesse una pagina tutta per sé. Ma a un certo punto ho pensato: cazzo ma ‘sta Versilia dov’è? La geografia non è mai stata il mio… Forte (battuta fiacca ma m’è venuta così…). E mi sono riproposta anche di guardare la cartina. Mentre rileggevo qua e là, pensavo che non è un libello così, divertente, come potrebbe sembrare. Cioè è anche divertente (in alcuni momenti ho riso un sacco, e ridere da soli è un sacco figo). Ma anche. Perché dentro c’è altro. Ci sono gli etruschi e Diodoro Siculo, c’è D’Annunzio e il professor Morabito. E il pontile. Che non è solo un nome che si può dire così, come se fosse solo un pontile. Poi un giorno sono arrivati i russi , e no… il pontile no! E che si credevano quelli! Il Grande Spirito Protettore era sempre all’erta! Entri, Signor Decenza, entri, sul palco c’è ancora un post(icin)o. Comunque pare che Mina cantasse bene. Ma non sappiamo ancora David Lee Buffon. E dal nulla rispunta Capello, quello che è caduto in una vasca piena di concime. E poi quella cosa che i libri sono favolosi ma la realtà sta sempre un passo avanti. Basta avere una canna da pesca per cambiare il finale di un film. Andate amici, raccontate al mondo la storia, anzi raccontala tu, anche se lui è sopravvissuto, perché tu sei lo scrittore. E quella cosa strana dentro, la sensazione di stare nel posto giusto, mi fa pensare che anch’io ora mentre volo ho una cosa strana dentro. E rifletto. Sul mio posto giusto. Che è sempre durante. Non è mai il posto di partenza, né quello di arrivo. È durante. Il tragitto. E allora mi chiedo, come potrò sentirmi quella cosa strana dentro, io che non viaggio quasi mai. Ma non posso cercare la risposta, l’aereo sta atterrando. E il mio posto giusto è appena finito. Mi accorgo di non aver detto le cose più importanti su Morte dei Marmi. Né che Fabio Genovesi scrive in modo subacqueo. Come che vuol dire? Leggetelo, no? Ehi Capello, sei un grande.
Ernest e Celestine ha un gran ritmo e molto calore:veloce come una topina che fugge, tenero come l’abbraccio di un “grande orso cattivo”. Avrei voluto leggere ancora. Ogni tanto mi sembra di vedere ancora qua e là una topina che dipinge, coi suoi pennelli e la tavolozza di colori, e di sentire una
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Ernest e Celestine ha un gran ritmo e molto calore:veloce come una topina che fugge, tenero come l’abbraccio di un “grande orso cattivo”. Avrei voluto leggere ancora. Ogni tanto mi sembra di vedere ancora qua e là una topina che dipinge, coi suoi pennelli e la tavolozza di colori, e di sentire una musica… Bum-bum! Bum-bum… alla Ernest! E a volte quando cammino immagino di essere sulla strada che porta a quella casetta ben nascosta nel bosco. Grande Pennac. Come sempre.
La copertina una bella copertina. Pecore bianche e foglie rosse. Colori morbidi, rassicuranti. È bello anche da toccare. Ci passavo sempre le dita, durante il tempo della lettura, anche quando non leggevo. Quella tenue zigrinatura sui polpastrelli una goduria. Paola Mastrocola la amo molto. Il libro
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La copertina una bella copertina. Pecore bianche e foglie rosse. Colori morbidi, rassicuranti. È bello anche da toccare. Ci passavo sempre le dita, durante il tempo della lettura, anche quando non leggevo. Quella tenue zigrinatura sui polpastrelli una goduria. Paola Mastrocola la amo molto. Il libro l’avrei comprato a occhi chiusi. E invece l’ho fatto a occhi aperti (non tanto per la copertina, eheh): per il titolo. Il titolo mi ha colpito: Non so niente di te. E per me solamente per il titolo, per una copertina che mi piace, o per una qualsiasi stupidaggine giusta, che so una parola che mi colpisce o un disegno o cose così, vale la pena di acquistare un libro. Il romanzo è stata una lettura stupenda. Di quelle che mi riappacificano con me e col mondo. Di quelle letture che leggi e respiri. E ti senti consolato. E tra le righe trovi riso e malinconia, talmente avvinghiate che diventano liane su cui arrampicarsi. E l’ho fatto. Mi sono arrampicata e ho visto cose da un altro punto di vista; dall’alto, appunto. No, scherzo. Anche perché a volte si scivola, ché a stare belli adesi alle liane ci vuole allenamento, eh! Questo è un libro che se avessi un figlio, lo lascerei qua e là per casa ( il libro non il figlio) nella speranza che lo leggesse. È un romanzo di autodifesa (per i ragazzi) . E riflessioni (per gli adulti). Riporto un brano che mi è piaciuto da pazzi: “Torna tante volte davanti alla Casa Rosa… ma non lo trova mai, Malmecca. Non lo rivede più. L’ha perso per sempre. Come un oggetto. Solo che con gli oggetti lo accettiamo che possano andar persi. Con le persone no. Non si perdono le persone così, senza sapere come e perché. Un bel giorno non le ritroviamo e non è pensabile, una cosa del genere. … Vorremmo almeno salutarle, le persone che scompaiono. Quando muoiono, o anche solo quando se ne vanno. Non ci va bene che se ne vadano così, senza dir niente. Soprattutto le persone che per noi hanno contato tanto… Non si fa. Lo facevamo con le foglie, di salutarle. Cos’altro era pescarle un attimo prima che cadessero? Era salutarle, no? E poi invece cosa? Te ne vai così?” È una questione di attenzione. Le persone si accompagnano. C’è bisogno di spiegarla una cosa simile? No, non c’è bisogno.
La scrittura di Amelie mi dà sempre la sensazione di un tunnel. Tentenno un po’( non sono coraggiosissima) ma poi l’imbocco. E non me ne pento mai. Poi, alla fine, una luce improvvisa e feroce… sorprende. Impeccabile Amelie. E impavida. È un libro sull’istinto. Sui sentimenti che tirano come vento
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La scrittura di Amelie mi dà sempre la sensazione di un tunnel. Tentenno un po’( non sono coraggiosissima) ma poi l’imbocco. E non me ne pento mai. Poi, alla fine, una luce improvvisa e feroce… sorprende. Impeccabile Amelie. E impavida. È un libro sull’istinto. Sui sentimenti che tirano come vento. E con tenacia guidano la vita. E che importa se non si può evitare la deriva.
Autore: Francesco Recami. Titolo: Natale nella casa di ringhiera. Nella casa di ringhiera accade di tutto, senza che niente sembri accadere. Nella casa di ringhiera non accade nulla, ma sembra accadere di tutto. Quale delle due…? A dopo la lettura.
Autrice: Alicia Giménez-Bartlett. Titolo: Un Natal
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Autore: Francesco Recami. Titolo: Natale nella casa di ringhiera. Nella casa di ringhiera accade di tutto, senza che niente sembri accadere. Nella casa di ringhiera non accade nulla, ma sembra accadere di tutto. Quale delle due…? A dopo la lettura.
Autrice: Alicia Giménez-Bartlett. Titolo: Un Natale di Petra. A un certo punto l’ispettrice Petra dice: “I suoi occhi si irrigidirono come quelli di un falco leggermente fuori di testa.” Pazzesco, vero? E ancora: “Senza pensare si può tirare avanti per molto tempo.” E questo dialogo…?: “Petra Dimmi Buon Natale Buon Natale, Marcos. Ero così stanca che la frase che avevo appena pronunciato mi parve addirittura avere un senso.” Non vorrei rovinarvi il finale. Non dirò una parola di più.
Autore:Santo Piazzese. Titolo: Il Lagavulin non è uno psicofarmaco. No, ho sbagliato! Titolo (quello giusto): Come fu che cambiai marca di whisky Lorenzo La Marca non è di sicuro un ghei, dal momento che il suo pollice non entra nell’anello del suo mazzo di chiavi. Michelle riconosce le bionde autentiche all’autopsia: hanno il cuore griffato. E un gruppo sanguigno tipo CK. CK? Che roba è? Il marchio di Calvin Klein. Si pronuncia si-chei. Regali che si possono fare a Natale: una bottiglia di rhum originale habanero al retrogusto equo e solidale; un articolo a elevato contenuto tecnologico, cioè veri libri in pura carta. La lettura di Piazzese mi ha salvato le giornate. Quanto durerà l’effetto benefico? Meglio procurarsi i suoi romanzi…
Ci sono altri racconti. Qualcuno mi ha rubato il libro. Aspetto la resa!
Morte dei Marmi
Aeroporto. Volo Torino-Trapani, in fila per l’imbarco. Manca poco alla Morte dei Marmi. Alla fine, dico.continue)
Come ogni volta che sono in aereo, penso chissà come andrà. Quindi devo assolutamente finire il libro.
Leggo stritolata dalle persone, leggo mentre porgo la carta d’imbarco, leggo mentre corro ... (
Aeroporto. Volo Torino-Trapani, in fila per l’imbarco. Manca poco alla Morte dei Marmi. Alla fine, dico.
Come ogni volta che sono in aereo, penso chissà come andrà. Quindi devo assolutamente finire il libro.
Leggo stritolata dalle persone, leggo mentre porgo la carta d’imbarco, leggo mentre corro con gli altri verso la scaletta, leggo col libro in una mano e con l’altra cerco di allacciarmi la cintura.
E poi… Poi è finito. Durante il volo.
E allora ho letto anche i ringraziamenti. E ho riletto la terza di copertina. E pensavo che meno male ho Versilia Rock da leggere, mentre Esche vive l’ho già letto, ma Il bricco dei vermi no e chissà se riuscirò a trovarlo. E ho riletto la quarta di copertina. E non mi ero accorta prima del cane col paltò (è un cane, vero?). E torno alla terza per vedere di chi è il disegno. Onze. Che è uno famoso e mi ripropongo di cercarlo. Guardo anche il disegno della prima; a volte dopo aver letto un libro non si saprebbe descriverne la copertina. Sono belle quelle due palme sullo sfondo arancione. Osservo la scritta in alto Contromano come allo specchio, e quella in basso Editori Laterza senza specchio.
E la dedica ai miei.
E prima dell’indice Bobby Conn che non conosco, ma Al Bano e Romina che conosco, e Tutte le storie sono storie d’amore mi è piaciuto tantissimo e mi fatto sognare, ma solo un po’ perché la frase è finita subito.
Dopo aver visto tutto questo e l’aereo ancora non cadeva, ho sfogliato di nuovo il libro.
Ed era bello che il titolo di ogni capitolo avesse una pagina tutta per sé.
Ma a un certo punto ho pensato: cazzo ma ‘sta Versilia dov’è? La geografia non è mai stata il mio… Forte (battuta fiacca ma m’è venuta così…). E mi sono riproposta anche di guardare la cartina.
Mentre rileggevo qua e là, pensavo che non è un libello così, divertente, come potrebbe sembrare.
Cioè è anche divertente (in alcuni momenti ho riso un sacco, e ridere da soli è un sacco figo).
Ma anche. Perché dentro c’è altro. Ci sono gli etruschi e Diodoro Siculo, c’è D’Annunzio e il professor Morabito. E il pontile. Che non è solo un nome che si può dire così, come se fosse solo un pontile.
Poi un giorno sono arrivati i russi , e no… il pontile no! E che si credevano quelli! Il Grande Spirito Protettore era sempre all’erta! Entri, Signor Decenza, entri, sul palco c’è ancora un post(icin)o.
Comunque pare che Mina cantasse bene. Ma non sappiamo ancora David Lee Buffon.
E dal nulla rispunta Capello, quello che è caduto in una vasca piena di concime.
E poi quella cosa che i libri sono favolosi ma la realtà sta sempre un passo avanti.
Basta avere una canna da pesca per cambiare il finale di un film. Andate amici, raccontate al mondo la storia, anzi raccontala tu, anche se lui è sopravvissuto, perché tu sei lo scrittore.
E quella cosa strana dentro, la sensazione di stare nel posto giusto, mi fa pensare che anch’io ora mentre volo ho una cosa strana dentro. E rifletto. Sul mio posto giusto. Che è sempre durante.
Non è mai il posto di partenza, né quello di arrivo. È durante. Il tragitto.
E allora mi chiedo, come potrò sentirmi quella cosa strana dentro, io che non viaggio quasi mai.
Ma non posso cercare la risposta, l’aereo sta atterrando.
E il mio posto giusto è appena finito.
Mi accorgo di non aver detto le cose più importanti su Morte dei Marmi. Né che Fabio Genovesi scrive in modo subacqueo. Come che vuol dire? Leggetelo, no?
Ehi Capello, sei un grande.
Ernest e Celestine
Ernest e Celestine ha un gran ritmo e molto calore:veloce come una topina che fugge, tenero come l’abbraccio di un “grande orso cattivo”.continue)
Avrei voluto leggere ancora. Ogni tanto mi sembra di vedere ancora qua e là una topina che dipinge, coi suoi pennelli e la tavolozza di colori, e di sentire una ... (
Ernest e Celestine ha un gran ritmo e molto calore:veloce come una topina che fugge, tenero come l’abbraccio di un “grande orso cattivo”.
Avrei voluto leggere ancora. Ogni tanto mi sembra di vedere ancora qua e là una topina che dipinge, coi suoi pennelli e la tavolozza di colori, e di sentire una musica… Bum-bum! Bum-bum… alla Ernest!
E a volte quando cammino immagino di essere sulla strada che porta a quella casetta ben nascosta nel bosco.
Grande Pennac. Come sempre.
Non so niente di te
La copertina una bella copertina. Pecore bianche e foglie rosse. Colori morbidi, rassicuranti.continue)
È bello anche da toccare. Ci passavo sempre le dita, durante il tempo della lettura, anche quando non leggevo. Quella tenue zigrinatura sui polpastrelli una goduria.
Paola Mastrocola la amo molto. Il libro ... (
La copertina una bella copertina. Pecore bianche e foglie rosse. Colori morbidi, rassicuranti.
È bello anche da toccare. Ci passavo sempre le dita, durante il tempo della lettura, anche quando non leggevo. Quella tenue zigrinatura sui polpastrelli una goduria.
Paola Mastrocola la amo molto. Il libro l’avrei comprato a occhi chiusi. E invece l’ho fatto a occhi aperti
(non tanto per la copertina, eheh): per il titolo. Il titolo mi ha colpito: Non so niente di te.
E per me solamente per il titolo, per una copertina che mi piace, o per una qualsiasi stupidaggine giusta, che so una parola che mi colpisce o un disegno o cose così, vale la pena di acquistare un libro.
Il romanzo è stata una lettura stupenda. Di quelle che mi riappacificano con me e col mondo.
Di quelle letture che leggi e respiri. E ti senti consolato. E tra le righe trovi riso e malinconia, talmente avvinghiate che diventano liane su cui arrampicarsi. E l’ho fatto.
Mi sono arrampicata e ho visto cose da un altro punto di vista; dall’alto, appunto. No, scherzo. Anche perché a volte si scivola, ché a stare belli adesi alle liane ci vuole allenamento, eh!
Questo è un libro che se avessi un figlio, lo lascerei qua e là per casa ( il libro non il figlio) nella speranza che lo leggesse. È un romanzo di autodifesa (per i ragazzi) . E riflessioni (per gli adulti).
Riporto un brano che mi è piaciuto da pazzi:
“Torna tante volte davanti alla Casa Rosa… ma non lo trova mai, Malmecca. Non lo rivede più. L’ha perso per sempre. Come un oggetto. Solo che con gli oggetti lo accettiamo che possano andar persi. Con le persone no. Non si perdono le persone così, senza sapere come e perché. Un bel giorno non le ritroviamo e non è pensabile, una cosa del genere.
…
Vorremmo almeno salutarle, le persone che scompaiono.
Quando muoiono, o anche solo quando se ne vanno. Non ci va bene che se ne vadano così, senza dir niente. Soprattutto le persone che per noi hanno contato tanto… Non si fa. Lo facevamo con le foglie, di salutarle. Cos’altro era pescarle un attimo prima che cadessero? Era salutarle, no? E poi invece cosa? Te ne vai così?”
È una questione di attenzione. Le persone si accompagnano. C’è bisogno di spiegarla una cosa simile?
No, non c’è bisogno.
Uccidere il padre
La scrittura di Amelie mi dà sempre la sensazione di un tunnel. Tentenno un po’( non sono coraggiosissima) ma poi l’imbocco. E non me ne pento mai.continue)
Poi, alla fine, una luce improvvisa e feroce… sorprende.
Impeccabile Amelie. E impavida.
È un libro sull’istinto. Sui sentimenti che tirano come vento ... (
La scrittura di Amelie mi dà sempre la sensazione di un tunnel. Tentenno un po’( non sono coraggiosissima) ma poi l’imbocco. E non me ne pento mai.
Poi, alla fine, una luce improvvisa e feroce… sorprende.
Impeccabile Amelie. E impavida.
È un libro sull’istinto. Sui sentimenti che tirano come vento. E con tenacia guidano la vita.
E che importa se non si può evitare la deriva.
Un Natale in giallo
Autore: Francesco Recami. Titolo: Natale nella casa di ringhiera.
Nella casa di ringhiera accade di tutto, senza che niente sembri accadere.
Nella casa di ringhiera non accade nulla, ma sembra accadere di tutto.
Quale delle due…? A dopo la lettura.
Autrice: Alicia Giménez-Bartlett. Titolo: Un Natal ... (continue)
Autore: Francesco Recami. Titolo: Natale nella casa di ringhiera.
Nella casa di ringhiera accade di tutto, senza che niente sembri accadere.
Nella casa di ringhiera non accade nulla, ma sembra accadere di tutto.
Quale delle due…? A dopo la lettura.
Autrice: Alicia Giménez-Bartlett. Titolo: Un Natale di Petra.
A un certo punto l’ispettrice Petra dice: “I suoi occhi si irrigidirono come quelli di un falco leggermente fuori di testa.” Pazzesco, vero?
E ancora: “Senza pensare si può tirare avanti per molto tempo.”
E questo dialogo…?:
“Petra
Dimmi
Buon Natale
Buon Natale, Marcos.
Ero così stanca che la frase che avevo appena pronunciato mi parve addirittura avere un senso.”
Non vorrei rovinarvi il finale. Non dirò una parola di più.
Autore:Santo Piazzese. Titolo: Il Lagavulin non è uno psicofarmaco.
No, ho sbagliato! Titolo (quello giusto): Come fu che cambiai marca di whisky
Lorenzo La Marca non è di sicuro un ghei, dal momento che il suo pollice non entra nell’anello del suo mazzo di chiavi.
Michelle riconosce le bionde autentiche all’autopsia: hanno il cuore griffato. E un gruppo sanguigno tipo CK. CK? Che roba è? Il marchio di Calvin Klein. Si pronuncia si-chei.
Regali che si possono fare a Natale: una bottiglia di rhum originale habanero al retrogusto equo e solidale; un articolo a elevato contenuto tecnologico, cioè veri libri in pura carta.
La lettura di Piazzese mi ha salvato le giornate. Quanto durerà l’effetto benefico?
Meglio procurarsi i suoi romanzi…
Ci sono altri racconti. Qualcuno mi ha rubato il libro.
Aspetto la resa!