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Ci sono contadini fieri, che avanzano tra le brume con gropponi carichi di autosufficienza; cordate umane che dalle due rive di un (lungo)fiume irretiscono tonnellate di pesci variopinti, come in vista di una gloriosa Tavolata Finale; ci sono militari appesi a scale di corda che si perdono tra le fr ... (continue)
Ci sono contadini fieri, che avanzano tra le brume con gropponi carichi di autosufficienza; cordate umane che dalle due rive di un (lungo)fiume irretiscono tonnellate di pesci variopinti, come in vista di una gloriosa Tavolata Finale; ci sono militari appesi a scale di corda che si perdono tra le fronde ghiacciate di alberi secolari, più in alto del Cielo; giovani donne che solcano le onde di un mare pescosissimissimo, disseminato di giunche, sventolando sorridenti grassi pescioni che sorridono pure loro; popolose fiere di villaggio dove tutti – dall'Operaio, al Soldato, dalla Nonnina al balilla - sorridono osservando i risultati al tirassegno di una giovane compagna, sorridentissima..
C'è il mio preferito: su uno spunto paesaggistico tipicamente cinese (la pittura shanshui, a fare i saputi: picchi sentieri cascate omini -quando ci sono- piccoli piccoli), l'innesto (categorico, verrebbe da dire) della prospettiva e del realismo socialista.. Gli impervi picchi, dietro i quali s'intuiscono altri picchi, fiumi campi e risaie, sono collegati tra loro da un solido ponte, marcato da ideogrammi inneggianti le comuni agricole e percorso alacremente da omini in attrezzi; le pareti domate e ridotte in grandiosi terrazzamenti, interamente coltivati e puntellati d'altri omini/donnine in attrezzi; i ciliegi sono in fiore e l'acqua, che generosa zampilla dalle vasche in cima alla montagna va ad irrigare, in forma di fiume artificialmente giudizioso, i terrazzamenti sottostanti. Il miracolo avviene grazie alla maestosa tubazione che taglia longitudinalmente, sobria nella sua arancione tubazionità, la parete della montagna, pompando prosperità verso le vasche sulla cima, timbrate da un “Lunga Vita a Mao Zedong”. Paralleli alla tubazione corrono i tralicci della necessaria (e proverbiale)elettrificazione. In primo piano, cioè in basso a sinistra come spesso nei classici, l'impianto -futuribile nella sua inverosilmile semplicità- che, in nome del Popolo, succhia l'acqua dal fiume sottostante -il quale certo partecipe alla causa la dona senza indugi- e grazie al miracolo elettrico la spinge superba verso il cielo, grandiosa ribellione a infiniti evi di alluvioni. Accanto, un allegorico contadino di rosso vestito, visto di spalle, osserva il trionfo del Progresso e della Volontà, dietro le ampie falde del suo cappello. Poco più in là, portatori di carrettini si affannano nella salita, come a ricordare (dubito che ci sia stato un solo contadino cinese che se ne sia dimenticato, in diecimila anni) che comunque bisogna farsi il culo, e tanto. Sulla parete del casotto in primo piano campeggia la scritta “è la volontà dell'uomo a decidere, non il Cielo” (traduzioni più buoniste vogliono “ognuno è padrone del proprio destino”, ma non mi sembra proprio il caso- ve li vedete Mao o Zhou Enlai che dicono fregnacce del genere?).
Non il Cielo. Capito, cazzo?..Poi dice le Tre Gole..epperò..boh
C'è poi molto altro. Grotteschi, a volte commoventi, spesso ingenui (in altra sede stabilire la buona fede di tale ingenuità) e sempre mostruosamente retorici, questo volume raccoglie alcuni tra i più grandi capolavori dell'arte pop del ventesimo secolo. E basta.
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