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- I custodi del libro (824)
- By Geraldine Brooks
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- La Leggenda di Sigurd e Gudrún (384)
- By J.R.R. Tolkien
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- Dio ci salvi dagli inglesi... o no!? (565)
- Vecchi riti e nuovi miti degli europei d'oltremanica
- By Antonio Caprarica
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- The Lord of the Rings (2013)
- (Collins Modern Classics S.)
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- Il Signore degli Anelli (23932)
- Trilogia
- By J.R.R. Tolkien
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Finished on Feb 2, 2012





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- La morte amica (147)
- Lezioni di vita da chi sta per morire
- By Marie De Hennezel
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Finished on Jan 26, 2012





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- I guerrieri del ghiaccio (741)
- Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco - Vol.10
- By George R.R. Martin
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Finished on Dec 6, 2011





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*** This comment contains spoilers! ***




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Direi "si sente che è un libro preparatorio" se non fosse per il fatto che effettivamente non lo è, visto che questa divisione è tipicamente tutta italiana e non contemplata dall'autore. Dico quindi "si vede che è l'inizio di questo nuovo capitolo". Nonostante questo...wow due colpi di scena che cad ... (continue)
- — Dec 21, 2011 | Add your feedback
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- I magici mondi del Signore degli Anelli (70)
- Guida ai personaggi, miti e leggende della saga di J.R.R. Tolkien
- By David Colbert
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Finished on Nov 25, 2011





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I magici mondi del Signore degli Anelli




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Per un appassionato tolkeniano questo libro non aggiunge nulla di nuovo. Di semplice lettura lo consiglio invece a chi si approccia per la prima volta al capolavoro dello scrittore ingkese.
- — Nov 25, 2011 | Add your feedback
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- Il cimitero di Praga (7832)
- By Umberto Eco
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Finished on Nov 25, 2011





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Non mi sono lasciata scoraggiare e ho portato a termine la lettura con qualche difficoltà. Questo libro ha qualche cosa che non mi convince sino in fondo: è oscuro, intricato, forse eccessivamente contorto. Si rischia di perdersi all'improvviso e ritrovarsi non è cosa da poco...ma forse questo era u ... (continue)
- — Nov 29, 2011 | Add your feedback
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- V per vendetta (3773)
- By Alan Moore, David Lloyd
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Finished on Nov 13, 2011





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Decisamente meglio il film. Qui, secondo me, il tutto risulta un filino troppo intricato.
- — Nov 23, 2011 | Add your feedback
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Cresce-
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- Crescere leggendo (2)
- L'esperienza della letteratura dall'infanzia all'età adulta
- By Joseph Albert Appleyard
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Finished on Nov 7, 2011





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Un saggio sul perchè e sul come si legge nei diversi stadi evolutivi. Molti sono i cambiamenti che avvengono nel lettore, gli elementi che cerchiamo in un libro mutano con l'età, o se ne aggiungono di nuovi. Diversi sono i tipi di lettori, diverse le concezioni e le motivazioni alla lettura, come di ... (continue)
- — Nov 7, 2011 | Add your feedback
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Cresce-
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- Cultura orale e civiltà della scrittura (52)
- Da Omero a Platone
- By Eric A. Havelock
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Finished on Oct 17, 2011





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- Le prime crociate (7)
- By Jonathan Phillips
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Finished on Aug 26, 2011





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- Bianca come il latte, rossa come il sangue (5700)
- By Alessandro D'Avenia
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Finished on Aug 22, 2011





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Bianca come il latte, rossa come il sangue
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Deludente, molto deludente. Leggendo qua e là le recensioni trovate sul web mi ero fatta l’idea di avere sotto gli occhi un autentico capolavoro, una sorta di piccolo cammeo. E invece quello che ho trovato tra le pagine, almeno per me, è ben poca cosa. Chiarisco subito che non è un brutto libro, uno ... (continue)
- — Aug 23, 2011 | Add your feedback
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- Il signore di Barcellona (236)
- By José Lloréns
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Finished on Aug 22, 2011





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Davvero un bel libro, molto molto carino. Si legge piacevolmente anche se in alcuni punti è un po' prevedibile. La trama si dipana in modo piuttosto lineare, senza richiedere al lettore una particolare attenzione. I personaggi sono delineati abbastanza bene. In definitiva è un romanzo piacevole, amb ... (continue)
- — Aug 22, 2011 | Add your feedback
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Il Signore degli Anelli
2 people find this helpful
*** This comment contains spoilers! ***
Edizione comprata per salvare dal degrado fisico e dall'usura la mia storica edizione Rusconi con la quale ho imparato ad adorare questo capolavoro.
Il mio libro preferito...bellissimo.
Fantasy che si può benissimo leggere a diversi livelli interpretativi.
Un capolavoro di un grande scrittore. Un m ... (continue)
Edizione comprata per salvare dal degrado fisico e dall'usura la mia storica edizione Rusconi con la quale ho imparato ad adorare questo capolavoro.
Il mio libro preferito...bellissimo.
Fantasy che si può benissimo leggere a diversi livelli interpretativi.
Un capolavoro di un grande scrittore. Un mondo parallelo al nostro, nel quale si rispecchia quello nel quale viviamo.
Un libro che tutti dovrebbero leggere.
Il grande disegno tolkeniano: dare all’Inghilterra un insieme di leggende collegate tra loro. Tale era l’intenzione originaria dell’autore, il quale partì proprio dall’elaborazione delle lingue e dei nomi. È infatti intorno ad essi e ai loro significati che Tolkien comincia a tessere le sue storie. E ciò non è strano se si pensa che “in principio era il Verbo”, la parola, il significato. L’insistenza dell’autore sul linguaggio non è quindi la fissazione di un pedante filologo ma è dovuta all’esigenza di ripartire dall’origine, di riscoprire il significato delle cose, confuso dalla tendenza alla disgregazione tipica della modernità.
Scrive lo stesso Tolkien: “La Terra di Mezzo non è una terra che non c'è, senza relazione col mondo in cui viviamo. Deriva solo dall'uso del termine dell'antico inglese mid-del-erde (o erthe), modificazioni del termine dell'antico inglese middangeard: il nome per le terre abitate dagli uomini "in mezzo al mare". E benché non abbia cercato di far coincidere la forma delle montagne con le ipotesi dei geologi riguardo al passato, questa "storia" è ambientata su questo pianeta, in una certa epoca del vecchio continente”.
I bambini amano la giustizia, mentre la maggior parte di noi è malvagia e naturalmente preferisce il perdono. Per questo i primi, e tutti coloro che hanno conservato un cuore puro, amano che le storie si concludano con un “lieto fine”. A tale proposito Tolkien introduce il concetto di eucatastrofe: il racconto eucatastrofico, contenente un giudizio morale sugli avvenimenti e con una conclusine appropriata, è la vera forma della fiaba. Quando in un racconto fantastico abbiamo un capovolgimento del corso negativo degli eventi, abbiamo anche una stupefacente visione della gioia.
La scrittura di Tolkien diventa, nel Signore degli Anelli, solennemente epica, abbandonando quella sottile ironia che spesso accompagna e caratterizza negativamente la narrazione fantastica.
Tolkien accontentò i bambini e quegli adulti che ancora prendono profondamente sul serio ciò che viene loro raccontato. Egli creò un’opera di tono elevato, ricca di poesia, in grado di comunicare stupore e ammirazione.
Dopo circa vent’anni dedicati allo studio della lingua elica e alla mitologia che avrebbe dovuto costituire il Silmarillion, Tolkien incontrò dei personaggi che catturarono e colpirono la sua attenzione: gli hobbit. Sono essi piccole creature, apparentemente insignificanti, prive di caratteristiche eroiche, cavalleresche o mitologiche, che vivono in un piccolo fazzoletto di terra a nord – ovest della Terra di Mezzo. Nonostante tutto, hanno profondamente segnato la storia di questo mondo. Una volta fatta la conoscenza degli hobbit Tolkien distoglie gradatamente l’attenzione dalle terre del lontano Occidente. Il motivo è che il raccontare dell’autore si fa gradatamente autobiografico. Ovviamente non è la biografia delle vicende esteriori di un tranquillo professore universitario, ma è il racconto di quanto veniva filtrato ed elaborato dalla sua fantasia creatrice.
Quella del Signore degli Anelli è una realtà complessa, un mondo raccontato coerentemente e dettagliatamente. Le vicende della Guerra dell’Anello sono solo una piccola parte della realtà sfaccettata della Terra di Mezzo. Tolkien stesso diceva: “Credo che parte dell’attrattiva del Signore degli Anelli sia dovuta agli scorci di un’ampia storia sullo sfondo: attrattiva simile a quella offerta dalla visione distante di un’isola mai visitata, o dallo scorgere le torri di una città lontana che scintillano in una foschia accesa dal sole. Raggiungere questi luoghi significa distruggere la magia, a meno che do lì non si rivelino ancorandovi panorami irraggiungibile”.
Nella saga non si parla mai di avventura, non vi è alcuna concezione ludica del viaggio o delle trame degli avvenimenti che si svolgono, neppure nella serena e pacifica Contea. Il tema è quello classico della cerca, presente nelle grandi leggende della cristianità medioevale e nelle vicende mitologiche. Tuttavia Tolkien ribalta il tema della queste, sottoponendo l’antico motivo medioevale alla visione cristiana del mondo. Il destino comune a tutte le creature di Arda è di provare una sorta di infelicità ad accettare la propria condizione. È un’irrequietezza che Iluvatar stesso ha posto nel loro animo.
Non si viaggia che per ritornare: per annunciare le scoperte fatte, per decantare le meravigliose imprese compiute, per rivedere i luoghi e le persone che si sono lasciate e per confrontarsi col sé medesimo lasciato alle spalle, ritrovandosi cambiati e trasformati. Ma se nel viaggio d’andata l’itinerario è faticose e irto di pericoli, il ritorno avviene quasi sempre in modo rapido e improvviso. Se la partenza è stata preparata a lungo, trepidante e repentina come la fuga, il ritorno è malinconico, carico di nostalgia. Tutto è stato ormai compiuto, non ci sono più ricerche da fare, imprese da compiere o nemici da vincere. Il ritorno alla normalità spesso per il protagonista significa noia e anonimato insopportabile e ciò lo porta a scomparire, a non sopravvivere alle proprie imprese.
Tolkien riprende il tema, già presente in Beowulf, della lotta contro il mostro, rappresentandola come combattimento contro la paura, sia che si tratti di piccoli hobbit o di cavalieri. Il mostro è prima di tutto dentro ognuno di noi. È la tendenza a lasciarci affascinare dal lato oscuro, è la paura che ci impedisce di ricercare ciò che v’è di grande, nobile e puro.
Il potere dell’Anello non può essere controllato da nessuno, neppure da Gandalf. Egli è messaggero, colui che annuncia gli avvenimenti e che infine assume la guida della Compagnia. È lui a indicare l’unica via per affrontare la cerca, puntando alla rinuncia del potere.
Una comune e diffusa interpretazione dell’opera vede nella storia uno scontro tra Bene e Male, una battaglia tra eroi solitari e forze dell’oscurità. Certamente l’aurore ama porre delle contrapposizioni nette, immediatamente percepibili dal lettore (come quella tra Minas Morgul, la torre della magia nera caduta nelle mani dei Nazgul, e Minas Tirith, la torre di guardia e ultimo avamposto degli Uomini liberi). Tuttavia la sfida qui presentata ha una dimensione maggiore, addirittura teologica. È una sfida anche e soprattutto con se stessi. Il Nemico è dentro di noi, con le armi a lui proprie: illusioni, tentazioni e orgoglio. La prova dell’Anello è proprio affrontare questa ombra che si proietta sulla cerca personale di ognuno di noi. Esso ha il potere di corrompere, arriva fino a Saruman, il più importante e saggio dei maghi della Terra di Mezzo. Di fronte al tradimento di Saruman si staglia in tutta la sua fragilità il piccolo hobbit, il quale si assume sulle proprie spalle il terribile compito di distruggere l’Anello.
Comincia così un lento cammino di purificazione. E Tolkien sceglie per questa grande epopea dei protagonisti particolari. Non cavalieri possenti, non il grande Argon, discendente delle stirpi dei Dunedain, non Boromir, simbolo della gloria degli Uomini liberi, non i forti nani e neppure, sorprendentemente, gli elfi, le creature più sagge e virtuose. Hobbit. Nient’altro che piccoli e semplici hobbit. Piccoli personaggi, buffi e non dotati di particolari qualità eroiche. Tolkien amava profondamente gli hobbit per la loro semplicità, bontà e capacità di sacrificio. Egli mostra così che l’eroismo non è un privilegio per pochi eletti, ma che è alla portata di tutti. Modello da seguire sono sicuramente gli elfi che per l’autore rappresentano ciò che l’uomo potrebbe essere, sono coloro che hanno il compito di trasmettere a tutte le creature della Terra di Mezzo l’amore per la bellezza.
Il fatto che non possano morire ci ricorda che sorte potrebbe essere quella degli uomini se essi non avessero ceduto al peccato. Le qualità eliche però non sono qualche cosa di irraggiungibile ed utopico. Possono essere assunte anche dagli esseri mortali.
La storia della Guerra dell’Anello si conclude con un’altra partenza…la grande cerca si è conclusa , e ha cambiato il cuore di ciascuno.
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