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Al buio non parliamo delle stagioni
In primavera si risveglia la natura, gli alberi si ricoprono di nuove foglie, gli animali si dedicano ai rituali amorosi e tutto si rinnova. Anche una semplice, seppur fastidiosa, febbre ha il suo lato positivo: in età adolescenziale favorisce la crescita. È quello che succede a Sandro che un giorno ... (continue)
In primavera si risveglia la natura, gli alberi si ricoprono di nuove foglie, gli animali si dedicano ai rituali amorosi e tutto si rinnova. Anche una semplice, seppur fastidiosa, febbre ha il suo lato positivo: in età adolescenziale favorisce la crescita. È quello che succede a Sandro che un giorno si ritrova con le braccia sensibilmente più lunghe. “Non preoccuparti, amore. È la crescita.” Minimizza la madre per rincuorarlo. Ma la crescita non si arresta, le braccia continuano inesorabilmente ad allungarsi, fino ad assumere proporzioni tali da sembrare di poter vivere di vita propria. In estate sono d’obbligo mare, vacanze, sole, caldo e voglia di far niente. Un bella vacanza in campeggio ritempra spirito e corpo. Tra gli ospiti delle roulotte si instaura un clima di simpatia e di amicizia, inevitabilmente si fa qualche pettegolezzo, tre mesi sono lunghi da passare quando non si sa come occupare il tempo. Ci si annoia e cresce qualche tensione, la voglia di fare qualcosa passa sempre di più. La mamma sta male, è un problema, ma se ci si chiude la porta alle spalle e si va sulla spiaggia, ci si può pensare dopo. E quando il dopo è troppo tardi, allora quel problema lo si nasconde. L’autunno è il preludio all’inverno, si comincia ad apprezzare il tepore e la sicurezza della propria casa, ma a volte qualcosa viene a interrompere la nostra placida routine, “di buone intenzioni è lastricata la strada per l’inferno” diceva il grande Marx. Una donna paralitica e con i sensi atrofizzati riesce a trovare il suo equilibrio, anche se bizzarro, ma questo viene ignorato da una solerte e poco sensibile nipote. Le finestre vengono spalancate perché l’aria si rinnovi, l’amata e rassicurante polvere sparisce, spazzata via da stracci e litri di detergenti, odori rassicuranti scomparsi, soppiantati da altri che raccontano nuove cose. Allora ci si adatta, cos’altro si può fare? L’inverno riprende il passaggio della primavera come a chiudere il cerchio. I mutamenti quasi mai sono indolori, e quasi sempre vanno affrontati con coraggio, soprattutto quando non si conosce quello che si trova oltre. Forse proprio per questo il coraggio, dettato dall’incoscienza e l’ingenuità dei bambini viene premiato con il passaggio all’altro stadio… o forse no. “Al buio non parliamo di stagioni” è la raccolta di quattro racconti di Marialuisa Amodio, uno per ogni stagione. Detto così potrebbero sembrare quattro racconti “normali”, ma tali non sono, ve lo assicuro. Marialuisa Amodio ha il tocco magico, lei trasforma il normale in paradossale, grottesco e noir. Suscitare ansia o inquietudine non è semplice nemmeno con i romanzi, qui parliamo di racconti più o meno brevi, dei piccoli preziosi concentrati di pathos. L’autrice riesce a rendere bene l’angoscia del diverso preso in giro dai coetanei, mostra l’indifferenza di un figlio verso la madre e ai problemi in generale e il lassismo che sfocia in ignavia fino all’irreparabile. Rende con efficacia la superficialità con la quale si stravolge una vita in nome di un falso perbenismo, così come i sottili e perversi meccanismi mentali degli adulti che vengono instillati nelle menti dei bambini, a volte con scarso successo, per fortuna. Quest’autrice ha una dote rara: risvegliare il buio che è dentro ognuno di noi con uno stile asciutto e pacato ma incisivo. La bellissima prefazione di Tullio Dobner, e lui sì che se ne intende, arricchisce ulteriormente questo gioiellino da leggere assolutamente.
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