Ho conosciuto un americano (il direttore R&D di una grossa multinazionale) che era convinto che in tutta Europa si parlava una lingua sola (l'europeo?), mentre lui non riusciva a spiegarsi in un albergo al Lido di Venezia. Ho conosciuto un altro americano che si guardava attorno con aria preoccupata
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Ho conosciuto un americano (il direttore R&D di una grossa multinazionale) che era convinto che in tutta Europa si parlava una lingua sola (l'europeo?), mentre lui non riusciva a spiegarsi in un albergo al Lido di Venezia. Ho conosciuto un altro americano che si guardava attorno con aria preoccupata mentre attraversavamo la provincia milanese e si rilassava quando vedeva l'insegna di McDonald's. Antony Bourdain non si stacca, ai miei occhi da questo clichè. E' indubbiamente curioso, ma di quella curiosità non genuina, ma legata al suo mestiere: mi sarei aspettato più un viaggio alle radici del cibo (il primo capitolo, che mi faceva ben sperare si intitola "le origini del cibo"), mentre invece si tratta di una ricerca sulla cucina fine a se stessa, svincolata dalla cultura che circonda e impregna il cibo. Un libro dunque per americani e per cuochi. Alcuni capitoli veramente gradevoli, altri un po' stucchevoli. Non posso poi discutere la scelta delle mete, ma devo notare che comunque viene saltata a piè pari tutta la cucina mediterranea (spagnola, italiana, greca, mediorientale), tutta la cucina indiana e la cucina cinese. In Europa solo cucine atlantiche (portoghese, basca, inglese(?) e scozzese) con il capitolo "girato" (in fondo il viaggio era accompagnato da una troupe televisiva) in Francia di una tristezza greve. 4 capitoli su 15 ambientati in Viet-Nam e uno in Cambogia. Il capitolo californiano è una elegia autoreferente ai cuochi americani, che, ripeto, sembrano comunque svincolati da storia e cultura del cibo, con un menù degustazione di 20 portate in una cena durata 4 ore e mezza. Evidentemente il mio concetto di cucina è diverso. Tra la cucina come la intendo io e quella degli americani c'è la stessa differenza tra il vino italiano e il vino francese: in Italia il nome del vino è legato al territorio (Barolo, Chianti, Brunello) in Francia alla cantina (potenza del marchio, il marketing è stato inventato in Francia). Ad ogni modo il libro è scritto con uno stile gradevole e scorre bene, la lettura è consigliata. Molto bello il capitolo della cena vegetariana in California.
Hello dear, My Gift Hassan. After seen your profile i became interested in you,so i decide to write you for us to build a good relationship if you don't mind, you can email me contact via this email ( gifthasan@yahoo.co.uk ) so that i will send to you my picture to know who i am. Remember distance or color does not matter but true love matters a lot in life, yours love Gift.
Grazie per il feed a de Luca e felice che tu abbia volgia di scoprire questo autore che amo follemente. Poi mi dirai se Il torto del soldato rimane ancora in classifica.. Buttati sugli altri libri allora, certa che saranno incontri meravigliosi! A presto :-)
Il viaggio di un cuoco
Ho conosciuto un americano (il direttore R&D di una grossa multinazionale) che era convinto che in tutta Europa si parlava una lingua sola (l'europeo?), mentre lui non riusciva a spiegarsi in un albergo al Lido di Venezia. Ho conosciuto un altro americano che si guardava attorno con aria preoccupata ... (continue)
Ho conosciuto un americano (il direttore R&D di una grossa multinazionale) che era convinto che in tutta Europa si parlava una lingua sola (l'europeo?), mentre lui non riusciva a spiegarsi in un albergo al Lido di Venezia. Ho conosciuto un altro americano che si guardava attorno con aria preoccupata mentre attraversavamo la provincia milanese e si rilassava quando vedeva l'insegna di McDonald's.
Antony Bourdain non si stacca, ai miei occhi da questo clichè. E' indubbiamente curioso, ma di quella curiosità non genuina, ma legata al suo mestiere: mi sarei aspettato più un viaggio alle radici del cibo (il primo capitolo, che mi faceva ben sperare si intitola "le origini del cibo"), mentre invece si tratta di una ricerca sulla cucina fine a se stessa, svincolata dalla cultura che circonda e impregna il cibo. Un libro dunque per americani e per cuochi. Alcuni capitoli veramente gradevoli, altri un po' stucchevoli. Non posso poi discutere la scelta delle mete, ma devo notare che comunque viene saltata a piè pari tutta la cucina mediterranea (spagnola, italiana, greca, mediorientale), tutta la cucina indiana e la cucina cinese. In Europa solo cucine atlantiche (portoghese, basca, inglese(?) e scozzese) con il capitolo "girato" (in fondo il viaggio era accompagnato da una troupe televisiva) in Francia di una tristezza greve. 4 capitoli su 15 ambientati in Viet-Nam e uno in Cambogia. Il capitolo californiano è una elegia autoreferente ai cuochi americani, che, ripeto, sembrano comunque svincolati da storia e cultura del cibo, con un menù degustazione di 20 portate in una cena durata 4 ore e mezza. Evidentemente il mio concetto di cucina è diverso. Tra la cucina come la intendo io e quella degli americani c'è la stessa differenza tra il vino italiano e il vino francese: in Italia il nome del vino è legato al territorio (Barolo, Chianti, Brunello) in Francia alla cantina (potenza del marchio, il marketing è stato inventato in Francia).
Ad ogni modo il libro è scritto con uno stile gradevole e scorre bene, la lettura è consigliata. Molto bello il capitolo della cena vegetariana in California.