Finalmente una testimonianza mirata al pubblico italiano
Sono stato particolarmente contento di leggere questa saga familiare che si svolge in Sudtirolo nei decenni più difficili della storia del popolo sudtirolese. Apprezzo particolarmente che sia stato scritto da un personaggio la cui storia familiare ha sofferto le vicende di quegli anni bui e che allo
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Sono stato particolarmente contento di leggere questa saga familiare che si svolge in Sudtirolo nei decenni più difficili della storia del popolo sudtirolese. Apprezzo particolarmente che sia stato scritto da un personaggio la cui storia familiare ha sofferto le vicende di quegli anni bui e che allo stesso tempo è un volto noto al pubblico italiano. Sono contento perchè finalmente anche in Italia si potrà avere una versione della storia sudtirolese sotto la dominazione italiana diversa dalla versione ufficiale. Da ex- altoatesino (gruppo linguistico italiano) conoscevo già la storia, che per ovvi motivi in Sudtirolo è raccontata, analizzata e sviluppata in tutte le sfaccettature possibili. Vivendo però in Italia mi rendo conto però che per la maggior parte degli italiani la provincia di Bolzano è semplicemente "Trentino" e basta, e che praticamente nessuno capisce le motivazioni che stanno alla base del rifiuto di essere assimilati all'Italia. Spero che il racconto della Gruber possa fare aprire la mente agli italiani su questo aspetto della storia. Non ho dato le cinque stelle, perchè la storia, per quanto avvincente, è raccontata a volte in un modo piatto: sarà forse perchè io non apprezzo i racconti storici raccontati al presente.
Mi sono fatto fregare ancora una volta da S. King. Come per le altre letture di SK l'idea è buona, è lo svolgimento e soprattutto il finale che sono assolutamente deludenti. Mi sarei aspettato uno sviluppo dell'idea iniziale più articolato in senso ucronico. Invece King si mette a descrivere in un m
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Mi sono fatto fregare ancora una volta da S. King. Come per le altre letture di SK l'idea è buona, è lo svolgimento e soprattutto il finale che sono assolutamente deludenti. Mi sarei aspettato uno sviluppo dell'idea iniziale più articolato in senso ucronico. Invece King si mette a descrivere in un modo prolisso che tocca la logorrea, per pagine e pagine eventi ed episodi insignificanti, come il ballo della scuola, l'incontro di pugilato, le liti nel vicinato di una periferia degradata. Anche la descrizione dell'America degli anni 1958-63, inizialmente gradevole, diventa, a lungo andare, noiosa. Si ha il sospetto che King venga pagato a pagine, ma non dovrebbe essere così, vista la sua fama. La traduzione di Wu Ming 1 è un miglioramento rispetto a romanzi precedenti (vedi la Torre Nera) ma il linguaggio rimane troppo farcito di riferimenti americani (Marchi, canzoni, trasmissioni TV, modi di dire), spesso per me incomprensibili. La parte ucronica è solo nel finale ed è veramente assurda. Tutto quanto riguarda i paradossi dei viaggi nel tempo viene solo accennato, con la ripetizione stantia di concetti quali "il passato si oppone ai cambiamenti" e "si armonizza". La parte che mi è piaciuta di più è la parte dei ringraziamenti, in cui l'autore racconta il lavoro di documentazione sull'attentato a Kennedy. Penso che King non mi fregherà più.
Non posso fare a meno di condividere il commento di molti anobiiani sul finale della vicenda di Aoname e Tengo nel 1Q84. Come spesso succede in opere dalla trama complessa, con intrecci che osano superare i limiti della percezione e della ragione, le vicende che vengono iniziate o svolte nel corso d
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Non posso fare a meno di condividere il commento di molti anobiiani sul finale della vicenda di Aoname e Tengo nel 1Q84. Come spesso succede in opere dalla trama complessa, con intrecci che osano superare i limiti della percezione e della ragione, le vicende che vengono iniziate o svolte nel corso della narrazione raramente vengono portate a una conclusione che mi soddisfa. I primi due libri mi erano piaciuti molto di più. A questo terzo do comunque 4 stelle per il modo di scrivere che, per quanto prolisso e ridondante, o forse proprio per questo, è sempre avvincente e mai monotono. Mi è mancato un finale convincente.
Jcosameron è il racconto in venti giornate di un viaggio fantastico di due fratelli naufragati nel Maelstrom e finiti all'interno della Terra abitato dalla popolazione dei Megamicri. I presupposti sono interessanti, per vedere come alla vigilia della Rivoluzione Francese si potesse scrivere di fanta
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Jcosameron è il racconto in venti giornate di un viaggio fantastico di due fratelli naufragati nel Maelstrom e finiti all'interno della Terra abitato dalla popolazione dei Megamicri. I presupposti sono interessanti, per vedere come alla vigilia della Rivoluzione Francese si potesse scrivere di fantascienza. Nell'introduzione il curatore ci fa sapere che l'opera originaria era composta da cinque volumi scritti in un linguaggio difficile già per i contemporanei dell'autore e quindi illeggibile per noi. Ne propone quindi una traslitterazione in chiave odierna, decidendo di risparmiare al lettore i passaggi più ostici. Benissimo, se non fosse che i tagli sono talmente radicali da far perdere completamente il filo del racconto. Sempre leggendo la prefazione è evidente che al curatore e traduttore premeva più metter in luce gli aspetti meno ortodossi di Casanova (incesto) che non la narrazione di temi pseudo-scientifici dell'Illuminismo che Casanova, lungi da esserne l'ideatore, riprendeva dalla cultura dell'epoca(la teoria della terra cava di Eulero, i viaggi in astronave, i giganti "nefilim") mischiati a considerazioni politiche (la contrapposizione tra l'assolutismo illuminato della monarchia e la farraginosa burocrazia delle oligarchie repubblicane (Venezia). Peccato.
Eredità
Sono stato particolarmente contento di leggere questa saga familiare che si svolge in Sudtirolo nei decenni più difficili della storia del popolo sudtirolese. Apprezzo particolarmente che sia stato scritto da un personaggio la cui storia familiare ha sofferto le vicende di quegli anni bui e che allo ... (continue)
Sono stato particolarmente contento di leggere questa saga familiare che si svolge in Sudtirolo nei decenni più difficili della storia del popolo sudtirolese. Apprezzo particolarmente che sia stato scritto da un personaggio la cui storia familiare ha sofferto le vicende di quegli anni bui e che allo stesso tempo è un volto noto al pubblico italiano. Sono contento perchè finalmente anche in Italia si potrà avere una versione della storia sudtirolese sotto la dominazione italiana diversa dalla versione ufficiale. Da ex- altoatesino (gruppo linguistico italiano) conoscevo già la storia, che per ovvi motivi in Sudtirolo è raccontata, analizzata e sviluppata in tutte le sfaccettature possibili. Vivendo però in Italia mi rendo conto però che per la maggior parte degli italiani la provincia di Bolzano è semplicemente "Trentino" e basta, e che praticamente nessuno capisce le motivazioni che stanno alla base del rifiuto di essere assimilati all'Italia. Spero che il racconto della Gruber possa fare aprire la mente agli italiani su questo aspetto della storia. Non ho dato le cinque stelle, perchè la storia, per quanto avvincente, è raccontata a volte in un modo piatto: sarà forse perchè io non apprezzo i racconti storici raccontati al presente.
22/11/'63
Mi sono fatto fregare ancora una volta da S. King. Come per le altre letture di SK l'idea è buona, è lo svolgimento e soprattutto il finale che sono assolutamente deludenti. Mi sarei aspettato uno sviluppo dell'idea iniziale più articolato in senso ucronico. Invece King si mette a descrivere in un m ... (continue)
Mi sono fatto fregare ancora una volta da S. King. Come per le altre letture di SK l'idea è buona, è lo svolgimento e soprattutto il finale che sono assolutamente deludenti. Mi sarei aspettato uno sviluppo dell'idea iniziale più articolato in senso ucronico. Invece King si mette a descrivere in un modo prolisso che tocca la logorrea, per pagine e pagine eventi ed episodi insignificanti, come il ballo della scuola, l'incontro di pugilato, le liti nel vicinato di una periferia degradata. Anche la descrizione dell'America degli anni 1958-63, inizialmente gradevole, diventa, a lungo andare, noiosa. Si ha il sospetto che King venga pagato a pagine, ma non dovrebbe essere così, vista la sua fama. La traduzione di Wu Ming 1 è un miglioramento rispetto a romanzi precedenti (vedi la Torre Nera) ma il linguaggio rimane troppo farcito di riferimenti americani (Marchi, canzoni, trasmissioni TV, modi di dire), spesso per me incomprensibili. La parte ucronica è solo nel finale ed è veramente assurda. Tutto quanto riguarda i paradossi dei viaggi nel tempo viene solo accennato, con la ripetizione stantia di concetti quali "il passato si oppone ai cambiamenti" e "si armonizza". La parte che mi è piaciuta di più è la parte dei ringraziamenti, in cui l'autore racconta il lavoro di documentazione sull'attentato a Kennedy. Penso che King non mi fregherà più.
1Q84
Non posso fare a meno di condividere il commento di molti anobiiani sul finale della vicenda di Aoname e Tengo nel 1Q84. Come spesso succede in opere dalla trama complessa, con intrecci che osano superare i limiti della percezione e della ragione, le vicende che vengono iniziate o svolte nel corso d ... (continue)
Non posso fare a meno di condividere il commento di molti anobiiani sul finale della vicenda di Aoname e Tengo nel 1Q84. Come spesso succede in opere dalla trama complessa, con intrecci che osano superare i limiti della percezione e della ragione, le vicende che vengono iniziate o svolte nel corso della narrazione raramente vengono portate a una conclusione che mi soddisfa. I primi due libri mi erano piaciuti molto di più. A questo terzo do comunque 4 stelle per il modo di scrivere che, per quanto prolisso e ridondante, o forse proprio per questo, è sempre avvincente e mai monotono. Mi è mancato un finale convincente.
Jcosameron
Jcosameron è il racconto in venti giornate di un viaggio fantastico di due fratelli naufragati nel Maelstrom e finiti all'interno della Terra abitato dalla popolazione dei Megamicri. I presupposti sono interessanti, per vedere come alla vigilia della Rivoluzione Francese si potesse scrivere di fanta ... (continue)
Jcosameron è il racconto in venti giornate di un viaggio fantastico di due fratelli naufragati nel Maelstrom e finiti all'interno della Terra abitato dalla popolazione dei Megamicri. I presupposti sono interessanti, per vedere come alla vigilia della Rivoluzione Francese si potesse scrivere di fantascienza. Nell'introduzione il curatore ci fa sapere che l'opera originaria era composta da cinque volumi scritti in un linguaggio difficile già per i contemporanei dell'autore e quindi illeggibile per noi. Ne propone quindi una traslitterazione in chiave odierna, decidendo di risparmiare al lettore i passaggi più ostici. Benissimo, se non fosse che i tagli sono talmente radicali da far perdere completamente il filo del racconto. Sempre leggendo la prefazione è evidente che al curatore e traduttore premeva più metter in luce gli aspetti meno ortodossi di Casanova (incesto) che non la narrazione di temi pseudo-scientifici dell'Illuminismo che Casanova, lungi da esserne l'ideatore, riprendeva dalla cultura dell'epoca(la teoria della terra cava di Eulero, i viaggi in astronave, i giganti "nefilim") mischiati a considerazioni politiche (la contrapposizione tra l'assolutismo illuminato della monarchia e la farraginosa burocrazia delle oligarchie repubblicane (Venezia). Peccato.
Don Chisciotte della Mancia