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Nov 19, 2012 |
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Perché essere felice quando puoi essere normale?
sei bella, elegante e hai tonnellate di charme e buon gusto, una storia familiare di tutto rispetto e una libreria meravigliosa, per cui io mi fido di te e dei tuoi consigli. ma non puoi dirmi che questo libro è un capolavoro se poi leggendolo scopro, bè intanto che non è vero, e poi che sei una car ... (continue)
sei bella, elegante e hai tonnellate di charme e buon gusto, una storia familiare di tutto rispetto e una libreria meravigliosa, per cui io mi fido di te e dei tuoi consigli. ma non puoi dirmi che questo libro è un capolavoro se poi leggendolo scopro, bè intanto che non è vero, e poi che sei una cara amica dell'autrice, e compari anche nel racconto, come porto sicuro della winterson, che accudisci amorevolmente in un momento molto difficile della sua vita.
a parte la mia disillusione personale, si tratta di un libro che parla essenzialmente di tre cose. la più importante è cosa significa essere una bambina che è stata data in adozione, e come questo trauma originario, che l'autrice chiama "perduta perdita" resti una ferita che continua a segnare anche nella vita adulta, diventando il centro vuoto intorno a cui ruota la difficile conquista di un'identità, la fatica di costruire relazioni affettive stabili, la fragilità, l'insicurezza, l'inadeguatezza a lasciarsi amare, l'incapacità di sentirsi accettata, accolta e desiderata.
l'amore per la letteratura e il suo potere salvifico sono il secondo grande tema del libro, visto che è nei libri, suoi e altrui, che l'autrice trova un riscatto, una via d'uscita e una risposta nei momenti cruciali della sua vita, ed è grazie all'amore per la letteratura e ad un rapporto profondissimo, fecondo e vitale con la lettura che diventa la persona che è.
cioè, tra le altre moltissime cose, una donna che vive in maniera aperta e dichiarata la sua omosessualità, e siamo al terzo tema, che però a mio parere non è così rilevante. basta però perché il libro venga inserito nel filone della letteratura gay, etichetta quanto mai assurda per me, ma tanto vale dirlo.
comunque, trattandosi di un libro autobiografico che l'autrice scrive (a suo dire), man mano che le cose raccontate nella seconda parte succedono, mi sembra che ci sia una notevole differenza qualitativa tra la prima metà del libro, con il racconto dell'infanzia e dell'adolescenza, e la seconda, che dopo un salto di venticinque anni arriva al presente. qui il filo della scrittura si perde e, soprattutto, la confusione mentale ed emotiva dell'autrice si riflette in un'accumulazione di paccottiglia pseudo-spirituale, new age, psicanalitica e in un affastellarsi di riflessioni intimiste che assomigliano più al diario di un'adolescente che alla prosa controllata, filtrata letterariamente e dominata dalla scrittura che sarebbe tanto più necessario mettere in campo quanto più la materia della scrittura è calda e personale.