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Libri Italia…
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- Q (11615)
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By Luther Blissett -
Finished on Jan 22, 2011 




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- Una bambina e basta (544)
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By Lia Levi -
Finished on Dec 27, 2010 




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- Bruges la morta (80)
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By Georges Rodenbach -
Finished in 2003 




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- Platero e io (133)
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By Juan Ramón Jiménez -
Finished in 1989 




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- Le novelle ** (4366)
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By Giovanni Verga -
Finished in 1998
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- Il grande male (257)
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By David B. -
Finished on Dec 15, 2010 




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3 people find this helpful 



La natura vischiosa di un male oscuro.... -
Una toccante e visionaria graphic novel che racconta l'esperienza di vivere quotidinamente a diretto contatto con un fratello malato di epilessia, le cui violente e ricorrenti crisi finiscono con tenere in scacco un'intera famiglia, risucchiata inesorabilmente dal vortice distruttivo dell'oscura mal ... (
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Dec 16, 2010 |
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- Papà Gambalunga (974)
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By Jean Webster -
Finished on Dec 4, 2010 




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9 people find this helpful 



Meglio l'anime del libro! -
Ho deciso di leggere questo romanzo che avevo a casa per tornare indietro con la memoria e rievocare il bellissimo cartone "Papà gambalunga", che ha allietato le ultime stagioni della mia oramai lontana e sopita infanzia.
Devo ammettere di aver trovato il cartone molto più complesso e ben fatto del ... (
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Dec 4, 2010 |
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- Il cacciatore di aquiloni (32401)
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By Khaled Hosseini -
Finished on Dec 3, 2010 




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14 people find this helpful 



Un romanzo d'appendice in salsa afghana -
Il romanzo di Hosseini inizia raccontando una storia di amicizia tra due bambini di estrazione sociale ed etnie differenti, collocandola nell'Afghanistan degli anni '70, luogo ancora pacifico, diverso da quello che sarebbe diventato negli anni a venire, e cioè un paese devastato da conflitti razzial ... (
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Dec 3, 2010 |
4 feedbacks
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- L'uomo che piantava gli alberi (2604)
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By Jean Giono -
Finished on Nov 27, 2010 




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- La bambinaia francese (2066)
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By Bianca Pitzorno -
Finished on Oct 31, 2010 




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- Conquista (62)
- La distruzione degli indios americani
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By Massimo Livi-Bacci -
Finished in Sep 2006 




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- L'ombra di Ulisse (102)
- Figure di un mito
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By Piero Boitani -
Finished in 2001 




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- La storia dell'impressionismo (106)
- Rievocazione di un'epoca
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By John Rewald -
Finished in 2000 




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- Jane Eyre (10707)
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By Charlotte Brontë -
Finished on Oct 6, 2010 




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- La rabbia e l'orgoglio (5094)
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By Oriana Fallaci -
Finished in 2003 




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Q
31 ottobre 1517: il frate agostiniano Martin Lutero affigge sulla porta settentrionale della chiesa di Wittenberg 95 tesi scritte di suo pugno, contro il traffico delle indulgenze interno alla chiesa di Roma. Con quel gesto avrà inizio quella che passerà alla storia sotto il nome di Riforma protes ... (continue)
31 ottobre 1517: il frate agostiniano Martin Lutero affigge sulla porta settentrionale della chiesa di Wittenberg 95 tesi scritte di suo pugno, contro il traffico delle indulgenze interno alla chiesa di Roma. Con quel gesto avrà inizio quella che passerà alla storia sotto il nome di Riforma protestante, che porterà a una irreversibile spaccatura al di dentro della cristianità.
Gli autori del romanzo scelgono di sposare la causa degli umili e dei perdenti della storia, decidendo così di proporre le vicende del ‘500 dando rilievo storico a tutti quei movimenti ereticali minori a cui vengono riservate al massimo 5-10 righe in un manuale di scuola, relegando invece sullo sfondo figure storicamente più importanti come quella di Lutero, che - pur avendo dato via al più grande movimento di riforma religiosa - appare qui fredda e distante dalle vere ragioni delle masse, spinte alla ribellione in nome di equità e giustizia sociale.
Inevitabilmente, la riforma inaugurata da Lutero viene invece strumentalizzata dai principi tedeschi al fine di affrancarsi dal potere di Roma. Lo stesso frate agostiniano finisce con accettare il compromesso politico coi principi, nell'idea che il cambiamento non avrebbe dovuto intaccare i privilegi del potere politico, al fine di ottenere appoggio e protezione.
E' interessante notare come i Luther Blisset abbiano invece scelto di raccontare questo intricatissimo periodo storico abbracciando il punto di vista e le ragioni degli anabattisti e dei contadini rivoltosi, affidandosi a dei narratori interni alla storia e non a un semplice narratore onnisciente, abbandonando così la pretesa di raccontare gli eventi da un punto di vista superiore e oggettivo.
Sono quindi due i punti di vista opposti che si alternano sulla pagina: il primo è quello dell'anonimo studente, vicino ai gruppi più estremisti e disconosciuti dallo stesso Lutero, portatori di rivendicazioni popolari di matrice sociale; il secondo è quello dell'”umile” (quanto viscido) servitore politico del cardinal Carafa, e cioè Q ; assistiamo quindi ad un controcanto continuo tra le ragioni interessate e ciniche di un potere ecclesiastico - pronto a sedare le rivolte in atto solo per preservare immutabile il suo stesso potere - e le ragioni di un popolo stanco, pronto a piegare a proprio favore gli ideali religiosi professati da Lutero al fine di rivendicare giustizia ed uguaglianza sociale.
Questa tecnica permette al lettore di entrare più a fondo nella storia grazie a un coinvolgimento emotivo che inevitabilmente lo spinge a immedesimarsi maggiormente con la causa dei diseredati e degli sfruttati.
A mio avviso, le lettere di Q a Carafa hanno anche la funzione di informare il lettore circa gli eventi religiosi, politici e militari che si stanno svolgendo in quegli anni sulla complessa scacchiera dell'Europa, per dare un quadro più possibile completo che faccia da contorno agli episodi rivoluzionari che vedono protagonisti i gruppi dissidenti come quello guidato da Muntzer o quello degli anabattisti.
Il linguaggio adottato dagli autori è vibrante, spesso pregno di quel turpiloquio il cui fine è rendere tangibile quella rabbia popolare, così ben descritta attraverso la cruda messa in scena delle accese ribellioni popolari, come quella passata alla storia sotto il nome di rivolta dei contadini e repressa nel sangue, schiacciata dalla forza del potere, che prevarrà spietatamente in seguito anche sui ribelli anabattisti nella città di Munster.
Ho trovato comunque interessante questi specifici aspetti sollevati dal romanzo:
- L’illustrazione del clima di dibattito religioso attorno ai testi sacri, sorto nelle università, dove è chiaro che, a seconda delle diverse interpretazioni date ai testi, scaturisce poi una diversa visione di quello a cui dovrebbe portare un vero movimento di riforma. C'è chi più moderatamente distingue il piano politico da quello religioso e chi - in un'ottica più radicale - pensa che il cambiamento religioso debba coinvolgere anche la gestione del potere politico.
- L'idea della lettura diretta dei testi sacri da parte dei credenti, senza l'intermediazione della chiesa. Questa idea è vista come pericolosa da parte della chiesa di Roma, perchè le gerarchie ecclesiastiche finiscono così col non essere più le uniche detentrici del messaggio religioso.
L'introduzione della lettura diretta dei testi sacri, spingerà i popoli protestanti a uscire molto presto dal loro stato di analfabetismo, rispetto ai popoli dominati invece dalla fede cattolica.
Colpisce, poi, la natura del protagonista anonimo: a lui sembra quasi non interessare l'adesione a una setta religiosa in quanto portatrice di un messaggio spirituale o religioso ben preciso, come ad esempio il credo degli anabattisti. No, quello che interessa al nostro anonimo protagonista è la carica di dissidenza insita all'interno del gruppo a cui aderisce. Egli decide di far parte di tutti quei gruppi privi della legittimazione del potere costituito e in quanto tali in quelli che sono espressione delle rivendicazioni popolari più concrete, specchio di una lotta di classe che si ammanta di ideali spirituali. Ecco, allo studente ribelle interessa appartenere a un gruppo religioso che si contrapponga alla logica del potere costituito, non gli interessano tanto le sfumature concettuali o dottrinali; il protagonista sembra quasi incarnare l'essenza dello spirito rivoluzionario, sposando tutte quelle cause che spingono gli uomini al rinnovamento della società a partire dal basso.
Inoltre, l'immagine di un'umanità composta da magnaccia, prostitute e ubriaconi a rappresentare i nuovi profeti del vangelo, i portatori del riscatto sulla terra non solo conferma quanto detto, ma mi ricorda anche un po' il pensiero di De Andrè e la sua visione di una religiosità viva e vicina alle esigenze degli ultimi e quindi realmente cristiana, lontana da qualsiasi potere costituito.
E' interessante anche il tema ricorrente del bambino convinto che Gesù sia una statua, metafora questa del modo in cui il potere ecclesiastico ha sempre educato le masse alla religione e cioè a un tipo di credenza puramente esteriore, fondato sulla paura dell'aldilà e sul rispetto dell'autorità costituita, anzichè su valori reali come l'amore verso il prossimo, l'uguaglianza ecc.
Il nostro protagonista, punta anche a liberare le coscienze degli opressi dalla chiesa, per spingerli ad agire e a compiere delle scelte con consapevolezza e padronanza di sè, per incentivarli a uscire - in un certo senso - da quello stato di "minorità" in cui le masse sono sempre state relegate dal potere nei vari secoli.
Il continuo cambio d'identità del protagonista, il suo continuo girovagare per l'Europa e lo sposare cause ribelli sempre nuove, mi ricorda un po' il pensiero pasoliniano che dice: "Muovetevi sempre, altrimenti il potere prima o poi vi scova". Questo per dire che anche un pensiero potenzialmente innovativo e rivoluzionario (pensiamo alla carica rivoluzionaria delle 95 tesi di Lutero) se viene istituzionalizzato, finisce col cristallizzarsi perdendo tutta la sua reale efficacia, in quanto strumentalizzato e piegato ad uso e consumo del potere che se ne è appropriato per poi addomesticarlo.