Mi piace sempre molto leggere i racconti di Alice Munro. Mi piace quel suo modo così naturale di raccontare la quotidianità, la capacità di descrivere i sentimenti e le sensazioni delle persone comuni, al punto che ti accorgi che certe sensazioni le hai provate anche tu e che ti porta a dire: ”Si, l
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Mi piace sempre molto leggere i racconti di Alice Munro. Mi piace quel suo modo così naturale di raccontare la quotidianità, la capacità di descrivere i sentimenti e le sensazioni delle persone comuni, al punto che ti accorgi che certe sensazioni le hai provate anche tu e che ti porta a dire: ”Si, la situazione era diversa, ma quello che ho provato era questa cosa qui.” A volte sembra quasi stia parlando di te e questo fa si che il racconto ti coinvolga in modo totale. Mi piace la sua capacità di cogliere i momenti fondamentali nelle vite dei personaggi, quelli che determinano i grandi cambiamenti o quelli che invece danno solo una diversa prospettiva e una nuova consapevolezza alla quotidianità che continua a scorrere come prima. A volte ho pensato che mi piacerebbe leggere un suo romanzo, ma riflettendoci non so se sia poi così vero, perché la sua grandezza in fondo sta proprio in questa sua capacità di racchiudere in poche pagine un’intera storia, quasi stesse dipingendo un quadro.
Avevo scoperto Saramago con “Memoriale del convento” ed era stata una rivelazione, mi aveva affascinato e conquistato, vuoi per la bellezza della storia vuoi per lo stile così particolare. Quando lessi per la prima volta “L’anno della morte di Ricardo Reis” rimasi abbastanza delusa. Non ero riuscita
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Avevo scoperto Saramago con “Memoriale del convento” ed era stata una rivelazione, mi aveva affascinato e conquistato, vuoi per la bellezza della storia vuoi per lo stile così particolare. Quando lessi per la prima volta “L’anno della morte di Ricardo Reis” rimasi abbastanza delusa. Non ero riuscita a ripulire la mente dagli echi del Memoriale e inconsciamente continuavo a cercare nelle pagine del libro le storie di Baltasar e Blimunda, senza ovviamente trovarle. Per questo adesso, volendo rendere omaggio a quello che forse in questo momento della mia vita è il mio scrittore preferito, ho ritenuto giusto, quasi doveroso, piuttosto che andare a cercare qualcosa di nuovo, riprendere in mano questo libro che probabilmente per una mia inadeguatezza, o perché letto in un momento sbagliato non avevo apprezzato a pieno e rendergli giustizia. Ed ho avuto ragione, perché la rilettura mi ha fatto scoprire un altro libro meraviglioso di quelli da mettere tra i D.O.C.G. completamente diverso da quello che ricordavo, non poi così lontano dal Memoriale di come mi fosse sembrato la prima volta, anzi quasi un suo completamento ideale. Giorni fa, a tavola con mio figlio parlavamo proprio di questo. Anche lui ha letto e amato molto il Memoriale e ad un certo punto mi ha chiesto di cosa parlasse il libro. “Parla della molteplicità dell’uomo,” gli ho risposto “delle sue incoerenze, delle sue ambiguità e delle sue debolezze; della morte che si insinua a poco a poco nella vita, della paura dell’oblio; parla dell’amore, dell’incapacità di amare, e della difficoltà a riconoscere e accettare i sentimenti, i propri, ma anche quelli degli altri; parla della sopraffazione del “potere” sul popolo, dell’annientamento della libertà degli individui, della cecità e delle contraddizioni della Chiesa; dell’ assurdità delle classi sociali, dell’uguaglianza tra uomo e uomo e tra uomo e donna. Parla della vita… insomma parla un po’ di tutto!” Lui mi ha guardato e con un mezzo sorriso mi ha detto “E secondo te il Memoriale di cosa parlava, della costruzione di un’abazia forse?”
Mi resta difficile commentare questo romanzo. E’ un libro che ti lascia senza parole, ma con un tragico senso di ineluttabilità. Per tutto il tempo hai la netta percezione che, qualunque potrà essere la verità, comunque il destino finale dei protagonisti sia già scritto. Ma quando poi arriva ti colp
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Mi resta difficile commentare questo romanzo. E’ un libro che ti lascia senza parole, ma con un tragico senso di ineluttabilità. Per tutto il tempo hai la netta percezione che, qualunque potrà essere la verità, comunque il destino finale dei protagonisti sia già scritto. Ma quando poi arriva ti colpisce duro come una coltellata alla pancia. I personaggi sono belli e complessi. Le loro descrizioni efficaci. Azioni, parole e pensieri si fondono a delineare i caratteri. Terribili, quasi spietate, le donne. E tutto si regge sulla psicologia dei personaggi, per questo mi sembra riduttivo classificarlo semplicemente come un thriller.
Il regalo di un’amica. Mi è stato proposto come un libro sperimentale, ma pieno di stimoli e non c’è dubbio che lo sia realmente. Non è sicuramente un romanzo lineare, perché la narrazione prosegue frammentata, slegata. Non racconta una storia nella sua interezza, ma momenti, immagini, alternando r
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Il regalo di un’amica. Mi è stato proposto come un libro sperimentale, ma pieno di stimoli e non c’è dubbio che lo sia realmente. Non è sicuramente un romanzo lineare, perché la narrazione prosegue frammentata, slegata. Non racconta una storia nella sua interezza, ma momenti, immagini, alternando racconto, analisi psicologiche, storiche e sociali, stimoli sensoriali. Ci sono dei passaggi che sembrano svilupparsi come il concertato di un’opera lirica. E’ un libro che parla ai sensi. La cura che Berger pone nel descrivere tutti gli aspetti sensoriali delle esperienze è particolarissima. Le sensazioni tattili, i suoni, i profumi, le immagini, i sapori, tutto ciò che colpisce i sensi è analizzato minuziosamente. E nonostante lo stile slegato, la frammentarietà del racconto, o forse proprio per questo, è un romanzo che finisce per prenderti profondamente, affascinandoti, ma soprattutto emozionandoti. Ogni paragrafo se pur breve stimola la curiosità del successivo, il bisogno di sapere cosa ci sarà “dietro l’angolo”. Il protagonista, uno dei personaggi più particolari che mi sia mai capitato di incontrare nei libri, è “un piccolo piccione vanitoso” come lo definisce un amico, che passa attraverso la vita e la storia e sembra quasi non curarsi di ciò che lo circonda, concentrando il suo interesse unicamente sulla donna e la seduzione. E' pervaso da una sensualità istintiva ereditata dalla madre e assimilata con il latte materno: “A Parigi Laura offre il seno al suo bimbo neonato. E' come se il latte che sgorga da lei fosse il mercurio di uno strano specchio. E nello specchio il bambino è parte del suo corpo, ogni parte di lei si raddoppia”. Pratica la seduzione con studio e metodo, come una scienza applicata e i suoi atti risultano quasi esperimenti scientifici. E paradossalmente le donne vivono tutto questo come una sorta di emancipazione. La resa è per loro un atto compiuto per libera scelta e non perché dovuto in base ad un diritto stabilito. Lui non ha diritti su di loro, sono loro a darsi e questo sembra farle sentire libere. Ed è un crescendo continuo, fino al finale… emozionante. La consapevolezza della realtà, della storia, dei conflitti sociali, del tempo, tutte quelle pulsioni che durante la vita avevano attratto e respinto G, affascinandolo e spaventandolo nel contempo e finendo per sfiorarlo solamente, finiscono per abbattersi su di lui come una Nemesi e lui se ne lascia travolgere. Bellissimo, veramente, una sorpresa emozionante. Grazie Sandra!
Sono passati un’infinità di anni, eppure lo ricordo ancora benissimo. O meglio, ricordo benissimo le sensazioni provate. Avevo appena finito le medie ed avevo visto il film in televisione in una sera in cui probabilmente i miei erano “distratti”! Me lo prestò da leggere una zia molto giovane, d’est
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Sono passati un’infinità di anni, eppure lo ricordo ancora benissimo. O meglio, ricordo benissimo le sensazioni provate. Avevo appena finito le medie ed avevo visto il film in televisione in una sera in cui probabilmente i miei erano “distratti”! Me lo prestò da leggere una zia molto giovane, d’estate, in vacanza in campagna, luogo e situazione perfetta direi! La prima storia d’amore “vera” che leggevo! Non so quanto capii dei risvolti sociali e culturali della storia, quello che è certo è che passai l’estate a piangere e fantasticarci sopra! Mi piacerebbe tanto poterlo rileggere. Oddio come mi sento vecchia in questo momento!!!
Nemico, amico, amante
Mi piace sempre molto leggere i racconti di Alice Munro. Mi piace quel suo modo così naturale di raccontare la quotidianità, la capacità di descrivere i sentimenti e le sensazioni delle persone comuni, al punto che ti accorgi che certe sensazioni le hai provate anche tu e che ti porta a dire: ”Si, l ... (continue)
Mi piace sempre molto leggere i racconti di Alice Munro. Mi piace quel suo modo così naturale di raccontare la quotidianità, la capacità di descrivere i sentimenti e le sensazioni delle persone comuni, al punto che ti accorgi che certe sensazioni le hai provate anche tu e che ti porta a dire: ”Si, la situazione era diversa, ma quello che ho provato era questa cosa qui.” A volte sembra quasi stia parlando di te e questo fa si che il racconto ti coinvolga in modo totale.
Mi piace la sua capacità di cogliere i momenti fondamentali nelle vite dei personaggi, quelli che determinano i grandi cambiamenti o quelli che invece danno solo una diversa prospettiva e una nuova consapevolezza alla quotidianità che continua a scorrere come prima.
A volte ho pensato che mi piacerebbe leggere un suo romanzo, ma riflettendoci non so se sia poi così vero, perché la sua grandezza in fondo sta proprio in questa sua capacità di racchiudere in poche pagine un’intera storia, quasi stesse dipingendo un quadro.
L'anno della morte di Ricardo Reis
Avevo scoperto Saramago con “Memoriale del convento” ed era stata una rivelazione, mi aveva affascinato e conquistato, vuoi per la bellezza della storia vuoi per lo stile così particolare. Quando lessi per la prima volta “L’anno della morte di Ricardo Reis” rimasi abbastanza delusa. Non ero riuscita ... (continue)
Avevo scoperto Saramago con “Memoriale del convento” ed era stata una rivelazione, mi aveva affascinato e conquistato, vuoi per la bellezza della storia vuoi per lo stile così particolare. Quando lessi per la prima volta “L’anno della morte di Ricardo Reis” rimasi abbastanza delusa. Non ero riuscita a ripulire la mente dagli echi del Memoriale e inconsciamente continuavo a cercare nelle pagine del libro le storie di Baltasar e Blimunda, senza ovviamente trovarle.
Per questo adesso, volendo rendere omaggio a quello che forse in questo momento della mia vita è il mio scrittore preferito, ho ritenuto giusto, quasi doveroso, piuttosto che andare a cercare qualcosa di nuovo, riprendere in mano questo libro che probabilmente per una mia inadeguatezza, o perché letto in un momento sbagliato non avevo apprezzato a pieno e rendergli giustizia.
Ed ho avuto ragione, perché la rilettura mi ha fatto scoprire un altro libro meraviglioso di quelli da mettere tra i D.O.C.G. completamente diverso da quello che ricordavo, non poi così lontano dal Memoriale di come mi fosse sembrato la prima volta, anzi quasi un suo completamento ideale.
Giorni fa, a tavola con mio figlio parlavamo proprio di questo. Anche lui ha letto e amato molto il Memoriale e ad un certo punto mi ha chiesto di cosa parlasse il libro.
“Parla della molteplicità dell’uomo,” gli ho risposto “delle sue incoerenze, delle sue ambiguità e delle sue debolezze; della morte che si insinua a poco a poco nella vita, della paura dell’oblio; parla dell’amore, dell’incapacità di amare, e della difficoltà a riconoscere e accettare i sentimenti, i propri, ma anche quelli degli altri; parla della sopraffazione del “potere” sul popolo, dell’annientamento della libertà degli individui, della cecità e delle contraddizioni della Chiesa; dell’ assurdità delle classi sociali, dell’uguaglianza tra uomo e uomo e tra uomo e donna. Parla della vita… insomma parla un po’ di tutto!”
Lui mi ha guardato e con un mezzo sorriso mi ha detto “E secondo te il Memoriale di cosa parlava, della costruzione di un’abazia forse?”
Mystic River
Mi resta difficile commentare questo romanzo.continue)
E’ un libro che ti lascia senza parole, ma con un tragico senso di ineluttabilità. Per tutto il tempo hai la netta percezione che, qualunque potrà essere la verità, comunque il destino finale dei protagonisti sia già scritto. Ma quando poi arriva ti colp ... (
Mi resta difficile commentare questo romanzo.
E’ un libro che ti lascia senza parole, ma con un tragico senso di ineluttabilità. Per tutto il tempo hai la netta percezione che, qualunque potrà essere la verità, comunque il destino finale dei protagonisti sia già scritto. Ma quando poi arriva ti colpisce duro come una coltellata alla pancia.
I personaggi sono belli e complessi. Le loro descrizioni efficaci. Azioni, parole e pensieri si fondono a delineare i caratteri. Terribili, quasi spietate, le donne.
E tutto si regge sulla psicologia dei personaggi, per questo mi sembra riduttivo classificarlo semplicemente come un thriller.
G.
Il regalo di un’amica.continue)
Mi è stato proposto come un libro sperimentale, ma pieno di stimoli e non c’è dubbio che lo sia realmente.
Non è sicuramente un romanzo lineare, perché la narrazione prosegue frammentata, slegata. Non racconta una storia nella sua interezza, ma momenti, immagini, alternando r ... (
Il regalo di un’amica.
Mi è stato proposto come un libro sperimentale, ma pieno di stimoli e non c’è dubbio che lo sia realmente.
Non è sicuramente un romanzo lineare, perché la narrazione prosegue frammentata, slegata. Non racconta una storia nella sua interezza, ma momenti, immagini, alternando racconto, analisi psicologiche, storiche e sociali, stimoli sensoriali.
Ci sono dei passaggi che sembrano svilupparsi come il concertato di un’opera lirica.
E’ un libro che parla ai sensi. La cura che Berger pone nel descrivere tutti gli aspetti sensoriali delle esperienze è particolarissima. Le sensazioni tattili, i suoni, i profumi, le immagini, i sapori, tutto ciò che colpisce i sensi è analizzato minuziosamente.
E nonostante lo stile slegato, la frammentarietà del racconto, o forse proprio per questo, è un romanzo che finisce per prenderti profondamente, affascinandoti, ma soprattutto emozionandoti.
Ogni paragrafo se pur breve stimola la curiosità del successivo, il bisogno di sapere cosa ci sarà “dietro l’angolo”.
Il protagonista, uno dei personaggi più particolari che mi sia mai capitato di incontrare nei libri, è “un piccolo piccione vanitoso” come lo definisce un amico, che passa attraverso la vita e la storia e sembra quasi non curarsi di ciò che lo circonda, concentrando il suo interesse unicamente sulla donna e la seduzione. E' pervaso da una sensualità istintiva ereditata dalla madre e assimilata con il latte materno: “A Parigi Laura offre il seno al suo bimbo neonato. E' come se il latte che sgorga da lei fosse il mercurio di uno strano specchio. E nello specchio il bambino è parte del suo corpo, ogni parte di lei si raddoppia”. Pratica la seduzione con studio e metodo, come una scienza applicata e i suoi atti risultano quasi esperimenti scientifici. E paradossalmente le donne vivono tutto questo come una sorta di emancipazione. La resa è per loro un atto compiuto per libera scelta e non perché dovuto in base ad un diritto stabilito. Lui non ha diritti su di loro, sono loro a darsi e questo sembra farle sentire libere.
Ed è un crescendo continuo, fino al finale… emozionante.
La consapevolezza della realtà, della storia, dei conflitti sociali, del tempo, tutte quelle pulsioni che durante la vita avevano attratto e respinto G, affascinandolo e spaventandolo nel contempo e finendo per sfiorarlo solamente, finiscono per abbattersi su di lui come una Nemesi e lui se ne lascia travolgere.
Bellissimo, veramente, una sorpresa emozionante.
Grazie Sandra!
Ha ballato una sola estate
Sono passati un’infinità di anni, eppure lo ricordo ancora benissimo. O meglio, ricordo benissimo le sensazioni provate.continue)
Avevo appena finito le medie ed avevo visto il film in televisione in una sera in cui probabilmente i miei erano “distratti”! Me lo prestò da leggere una zia molto giovane, d’est ... (
Sono passati un’infinità di anni, eppure lo ricordo ancora benissimo. O meglio, ricordo benissimo le sensazioni provate.
Avevo appena finito le medie ed avevo visto il film in televisione in una sera in cui probabilmente i miei erano “distratti”! Me lo prestò da leggere una zia molto giovane, d’estate, in vacanza in campagna, luogo e situazione perfetta direi! La prima storia d’amore “vera” che leggevo! Non so quanto capii dei risvolti sociali e culturali della storia, quello che è certo è che passai l’estate a piangere e fantasticarci sopra!
Mi piacerebbe tanto poterlo rileggere.
Oddio come mi sento vecchia in questo momento!!!