Giorgio Pellegrini, protagonista di questo romanzo feroce, è una carogna della peggior specie, ne è cosciente e non prova alcuna vergogna per questo. La sua vita è un’escalation criminale che lo porta dalla lotta armata in Italia alla guerriglia in Centro America, dalla delinquenza di basso livello
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Giorgio Pellegrini, protagonista di questo romanzo feroce, è una carogna della peggior specie, ne è cosciente e non prova alcuna vergogna per questo. La sua vita è un’escalation criminale che lo porta dalla lotta armata in Italia alla guerriglia in Centro America, dalla delinquenza di basso livello a quella su più larga scala, fino a riabilitarsi di fronte alla giustizia per vestire i panni del più pericoloso dei malviventi, quello che nasconde sotto una patina di rispettabilità la sua anima nerissima. Per raggiungere questo agognato traguardo non si pone remore morali, è un opportunista violento e sopraffattore che non si fa scrupoli a uccidere per mera convenienza, per lui “il colpo alla nuca è solenne come la sentenza di un tribunale. E’ giustizia”. E’ un cattivo a tutto tondo, senza “ombre buoniste”, come raramente mi è capitato di incontrare nelle mie letture. Carlotto si conferma maestro nel narrare la malvagità, adottando una scrittura fredda e cruda ma decisamente funzionale e altrettanto funzionale risulta l’ambientazione in quel Nordest che negli anni 80/90 assomigliava a una sorta di terra di frontiera, in cui ognuno aveva la possibilità di condurre una propria “corsa all’oro”, spietata e senza regole. In definitiva un noir di grande livello, che mi ha tenuto inchiodato alle pagine malgrado ne conoscessi già la trama per aver visto il film e letto il fumetto (con un interessante finale alternativo…) che ne hanno tratto e un autore da approfondire!
Due uomini, con destini apparentemente opposti, sono accomunati da un episodio tragico che stravolge la loro vita e li condanna ad un futuro buio. Futuro che per uno consiste nel carcere a vita, avendo ucciso in modo efferato una mamma con il suo bambino nel corso di una rapina, compiuta insieme ad
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Due uomini, con destini apparentemente opposti, sono accomunati da un episodio tragico che stravolge la loro vita e li condanna ad un futuro buio. Futuro che per uno consiste nel carcere a vita, avendo ucciso in modo efferato una mamma con il suo bambino nel corso di una rapina, compiuta insieme ad un altro balordo che è riuscito a fuggire. Per l’altro, marito e padre degli uccisi, in una lenta macerazione nel dolore, con due strazianti ossessioni: la disperazione urlata dalla moglie sul punto di morire e l’infruttuosa ricerca del complice. La svolta c’è dopo quindici anni allorquando l’assassino, colpito da un male incurabile, al fine di ottenere la grazia chiede il perdono dell’altro. “La vita è davvero strana. Per 15 anni avevo atteso che accadesse qualcosa che desse senso al mio dolore, e adesso mi ritrovo ad agire nel pieno dei miei diritti. E non era certo Dio a tirare i fili. Dio non esiste, io lo so bene. Oltre la vita c’è solo l’oscura immensità della morte”. Ti lascia tutt’altro che indifferente la lettura di questo noir crudo e violento che mi ha riportato alla mente il protagonista del bel libro di Vincenzo Cerami “Un borghese piccolo piccolo”, portato sullo schermo da un magistrale e insolito Alberto Sordi. La bravura di Carlotto sta, oltre che nella bella scrittura con l’azzeccata alternanza delle voci narranti, nella capacità di insinuarti un inquietante tarlo del dubbio: è possibile che un tranquillo borghese si trasformi un sadico giustiziere e di contro un criminale incallito si riveli capace di gesti magnanimi? Forse è più labile di quanto si possa pensare il confine tra vittima e carnefice.
Gran bel personaggio questo Frank Machianno, “Frankie Machine” per gli amici e soprattutto per i nemici, di quelli in bilico tra bene e male. Ha una donna che ama, una figlia che adora e per la quale è disposto a fare di tutto, delle attività che gli permettono d vivere dignitosamente e l’abitudine
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Gran bel personaggio questo Frank Machianno, “Frankie Machine” per gli amici e soprattutto per i nemici, di quelli in bilico tra bene e male. Ha una donna che ama, una figlia che adora e per la quale è disposto a fare di tutto, delle attività che gli permettono d vivere dignitosamente e l’abitudine di fare surf “nell’ora dei gentiluomini”, da tranquillo sessantenne della West Coast. Però ha anche un passato ingombrante, da killer spietato e infallibile ma, essendo uno della “vecchia scuola”, con un suo codice d’onore. “Già, è facile liberarsi di una pistola ma i ricordi sono tutt’altra faccenda. Non rimangono nel pozzo di una miniera”. Questo passato torna a tormentarlo e si vedrà costretto a ripercorrerlo con la memoria e a tornare in attività per cercare di salvare la pelle e capire chi e perché lo vuole morto. Ne viene fuori una classica gangster story, non del tutto originale ma con una giusta dose di ritmo, intrecci, corruzione, tradimenti e violenza. Durante la lettura è facile sentirsi come catapultato in uno dei capolavori di Martin Scorsese, ed è una sensazione decisamente piacevole.
Il protagonista di questo romanzo, ambientato nel mondo dell’atletica leggera, è un mezzofondista con alte ambizioni, visto che è tra quelli monitorati dalla Federazione in vista delle prossime Olimpiadi. Tutta la sua vita è fatta di gare, intensi allenamenti, dieta ferrea, sacrifici e rinunce, il
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Il protagonista di questo romanzo, ambientato nel mondo dell’atletica leggera, è un mezzofondista con alte ambizioni, visto che è tra quelli monitorati dalla Federazione in vista delle prossime Olimpiadi. Tutta la sua vita è fatta di gare, intensi allenamenti, dieta ferrea, sacrifici e rinunce, il resto è corollario. Il suo rapporto con questo sport è tutt’altro che gioioso, è una sorta di dipendenza con l’ossessione di sprofondare nell’oblio in cui è finita la carriera di tanti giovani atleti. E’ facile capire che di fronte a tale prospettiva sarà disposto a tutto, anche a farsi risucchiare dal gorgo senza fine del doping. Malgrado la riuscita descrizione della personalità inquietante di questo atleta, ingabbiato dai suoi sogni e dai suoi incubi, la trama risulta decisamente debole né riesce a decollare la sottotrama gialla. Occasione sprecata, peccato.
Una mamma e sua figlia, prossima ai sedici anni, hanno lo stesso carattere, la stessa inclinazione a subire con rassegnazione i tanti soprusi e le angherie che riserva loro il destino, che di volta in volta assume le sembianze di un padre e marito fedifrago, di datori di lavoro irriconoscenti e laid
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Una mamma e sua figlia, prossima ai sedici anni, hanno lo stesso carattere, la stessa inclinazione a subire con rassegnazione i tanti soprusi e le angherie che riserva loro il destino, che di volta in volta assume le sembianze di un padre e marito fedifrago, di datori di lavoro irriconoscenti e laidi, di compagne di scuola particolarmente violente. Si sentono come dei topi in un mondo di gatti e come tali cercano di vivere eclissandosi agli occhi del mondo. Ma un ennesimo episodio le porta a perdere l’innocenza e ad attraversare il confine che divide le vittime dai carnefici. Forse nessuno è nato solo per subire e anche i topi possono diventare cattivi. Scorre facile la lettura di questo thriller psicologico, narrato in prima persona (con gli occhi della figlia), ben scritto, con metafore interessanti e una curiosità crescente verso il destino delle due donne, per cui non si può non parteggiare. Però non lo considero né folgorante né, tantomeno, magistrale come pubblicizzato in copertina, in cui si azzarda anche un paragone irriverente con Hitchcock. Pecche le ho riscontrate in un finale annacquato, in sviluppi abbastanza scontati e in alcune situazioni un po’ forzate (ad esempio la mancata uccisione del grassone infartuato). Infine, dopo aver letto il bellissimo passaggio che riporto di seguito, mi sarei aspettato una maggiore introspezione delle protagoniste nella loro nuova veste di “gatti”. “…sotto al senso di colpa e all’autorecriminazione c’era qualcos’altro, un’altra emozione , caparbia e ribelle, che si rifiutava di piegarsi a quello stato d’animo. Era come se in un brano di musica classica, sotto al lento e triste lamento di violini e violoncelli, si udisse a fatica una tromba metallica che suonava un’altra melodia, qualcosa di provocatorio e aggressivo come una marcia militare. Cos’era? Cos’era questa emozione insolita, insolente, indipendente, che creava scompiglio come un ubriaco a un matrimonio?...Quando mi guardai di nuovo allo specchio, fui sorpresa di vedere luccicare i miei denti bianchi. Avevo un gran sorriso sul volto. E poi capii cos’era quell’emozione discordante: era euforia”. Forse l’opera prima di questo autore, comunque bravo, merita anche mezza stella in più delle tre, ma non raggiunge le quattro.
Arrivederci amore, ciao
Giorgio Pellegrini, protagonista di questo romanzo feroce, è una carogna della peggior specie, ne è cosciente e non prova alcuna vergogna per questo.continue)
La sua vita è un’escalation criminale che lo porta dalla lotta armata in Italia alla guerriglia in Centro America, dalla delinquenza di basso livello ... (
Giorgio Pellegrini, protagonista di questo romanzo feroce, è una carogna della peggior specie, ne è cosciente e non prova alcuna vergogna per questo.
La sua vita è un’escalation criminale che lo porta dalla lotta armata in Italia alla guerriglia in Centro America, dalla delinquenza di basso livello a quella su più larga scala, fino a riabilitarsi di fronte alla giustizia per vestire i panni del più pericoloso dei malviventi, quello che nasconde sotto una patina di rispettabilità la sua anima nerissima.
Per raggiungere questo agognato traguardo non si pone remore morali, è un opportunista violento e sopraffattore che non si fa scrupoli a uccidere per mera convenienza, per lui “il colpo alla nuca è solenne come la sentenza di un tribunale. E’ giustizia”.
E’ un cattivo a tutto tondo, senza “ombre buoniste”, come raramente mi è capitato di incontrare nelle mie letture.
Carlotto si conferma maestro nel narrare la malvagità, adottando una scrittura fredda e cruda ma decisamente funzionale e altrettanto funzionale risulta l’ambientazione in quel Nordest che negli anni 80/90 assomigliava a una sorta di terra di frontiera, in cui ognuno aveva la possibilità di condurre una propria “corsa all’oro”, spietata e senza regole.
In definitiva un noir di grande livello, che mi ha tenuto inchiodato alle pagine malgrado ne conoscessi già la trama per aver visto il film e letto il fumetto (con un interessante finale alternativo…) che ne hanno tratto e un autore da approfondire!
L'oscura immensità della morte
Due uomini, con destini apparentemente opposti, sono accomunati da un episodio tragico che stravolge la loro vita e li condanna ad un futuro buio. Futuro che per uno consiste nel carcere a vita, avendo ucciso in modo efferato una mamma con il suo bambino nel corso di una rapina, compiuta insieme ad ... (continue)
Due uomini, con destini apparentemente opposti, sono accomunati da un episodio tragico che stravolge la loro vita e li condanna ad un futuro buio. Futuro che per uno consiste nel carcere a vita, avendo ucciso in modo efferato una mamma con il suo bambino nel corso di una rapina, compiuta insieme ad un altro balordo che è riuscito a fuggire. Per l’altro, marito e padre degli uccisi, in una lenta macerazione nel dolore, con due strazianti ossessioni: la disperazione urlata dalla moglie sul punto di morire e l’infruttuosa ricerca del complice.
La svolta c’è dopo quindici anni allorquando l’assassino, colpito da un male incurabile, al fine di ottenere la grazia chiede il perdono dell’altro.
“La vita è davvero strana. Per 15 anni avevo atteso che accadesse qualcosa che desse senso al mio dolore, e adesso mi ritrovo ad agire nel pieno dei miei diritti. E non era certo Dio a tirare i fili. Dio non esiste, io lo so bene. Oltre la vita c’è solo l’oscura immensità della morte”.
Ti lascia tutt’altro che indifferente la lettura di questo noir crudo e violento che mi ha riportato alla mente il protagonista del bel libro di Vincenzo Cerami “Un borghese piccolo piccolo”, portato sullo schermo da un magistrale e insolito Alberto Sordi.
La bravura di Carlotto sta, oltre che nella bella scrittura con l’azzeccata alternanza delle voci narranti, nella capacità di insinuarti un inquietante tarlo del dubbio: è possibile che un tranquillo borghese si trasformi un sadico giustiziere e di contro un criminale incallito si riveli capace di gesti magnanimi? Forse è più labile di quanto si possa pensare il confine tra vittima e carnefice.
L'inverno di Frankie Machine
Gran bel personaggio questo Frank Machianno, “Frankie Machine” per gli amici e soprattutto per i nemici, di quelli in bilico tra bene e male.continue)
Ha una donna che ama, una figlia che adora e per la quale è disposto a fare di tutto, delle attività che gli permettono d vivere dignitosamente e l’abitudine ... (
Gran bel personaggio questo Frank Machianno, “Frankie Machine” per gli amici e soprattutto per i nemici, di quelli in bilico tra bene e male.
Ha una donna che ama, una figlia che adora e per la quale è disposto a fare di tutto, delle attività che gli permettono d vivere dignitosamente e l’abitudine di fare surf “nell’ora dei gentiluomini”, da tranquillo sessantenne della West Coast.
Però ha anche un passato ingombrante, da killer spietato e infallibile ma, essendo uno della “vecchia scuola”, con un suo codice d’onore.
“Già, è facile liberarsi di una pistola ma i ricordi sono tutt’altra faccenda. Non rimangono nel pozzo di una miniera”.
Questo passato torna a tormentarlo e si vedrà costretto a ripercorrerlo con la memoria e a tornare in attività per cercare di salvare la pelle e capire chi e perché lo vuole morto.
Ne viene fuori una classica gangster story, non del tutto originale ma con una giusta dose di ritmo, intrecci, corruzione, tradimenti e violenza.
Durante la lettura è facile sentirsi come catapultato in uno dei capolavori di Martin Scorsese, ed è una sensazione decisamente piacevole.
Acido Lattico
Il protagonista di questo romanzo, ambientato nel mondo dell’atletica leggera, è un mezzofondista con alte ambizioni, visto che è tra quelli monitorati dalla Federazione in vista delle prossime Olimpiadi.continue)
Tutta la sua vita è fatta di gare, intensi allenamenti, dieta ferrea, sacrifici e rinunce, il ... (
Il protagonista di questo romanzo, ambientato nel mondo dell’atletica leggera, è un mezzofondista con alte ambizioni, visto che è tra quelli monitorati dalla Federazione in vista delle prossime Olimpiadi.
Tutta la sua vita è fatta di gare, intensi allenamenti, dieta ferrea, sacrifici e rinunce, il resto è corollario. Il suo rapporto con questo sport è tutt’altro che gioioso, è una sorta di dipendenza con l’ossessione di sprofondare nell’oblio in cui è finita la carriera di tanti giovani atleti.
E’ facile capire che di fronte a tale prospettiva sarà disposto a tutto, anche a farsi risucchiare dal gorgo senza fine del doping.
Malgrado la riuscita descrizione della personalità inquietante di questo atleta, ingabbiato dai suoi sogni e dai suoi incubi, la trama risulta decisamente debole né riesce a decollare la sottotrama gialla.
Occasione sprecata, peccato.
Topi
Una mamma e sua figlia, prossima ai sedici anni, hanno lo stesso carattere, la stessa inclinazione a subire con rassegnazione i tanti soprusi e le angherie che riserva loro il destino, che di volta in volta assume le sembianze di un padre e marito fedifrago, di datori di lavoro irriconoscenti e laid ... (continue)
Una mamma e sua figlia, prossima ai sedici anni, hanno lo stesso carattere, la stessa inclinazione a subire con rassegnazione i tanti soprusi e le angherie che riserva loro il destino, che di volta in volta assume le sembianze di un padre e marito fedifrago, di datori di lavoro irriconoscenti e laidi, di compagne di scuola particolarmente violente.
Si sentono come dei topi in un mondo di gatti e come tali cercano di vivere eclissandosi agli occhi del mondo.
Ma un ennesimo episodio le porta a perdere l’innocenza e ad attraversare il confine che divide le vittime dai carnefici.
Forse nessuno è nato solo per subire e anche i topi possono diventare cattivi.
Scorre facile la lettura di questo thriller psicologico, narrato in prima persona (con gli occhi della figlia), ben scritto, con metafore interessanti e una curiosità crescente verso il destino delle due donne, per cui non si può non parteggiare.
Però non lo considero né folgorante né, tantomeno, magistrale come pubblicizzato in copertina, in cui si azzarda anche un paragone irriverente con Hitchcock.
Pecche le ho riscontrate in un finale annacquato, in sviluppi abbastanza scontati e in alcune situazioni un po’ forzate (ad esempio la mancata uccisione del grassone infartuato).
Infine, dopo aver letto il bellissimo passaggio che riporto di seguito, mi sarei aspettato una maggiore introspezione delle protagoniste nella loro nuova veste di “gatti”.
“…sotto al senso di colpa e all’autorecriminazione c’era qualcos’altro, un’altra emozione , caparbia e ribelle, che si rifiutava di piegarsi a quello stato d’animo. Era come se in un brano di musica classica, sotto al lento e triste lamento di violini e violoncelli, si udisse a fatica una tromba metallica che suonava un’altra melodia, qualcosa di provocatorio e aggressivo come una marcia militare. Cos’era? Cos’era questa emozione insolita, insolente, indipendente, che creava scompiglio come un ubriaco a un matrimonio?...Quando mi guardai di nuovo allo specchio, fui sorpresa di vedere luccicare i miei denti bianchi. Avevo un gran sorriso sul volto. E poi capii cos’era quell’emozione discordante: era euforia”.
Forse l’opera prima di questo autore, comunque bravo, merita anche mezza stella in più delle tre, ma non raggiunge le quattro.