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Alberto Mora…
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- La ciociara (2190)
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By Alberto Moravia -
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- Agostino (2936)
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By Alberto Moravia -
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A volte mi domando se sono io strana: essere adolescenti senza farsi una marea di pippe mentali è davvero una cosa tanto astrusa e inverosimile?
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Apr 20, 2012 |
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La ciociara
Io vivo e respiro in Ciociaria.continue)
La Ciociaria è quella fascia di territorio che va da Latina al Garigliano e prende il nome dalle ciocie, le calzature dei pastori, che sono un po' come i sandali di Gesù, una suola di cuoio con i lacci che si intrecciano sul polpaccio.
La guerra in Ciociaria è stata ... (
Io vivo e respiro in Ciociaria.
La Ciociaria è quella fascia di territorio che va da Latina al Garigliano e prende il nome dalle ciocie, le calzature dei pastori, che sono un po' come i sandali di Gesù, una suola di cuoio con i lacci che si intrecciano sul polpaccio.
La guerra in Ciociaria è stata proprio brutta, perché è arrivata tutta di botto, insieme agli americani che si sono stanziati sul Garigliano, costituendo la famosa Linea Gustav.
Ma anche la Ciociaria non ha sofferto ugualmente.
Latina, Cisterna, Terracina, Fondi, Formia sono state distrutte sì, ma distrutte diciamo in modo "passegero", passa l'esercito e via.
Invece la mia zona, chiamata le tre torri, è stata logorata. Stando a due, massimo tre chilometri dal fiume, con i tedeschi al di qua e gli americani al di là la zona è stata distrutta lentamente.
Le tre torri prende nome dagli antichi insediamenti medioevali.
Si tratta infatti di tre paesi (Suio-1000, Ventosa-1100, Castelforte-1200) che avevano una torre a testa per comunicare. Poi nel 1300 un grande terremoto le ha fatte crollare e non sono state più ricostruite perché ormai era iniziata l'era delle armi da fuoco.
Ecco, qui la guerra è stata devastante. Non che sia stata effettivamente peggiore che nelle altre città, il punto è che le tre torri non hanno ancora voltato definitivamente pagina.
Fondi, Formia, Roma e tutte le altre città, tutto il mondo, hanno dimenticato, hanno ricostruito e sono tornate vive. Noi no.
Sotto gli intonaci nuovi ci sono ancora le pareti dell'immediato dopo guerra.
Parlando di Ventosa (che è il paese che conosco meglio), si tratta di un paese con una popolazione di 100, 200 persone, tutti vecchi e un paio di bambini. E quei bambini possono rievocare la guerra come se l'avessero vissuta loro. E' naturale: in piazza i vecchi di questo parlano.
E poi, in un piccolo centro, le cose non possono passare inosservate. La guerra te la sbattono in faccia di continuo.
Te la sbattono in faccia la signora Gioconda, che non ha un occhio perché un tedesco gliel'ha tolto; la signora Gelsomina, con quel suo figlio biondo in una famiglia di capelli neri e ricci; la signora Paolina, che quando sente un'automobile si rinchiude in cantina; il signor Giannino, che porta ancora il lutto stretto per la moglie morta agonizzante in un aranceto quando è stata colpita da una mina e tante tante altre cose.
In un certo senso, la guerra c'è ancora e riposa nelle ossa della Ciociaria.
Ma perché parlare di tutte queste cose che non interessano nessuno? Per spiegare bene, a chi ha avuto la pazienza di arrivare fin qui a leggere questa cosa sconclusionata, cosa ho provato leggendo questo libro.
E' stata una rievocazione, vera e propria. E' come se, con la voce di Cesira, sentissi la signora Gioconda, la signora Gelsomina, la signora Paolina e il signor Giovaninno che mi raccontano per l'ennesima volta la guerra. Una lettura tutta imbevuta di un retrogusto famigliare, che per un attimo non mi ha fatto più sentire una ragazza del terzo millennio che il suo paese lo vede con fastidio perché è piccolo e isolato dal mondo, ma che mi ha fatto tornare una persona nata in queste terre che da piccola qualche scampagnata in montagna l'ha fatta.
Ed ecco tutto. Spero di non avervi annoiato troppo!
In ogni caso, Moravia è un grande scrittore.
Bellissimo il film di De Sica con la Loren (quella donna la amo e la venero)